A
l Gartner Symposium 2010 di Cannes si è guadagnato al-
cuni seminari specifici, molto frequentati; si tratta dell’Hy-
brid Thinking, una nuova disciplina per il cambiamento,
l’innovazione e la strategia (Tis), considerata di particolare utilità
nello sviluppo dell’Enterprise Architecture (Ea), capace di com-
binare le qualità analitiche degli architetti di sistema con la crea-
tività intuitiva dei designer, per soddisfare al meglio le esigenze
di aziende sempre più globali. Secondo Gartner, “il pensiero
ibrido” è destinato a liberare la creatività di tecnici e uomini del
business, svincolando l’architettura d’impresa dalla morsa del-
l’IT che in molti casi finisce per intrappolarla, impedendone lo
sviluppo armonico in funzione del nuovo contesto. Sempre più
spesso le aziende devono rispondere alle richieste, trasformate
in prescrizioni e requisiti, di una crescente pletora di forze
esterne, tra cui clienti, fornitori, competitori e anche pubbliche
istituzioni e amministrazioni. Sempre più spesso, dunque, i prin-
cipi guida dell’azienda iperconnessa saranno il frutto dell’ecosi-
stema in cui si trovano a operare; fondamentale sarà la capacità
di conservare la propria indipendenza rispetto a fornitori e ac-
quirenti, oltre che l’abilità di organizzare la propria struttura in
funzione delle relazioni.
In un’impresa iperconnessa le persone si aspettano di com-
prendere e governare i rischi associati alle scelte fatte; chiedono
di capire con semplicità e fluidità i processi e i flussi
informativi del business, si aspettano di lavorare e
collaborare con le persone a prescindere dai con-
fini aziendali, interni ed esterni, desiderano condi-
videre e trasferire conoscenza e competenze
nell’ecosistema.
Pensieri ibridi per aziende che cambiano
Il “pensiero ibrido” può rappresentare lo strumento
per dare concretezza a tutte queste aspettative;
può essere la strada per realizzare una strategia
in divenire che si adatta ai cambiamenti, sempre
più rapidi, del contesto. Fu Henry Mintzberg, nel
1994, a teorizzare che la strategia non debba
sempre essere pianificata, ma possa emergere re-
trospettivamente osservando le scelte fatte sul-
l’onda delle urgenze verificatesi. Soprattutto là
dove i mutamenti del business sono repentini, la
pianificazione strategica può dimostrarsi insufficiente, disallineata
rispetto alle effettive necessità. Il mix di approcci bottom-up alla
trasformazione fa sì che si costruisca un vero e proprio portafo-
glio di strategie su cui prende forma la strategia complessiva.
Vantaggi e svantaggi si alternano; accanto alla motivazione e alla
condivisione degli obiettivi, c’è la difficoltà di coordinare la plura-
lità che può condurre alla duplicazione di alcuni processi con il
conseguente levitare dei costi associati. Il “pensiero ibrido” per-
mette dunque di guidare il cambiamento attraverso l’esplora-
zione cooperativa e creativa delle esperienze più significative; il
focus è sulle persone che diventano i motori di questo strumento.
Il “pensiero ibrido” porta con sé la revisione del più tradizionale
paradigma dell’Enterprise Architecture; non si tratta più di risol-
vere un puzzle, il cui risultato finale è noto (di fatto, basta trovare
la strada giusta per raggiungerlo, scomponendo la struttura in
una serie di sottoinsiemi). Il “pensiero ibrido” fa sì che il puzzle di-
venti gioco; nel game non c’è un risultato finale atteso, c’è piut-
tosto una pluralità di protagonisti, ognuno impegnato a dare
corso alla propria strategia. In questo senso, gli architetti dell’Ea
devono focalizzarsi sulla creazione di un vero e proprio motore
per il cambiamento, che interpreti il dinamismo; de-ingegneriz-
zare ciò che è possibile, senza compromettere l’interoperabilità,
è il compito degli architetti.
Approcci innovativi, scelte destrutturate e maturità del management,
ingredienti necessari per vivere l’ecosistema produttivo contemporaneo
ANDY ROWSELL-JONES, DAN MIKLOVIC, BRIAN BURKE*
maggio-giugno 2011
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Fonte: Gartner