Executive maggio - giugno 2011 - page 74

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Intervento di
Alessandro Perilli
,
Research Director Gartner for IT
Professionals – Data Center Strategies
Capacity
management
per infrastrutture
virtuali
e internal cloud
N
egli ultimi due anni molte organizzazioni in Nord America,
Europa e Asia hanno cominciato la pianificazione di una co-
siddetta Internal Cloud. Nella maggior parte dei casi la scelta è
ricaduta su un’architettura di tipo Hardware-Infrastructure-as-
a-Service (HIaaS), cioè quella che sfrutta una piattaforma di ser-
ver virtualization come elemento fondante.
Un hypervisor, una soluzione di management, e la capacità di
creare virtual machine (VM) a piacimento però non bastano per
fare una cloud di tipo HIaaS. Ci vogliono una serie di tecnologie
e processi aggiuntivi che rendano l’infrastruttura service-orien-
ted, pronta a essere consumata secondo le dinamiche del cloud
computing. Quel delta che fa la differenza tra una piattaforma di
virtualizzazione e una cloud interna include, tra le altre cose, fun-
zionalità di self-service provisioning, lifecycle management, con-
figuration e change management, capacity management,
orchestration e anche chargeback.
In una società dove la vendita e la distribuzione dei beni al det-
taglio è stata automatizzata per molti settori, è facile cogliere i
benefici di un approccio self-service. Si pensi ai distributori au-
tomatici di bibite, DVD, biglietti, riviste, contraccettivi, sigarette,
perfino telefoni cellulari e altra elettronica di consumo. È ovvio
quindi che le organizzazioni considerino il self-service provisio-
ning portal come un elemento estremamente importante dell’ar-
chitettura cloud. L’importanza degli altri tasselli che compongono
il puzzle tecnologico può essere meno ovvia. È il caso, per esem-
pio, del capacity management.
La gestione della capacità nelle infrastrutture virtuali e nel cloud
computing è vitale e richiede un approccio diametralmente di-
verso rispetto a quello tenuto fino ad oggi per le infrastrutture fi-
siche. Non stiamo parlando solo di adottare nuovi strumenti, ma
di cambiare radicalmente mentalità.
La differenza tra fisico e virtuale
In un data center tradizionale l’IT gestisce le risorse offerte da un
certo numero di server fisici. Ognuna di queste macchine viene
dimensionata al momento dell’ordine in base ai servizi che dovrà
offrire, al bacino di utenti pianificato e alla previsione di crescita.
Le macchine che dovranno supportare un servizio Crm, per
esempio, verranno dimensionate in base ai requisiti software
della piattaforma Crm, definiti da un vendor, in base al numero di
utenti che si intenda servire allo stesso momento, e in base alle
previsioni di crescita per i successivi 12, 24, 36 mesi.
In questo esempio, la gestione della capacità dei server dedicati
al Crm è piuttosto semplice. Se non ci sono grosse variazioni in
termini di numero di utenti, o in termini di volume di operazioni
che gli utenti eseguono sulla piattaforma, le macchine fisiche non
vanno ridimensionate molto frequentemente. In altre parole, i
data center tradizionali sono ambienti altamente statici dove la
gestione della capacità può essere effettuata manualmente dal-
l’IT senza troppe difficoltà.
In un ambiente virtuale, o in una HIaaS cloud che si basa sulla vir-
tualizzazione, è esattamente l’opposto. Un singolo server fisico
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