Estate 2020
Datacenter
 

21/07/2014

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VMware, paladina della software-defined enterprise

L’obiettivo dell’azienda è quello di spostare l’intelligenza dell’infrastruttura IT a livello software, come è avvenuto per i server, eliminando o riducendo drasticamente la necessità di dotarsi di hardware specializzato

CPU e RAM per quanto riguarda l’hardware, tutto il resto software-defined: una visione futuribile dei sistemi informativi, in particolare del data center, che presto potrebbe diventare realtà. È, in estrema sintesi, la vision di VMware emersa al VMware vForum 2014, la kermesse organizzata dal vendor nel mese di giugno che ha toccato Milano e Roma. “Questo significa soprattutto dare spazio a nuovi paradigmi e nuovi attori puntualizza Alberto Bullani, Regional Manager di VMware per l’Italia. Basta guardare al recente passato: la virtualizzazione dei server che, vale la pena ricordarlo, permette di astrarre le componenti hardware, cioè fisiche, del server rendendole disponibili al software sotto forma di risorsa virtuale, ha modificato profondamente lo scenario di questo mercato, creando nuove opportunità per tutti coloro che ne hanno compreso per tempo il valore e le potenzialità. Siamo convinti che avverrà lo stesso con la virtualizzazione delle altre componenti infrastrutturali, storage, rete (switching, routing, ecc), firewall, load balancer, desktop, sicurezza: si apriranno nuovi scenari che consentiranno di ottimizzare e razionalizzare le architetture IT, incrementandone flessibilità, performance e sicurezza e riducendone nel contempo i costi, grazie anche a nuovi modelli di fruizione dell’IT basati sul cloud. Un cambiamento che non deve far paura, perché chi saprà governarlo potrà assicurarsi un significativo vantaggio competitivo”.


Guidare il cambiamento
Sicuramente ci vorrà tempo prima che le aziende si persuadano a cambiare modello, rinunciando alle soluzioni hardware su cui hanno fatto grossi investimenti, ma il futuro, secondo VMware, è sicuramente nella Software-Defined Enterprise, ed è in questa direzione che si stanno concentrando gli investimenti della società, come si è potuto toccare con mano nel corso dell’evento, dove i grandi temi del Software-Defined Data Center, dell’hybrid cloud e della mobility sono stati protagonisti di presentazioni, demo, showcase e incontri di approfondimento. L’agenda della giornata ha fornito a tutti i partecipanti clienti, partner e opinion leader spunti e idee per affrontare al meglio le sfide di un futuro in cui sarà fondamentale, per qualunque organizzazione pubblica e privata, essere in grado di reagire ai cambiamenti in tempo reale e, per farlo, utilizzare al meglio una mole di dati in crescita esponenziale.


Colmare il gap tra IT e business
Non c’è dubbio che il driver in grado di guidare questo cambiamento sia rappresentato dall’IT, ma non sempre teoria e pratica vanno di pari passo. Secondo una recente ricerca realizzata da Vanson Bourne per conto di VMware, infatti, in Italia il 62% dei decisori IT intervistati ritiene che esista un ritardo tra le aspettative del business e ciò che l’IT può effettivamente fornire, una percentuale leggermente inferiore alla media dell’area Emea (65%), un ritardo che viene quantificato in un tempo pari a 4-5 mesi. Le conseguenze sono diverse: riduzione del livello di innovazione, perdita di quote di mercato e rallentamento dei piani di sviluppo. Secondo la ricerca, questo divario si aggiunge alla già forte pressione che i responsabili IT stanno vivendo. In Italia, in particolare, il 74% degli intervistati percepisce la pressione da parte del CEO, del CTO o della direzione generale per una modernizzazione dell’IT nei prossimi 12 mesi, rispetto ad esempio al 55% della Germania, che esprime il valore più basso. Nel nostro Paese all’IT viene richiesto soprattutto di ridurre i costi dell’infrastruttura, spostare più componenti sul cloud e migliorare la mobilità delle risorse, nei tempi più brevi possibili. Esigenze complesse, che le architetture tradizionali non sono più in grado di soddisfare.


La risposta è nella virtualizzazione
“Oggi si può rilasciare in pochi minuti una nuova componente elaborativa ribadisce Bullani ma gli altri elementi, ad esempio la rete, richiedono ancora settimane per poter arrivare a una riconfigurazione, anche per via dei workflow di approvazione in gioco. La nostra idea è di portare questo processo, come altri, ad esempio quelli legati allo storage, a pochi minuti creando un livello di separazione tra l’infrastruttura fisica e tutto quanto poggia su di essa, ossia l’intelligenza. In altre parole l’idea è quella di spostare l’intelligenza a livello software, come è avvenuto per i server, eliminando o riducendo drasticamente la necessità di dotarsi di hardware specializzato”.


Dalle parole ai fatti: lo storage
VMware naturalmente non si limita a enunciazioni di principio ma traduce le sue idee in soluzioni concrete. Lo testimonia, ad esempio, il lancio di VMware Virtual SAN, la prima soluzione per il Software-Defined Storage annunciata nel mese di marzo. Basato su tecnologia VMware vSphere, la soluzione astrae da server x86 e mette in pool dischi interni magnetici e dischi SSD, per dare vita a uno storage condiviso per macchine virtuali ad alte prestazioni e resiliente. Secondo benchmark realizzati internamente, VMware Virtual SAN raggiunge fino a 2 milioni di Iops (input/output al secondo) su un cluster a 32 nodi e 640.000 Iops per un workload su un cluster a 32 nodi. La soluzione semplifica il provisioning dello storage, riduce il TCO e fornisce l’affidabilità e la stabilità di un sistema storage di classe enterprise altamente resiliente evitando la perdita di dati in caso di qualsiasi problema all’hardware. In altri termini, dà vita a un modello operativo fondamentalmente più agile ed è adatto per numerosi utilizzi in ambienti virtuali, dalla virtual desktop infrastructure (VDI) al test e sviluppo sino ad arrivare al disaster recovery.
“VMware Virtual SAN è una soluzione ottimizzata per ambienti virtuali che porta nella gestione dello storage un nuovo approccio incentrato sull’applicazione commenta Bullani. Gli utenti che conoscono VMware vSphere possono contare sulla familiarità che hanno già con la tecnologia di virtualizzazione per capirne rapidamente il funzionamento e ritrovare lo stesso approccio”.


