Estate 2020
Case History & Inchieste
 

01/10/2014

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Un nuovo rapporto con il privato per creare valore per i cittadini

Oggi Lombardia Informatica si connota come aggregatore di servizi Ict, e per rafforzare il ruolo di guida della Digital Business Strategy di Regione Lombardia ha messo in atto una strategia di apertura a tutto campo. Ce la racconta Davide Rovera, Presidente della società.

Guida una società di 500 persone, ma con molto entusiasmo e ambizione vuole portare questa realtà a diventare l’operatore centrale di riferimento per le realtà locali pubbliche attive nel territorio della Regione Lombardia. In questa intervista Davide Rovera, Presidente di Lombardia Informatica da poco più di un anno, chiama a cogliere questa sfida tutti gli operatori Ict di mercato, comprese le piccole e medie imprese, in una logica di apertura che configura un nuovo rapporto tra pubblico e privato.

Chi è oggi Lombardia Informatica e qual è la sua missione?
Lombardia Informatica rappresenta un modello innovativo di azienda pubblica, la cui mission consiste nel migliorare i servizi e incrementare la produttività del Sistema Regionale, attraverso l’utilizzo dell’Ict, per migliorare la qualità della vita dei cittadini e la competitività delle imprese lombarde. Svolgiamo un ruolo di ‘cerniera’ tra la domanda della Pubblica Amministrazione, l’offerta del mercato e i soggetti che usufruiscono dei servizi della Regione Lombardia. La nostra azione si configura come aggregatore di servizi Ict presenti nel mercato per ottenere nel minor tempo possibile, con la qualità migliore possibile e con costi allineati al mercato servizi Ict per la Regione e il sistema regionale.

In passato ci sono state diverse polemiche sul ruolo delle società in-house regionali. Qual è la situazione odierna?
Dopo la famosa sentenza N. 26283 della Cassazione a Sezioni Riunite dello scorso 25 novembre 2013, tutte le società in house in generale, e quindi anche noi, assumono il ruolo di aziende pubbliche. Siamo quindi soggetti al controllo da parte della Corte dei Conti e di conseguenza anche alle responsabilità per danno erariale da parte
dell’amministrazione. Il panorama si è positivamente modificato rispetto a una situazione precedente in cui non era del tutto chiaro il quadro di regole in cui si muovevano le società in-house. Lavoriamo esclusivamente con Regione Lombardia che ci affida diverse attività attraverso oltre 300 incarichi che definiscono con precisione i compiti che ci vengono assegnati. Quasi sempre cerchiamo di svolgere un ruolo propositivo, portando nuove idee e delle innovazioni e un mio obiettivo è quello di fare di Lombardia Informatica sempre più la vera e propria guida della Digital Business Strategy di Regione Lombardia. Nei casi in cui svolgiamo però unicamente un ruolo di esecutori operativi cerchiamo comunque di essere innovativi portando avanti una logica di apertura a tutto
campo. Stiamo intervenendo in ogni ambito per allargare il mercato dei fornitori, aprendoci sempre di più anche alla ricca realtà delle piccole e medie imprese Ict, per attingere idee fresche, nuova linfa e conoscere nuove realtà. 

Come concretamente state portando avanti questo obiettivo?
Stiamo rinnovando nel profondo il processo di approvvigionamento partendo proprio dall’inizio ovvero dai bandi di gara, e così facendo vogliamo anche superare quei pregiudizi piuttosto radicati che molti soggetti privati possono ancora avere rispetto alle gare indette da un operatore della Pubblica Amministrazione. Grazie al mandato politico che viene direttamente dal presidente della regione Roberto Maroni alla mia azione oggi, a circa un anno di distanza dal mio arrivo come presidente di Lombardia Informatica nel luglio del 2013, stiamo mettendo in atto nuove logiche più aperte e tra-
sparenti.

