Eventi 2017 secondo semestre e 2018
Mercati Verticali
 

31/05/2017

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di Michele Ciceri

Usare le informazioni a un livello superiore

A questo serve l’IoT secondo la MCM di Piacenza, eccellenza europea nella produzione di macchine utensili complete di sistemi e software di automazione. I macchinari sono un serbatoio di dati e ora è possibile utilizzarli per fare di più.

 



Per l’amministratore delegato di MCM, Gian Luca Giovanelli, “l’Industry 4.0 non è solo tecnologia resa facilmente accessibile dal punto di vista economico, ma un vero e proprio passaggio culturale. Il suo valore aggiunto – sottolinea – risiede nell’adottare un approccio corretto, ovvero trasformare le percezioni di opportunità in azioni e iniziative concrete che abbiano come scopo l’aumento della competitività: meno fermi macchina, turni non presidiati, risparmi energetici, manutenzioni preventive e l’eliminazione delle operazioni a scarso valore aggiunto per gli operatori”. Partendo da questo abbiamo fatto a Gian Luca Giovanelli alcune domande.

Gian Luca GiovanelliLe tecnologie digitali sono il fattore abilitante all’industry 4.0?
In effetti è la digitalizzazione a fornire gli strumenti necessari per sfruttare i vantaggi del miglioramento organizzativo e il momento è particolarmente propizio: i cambiamenti del mercato hanno portato grandi incertezze nella pianificazione dell’utilizzo delle risorse, perché i lotti sono più piccoli, la vita prodotto è nettamente più breve rispetto a quella dell’impianto e la competitività delle aziende è sempre più basata sull’efficienza.

Prima le aziende delocalizzavano per rimanere competitive... 
Vero. Oggi invece non è più possibile compensare le perdite di marginalità con la delocalizzazione in Paesi con manodopera a basso costo, che stanno vedendo il tramonto della loro disponibilità: si deve produrre il più possibile vicino al mercato, ma a condizioni differenti. La possibilità d’impiego delle tecnologie abilitanti e la diffusa cultura informatica si pongono a supporto della Manifattura 4.0, ma poiché la sua applicazione ha uno sviluppo di molti anni e valenza in tutti i mercati, è necessario ragionare al di là delle contingenze dettate dall’iperammortamento, rendendo questa occasione un incentivo per ripensare alle proprie modalità produttive a lungo termine.

Ma che cos’è esattamente Industry 4.0? 
Industry 4.0 è convergenza di tecnologie dell’informazione con metodologie del controllo e della gestione. L’applicazione di tecnologie dell’informazione consente di avere macchine connesse, ma questo non è sufficiente per essere 4.0, perché si devono utilizzare dei protocolli standard e rendere disponibili le informazioni su piattaforme di rete – a diversi livelli fino al cloud – che sfruttano il web e le sue tecnologie nei due sensi: telemetria di dati verso i grandi contenitori sparsi sulla rete e un ecosistema di applicazioni software che sfruttano questi dati per renderne migliore l’utilizzo.

Qual è il ruolo dell’IoT?
Premesso che il nostro punto di vista è circoscritto al flusso di informazioni a livello operativo di officina, la nostra interpretazione è che, a dispetto di numerosi tentativi, l’uomo non può essere sostituito come decisore. Quindi lo sforzo deve andare nella direzione di rendere rilevante il valore aggiunto dell’operatore, soprattutto nell’attività che gli è esclusiva e cioè quella di decidere. Le tecnologie devono in qualche modo servire a raccogliere informazioni, se possibile setacciarle, e portarle comodamente all’uomo-operatore. Prendiamo un sistema cibernetico già dotato di sensori che indirizzano informazioni per il funzionamento automatico della macchina: perché non utilizzare queste informazioni anche a un livello superiore? Trattate con tecniche di big data, esse potrebbero servire anche a conoscere lo ‘stato di salute’ del macchinario e, con la supervisione dell’operatore, renderlo più efficiente nel tempo. Si può insomma passare da un utilizzo tattico delle informazioni che grazie ai sensori riceviamo dalle macchine a un utilizzo più allargato, aperto anche all’esterno. Questo crediamo debba essere lo scopo dell’IoT, però solo dopo aver ben capito il beneficio che se ne può avere.

Macchine o tecnologie abilitanti: cosa viene prima? 
Direi un terzo elemento, che è la capacità organizzativa dell’impresa di identificare le cose belle che si possono fare grazie alle tecnologie. A questo riguardo voglio citare un’iniziativa che anche noi stiamo cercando di promuovere e che si chiama ‘lighthouse’, ‘faro’, nata per raccogliere best practice in grado di generare una massa critica di consapevolezza. Il punto è che oggi si parla molto dell’aspetto fiscale legato al super e all’iperammortamento, ci si confonde sugli aspetti tecnologici che richiedono un alto grado di specializzazione, ma tutto attorno non c’è ancora una sufficiente massa di consapevolezza per capire cosa si potrebbe fare. Il decisore ha un punto di vista assolutamente appannato, non ha ancora sufficienti input per definire una strategia che  è fatta di elementi organizzativi e di opportunità più che di strumenti. Una volta capito che cosa si può fare non è poi così difficile mettere assieme le tecnologie... Sono gli strumenti di comprensione a mancare. 

