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di Paola Cecco

In Unicredit l’ufficio del manager è multifunzionale

Nella strategia di progettazione dei nuovi uffici direzionali di UniCredit la postazione di lavoro diventa il luogo emblematico della condivisione. Ne parla Robel Woldetsion, real estate global projects di UniCredit Business Integrated Solutions che, partendo dall’esperienza consolidata dal Gruppo negli ultimi anni, spiega come cambiano le esigenze del top management per la gestione e fruibilità dello spazio ufficio, alla luce dell’evoluzione dell’organizzazione aziendale.

In che modo gli uffici direzionali sono espressione dell’organizzazione aziendale?
È senza dubbio cambiato l’approccio al lavoro. Oggi l’attenzione del manager è sempre più focalizzata al risultato, di conseguenza gli ambienti devono rispondere all’esigenza di svolgere in autonomia attività individuali o di collaborazione. In UniCredit, per esempio, gli spazi sono stati ripensati guardando soprattutto alle reali esigenze dei colleghi, che possono scegliere l’ambiente più adatto in cui lavorare, sempre supportati da una tecnologia all’avanguardia.
Nel 2008 UniCredit ha avviato un piano di razionalizzazione degli edifici direzionali con l’obiettivo di consolidare tutte le principali sedi europee, seguendo linee guida comuni quali lo spostamento verso zone più funzionali delle città, sostenibilità e nuovi standard di occupazione dello spazio. Conseguentemente sono stati ripensati tutti gli ambienti di lavoro. Il Gruppo è passato da un approccio classico con uffici singoli a un impianto nuovo in grado di rispondere alle effettive esigenze dei colleghi e del management. Il criterio guida per la progettazione degli spazi ufficio in UniCredit si basa oggi sullo Smart Working che in questa prima fase ha riguardato le sedi direzionali del Gruppo, con il coinvolgimento di oltre 2.700 persone su 5 siti, per arrivare a un totale di 23mila persone entro il 2018. In Italia l’iniziativa si è concretizzata nelle sedi di Milano (in via Livio Cambi e in fase pilota in UniCredit Tower), Torino e Bologna seguendo un approccio graduale: sono stati introdotti open space e spazi “specializzati” come, per esempio, sale riunioni grandi e piccole, phone booth per telefonate o video conferenze individuali oppure le cosiddette focus area chiuse e dotate di postazioni schermate per favorire silenzio e concentrazione, con una conseguente riduzione degli uffici singoli che a oggi rappresentano il 2% delle postazioni complessive.
Applicando i principi di sharing economy agli spazi di lavoro abbiamo trasformato la assegnazione esclusiva della scrivania in un accesso libero alle postazioni. In UniCredit Business Integrated Solutions, società globale di servizi di UniCredit, l’ufficio singolo in dotazione al top management ha perso di esclusività acquistando un nuovo significato e divenendo un vero e proprio “Office and Meet”, ossia un ambiente chiuso da utilizzare sia come ufficio sia, all’occorrenza, come sala riunioni. In questa accezione tutti i dipendenti possono avervi accesso in caso di assenza del manager, perché lo spazio è soggetto a una specifica policy per cui tutti gli oggetti personali e professionali come il pc portatile devono, a fine giornata, essere rimossi dalla scrivania.

Quali i criteri di scelta degli arredi e degli allestimenti utilizzati?
Tutte le soluzioni adottate sono orientate a rendere lo spazio multifunzionale. Gli “Office and Meet”, per esempio, sono ambienti molto luminosi, colorati, con un grande tavolo centrale dotato di una sedia ergonomica e una serie di sedute meeting. A disposizione abbiamo tecnologie e schermi per call e video conferenze.

Come descriverebbe l’ufficio direzionale del futuro?
L’integrazione sempre più spinta tra spazio fisico e spazio digitale porterà probabilmente a concepire in modo diverso gli spazi ufficio e i momenti di scambio e interazione. In UniCredit questa trasformazione è in parte già iniziata. Abbiamo infatti esteso i principi dello Smart Working alla città, dando la possibilità di lavorare un giorno a settimana dai cosiddetti Hub, spazi ufficio del Gruppo posizionati in zone strategiche della città, oppure, in alternativa, da casa. Tutto si lega sicuramente a un nuovo modo di approcciare il lavoro ma soprattutto è funzionale alla volontà di migliorare la qualità della vita delle persone.

 

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