Faccia qualche esempio relativo a queste nuove logiche.
Lombardia Informatica ha impostato un nuovo approccio che caratterizzerà da oggi in poi tutti i bandi di gara  in corso di definizione per il rinnovo di attività assegnate in passato con gare che mano a mano andranno in scadenza. Nei prossimi mesi ne abbiamo diverse e molto significative anche dal punto di vista degli importi. Mi piace identificare con il nome ‘spacchettamento’ il  meccanismo da noi implementato. Si tratta di questo: l’oggetto della gara da rinnovare non sarà riproposto allo stesso modo, ma verrà invece sempre suddiviso in lotti e la regola introdotta cerca di ridurre la possibilità che ci siano dei “player” che monopolizzano il mercato. Grazie a questo approccio, abbiamo l’ambizione di
raggiungere l’obiettivo di dare più lavoro a più aziende e, soprattutto, cerchiamo di aprire il mercato a nuove realtà anche di piccola e media dimensione. Inoltre, stiamo verificando la possibilità di inserire una regola che richieda che i vincitori di un lotto svolgano in proprio, ovvero con personale interno, parte delle atti vità assegnate.
Questa è un’altra regola che porta chiarezza e trasparenza sul mercato oltre ad assicurare a Lombardia Informatica, e quindi alla Regione, di lavorare con gli interlocutori definiti dall’esito della gara e non con altri che subentrano magari dal giorno dopo. Desideriamo, da subito, essere consapevoli che le ‘chiavi di casa’ siano affidate ad aziende e professionisti noti sin da subito anche perché non sempre è possibile intervenire su di loro quando le gare ormai sono in corso. Anche per questo motivo stiamo introducendo, dove possibile a supporto dei processi operativi, software open source non dimenticando, ovviamente, che dobbiamo sottostare a rigidi criteri di protezione e tutela dei dati gestiti.


Le gare pubbliche sono viste come complicate, ma soprattutto lunghe soprattutto quando si passa dall’assegnazione all’esecutività vera e propria. Anche questi sono scogli che tengono lontano operatori nuovi e che chiudono il mercato ai ‘soliti noti’. Cosa intendete fare per eliminare questi ostacoli?
Stiamo cercando, ma vedo che lo sforzo è comune ad altri e anche il governo Renzi sta andando verso questa direzione, di superare il problema dovuto ai ricorsi che arrivano, ormai puntualmente, ogni volta che una gara viene assegnata. È diventata ormai consuetudine per chi perde fare ricorso, visto soprattutto il costo irrisorio che i giudici di solito assegnano a fine causa. Per chi perde una gara fare ricorso costa pochi migliaia di euro, per chi la vince, ma soprattutto per chi l’ha indetta, invece i tempi si dilatano anche per più di un anno e questo è un danno sicuramente molto più cnsistente, alla fine soprattutto per i cittadini. Vogliamo superare questa abitudine al proliferare dei  ricorsi. Da subito citeremo all’interno dei capitolati la normativa che prevede la sanzione per ricorso infondato o pretenzioso.
Visto che le nostre gare spesso hanno un valore trattano cifre di diverse decine di milioni di euro, questo indirizzo dovrebbe disincentivare i ricorsi che hanno poco fondamento, assicurando comunque la legittimità a sollevare l’obiezione di chi perde, nei casi in cui un operatore pensi realmente di aver subito un danno. 

Sta di fatto che una PMI che mai ha partecipato a una gara pubblica difficilmente oggi all’interno ha le competenze necessarie per rispondere a un bando di gara. 

