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27/09/2016

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di Michele Ciceri

Il valore aggiunto della rivoluzione Led

Con l’illuminazione si può migliorare l’esperienza del cliente, rafforzare il brand e aumentare le vendite. In effetti la tecnologia a led offre queste opportunità, a patto di non considerare il relamping un semplice cambio di lampadine.

Le lampade a led consumano meno corrente, quindi fanno risparmiare sulla bolletta elettrica. E poi le lampade a led durano più a lungo rispetto alle normali lampade a scarica, quindi si risparmia anche sulla sostituzione di fine vita. Guai però a chiudere qui il ragionamento e non considerare il relampig led per quello che è realmente: un capitolo in un discorso più ampio che abbraccia il complesso dell’efficienza energetica. Per intenderci: se in un’azienda l’illuminazione rappresenta il 10 per cento del consumo complessivo di elettricità, un risparmio del 50% ottenuto grazie alle lampade led incide poco sulla spesa energetica complessiva e i vertici aziendali potrebbero dimostrarsi abbastanza freddi nel valutare l’investimento. Meglio allora puntare su altre voci più energivore. Il discorso cambia se al relamping sono associabili altri vantaggi per così dire ‘aggiuntivi’ rispetto al solo risparmio energetico, come per esempio una reale maggior durata dei corpi illuminanti, un miglioramento del comfort che si ripercuote positivamente sulle prestazioni aziendali e un servizio di indoor positioning utilizzato per ottimizzare le vendite.

Lampade led e indoor positioning
L’argomento è particolarmente interessante perché mette in relazione le tecnologie per l’illuminazione con l’Information Technology da un punto di vista nuovo rispetto alla domotica e ai sistemi di automazione per l’efficientamento energetico degli edifici. Prendiamo per esempio un ipermercato: in un ambiente di questo tipo il passaggio a un’illuminazione a tecnologia led può incidere parecchio sulla spesa energetica ma contemporaneamente abilitare un sistema di indoor positioning – nient’altro che un Gps utilizzato in un ambiente chiuso – che utilizza la luce per trasmettere agli smartphone dei clienti un segnale di localizzazione in grado di supportare una vasta gamma di servizi mirati a rendere lo shopping un’esperienza molto più interattiva, personalizzata e divertente. Si risparmia energia elettrica e si migliora la customer experience. Questo sì che rende i led interessanti per un amministratore delegato. Vedere per credere. Nel punto vendita Carrefour di Lille, in Francia, hanno recentemente ristrutturato l’edificio prevedendo 2,5 chilometri di led Philips ad alta efficienza e un sistema di localizzazione che consente a un’applicazione di fornire servizi basati sulla posizione. I primi risultati sono molto incoraggianti: il sistema da una parte aiuta i clienti a trovare le promozioni preferite e a rilevare tutte quelle esistenti all’interno dei 7.800 metri quadrati di superficie commerciale, dall’altro l’illuminazione led ridurrà del 50% il consumo totale di energia utilizzata per illuminare l’ipermercato. Quanto tutto questo sia interessante lo conferma uno studio GSMA (Market Report 2015 ‘The Mobile Economy’) secondo il quale in Europa Occidentale e in Nord America la diffusione degli smartphone dovrebbe superare il 79% entro il 2017. L’influenza dei dispositivi mobili sulle decisioni di acquisto degli acquirenti in store è inoltre in aumento, al punto che il 68% degli acquirenti oggi conferma di utilizzare lo smartphone per cercare, acquistare o trovare informazioni sui prodotti per la spesa. Secondo lo studio, le tecnologie che permettono di individuare la promozione più vicina, e che forniscono informazioni personalizzate sui clienti presso il punto di vendita, è in continuo aumento e attualmente il 56% dei supermercati negli Stati Uniti è in attesa di implementare questa tecnologia entro il prossimo anno. In fondo non c’è niente di complesso, a parte la tecnologia led contenuta nelle lampade. Nel caso specifico di Lille, il sistema di indoor positioning comprende tre elementi: un impianto di illuminazione led comprendente 800 apparecchi lineari, un database di posizioni basato sul cloud e un kit di sviluppo software su cui i clienti possono costruire la loro piattaforma di interazione mobile. La tecnologia Visible Light Communication brevettata Philips consente di trasmettere un unico codice attraverso la luce, impercettibile all’occhio umano, ma facilmente rilevabile con la fotocamera di uno smartphone senza la necessità di ulteriori accessori.

