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Un computer in ogni oggetto. E’ questa la nuova frontiera che promette
Brian David Johnson, che di mestiere fa il futurologo di Intel, dalle pagine
di uno degli ultimi numeri di Novà, l’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore
dedicato all’innovazione e alle nuove tecnologie. Il 2020 è l’anno in cui
questa promessa dovrebbe iniziare ad avverarsi, ma anche se la data non
è dietro l’angolo, lo stesso guru avverte: “Da domani la domanda è: cosa
vogliamo farci?”.
La provocazione è molto diretta e obbliga tutti noi a dedicare una parte
importante dei nostri pensieri a questa missione: iniziare a costruire il
business digitale che le potenzialità delle nuove tecnologie offriranno nel
giro di qualche anno, e che in diversi casi stanno già offrendo adesso. In
Italia in questi anni di crisi, in molti hanno riscoperto il valore della nostra
industria manifatturiera – seconda in Europa e sesta nel Mondo - come
uno dei capisaldi della nostra economia che nei decenni scorsi ha fatto la
ricchezza del Paese e il benessere diffuso nel nostro tessuto sociale e che
in questi ultimi anni è entrato pericolosamente in crisi. La domanda quindi
“Cosa vogliamo farci?” è valida per tutti, ma soprattutto è ancora più valida
per noi, perché la creazione, e la produzione, di oggetti rimane un’attività
fondamentale per il nostro futuro.
Di come saranno questi ‘computer da oggetto’ oggi naturalmente si sa ben
poco, come verranno alimentati, come funzioneranno, come si monteranno,
quali sistemi operativi, linguaggi, data base e applicazioni potranno
ospitare, ma anche quali condizioni di temperatura, di umidità, di stress i
materiali con cui verranno realizzati potranno sopportare… Di tutto questo
non sappiamo, e non sapremo per lungo tempo, molto. Ma ci servono
queste informazioni per immaginare il business digitale del futuro che
potremmo realizzare grazie agli oggetti ‘intelligenti’ che saremo in grado di
progettare e realizzare?
La risposta è no. Per dare spazio alla concretezza del business ci basta
sapere che grazie a questi computer avremo a disposizione su ogni singolo
oggetto: una considerevole capacità di calcolo, un notevole spazio di
memoria (magari anche 100 GB), la capacità di trasmettere dati all’esterno,
e la possibilità di geolocalizzare la loro posizione nel Mondo con un margine
di errore di qualche centimetro.
È possibile iniziare a immaginare il futuro del business della propria azienda
con questi pochi elementi? Secondo noi la risposta è sì, e Soiel con le sue
attività editoriali, convegnistiche e di formazione sarà a fianco di chiunque
vorrà cogliere questa sfida.
Lo scorso 16 giugno Soiel International è stata insignita, insieme ad altre
eccellenze imprenditoriali, del premio Milano Produttiva promosso dalla
Camera di Commercio di Milano con la motivazione “Per 36 anni di lodevole
attività”…1977, all’epoca c’era solo il fax, qualche rete per trasmissione dati
alla pazzesca velocità di 9.600 bps e poco più. Ma la strada fatta fino a oggi
insieme non conterà niente se non iniziamo a immaginare quella che faremo
da domani.
Ruggero Vota
Costruire insieme
il business digitale
EDITORIALE
giugno 2013