Certo, ma alla base di questa considerazione propria di molte realtà che fanno questo ragionamento, c’è secondo noi, anche una scarsa conoscenza del processo che invece, una volta capito, si rivela molto meno complicato di quello che si credeva. Anche questa conoscenza parziale, se non del tutto erronea, è un ostacolo che intendiamo rimuovere al più presto, e devo dire che anche diverse associazioni datoriali condividono con noi l’obiettivo di superare le percezioni sbagliate che gli operatori possono avere sui procedimenti di gara. Siamo convinti che c’è un patrimonio, che noi non vediamo, in molte imprese Ict private che può dare valore a Lombardia Informatica e al mondo della Pubblica Amministrazione più in generale; e siamo anche convinti che molte imprese invece non sanno che ciò che hanno in casa ci può servire. Intendiamo realizzare quindi a breve degli incontri pubblici ad hoc invitando rappresentanti delle aziende del mondo Ict di piccole e medie dimensioni – li stiamo oggi organizzando con Conf-Commercio e Assintel – per spiegare loro le gare che faremo. Ne abbiamo diverse in scadenza in questo periodo anche molto importanti, ma anche banalmente per spiegare come si fa a partecipare, come si compilano i documenti e tutto quanto può servire per invogliare nuove realtà a partecipare. Come già detto dobbiamo aprirci e conoscere persone, esperienze e confrontarci con idee nuove. Questo vale a 360° e mi faccia aggiungere un altro esempio concreto di questa ricerca di apertura in tutte le direzioni. 

Prego.
Per la gara di assegnazione delle attività del call center che intendiamo cedere, per la prima volta nella storia di Lombardia Informatica, oltre a pubblicare il bando su due quotidiani nazionali, lo abbiamo fatto anche sul Financial Times: eventuali nuovi operatori esteri sono i benvenuti. Faccio notare che da tempo le gare pubbliche sono internazionali, ma se nessuno le divulga con gli strumenti adeguati, questa apertura rimane un pro-
posito scritto solo sulla carta. Per la gara sul call center ci rifaremo al modello già sperimentato con successo per quella che ha portato all’esternalizzazione dei servizi operativi Ict e la cessione di Lombardia Gestione, che ha innescato un importante processo di trasformazione che ci permette di andare nella direzione che abbiamo scelto. Quella come dicevo di connotarci sempre di più per un ruolo guida nella definizione, oltre che nell’abilitazione, della Digital Business Strategy della Regione Lombardia e di operare invece con molta efficienza come aggregatore dei servizi Ict presenti nel mercato.

Quali sono le tappe fondamentali di questo processo di trasformazione?
Per prima cosa abbiamo già iniziato dei percorsi di approfondimento con la Presidenza, il Segretariato Generale di regione Lombardia e i dirigenti degli assessorati per immaginare cosa chiederanno i cittadini a Regione Lombardia tra dieci anni e quindi cosa la Regione chiederà a noi. Le indicazioni che stiamo raccogliendo, attraverso un processo che abbiamo chiamato 40° Lab – i piani del nuovo palazzo della Regione sono 39 e 40° dà quindi l’idea del volare oltre, del futuro – saranno molto utili a configurare il nostro prossimo piano industriale. Pensiamo ci sia molto da fare per semplificare la vita ai cittadini che vivono in Lombardia e oggi siamo pronti a mettere a fattor comune il nostro Ict con quello confinato nelle diverse realtà come Aziende Ospedaliere, Asl, ma anche nei Comuni. Per arrivare ad obiettivi così ambiziosi abbiamo però fatto alcuni passi importanti che oggi ci permettono di guardare oltre.

Quali sono stati questi passi?
Prima di tutto la messa in produzione del nuovo Data Center, operativo da pochi mesi, che è stato realizzato perseguendo i principali requisiti progettuali compatibili alla classificazione Tier 4. Un elemento importante per una realtà come la nostra dove entrano in gioco volumi considerevoli. Insieme al sito per il Disaster Recovery, grazie al nuovo Data Center abbiamo oggi attivi: oltre 1.500 tra server fisici e virtuali, con un livello di virtualizzazione che supera il 70%; circa 20 Tb di Ram installata, oltre 300 apparati di rete e di sicurezza e un petabyte di dati attivi.
Il secondo fattore è proprio la cessione tramite gara di Lombardia Gestione che è stata rifocalizzata per operare su un’infrastruttura che vuole fare leva sul cloud computing per estendere l’utilizzo della nostra piattaforma a Enti regionali, e non solo, interessati alla fornitura di servizi infrastrutturali in modalità as a service. Un altro importante elemento è la gara sulla sicurezza informatica, che va ben oltre al nostro nuovo data center, e comprende tutti gli altri sistemi gestiti da noi, tutti gli altri sistemi della Regione non di nostra competenza, e che si allargherà in coerenza con la strategia che ho già citato. Credo che Lombardia Informatica sia ad oggi ancora l’unica delle società Ict in-house ad aver fatto una gara sul tema sicurezza informatica, una problematica che sento personalmente come fondamentale per assicurare in modo adeguato la strategia di crescita che vogliamo perseguire.

