13
giugno 2013
Il processo oggi non ha ancora toccato la natura
storica dell’IT di DB Italia, e quindi l’infrastruttura
centrale dedicata all’Italia, e governata a livello eu-
ropeo, è ancora basata su mainframe (così come
quelle di altri Paesi dove è presente una forte com-
ponente di business retail), mentre il progetto a
lungo termine è quello di una migrazione verso un
nuovo sistema di core banking in ‘acquisizione’ dal
mercato basato su server blade industry standard.
“Si tratta di una scelta di standardizzazione che non
riguarda la sola Europa, è un programma a livello
mondo che coinvolge i 72 Paesi in cui siamo pre-
senti – dichiara
Riccardo Riccobene
, responsabile
progetti strategici global technology production
IT Emea di Deutsche Bank. Quindi è in via di de-
finizione un complesso processo di migrazione”.
Il tutto nasce da un piano che punta all’eccellenza
operativa che dovrà concludersi entro il 2015. Se-
condo gli impegni presi con gli investitori questo
piano dovrà portare all’abbattimento di 4,5 miliardi
di euro di costi, la gran parte di questi proveniente
dal mondo IT. “A oggi è in corso la virtualizzazione
completa del nostro ambiente, puntiamo a lungo
termine ad avere un tasso di virtualizzazione del
100%. Sarà un processo lungo, il primo obiettivo
è arrivare entro il 2016 alla virtualizzazione delle
maggiori applicazioni. Oggi comunque ci conside-
riamo un cloud privato”.
La strategia di standardizzazione
delle risorse IT
Per quanto riguarda i processi di definizione delle
risorse IT necessarie al supporto del business, nel
2011 con una visione integrata a livello globale è
stata varata l’Enterprise Compute Strategy: “All’in-
terno del concetto di ‘compute’ sono racchiusi tutti
gli aspetti tecnologici, operativi e commerciali. Non
esistono quindi più strutture IT nei singoli Paesi che
prendono decisioni in questi ambiti, ma sono nati
dei comitati, per quanto ci riguarda come Italia a
livello Emea, dove ogni singolo Paese ha dei propri
rappresentanti”.
All’interno di questa iniziativa è stato quindi creato
l’Enterprise Compute Strategy Board che ha sta-
bilito, tra le altre cose, il piano industriale relativo
alla virtualizzazione di tutto il mondo IT, basato
su due pilastri fondamentali: industrializzazione e
consumerizzazione: “Su questi due pilastri quello
che si sta cercando di ottenere è la riduzione del
50% dei costi infrastrutturali dell’IT”.
Per quanto riguarda l’industrializzazione vengono
definite delle linee guida – Blue Print - necessarie
sia agli sviluppatori, per guidarli nella scelte delle
componenti che devono essere utilizzate nell’am-
bito dello sviluppo delle nuove applicazioni, sia a
livello strutturale per costruire gli stack di supporto:
“L’obiettivo è quello di costruire la nostra private
cloud utilizzando solo dei componenti standard e
riducendo al minimo tutte le necessità di custo-
mizzazione; non sono più previste soluzioni tatti-
che basate sulle specifiche conoscenze di singoli
sviluppatori, piuttosto che preferenze di country”.
“Passare attraverso la consumerizzazione significa
dare allo sviluppatore o alla persona IT in genere la
possibilità di utilizzare dei servizi self service ela-
stici, trasparenti, documentati in modo che la per-
sona possa selezionare e ‘prelevare’ la tecnologia
che gli serve in modalità virtuale, soprattutto su
tecnologia blade perché è quella che consente la
massima flessibilità”.
In quest’ottica è in via di introduzione il concetto di
‘mattoncini’ predefiniti per la soluzione cloud mo-
dulare interna, configurati a seconda della dimen-
sione della locazione di riferimento. La scala parte
da un quarto di rack (2-3kw, 100 virtual machine,
20 TB di storage) fino a un massimo di tre rack
(40-50kw, 3.000 VM, 200 TB storage oppure 500
VM e 1PB di storage). “In questo scenario l’utente
Riccardo Riccobene, responsabile progetti strategici global
technology production IT Emea di Deutsche Bank