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Dell
apre l’era Virtuale dell’IT
L’approccio aziendale all’IT deve cambiare, parola di Dell
“Stiamo entrando in una vera e propria era virtuale per l’IT. Un’era nella quale non è più sufficiente pensare ai prodotti come realtà a sé stanti, ma
dove ogni soluzione informatica va considerata parte di un’infrastruttura tesa ad abilitare il business”, è la chiara opinione di Filippo Ligresti, Am-
ministratore delegato di Dell Italia, riguardo alla rivoluzione che sta vivendo l’IT. “Di questa infrastruttura fanno parte desktop e laptop, ma anche
server, sistemi storage e soluzioni di networking, che consentono a ogni organizzazione di rispondere con la dovuta flessibilità alle condizioni va-
riabili del mercato”. Dell è in primo piano in questa trasformazione, grazie a un’offerta che si è arricchita nel tempo e che ha portato il gigante di
Austin, già leader assoluto in tema di computer in azienda, a ricoprire il ruolo di partner di fiducia per le organizzazioni impegnate in questo pas-
saggio epocale. Oltre alla sua tradizionale offerta di desktop e server, Dell attualmente offre soluzioni in ambito storage, software, networking e
printing, in aggiunta ai servizi che permettono di utilizzare al meglio tutti questi sistemi. È un’evoluzione che dura ormai da qualche anno, e che
ha portato il peso dell’offerta enterprise in termini di fatturato a uguagliare, se non superare, i prodotti più tradizionali. “È il mercato
stesso a imporre questa evoluzione”, spiega Ligresti. “Nel momento in cui le strutture aziendali si aprono, con dipendenti, con-
sulenti e partner che sempre più spesso operano dall’esterno, e il time to market diventa fondamentale, è necessario co-
struire un’infrastruttura che sia flessibile e sicura al tempo stesso, in modo da consentire di avvantaggiarsi delle opportunità
offerte dalle nuove tecnologie, salvaguardando sicurezza e disponibilità delle informazioni”. In questo senso diventa più im-
portante che mai un approccio progettuale e consulenziale, che i vendor devono offrire ai clienti reali e potenziali, e che deve
mettere in maggior luce il reale valore aggiunto di sistemi e soluzioni. Vanno in questa direzione i più recenti annunci dell’azienda,
con l’iniziativa vStart, tesa a semplificare il percorso dei clienti verso l’adozione di infrastrutture virtuali e il conseguente passaggio al cloud
computing, inteso come paradigma abilitante per il futuro. In questo, come in tutta la sua storia, Dell conferma la sua vocazione all’innovazione
efficiente. “È fondamentale per noi guardare avanti, per offrire ai nostri clienti tutti gli strumenti necessari per confrontarsi con successo con le
sfide che il business porta, sia oggi che in futuro. Se la nostra anima resta tecnologica, il nostro approccio è oggi consulenziale, teso a consen-
tire alle organizzazioni che si affidano a noi di sfruttare al meglio tutti i vantaggi offerti dall’era virtuale”, conclude Ligresti.
DocFlow:
visione, controllo e flessibilità dal Bpm
Nel corso di un evento rivolto in particolare alle istituzioni finanziarie, la società ha presentato la sua idea di Business Process Management
Che cosa si intende per Business Process Management? “Il Bpm è una disciplina di management mirata a dare visibility, accountability e
agility” ha detto John Dixon, Research Director di Gartner, intervenendo all’evento organizzato il 12 maggio a Milano da DocFlow sul tema.
“L’approccio integrato alla gestione dei processi nelle istituzioni finanziarie. Negli Stati Uniti però le iniziative di Bpm sono pilotate prevalen-
temente dall’informatica, mentre in Europa – ha sottolineato l’analista – è il business a guidarle”. Ciò va interpretato come un segnale evi-
dente di almeno due cose: l’importanza attribuita a una gestione “olistica” dei processi da un lato, e l’esistenza di un gap culturale di tipo
informatico che penalizza il vecchio continente. “Sempre negli Usa – ha aggiunto Dixon – un’azienda su due ha in atto una strategia di Bpm
o conta di attuarla, mentre in Europa il dato è molto più basso”. Esiste una nuova generazione di Bpm in cui, secondo Carlo Petti (nella foto),
presidente di DocFlow, “il termine management non è del tutto appropriato, perché rischia di far passare l’idea di un’informatica che prende
il sopravvento sulle persone e sostituisce l’apporto umano, cosa che non appartiene alla filosofia di questa famiglia di software. Più che di
Business Process Management – ha proseguito Petti – bisognerebbe parlare di Business Process Assistant, nel senso di qualcosa che as-
siste, perché è questo che fa il Bpm”. Un’immagine efficace: una via di mezzo tra la segretaria di una volta, attenta, precisa, efficiente, e un
team di assistenti in numero pari al numero di processi da gestire. Questo è il Bpm oggi. Secondo i dati in possesso di Gar-
tner, il 75% delle aziende risparmia almeno un milione di dollari l’anno dall’utilizzo di soluzioni di Bpm e l’82% di esse rag-
giunge un payback entro i dodici mesi. “Il Bpm è uno strumento che consente di modellare i processi, scrivere applicazioni,
e di interconnettersi con altri sistemi aziendali, legacy oppure no. È un bellissimo strumento di sviluppo delle applicazioni,
un preziosissimo oggetto per informatici e non solo”, ha detto Maurizio Savoca, Partner di DocFlow. “Come tutte le in-
novazioni, però, il Bpm ha bisogno di essere compreso e liberato dalle illusioni che lo accompagnano”. L’esperienza ma-
turata in questi ultimi anni nell’uso delle soluzioni di Bpm ha fatto emergere spesso errori di impostazione e modelli di
implementazione discutibili che, in particolare nel settore finanziario, hanno fatto lievitare i costi di controllo e verifica. Per scon-
giurare errori di questo tipo, DocFlow ha messo a punto soluzioni che, utilizzando al meglio tecnologie come Ecm, Bpm e Semantica, hanno
già permesso ad alcune delle maggiori imprese italiane di migliorare importanti processi di lavoro.
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maggio-giugno 2011