Previous Page  22 / 84 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 22 / 84 Next Page
Page Background

20

marzo-aprile 2017

(Infrastructure as a service). In parte questo già avviene

per le registrazioni video delle sedute su YouTube che

sono per loro natura pubbliche. Il modello di riferimento

è quindi quello di un cloud ibrido in cui ripartire i servizi

in base alla natura e strategicità delle informazioni, oltre

che ai relativi costi.

Da tempo si parla di Open Data. Avete affrontato l’ar-

gomento sia come fornitori sia come fruitori di Open

Data? Quali riscontri positivi e negativi avete raccolto

in queste esperienze?

Come fornitori di dati aperti, come accennato in pre-

cedenza, abbiamo messo a disposizione un apposito

sito Open Data

(dati.senato.it)

in versione sperimentale

già dal 2012, collaborando con i colleghi della Ca-

mera dei Deputati, che avevano già realizzato un loro

sito, affinché i dati offerti dai due siti fossero completi

e compatibili tra loro. Questo nostro sito specializzato

pare soddisfare le esigenze di studiosi e ricercatori che

hanno bisogno di accedere ma anche utilizzare i dati,

necessariamente in formato aperto, sull’attività parla-

mentare già contenuti in formati diversi all’interno del

sistema informativo del Senato o sul sito istituzionale.

Come fruitori il discorso è certamente più articolato

perché attraversa le competenze di numerosi organi

e uffici, come è stato evidenziato in uno studio sugli

Open Data in ambito parlamentare condotto nel 2015

e disponibile sul sito del Senato.

In estrema sintesi, se da un lato è possibile affermare

che in alcuni ambiti specifici si sta facendo tesoro della

crescita di disponibilità di dati aperti dovuta agli inve-

stimenti delle pubbliche amministrazioni in tale ambito,

dall’altro è ancora difficoltoso riuscire a intravedere

come questo impiego possa diventare sistematico in

quanto esso passa necessariamente da uno sforzo co-

mune delle istituzioni pubbliche volto all’interoperabilità

dei diversi sistemi informativi.

Non è un compito facile perché si tratta di superare

una ‘logica proprietaria’ dei dati di propria competenza

verso un approccio orientato a un utilizzo distribuito e

aperto. Per quanto ci riguarda, è quanto stiamo cer-

cando di fare con il Polo Informatico Parlamentare

attraverso la sempre più stretta integrazione e collabo-

razione con la Camera.

Può darci un dettaglio di quanto prevedete di otte-

nere grazie alla realizzazione del Polo Informatico

Parlamentare?

Lavoriamo a un progetto di integrazione di molte attività

di Camera e Senato su ampia scala, e naturalmente

questo va a toccare tutti i punti anche organizzativi e

diversi aspetti regolamentari. Stiamo immaginando il

ruolo unico del personale delle due Camere e daremo

vita ad integrazioni funzionali a tutti i livelli e in tutti i set-

tori dove questo sarà possibile.

Il Polo Informatico Parlamentare si innesta quindi in

questo disegno di ampio respiro. In questo quadro,

infatti, diventa fondamentale ‘lavorare in squadra’ e

creare sinergie, mettendo insieme competenze, espe-

rienze, professionalità, con l’obiettivo di accelerare l’in-

novazione sia di tipo tecnico che operativo, al fine di

migliorare l’organizzazione e i processi produttivi.

L’accesso ai dati degli organismi pubblici è oggi un

tema molto dibattuto, soprattutto quando ci si focal-

izza su come grazie a una maggiore condivisione dei

dati tra le diverse PA si possano abilitare nuovi e più

veloci servizi ai cittadini e anche ottenere delle impor-

tanti ottimizzazioni. In molti fanno notare che oggi la

proprietà del ‘dato pubblico’ è attribuita all’amminis-

trazione che lo ha generato e questo è oggi un fattore

di ‘blocco dell’innovazione’ perché molti enti sono

restii a condividere le loro informazioni con altre PA.

Come questo ostacolo che blocca la circolarità delle

informazioni e in diversi casi anche importanti inizia-

tive di innovazione può essere superato?

Come accennato nella risposta precedente, è la ‘logica

proprietaria’ dei dati di competenza delle singole ammi-

nistrazioni che va superata e che agisce ancora come

fattore di blocco dell’innovazione e ostacolo all’intero-

perabilità. È una questione che non può essere lasciata

alla buona volontà dei singoli dirigenti amministrativi ma

che chiama in causa la politica. Più che nuove leggi

credo però siano necessarie disposizioni attuative di

leggi esistenti che costringano le pubbliche amministra-

zioni ad avviare innovazioni che valorizzino il patrimonio

informativo pubblico ‘nel suo insieme’ attraverso un co-

ordinamento delle diverse iniziative.

Su questo punto vorrei però ancora sottolineare la cri-

ticità del tema cyber security, oggi il livello di minacce

è molto elevato e può mettere a repentaglio anche il

corretto funzionamento delle istituzioni fondamentali di

una democrazia moderna. Il problema comprende cer-

tamente, ma va ben oltre, anche la tutela della privacy

e la protezione dei dati. È necessario fare dei salti di

qualità importanti.

Su tutti questi elementi, va sottolineato ancora una volta

il ruolo fondamentale di Agid che, pur con mezzi limitati,

ha indicato negli ultimi anni i progetti strategici che la PA

nel suo complesso deve perseguire: dal sistema unico

di identità digitale Spid all’anagrafe nazionale della po-

polazione residente Anpr, dal sistema dei pagamenti

elettronici PagoPA al Fascicolo sanitario nazionale. In-

sieme a queste innovazioni non va dimenticata la ridu-

L’INNOVAZIONE DELLA POLITICA CHE PASSA DALL’ICT