La rivoluzione del XXI secolo
La lampada a led (light emitting diode) è stata definita la rivoluzione del XXI secolo ed è valsa il premio Nobel 2014 per la fisica ai suoi tre inventori giapponesi: Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura. Le intuizioni dei tre scienziati hanno portato all’invenzione dei led a luce blu, che ha innovato quelli già esistenti a luce rossa e verde permettendo di creare lampadine a luce bianca a basso consumo energetico. Negli anni successivi all’invenzione, la tecnologia dei led si è ulteriormente evoluta abilitando la produzione di sistemi di illuminazione a luce bianca ancora più efficienti, dal punto di vista energetico e della quantità di luce emessa. Poiché un quarto circa di tutto il consumo energetico al mondo è dovuto all’illuminazione, i led impattano anche sulla produzione energetica sull’equilibrio ambientale del pianeta: si stima che nel 2020 potremo rinunciare a 60 centrali nucleari grazie al risparmio energetico generato dalla tecnologia led. A parità di prestazione luminosa, una lampada a led consuma molto meno rispetto a una ‘tradizionale’ e dura circa 25.000 ore, contro le 10.000 ore delle lampade a fluorescenza e le 2.000 ore delle lampade alogene (valori medi ovviamente). Altri punti a favore dei led sono la migliore resistenza agli urti e il fatto che il bulbo lampadina non scalda, nonostante emetta luce bianca calda esattamente come luce bianca fredda (a scelta). Il rovescio della medaglia è che le lampade a led costano di più rispetto alle altre, anche se i prezzi si stanno abbassando in linea con l’aumento delle produzioni e l’affinamento della tecnologia. Attualmente i led sono ancora nella fase di commercializzazione iniziale in avvicinamento alla fase della maturità, dove invece si trovano da lungo tempo sia le lampade alogene sia quelle a fluorescenza. Nel prossimo futuro è probabile che i prezzi medi diminuiscano ancora risentendo di una maggiore concorrenza tra produttori e distributori, palesando però anche le differenze costruttive a conferma del fatto che, pur se accomunate dalla stessa tecnologia, le lampadine led non sono tutte uguali.

Pay-back e opportunità
In relazione ai tempi di pay-back calcolati dal Politecnico di Milano nell’Energy Efficiency Report, un relamping led è mediamente conveniente anche in assenza di incentivi quando l’oggetto dell’intervento è un edificio industriale. A maggior ragione se si tratta di una sostituzione ‘forzata’ dall’obsolescenza dei sistemi esistenti e non di una sostituzione ‘volontaria’ finalizzata al contenimento della spesa energetica. Negli edifici del terziario pubblici e privati, la convenienza è alta negli ospedali e nella Gdo, negli hotel e nelle banche. Non c’è invece convenienza a intervenire sull’illuminazione degli edifici scolastici, dove la priorità dell’efficienza energetica è data dagli aspetti termici. Attenti però a non farsi incantare. La pubblicità massiccia che si sta facendo ai led rischia di far sembrare il relamping una sorta di panacea miracolosa, mentre a volte è un brodino che non cambia la situazione, per giunta costoso. Solo partendo da un audit energetico ben fatto si possono individuare le linee d’azione e mirare gli investimenti in maniera corretta. Senza farsi illusioni o pensare che per fare efficienza energetica in azienda basti cambiare le lampadine. Lo stesso relamping non è un semplice cambio di lampade, quanto piuttosto l’adozione di una nuova modalità di utilizzo dell’energia che si porta dietro opportunità tecnologiche e vantaggi pratici, tra cui un sostanzioso risparmio energetico. In effetti la convenienza di un investimento nell’illuminazione a led è massima quando l’intervento comprende aspetti che vanno oltre il contenimento della spesa elettrica. Nel caso di un ipermercato può trattarsi dell’integrazione con tecnologie per la navigazione in store che migliorano l’esperienza del cliente e aumentano le vendite, visto che la tecnologia lo consente, per un grande ufficio può essere il miglioramento del comfort visivo e di conseguenza della produttività, in altri casi semplicemente, si fa per dire, di un intervento estetico a beneficio dell’immagine e del clima aziendali.