Quali sono gli obiettivi di questa strategia basata sul cloud?
Vogliamo mettere a fattor comune in Lombardia Informatica il più possibile gli strumenti che utilizziamo, e che magari anche altri utilizzano. Sappiamo di avere le competenze e le tecnologie necessarie per diventare un punto importante di aggregazione in molteplici ambiti. Per esempio sul fronte della definizione dei costi delle licenze software e delle relative manutenzioni, grazie a una massa critica più consistente dell’attuale possiamo avere più agio nella contrattazione con i fornitori, per poi trasferire i benefici ottenuti in modo trasparente a tutti gli operatori del sistema socio sanitario regionale attualmente collegati ed a coloro che decideranno di unirsi a noi. Il cloud è quell’elemento che abilita questa visione, ma immette anche una logica di profonda trasformazione nel soggetto che l’adotta, e sappiamo tutti come gli enti pubblici debbano essere stimolati a cambiare. Più dati si riescono a mettere a fattor comune con altri, oltre a eliminare le duplicazioni, più diamo corso all’obiettivo di migliorare concretamente i servizi al cittadino. Quante volte si è parlato del principio della condivisione dei dati da implementare per liberare il singolo dal dover presentare sempre le stesse informazioni ogni volta che si presenta a una diversa pubblica amministrazione. Molti sono stati gli annunci fatti nel passato in questo  senso, ma purtroppo nel concreto i modelli che si sono costruiti fino ad oggi non hanno del tutto raggiunto questo obiettivo. Abbiamo già iniziato a muovere i primi passi di questa volontà a mettere a fattor comune il più possibile risorse IT, prima di tutto guardando in casa di Regione Lombardia. Proprio da qualche settimana abbiamo preso in carico il Data Center del Consiglio Regionale, elemento che fino a ieri non era gestito da Lombardia Informatica che invece supporta principalmente la Giunta Regionale. Il passaggio è stato gestito grazie alla definizione di un Virtual Data Center che si appoggia alla nostra  piattaforma. Faccio notare: non abbiamo quindi virtualizzato singole macchine una dopo l’altra, ma un intero Data Center in un’operazione sola. L’obiettivo adesso è quello di riuscire a replicare questa esperienza con le Aziende Ospedaliere, e un domani anche con tutti gli altri. Abbiamo le tecnologie abilitanti 

necessarie già pronte per fare tutto questo.

Chi cercherete di coinvolgere in questa azione?
Sicuramente ci interessa replicare il modello in parallelo con le Aziende Sanitarie e successivamente, il mio sogno, condiviso dalla Presidenza e dall’Assessore al Bilancio, è quello di riuscire a lavorare con i comuni. Oggi stiamo lavorando alacremente con Regione Lombardia per condividere una proposta che superi i vincoli del nostro statuto. Il cloud per noi è quindi un importante fattore strategico che naturalmente deve offrire garanzie sotto diversi profili: ecco quindi il senso della gara sulla sicurezza voluta da Lombardia Informatica. La sicurezza è un elemento essenziale per la nostra strategia. Pensiamo solo alla criticità delle informazioni contenute nel Fascicolo Sanitario Elettronico di ogni cittadino. Il cloud quindi è per noi un’importante opportunità che affrontiamo con entusiasmo, ma senza  dimenticarci anche i minimi dettagli che contribuisconoa fornire con il cloud servizi efficienti, efficaci e soprattutto sicuri. Non ci possiamo permettere di sbagliare.

