viene utilizzato per supportare molteplici servizi allo stesso
tempo, incapsulati e isolati all’interno di VM. Di conseguenza, più
VM tentano di accedere concorrenzialmente alle stesse risorse fi-
siche: capacità di calcolo, memoria, spazio su disco, rete. Se
una singola VM è affamata di risorse potrebbe impattare negati-
vamente sulle performance di tutte le altre che risiedono sullo
stesso server.
Gestire l’accesso condiviso alle risorse
L’IT deve considerare questo accesso condiviso alle risorse, e
organizzare le VM di conseguenza, in maniera che siano com-
plementari. Cioè in maniera che VM diverse richiedano l’accesso
al disco, alla memoria, alla rete, al processore, in momenti di-
versi della giornata. Si pensi al collo di bottiglia che si forma
quando la stragrande maggioranza delle aziende si svuota alla
fine della giornata lavorativa e una miriade di auto affolla le strade.
Poter coordinate l’uscita del personale tra varie aziende in modo
da scaglionare il traffico comporterebbe un uso più efficiente della
rete stradale.
Questo è solo l’inizio. Trovare la combinazione giusta di VM non
dipende solo dalle caratteristiche di carico dei vari servizi offerti.
Ogni servizio è sottoposto a vincoli che possono essere di natura
tecnica o legati al business. Si pensi, ad esempio, a un’organiz-
zazione con presenza globale e alla necessità di offrire servizi di
supporto alla logistica attivi in orari diversi della giornata, in ac-
cordo con il fuso orario dei mercati dove si opera. Un simile vin-
colo limita la possibilità dell’IT di eseguire operazioni come la
manutenzione software, o il backup dei dati, giacché queste at-
tività impattano sulla disponibilità o le performance del servizio,
che a sua volta influenza tutti gli altri servizi incapsulati nelle altre
VM presenti sullo stesso server fisico.
Live migration e automazione
A complicare ulteriormente le cose ci pensano le caratteristi-
che uniche delle VM. Un data center virtuale può essere com-
posto da decine o centinaia di macchine fisiche e migliaia di
VM. Queste possono essere create in minuti anziché settimane,
e possono essere spostate da un server all’altro attraverso un
processo chiamato Live Migration. La movimentazione può es-
sere eseguita manualmente dall’IT per le ragioni più disparate:
la necessità di fare spazio su un server fisico per nuove virtual
machine, o la necessità di spegnere una macchina fisica per
una manutenzione hardware, per esempio. Eseguire la live mi-
gration di una VM da una macchina fisica all’altra non com-
porta disservizio, conferendo ai data center virtuali un’agilità
straordinaria.
In una infrastruttura cloud di tipo HIaaS la creazione di nuove
VM e la migrazione di quelle esistenti può essere automatiz-
zata. Questo permette di evadere il più velocemente possibile
le richieste di nuovi servizi che pervengono attraverso il self-
service provisioning portal. L’automatizzazione implica che l’IT
debba essere in grado di calcolare molto più velocemente
quale è la collocazione migliore per ogni VM. Tuttavia ogni ser-
vizio può avere decine di vincoli da considerare, rendendo in-
credibilmente complesso il riconoscimento delle VM
complementari. Secondo CiRBA, uno dei molti vendor che of-
frono soluzioni di capacity management, organizzare appena
15 VM in 5 macchine fisiche può implicare fino a 30 bilioni di
combinazioni possibili. Si pensi al gioco del Tetris e alla neces-
sità di incastrare i mattoncini colorati in maniera da occupare lo
spazio vuoto disponibile nella maniera più efficiente possibile.
Quante combinazioni ci sono?
Ovviamente è impossibile che un operatore umano sia in grado
di trovare la miglior combinazione possibile tra tutte. Gli errori
di valutazione portano a uno sfruttamento non efficiente delle
risorse e a performance di servizio sub-ottimali. Ecco perché
qualunque organizzazione che stia pianificando lo sviluppo di
una internal cloud dovrebbe riconsiderare il suo approccio al
capacity management e investire in strumenti di nuova gene-
razione.