Dal vostro punto di osservazione l’IoT è un tema conosciuto? 
Sì, impossibile affermare il contrario. Però sono tante stringhe di informazione di modesto spessore che il più delle volte non si ha la capacità di mettere assieme in modo organico. Tipico di una comunicazione destrutturata: un conto è leggere un libro dove qualcuno ha fatto lo sforzo di mettere in fila le cose, un altro andare in internet e navigare nell’entropia dell’informazione.

Iperammortamento a parte, secondo voi gli utenti hanno contezza di altri vantaggi legati all’investimento nell’industria 4.0? 
Direi poco anzi niente. L’elemento stimolante è quello di tipo fiscale e anche arrivare al risparmio ottenibile con la maggiore efficienza non è sempre un passaggio mentale automatico, il che testimonia una certa rozzezza nell’approccio. Evidentemente dipende dalle facilità di comprensione: il beneficio fiscale si capisce bene, e comunque esistono dei mediatori culturali in grado di spiegarlo bene, commercialista in primis; con le tecnologie invece è molto più difficile individuare delle figure in grado di svolgere un’attività maieutica. Chiaro che se si cerca un consulente lo si trova, ma a sua volta il consulente tenderà a conoscere bene lo strumento e la tecnologia più che avere una visione completa dei vantaggi.

Nelle vostre fabbriche avete già implementato le tecnologie abilitanti del Piano Industria 4.0? 
Diciamo che in generale abbiamo diversi piani di investimento finalizzati a rendere l’informazione più facilmente disponibile a tutti coloro che ne hanno bisogno. L’obiettivo per noi è mettere l’operatore nella condizione di prendere decisioni, non solo in quella di potersi procurare l’informazione.

Cos’è dunque l’Industry 4.0 per la vostra azienda? 
MCM si pone ai due lati del sistema, quello della generazione di informazioni e quello delle applicazioni software: le macchine MCM hanno già intrinseca la possibilità di essere connesse a una piattaforma di manufacturing attraverso il jNODE, un ponte di comunicazione tra la macchina e il cloud, all’interno del quale è installato il software di supervisione jFMX. jFMX genera, registra e gestisce i dati provenienti dall’impianto e fornisce una serie di applicazioni software per elaborare, aggregare e trasformare i dati in informazioni ad alto valore aggiunto per il cliente.

Insomma avete creato un gateway e un software per Industry 4.0...
jNODE è un gateway verso le piattaforme di Internet of Things, attraverso cui MCM abilita la pubblicazione di contenuti informativi prelevati dalle macchine verso le piattaforme IoT, attraverso protocolli standard. Il flusso di dati provenienti da una serie di dispositivi sensorizzati dev’essere organizzato per farli diventare informazioni significative ed elaborabili in una modalità finalizzata alla generazione di servizi. Trent’anni fa MCM, attraverso la sua divisione informatica MCE, ha iniziato a lavorare in questa direzione, progettando software per le macchine e costruendo una serie di livelli di astrazione che parte dai sensori e dagli attuatori, li struttura in dispositivi – cambi utensili, mandrini, cambi pallet, navette, posti operatore – che si aggregano in unità – la macchina utensile, le stazioni di carico/scarico, i sistemi di trasporto – e che poi vengono organizzati in work areas o celle multi-pallet controllate da un jNODE all’interno di officine integrabili.
Il grande valore aggiunto delle macchine MCM, tuttavia, è rappresentato dal software di supervisione che gira all’interno del jNODE, ovvero il jFMX, installato sui suoi impianti a partire dal 1985. Il supervisore jFMX consente la gestione completa di un sistema di produzione flessibile: esegue la produzione, coordina l’automazione, gestisce i pallet, le operazioni carico/scarico pezzi, gestisce gli utensili e ne monitora lo stato di utilizzo, gestisce i programmi, calcola la lavorabilità e formula report di efficienza. MCM fornisce anche un pacchetto servizi applicativi di Livello 2, divisi in machining, monitoring, planning, production, quality and maintenance, che incanalano, elaborano e aggregano ad altre informazioni i dati provenienti dalle macchine per ricavare indici di prestazione, come l’indice di saturazione delle macchine, i rendimenti operativi o la overall efficiency.

Chì è MCM - Machining Centers Manufacturing
MCM ha sede a Vigolzone, ai piedi delle colline piacentine, ed è una delle più avanzate aziende europee nel settore
dell’automazione per l’industria: progetta, costruisce e installa celle di lavoro e sistemi flessibili di produzione ad altissima precisione e velocità. Fondata nel 1978, l’azienda è stata un precursore nello sviluppo della fabbrica automatizzata e la produzione è incentrata su una gamma completa di centri di lavoro ad asse orizzontale di altissima qualità: FMC, celle flessibili di produzione, e FMS, sistemi flessibili di produzione. Una serie di moduli standard d’automazione completa le possibilità di configurare i diversi impianti secondo le necessità del cliente. MCM progetta e costruisce, inoltre, la propria gamma di elettromandrini, cambi utensile e tavole girevoli.
Oltre a produrre la macchina, MCM sviluppa l’automazione e tutti i sottogruppi assieme alla realizzazione di attrezzature, utensili, programmi di lavorazione e software di gestione dell’intero ciclo produttivo dei pezzi effettuati. Il mercato è nei settori aeronautico, automobilistico, energia, ma anche in piccole e medie aziende meccaniche in Italia e in tutto il mondo.

 

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