Quali saranno i benefici per il cittadino?

Stiamo cercando di portare tutte le informazioni gestite dal Sistema Informativo Socio Sanitario della Regione Lombardia accessibile via app da device mobili per prenotare, vedere il Fascicolo Sanitario Elettronico personale, e dare la possibilità di fare altre cose utili in modo ‘easy to use’. Questo è un progetto che diventerà operativo, con una prima fase sperimentale dedicata a Milano ed ad altri comuni selezionati, entro fine anno. Questo è già possibile su internet, ma ormai sappiamo tutti molto bene, viste le esperienze anche di altri, che i cittadini preferiscono la facilità e l’immediatezza delle app rispetto a modalità ormai da considerare come più ‘tradizionali’, come la consultazione da pc via web browser, e in questo senso ci aspettiamo una crescita dei volumi da gestire di non poco conto.

Sul fronte Big Data e Open Data cosa state facendo?
Siamo consapevoli del fatto di gestire una quantità di dati veramente grande che però non riusciamo a sfruttare al meglio, soprattutto per dare migliore servizi ai cittadini in condivisione con le altre realtà del territorio. Stiamo cercando di superare questa realtà con una serie di progetti. Uno di questi è legato all’Expo 2015 e il suo obiettivo è quello di fornire a chiunque arrivi a un aeroporto di Milano, oltre una nuova federazione di reti Wi-Fi free messa a disposizione da Regione Lombardia, un insieme di dati utili da subito disponibili su qualsiasi device mobile. Lo chiamiamo un servizio di ‘Realtà immediata’ che fornirà tutte le informazioni utili a spostamenti, al soggiorno e alle visite all’Expo e anche a quelle fuori dall’evento. Entrambe le cose, la disponibilità della rete Wi-Fi sul territorio e l’insieme di informazioni utili per il soggiorno, nascono dalla collaborazione di decine di entità, anche molto diverse: dalle Prefetture ai Comuni, a tutti quei soggetti che offrono servizi utili a questi visitatori-noleggio auto e di biciclette elettriche – e informazioni per esempio sui dati del traffico in autostrada o sulla disponibilità di treni per muoversi in Lombardia. Tutti questi dati verranno forniti da noi e li renderemo disponibili in real time, e si tratta di volumi considerevoli. La valenza ‘patrimoniale’ del dato di una struttura pubblica diventa sempre più utile quando questo viene condiviso con altri, mentre lo è meno se rimane confinato in casa nostra. In questo senso sposiamo la filosofia dell’Open Data: abbiamo pubblicato dal marzo 2012 oltre 500 Dataset che hanno registrato oltre 140.000 download e più di 800.000 visualizzazioni. Ma questo non basta e bisogna fare dei passi ulteriori.

Cosa intende?
Non basta agire perché i dati di un’entità pubblica siano il più possibile usufruibili dal privato, bisogna tenere sempre presente che oggi è necessario istruire il privato, guidarlo e abituarlo a utilizzare questi dati. Dobbiamo rendere i sistemi facili e fruibili da tutti, e non ci dimentichiamo anche di cercare di semplificare la vita ai cittadini. Stiamo per esempio studiando delle nuove soluzioni per tagliare le code agli sportelli per consentire al cittadino di vedere con una app la situazione in tempo reale dell’ufficio dove si sta recando. Il progetto è già partito come pilota presso la ASL di Varese, è stato definito il software, ma oggi siamo vincolati ai tempi delle procedure di gara.

