Office Automation Giugno 2013 - page 47

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giugno 2013
disponibilità a prendere in considerazione l’opzione
cloud è maggiore, si possono cominciare a fare ra-
gionamenti intorno alla flessibilità e scalabilità del
modello, alcuni nostri clienti hanno sposato questa
filosofia ma ci sono ancora ampi margini di crescita.
Antonio Serra
, indirect sales director di Salvix - La
nostra offerta cloud a marchio ReeVo si articola
in una gamma completa di servizi che arriva sino
alla virtualizzazione del desktop, la frontiera più
avanzata. Oggi, infatti, per una azienda è possibi-
le ‘dimenticarsi’ completamente dell’infrastruttura
IT, installando in azienda dei semplici thin client,
demandando all’esterno hardware, software, sicu-
rezza, back up ecc. Un modello che può interessare
una buona fetta di mercato, soprattutto dal punto
di vista economico. Il problema è che il mercato,
in questo momento, è impaludato: oltre ai proble-
mi economici c’è anche un fattore psicologico, una
forte resistenza a modificare modelli di business
consolidati da parte sia degli utenti finali che di tut-
ta la supply chain. Dal nostro osservatorio, comun-
que, vediamo una buona accettazione del cloud in
tre ambiti principali: infrastruttura, gestione della
posta elettronica, back up e disaster recovery. La
consapevolezza dei rischi connessi alla perdita dei
dati, in particolare, sta crescendo, per cui l’ipotesi
di ridondare i dati presso una struttura esterna che
si fa carico della tematica, viene presa in conside-
razione sempre più spesso. Per convincere i clienti,
oltre alla validità dell’offerta tecnologica, bisogna
essere capaci di centrare il prezzo, e questo è un
altro punto critico, visto che i clienti sono convinti
che il cloud, per definizione, debba costare meno.
In realtà questo è un falso mito: attraverso il cloud
il cliente acquista molto di più rispetto alle scatole
a scaffale: aggiornamento, manutenzione e conti-
nuità di servizio non sono aspetti secondari, il fat-
to che vengano eseguiti da remoto non ne deve
sminuire il valore. Purtroppo molti messaggi oggi
vanno in questa direzione e questo, secondo noi, è
un errore che si ripercuote negativamente su tutto
il comparto.
Stefano Sordi
, direttore marketing Aruba - La no-
stra offerta cloud è relativamente recente (risale
alla fine del 2011) e si caratterizza come IaaS puro.
Questo, secondo noi, è un punto su cui riflettere:
il termine cloud di fatto è molto generico, mentre
sarebbe opportuno specificare sempre l’accezione
che gli si dà volta per volta. Per quanto ci riguar-
da, il nostro IaaS continua ad arricchirsi: abbiamo
un’offerta di Cloud Object Storage, e recentemente
abbiamo lanciato il servizio di Cloud Unified Stora-
ge oltre all’offerta di registrazione domini e gestio-
ne DNS, perché ci sembrano driver interessanti. La
nostra proposizione ha caratteristiche particolari:
una tariffazione minima oraria, la possibilità di sce-
gliere il data center su cui hostare i dati (un fattore
molto apprezzato perché dà la possibilità di sce-
gliere dove far risiedere i dati, se in Italia o in altri
Paesi europei, sempre su data center Aruba). Ci
siamo quindi concentrati sul computing, aggiungen-
do via via le facility che i clienti chiedevano, come
tool per gestire la periodicità degli interventi sulle
macchine, il visual cloud, le statistiche di consu-
mo. Il nostro target di riferimento è rappresentato
in buona parte dagli sviluppatori di software, per
cui cerchiamo di venire incontro alle loro esigen-
ze. Come risponde il mercato? E’ opportuno fare
dei distinguo. Rispondono bene alcuni segmenti: i
system integrator, chi fa dei servizi web il proprio
core business o comunque aziende grandi e pic-
cole per la parte web, gli sviluppatori, le start up,
realtà che spesso non prendono neppure in consi-
derazione i modelli tradizionali, soprattutto ades-
Davide Suppia, sales & marketing Director Colt
Antonio Serra, indirect sales director di Salvix
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