Office Automation Giugno 2013 - page 63

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giugno 2013
dichiarato di aver speso circa 2.270 euro. Il 14% ha
sborsato più di 5.000 euro (a testa) nel 2012. In
cima alla lista c’è ancora l’Italia, che in compagnia
di Germania e Paesi Bassi si conferma il Paese più
spendaccione: il 22% degli italiani ha speso più di
5.000 euro, seguito dal 19% degli olandesi e il 17%
dei tedeschi. In Italia, i responsabili IT hanno stimato
che l’equivalente del 20% del budget IT è stato speso
in servizi e prodotti cloud non autorizzati nel 2012,
più di 2 milioni di euro, la cifra più alta in Europa.
Come ci si fa un baffo dell’IT
La ricerca ha evidenziato non soltanto il perché
ma anche il come i dipendenti italiani scavalcano il
protocollo IT. Le motivazioni degli intervistati van-
no dal mantenere la competitività lanciando una
nuova offerta di prodotti e servizi (18%) al trovare
modi di lavorare più efficienti e veloci (30%). Molti
(69%) pagano questa spesa per il cloud nascosto
con il budget della divisione (25%), la imputano
come una spesa (49%) o pagano con carta di cre-
dito aziendale (36%).
Più dialogo per riprendere il controllo
La ricerca rivela che i responsabili IT italiani stava-
no già pianificando di implementare quei servizi o
applicazioni cloud in ogni caso (31%). Sembrerebbe
quindi esserci una possibilità per un allineamento fra
le business unit e il dipartimento IT, dando ascolto
alle richieste dei dipendenti per dar forma alla futura
strategia IT. “Sebbene siano in molti nelle aziende
europee a riconoscere i benefici del cloud nasco-
sto, è necessario darsi da fare - ha aggiunto Bullani.
Circa la metà dei responsabili IT in Europa chiede
un maggior dialogo con i dipartimenti coinvolti. È
bello vedere i dipendenti prendere l’iniziativa per
guidare la crescita e l’innovazione, ma questo ha
un prezzo. Un approccio proattivo dell’IT con ap-
propriati livelli di gestione, sicurezza e visibilità può
assicurare che il cloud nascosto diventi un fattore
competitivo e non una minaccia per il business”.
Cloud ibrido ed era multi-device
Durante il VMware Forum dello scorso maggio a Milano VMware ha ribadito il proprio obiettivo di estendere il Software-
Defined Data Center con un’offerta di servizio di cloud ibrido che consentirà ai 480.000 clienti di sfruttare i benefici
del cloud pubblico, senza cambiare le applicazioni esistenti, usando un modello comune di gestione, orchestrazione,
networking e sicurezza.
Nel corso del 2013 VMware lancerà VMware vCloud Hybrid Service attraverso il canale e lavorerà con il proprio ecosi-
stema di partner per accelerare la transizione al cloud dei propri clienti. È stata anche creata una nuova Business Uniti
di Servizi di Hybrid Cloud, di cui Bill Fathers è senior vice president e general manager.
Sempre nel corso del Forum, VMware ha dimostrato come stia aiutando i propri clienti a connettere gli utenti ai propri
dati, applicazioni e desktop con la nuova VMware Horizon Suite, la piattaforma pensata per la forza lavoro mobile che
usa la virtualizzazione per trasformare silos di dati, applicazioni e desktop in servizi IT centralizzati che possono essere
facilmente forniti agli utenti e gestiti sui loro dispositivi. VMware Horizon Suite è stata lanciata a febbraio 2013 e con-
sente ai clienti VMware di far fronte alle crescenti esigenze dei dipendenti che lavorano fuori ufficio senza sacrificare
controllo e sicurezza.
Le aree aziendali più ‘corsare’
Secondo i responsabili IT intervistati, le aree aziendali
o i dipartimenti che più di tutti scelgono di utilizzare
cloud non autorizzati sono nell’ordine:
- marketing/pubblicità/comunicazione (43% in Euro-
pa, 31% in Italia);
- vendite (33% in Europa, 20% in Italia);
- ricerca e sviluppo (31% in Europa, 43% in Italia);
- finance (23% in Europa, 22% in Italia).
Sempre secondo i responsabili IT, in azienda i pro-
dotti o servizi più utilizzati (pagati o gratis) senza
autorizzazione dell’IT sono nell’ordine:
- servizi di condivisione di dati e file (55% in Europa,
60% in Italia);
- servizi Email Cloud (47% in Europa, 46% in Italia);
- instant messaging (44% in Europa, 53% in Italia);
- video conferencing (37% in Europa, 42% in Italia);
- social network professionali (22% in Europa, 23% in
Italia).
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