Come vi rapportate con l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) che ha recentemente rinnovato i vertici?
Da sempre Lombardia Informatica affianca Regione Lombardia con le proprie competenze nella relazione con il livello centrale nelle sue varie articolazioni (Ministeri, AgID, e altri) e collabora attivamente alla definizione di alcuni obiettivi prioritari della Agenda Digitale Italiana. Persone qualificate di Lombardia Informatica hanno dato un contributo in vari tavoli tecnici alla stesura di diverse regole tecniche, per esempio in ambiti quali il Documento Digitale Unificato, il Fascicolo Sanitario Elettronico e la Ricetta. Lombardia Informatica ha partecipato anche attivamente al piano Regionale di Razionalizzazione dei data center richiesto da AgID mettendo a fattor comune per altre Pal regionali le proprie competenze e l’infrastruttura ospitata presso i nostri 2 data center. Lombardia Informatica riconosce il ruolo centrale di indirizzo di AgID per raggiungere a livello nazionale la razionalizzazione dei costi Ict in ottica Spending Review. A tal fine il nostro auspicio è che AgID sia in grado di esercitare tale ruolo, supportata anche da interventi di tipo legislativo.
Al di là dei progetti, quotidianamente Lombardia Informatica deve confrontarsi con la modalità, le tempistiche e la disponibilità dei dati che si vorrebbero utilizzare, e che sono gestiti da altre entità. Ogni giorno ci impegniamo a fondo per individuare gli interlocutori, capire se è possibile accedere direttamente, se ci sono altre strade. Tutti i soggetti pubblici sono ovviamente interessati all’Agenda Digitale, forse oggi serve da parte di tutti una spinta ulteriore verso la collaborazione.

Cosa state facendo invece sul fronte dell’Agenda Digitale Lombarda?
Regione Lombardia, prima in Italia, ha adottato a fine 2011 l’Agenda Digitale Lombarda 2012-2015 ed il 30 maggio di quest’anno ha approvato la nuova l’Agenda Digitale Lombarda 2014-2018, in stretta sinergia con la strategia regionale di specializzazione intelligente – smart specialisation strategy. Con l’Agenda Digitale Lombarda 2014-2018 Regione Lombardia vuole: massimizzare, per i cittadini, le imprese e la PA, i benefici economici e sociali derivanti dall’utilizzo delle tecnologie informatiche. Sviluppare la internet economy e dare così impulso alla crescita in uno dei settori a maggiore valore aggiunto dell’economia mondiale. Stimolare, a tutto campo, la creatività e operosità dei player privati e fare della Lombardia, ancora di più rispetto a oggi, il motore nazionale dell’innovazione. Infine, lanciare una nuova fase di progetti e di iniziative di innovazione e digitalizzazione in stretto raccordo con l’Agenda Digitale Europea e con il Piano
Nazionale delle Riforme (Pnr). A tutti questi impegni, aggiungo quello che sento particolarmente e a cui tengo: dare il pieno supporto nella massima informatizzazione dei Comuni. Il giorno che riusciremmo ad abbracciare molti comuni e a rispondere  rapidamente alle richieste dei cittadini avremo fatto un salto di qualità notevole rispetto alla situazione odierna, e le persone guarderanno alla politica anche con più fiducia di quella che hanno oggi. 

Che Lombardia Informatica vedremo tra tre anni?
Lombardia Informatica punterà sempre di più a potenziare il suo ruolo di aggregatore Ict in grado di riunire componenti tecnologiche, applicative e di servizi presenti sul mercato, offrendo servizi integrati ad alto valore aggiunto in ambito regionale, differenziati per classi di servizio e costi operativi. E inoltre, come già detto, a esercitare il ruolo guida nella Digital Business Strategy di Regione Lombardia. Sono però altresì convinto che oggi in Lombardia possiamo trovare tra le Start Up, così come tra le aziende più consolidate nel tempo che però non conosciamo, valanghe di soluzioni e di idee interessanti e intelligenti che oggi non riescono a trovare un interlocutore, e non riescono a essere raccontate. Lombardia Informatica in questo momento è la società giusta perché ha anche questo ruolo di ascolto. Quindi tra tre anni mi aspetto che la nostra strategia di apertura a tutto campo abbia portato nuovi operatori – e nuove idee – a lavorare con noi e a generare un valore importante per i cittadini della Regione Lombardia. 

 

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