maggio-giugno 2011
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FILO DIRETTO
mande a questo riguardo consentivano risposte multiple, e il
7% delle organizzazioni ha indicato di utilizzare una duplice fonte
di finanziamento per le iniziative di Bpm, attingendo sia al bud-
get aziendale che al budget IT. La preponderanza dei finanzia-
menti a carico delle Lob denota che i responsabili dei processi
aziendali hanno più autonomia nella ricerca di soluzioni che non
coinvolgano necessariamente il reparto IT. Una scelta piuttosto
comune è quella di adottare un modello Bpm PaaS abbinato a
servizi di consulenza e integrazione dei sistemi e ai servizi ge-
stiti di un Esp a supporto dell’intera soluzione.
IT. Tuttavia, in Nord America e in America Latina, una percen-
tuale quasi uguale di rispondenti con responsabilità aziendali e
di rispondenti con ruoli IT ritiene che le piattaforme Bpm
PaaS/Bpm Ceap siano importanti per il successo delle inizia-
tive di Bpm. Questo sembra indicare che i manager aziendali
di queste regioni stanno acquisendo una maggiore consape-
volezza del potenziale delle offerte Bpm PaaS/Bpm Ceap.
Dal sondaggio emerge inoltre che due terzi delle organizzazioni
finanziano le iniziative di Bpm con il budget di una line of busi-
ness (Lob), mentre il 47% le finanzia con il budget IT. Le do-
I social media sconvolgono per molti
versi le regole tradizionali degli ambienti
aziendali, ma la creazione di una policy
specifica per i social media appare al
momento prematura, almeno fino a
quando gli estensori di tale policy non
avranno risposto a sette domande criti-
che.
I social media offrono infatti opportunità
di grande interesse per le interazioni con
dipendenti, partner commerciali, clienti,
potenziali clienti e numerosi interlocutori
anonimi che partecipano all’espressione
sociale del Web; tuttavia, è importante che i datori di lavoro im-
partiscano agli utenti dei social media una serie di indicazioni
riguardo alle regole, alle responsabilità, alle norme e ai com-
portamenti a cui attenersi; indicazioni che possono essere riu-
nite collettivamente in una policy per i social media”.
Ci sono secondo Gartner sette domande critiche che gli esten-
sori delle policy sui social media dovrebbero porsi.
1. Qual è la nostra strategia organizzativa per i social
media?
I social media possono essere utilizzati per diverse finalità. In
particolare, possono essere impiegati per supportare le intera-
zioni a cinque diversi livelli di partecipazione (dal monitoraggio
alla co-creazione) e all’interno di quattro gruppi di utenti diffe-
renti (dipendenti, partner commerciali, clienti esistenti e poten-
ziali, e la comunità del Web sociale). È essenziale che i
responsabili dei social media definiscano lo scopo delle proprie
iniziative prima di implementarle, e che i titolari delle iniziative
sui social media spieghino quale ruolo e quale impatto deb-
bano avere su queste iniziative la missione, la strategia, i valori
e i risultati dell’azienda. Un piano strategico per i social media
rappresenta uno dei possibili metodi per comunicare queste
informazioni.
2. Chi scriverà ed esaminerà la policy?
Alcune organizzazioni assegnano la stesura delle policy al Cio,
altre ritengono che sia un compito dell’ufficio legale, mentre in
altri casi la policy viene redatta da un comitato autocostituito.
È utile concordare chi sia responsabile e chi debba essere
consultato e coinvolto prima di iniziare la preparazione della po-
licy; allo stesso tempo, ove possibile, è opportuno che al pro-
cesso di creazione della policy partecipino esponenti dei vari
reparti dell’azienda. È importante ricordare che esiste una dif-
ferenza tra la policy – che stabilisce regole e divieti ad alto livello
– e i processi operativi, come le prassi di assunzione o di as-
sistenza ai clienti, che talvolta si avvalgono dei social media.
Questi processi operativi devono essere flessibili e modificabili
e devono aderire alla policy, ma ogni reparto/attività dovrà ela-
borare proprie regole di governance e indicazioni specifiche
per i propri processi.
3. Come controlleremo le policy?
Un ampio feedback sulla policy è utile per due motivi. In primo
luogo, garantisce che la policy tenga adeguatamente conto di
più interessi eterogenei, ad esempio sotto il profilo legale, della
sicurezza, della privacy e del branding aziendale, e che sia
complessivamente equilibrata. In secondo luogo, il fatto che a
un gruppo eterogeneo di persone venga chiesto di rivedere e
commentare la bozza della policy aumenta il grado di coinvol-
gimento generale. Ciò significa che il processo di revisione e
Social media
Quali sono gli aspetti critici da considerare nella definizione di una policy aziendale?
Carol Rozwell,
Vice President and
Distinguished Analyst