Chi investe nell’illuminazione
Il settore industriale che investe di più nell’illuminazione è quello della grande distribuzione organizzata, che in Italia conta circa 11mila imprese per un fatturato di 72 miliardi di euro e una bolletta energetica complessiva stimabile in 5 miliardi di euro (dati 2015). Nella Gdo, considerati gli ultimi anni, gli interventi volti a efficientare l’illuminazione hanno attratto il 51% della spesa in efficienza energetica, nonostante l’impatto di questa voce sia ‘solo’ il 15% del bilancio energetico. Il 19% è stato investito per migliorare i sistemi di condizionamento, che impattano per il 20%, il 16,5% nei sistemi di refrigerazione (impatto 55%) e il 13,5% in forza motrice (impatto 10%). La differenza di cifre tra la voce illuminazione nell’impatto energetico (15%) e il volume degli investimenti attratti (51%) fa pensare che la Gdo abbia compreso l’esistenza di un valore aggiunto che va oltre la riduzione della bolletta. Un altro settore che investe molto nei sistemi per l’illuminazione è quello degli hotel, presente in Italia con 25mila strutture e un fatturato complessivo di 27,4 miliardi di euro. Qui l’illuminazione impatta per il 30% sul bilancio energetico e attrae il 44,2% degli investimenti in efficienza energetica. Il 41% della spesa in efficienza è destinato ai sistemi di condizionamento, l’11,5% alla forza motrice e il 3,3% alla ristorazione. Tra le aziende della manifattura, l’unico settore in cui l’illuminazione è esplicitata nel bilancio energetico in modo autonomo rispetto alla voce ‘servizi generali’ è quello alimentare: 12mila imprese in Italia e un fatturato di 14 miliardi di euro. L’impatto dell’illuminazione sulla bolletta è del 5% ma gli investimenti sono il 13,8% della spesa in efficienza.

Come si investe nell’illuminazione?
L’analisi del mercato italiano degli interventi volti a installare sistemi di illuminazione efficiente nel settore terziario-industriale evidenzia l’esistenza nella catena del valore di due canali intermediati e di un canale diretto. Il primo canale intermediato è costituito da un fornitore di tecnologie che si occupa appunto della fornitura delle soluzioni tecnologiche, da una ESCo nelle vesti di progettista e dal cliente finale. Il fornitore si occupa della sola fornitura delle soluzioni tecnologiche, il progettista invece può essere di due tipi: un progettista ‘puro’ che si occupa della sola progettazione dell’intervento, demandando le attività di installazione a imprese esterne o al cliente stesso (se possiede le risorse); oppure una ESCo che svolge le stesse attività del progettista puro, ma stipula un contratto basato sulla performance energetica, si occupa di finanziare l’intervento e lo gestisce nel tempo. Il cliente, in funzione del tipo di intermediazione scelta, finanzia o meno in proprio l’intervento. I driver che spingono progettista ed ESCo alla scelta del fornitore fanno riferimento al supporto durante le attività di progettazione e implementazione dell’intervento, alla qualità prestazionale delle tecnologie e alla garanzia estesa sull’affidabilità delle tecnologie. I driver che spingono il cliente alla scelta del progettista/ESCo fanno riferimento al supporto all’ottenimento degli incentivi dedicati, ai servizi di manutenzione, alla diagnostica dei sistemi esistenti e all’efficienza della progettazione. Per questa configurazione di filiera il volume di affari annuo medio è di circa 45 milioni di euro. Il secondo canale intermediato vede la presenza di un fornitore di tecnologie, di un grossista e del cliente. In questo caso il grossista, essenzialmente del settore materiale elettrico, funge da intermediario tra il fornitore delle tecnologie e il cliente. Il cliente si occupa generalmente sia del finanziamento dell’intervento sia della progettazione mentre può demandare l’installazione all’esterno. I driver che spingono il grossista alla scelta del fornitore fanno riferimento alla capacità di quest’ultimo di creare interesse verso le tecnologie presso il cliente attraverso un’elevata qualità prestazionale delle soluzioni e la possibilità di disporre di una gamma completa. I driver che spingono il cliente alla scelta del grossista fanno riferimento alla qualità prestazionale e alla garanzia estesa sull’affidabilità delle tecnologie. Questa configurazione di filiera è meno presente della precedente e ha un volume d’affari annuo medio di 10 milioni di euro. Il canale diretto, non intermediato, è fatto da un fornitore di tecnologie e da un cliente finale. Il primo fornisce la tecnologia e il seconda si occupa di tutto il resto: progettazione, realizzazione e generalmente anche del finanziamento dell’intervento. Qui i driver che spingono il cliente alla scelta del fornitore della soluzione fanno riferimento alla garanzia estesa sull’affidabilità dei componenti offerti, ai servizi di pronto intervento e manutenzione lungo tutto il ciclo di vita della soluzione e al supporto durante le attività di progettazione e implementazione dell’intervento. Per questa configurazione di filiera il volume d’affari medio è di circa 40 milioni di euro.

 
TAG: Energy

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