Il networking
Anche il mercato del data center networking si sta trasformando con nuove architetture, nuove tecnologie e fornitori che offrono soluzioni ad hoc per rispondere alla crescente richiesta di migliorare e semplificare le attività di networking. Lo scopo è quello di allineare le reti agli obiettivi di business, grazie alla capacità di adattarsi ai nuovi flussi dei dati. Secondo Gartner, che ha inserito VMware fra i Visionari nel suo ‘Magic Quadrant for Data Center Networking’, “il disaccoppiamento di hardware e software rappresenta il potenziale per un miglioramento nel modo in cui le reti sono progettate, implementate, gestite e sviluppate. La portata dell’innovazione a lungo termine che potrebbe emergere con un mercato basato sul Software-Defined Networking è rivoluzionaria rispetto al modello attuale incentrato sull’hardware”.
“Siamo convinti che essere l’unico fornitore software inserito in questo report sia la prova che il mondo sta cambiando per sempre sottolinea Bullani. Anche in questo caso il nostro approccio si basa sul disaccoppiamento del software di rete dall’hardware per andare verso un nuovo Software-Defined Data Center”.
La piattaforma di virtualizzazione di rete di VMware, VMware NSX, consente anche in questo caso di eliminare la rigidità, il costo e la complessità di un approccio tradizionale al networking basato su hardware.
VMware NSX è costruito su una architettura distribuita in cui i servizi di rete sono integrati con il cuore dell’hypervisor e offre l’intero modello di rete e sicurezza (dal layer 2 al layer 7) come software. Le reti virtuali VMware NSX, inoltre, supportano le applicazioni esistenti, invariate, su qualsiasi infrastruttura di rete fisica.


Il cloud
Quando si parla di efficientare l’IT non si può prescindere dal cloud. Utilizzando come base la virtualizzazione di VMware vSphere, VMware mette a disposizione due opzioni per trasformare il data center in un ambiente cloud dinamico. È possibile creare un’infrastruttura cloud privata con VMware vCloud Suite oppure utilizzare un servizio di cloud pubblico o ibrido con VMware vCloud Hybrid Service. Entrambe le soluzioni sono state sviluppate sulla stessa architettura che estende i vantaggi operativi ed economici della virtualizzazione del server a tutti gli elementi dell’infrastruttura del data center (elaborazione, rete, sicurezza, storage e gestione). Insieme, è possibile disporre di una piattaforma di cloud ibrido che assicura l’agilità e la praticità del cloud pubblico con la libertà e la sicurezza di eseguire qualsiasi applicazione onsite, offsite o di entrambi i tipi. Da questo punto di vista l’ultima novità è rappresentata dal fatto che dall’inizio dell’anno il servizio VMware vCloud Hybrid Service è stato reso disponibile anche nel data center VMware ubicato a Slough, in Gran Bretagna, per consentire di allocare i dati anche in Europa, in linea con le esigenze di compliance e sovranità dei dati dettati dai legislatori europei, tra i più severi in materia. L’espansione del servizio in Gran Bretagna dimostra l’impegno di VMware nel fornire ai propri clienti una infrastrucutre-as-a-service (IaaS) ibrida a livello internazionale e segna l’inizio di un piano di sviluppo del servizio VMware vCloud Hybrid Service in Europa.
vCloud Hybrid Service rappresenta, tra l’altro, una grande opportunità di business anche per il canale, come ribadisce Bullani: “i rivenditori hanno la possibilità di differenziare il servizio in base alle richieste dei loro clienti, offrendo capacità di cloud ibrido e strumenti di management aggiuntivi, insieme alla consulenza. In tutta Europa, Italia inclusa, la domanda di cloud è in forte crescita, e VMware è in grado di offrire il meglio sia del private che del public cloud: l’economicità e l’agilità di un cloud pubblico pienamente compatibile con l’infrastruttura esistente, le applicazioni, i tool di gestione, la rete e i requisiti di sicurezza del cliente. Come risultato, vCloud Hybrid Service risolve questioni chiave del business delle aziende, consentendo loro di estendere il proprio data center fino al cloud, integrando cloud privato e pubblico per crearne uno realmente ibrido”.


La mobility
Un ulteriore trend che sta cambiando il modus operandi delle aziende è rappresentato dalla mobility, e anche in questo caso VMware intende essere protagonista, come testimonia l’acquisizione di AirWatch, uno dei maggiori fornitori di soluzioni per l’enterprise mobile management e la mobility. L’offerta di AirWatch andrà ad aggiungersi alle soluzioni di VMware, facendo crescere la divisione End User Computing e creando un più ampio e completo portafoglio di soluzioni per il mobile. “Con questa acquisizione aggiungiamo un ulteriore tassello di primaria importanza al nostro portafoglio, per fornire al mercato la possibilità di far esprimere alla mobility tutte le sue potenzialità, senza compromettere produttività e sicurezza”, conclude Bullani.

 

 


 

 

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