19
giugno 2013
del business, a causa della mancanza di tutte le ri-
sorse necessarie, ma anche il rischio di avere lunghi
periodi di sovraccapacità inutilizzata. Sono chiara-
mente discorsi teorici, a cui si tende ad avvicinarsi,
anche se non sempre con successo”.
Nel caso però ci siano grandi progetti da portare
avanti su tempi lunghi, anche su più esercizi, allora
le soluzioni lasciano spazio a investimenti di largo
respiro e non a soluzioni tattiche. “Semmai in que-
sti casi c’è la necessità di ragionare su quale sarà
l’evoluzione prospettica del ‘demand’ di progetto, e
quindi rapportarne un processo di pianificazione pa-
rallelo a quello focalizzato sull’operatività standard”.
Lo scopo però non è solo quello di ottimizzare i co-
sti, ma anche quello di raggiungere il miglior livello
di efficienza per i servizi erogati ai clienti. “Natural-
mente anche l’IT della filiale italiana ha dei piani di
sviluppo a lungo termine, oltre a quelli corporate,
a cui facciamo comunque riferimento per definire
le nostre strategie annuali”.
Rispetto alle tematiche di storage e della relativa
gestione, le attuali tecnologie di virtualizzazione
server assicurano flessibilità e quindi una maggiore
agilità nel seguire la domanda del business: “Sia-
mo partiti un po’ tardi, ma stiamo recuperando ed
entro fine anno raggiungeremo il traguardo della
virtualizzazione su almeno l’80% dei server, e suc-
cessivamente quello del 100%”.
Le richieste ‘urgenti’... non vanno in cloud
“Nelle multinazionali la richiesta ‘urgente’ è un con-
cetto molto complicato, poiché ci sono sempre pro-
cessi di verifica e approvazione interni che portano
via il loro tempo, soprattutto quando è chiamata in
causa la spesa di capitale. In ambito storage comun-
que non abbiamo problemi, semmai è più difficile
implementare la richiesta sul fronte dei server, in
quanto per una spesa in conto capitale l’approva-
zione porta via diverse settimane. Questo a parte
quelle scelte obbligate ‘compulsory’, che a volte
devono essere fatte in breve tempo, perché una
nuova legge o normativa ha fissato determinate
regole, da mettere in esecuzione in un periodo di
tempo ristretto, o entro una data specifica”.
In questo contesto però il cloud non sarà, a breve,
un’opzione che cambia le regole del gioco: “Sebbe-
ne siamo utenti di Salesforce.com, storica soluzione
cloud, e abbiamo sperimentato il cloud in alcune
soluzioni di nicchia, per la nostra tipologia di value
proposition e know-how tecnologico, abbiamo esi-
genza di livelli di riservatezza molto elevati. Molte
informazioni sono implementate con sofisticate
soluzioni di crittografia a livello di gruppo, e que-
sto è un aspetto che diventa complicato gestire in
cloud pubblico. Non da meno, ci sono complica-
zioni dovute alle diverse normative sulla privacy
nei vari Paesi. Non credo quindi, che svilupperemo
significativamente del cloud ibrido o pubblico in
un medio periodo di due o tre anni, ma pensando
con una prospettiva più lunga, in futuro si potran-
no certamente trovare tecnologie e soluzioni più
interessanti di quelle disponibili oggi”.