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Hardware - Applicazioni
 

15/12/2017

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di Raffaela Citterio

Tutto un altro storage

Progettata per offrire performance, affidabilità e scalabilità senza compromessi, in Italia la soluzione sviluppata dalla società israeliana Infinidat continua a crescere con tassi a 3 digit trimestre su trimestre.

Infinidat

Il mercato dello storage è in cerca di innovazione perché ancora legato, fondamentalmente, a tecnologie che non riescono più a gestire in maniera adeguata i volumi di dati generati nella nuova era digitale da ambienti fisici e virtuali sempre più eterogenei. Partendo da questa considerazione Moshe Yanai, nome ben noto nel settore, ‘padre’ del progetto Symmetrix che ha portato EMC ai vertici del mercato dei sistemi storage di classe enterprise, fondatore in seguito della società XIV, acquisita nel 2007 da IBM, ha deciso, nel 2011, di lanciarsi in una nuova avventura, con l’obiettivo di progettare e realizzare ex-novo una piattaforma ibrida alternativa all’approccio All-flash. È nata così Infinidat, società con presenza mondiale e 500 dipendenti che oggi, dopo la terza ondata di finanziamenti ottenuta da Goldman Sachs nel settembre di quest’anno, è valutata 1,6 miliardi di dollari, un valore che le permette di pensare alla quotazione in Borsa, un traguardo che si pensa di raggiungere entro il 2018. “In genere - spiega Daniela Miranda, regional sales director South Europe della società, manager che vanta una lunga esperienza nel settore dello storage e che ha saputo portare al successo tecnologie innovative, incluso la soluzione XIV del portafoglio IBM - l’integrazione di diversi protocolli di storage in un unico sistema (SAN, NAS, iSCSI) - unitamente alla coesistenza di workload eterogenei - fanno decadere le prestazioni generali degli apparati. L’idea è stata quella di progettare da zero un nuovo sistema operativo che indirizzi tale problematica e che, scrivendo il dato in modo completamente diverso rispetto al passato, consenta l’utilizzo di hardware commodity garantendo le stesse prestazioni di unità basate completamente su dischi allo stato solido (SSD), la tecnologia su cui oggi stanno investendo tutti i principali player del settore”.

Per incrementare le prestazioni dello storage, infatti, storicamente si è puntato sull’evoluzione del supporto fisico: Infinidat ha deciso di cambiare le regole del gioco, partendo da un concetto di software defined che si basa su una architettura proprietaria c Daniela Miranda, regional sales director South Europe di Infinidat he ad oggi conta oltre 138 brevetti. Molti di questi vanno ad insistere sulla gestione della cache per mezzo di algoritmi predittivi, logiche di auto-completamento e meccanismi di intelligenza artificiale.

Daniela MirandaUn vero consolidamento
La sfida vinta da Infinidat è quella di consolidare in un’unica appliance, battezzata InfiniBox, funzionalità sino ad oggi distribuite su diversi sistemi. Tipicamente, infatti, in un data center troviamo sistemi All-flash per gestire i dati business critical, NAS per la gestione dei dati meno strategici, altri sistemi per gestire il mondo applicativo e virtualizzato (spesso con VMware)... “Oggi esistono due grosse tendenze in atto nel mercato dello storage - evidenzia Miranda. Quello dell’approccio All-flash, che mantiene ancora una proliferazione di unità, con tutti i costi correlati in termini di complessità tecnologiche, occupazione di spazio, consumo energetico ecc., e quello dell’iperconvergenza, che però è difficilmente adottabile da chi ha esigenze di livello enterprise. Infinidat ha deciso di proporre una piattaforma ibrida, che fa uso di tecnologie differenti - SSD e dischi rotativi - per raggiungere prestazioni e livelli di affidabilità estremamente elevati - parliamo del 99,99999%, i famosi 7 nove (cioè 3 secondi di indisponibilità all’anno) che erano quasi un’utopia - a fronte di costi assolutamente sostenibili. In altre parole performance e latenza All-flash con scalabilità multi-petabyte, garantendo nel contempo la compatibilità con l’ecosistema tecnologico e applicativo esistente (da VMware a Microsoft, da SAP alle Oracle Application, da OpenStack a VDI ecc.) a contorno dello storage”. Prestazioni elevate e massima affidabilità Il segreto risiede negli algoritmi brevettati sviluppati da Infinidat che permettono di far funzionare la DRAM, la cache e in modo contemporaneo e simultaneo 480 dischi, ottenendo performance globali superiori alle soluzioni All-flash.

Riccardo Facciotti“La nostra piattaforma, progettata per appoggiarsi su qualsiasi tecnologia hardware allo stato dell’arte, è stata sviluppata con logiche militari - assicura Riccardo Facciotti, tech sales director South Europe della società. Questo significa che non esiste un singolo point of failure, né a livello hardware né software, e che i nostri sistemi sono in grado di continuare a funzionare perfettamente anche in condizioni estreme. Tutti i modelli di InfiniBox integrano 3 controller Active-Active-Active per cui, nel momento in cui la controller ha qualche problema gli altri due prendono in gestione tutti i workload coinvolti, mantenendo inalterati i livelli prestazionali. Alcuni innovativi brevetti permettono alla soluzione Infinidat di poter ricostruire i dati da uno o più dischi rotti in pochissimi minuti con un utilizzo contemporaneo di tutte le meccaniche presenti nel box; tutte le soluzioni della concorrenza a fronte di uno scenario simile richiedono numerose ore per mettere in sicurezza i dati. È possibile installare un nostro sistema in mezzo a un deserto, senza personale tecnico di supporto, e ritrovarlo dopo 6 mesi con una controller rotta, una UPS non funzionante, 50 dischi inattivi, ma ancora perfettamente performante e soprattutto senza alcuna perdita di dati”. Il fulcro del sistema è rappresentato da un meccanismo di caching e di memorizzazione che lavora dividendo i dati in ‘chunk’ da 64 Kilobyte memorizzati ognuno su un disco diverso, in modo parallelo e concomitante, con in aggiunta 4 Kbyte di metadati riservati al CRC (cyclic redundancy check) e ad altri parametri contenenti informazioni sulla sequenza corretta. Il tutto gestito via software.
“Alcuni dei principali brevetti che detiene Infinidat riguardano proprio la gestione del caching - puntualizza Facciotti. Di fatto prevediamo tre livelli di storage: una Dram fino a 3 TB, una cache fino a 200 TB (con unità SSD destinate solo al reading e non al tiering), e capacità disco fino a 2,78 PB di dati non compressi. È proprio grazie a questi algoritmi, che continuiamo a perfezionare nei nostri laboratori di ricerca e sviluppo di Boston e Tel Aviv, che siamo in grado di garantire una latenza inferiore al millisecondo. Da analisi effettuate sugli oltre 2.000 Petabyte di storage installati in tutto il mondo, il valor medio di cache hit è del 95%”.

Donato CeccomanciniIl modello commerciale
Con i suoi sistemi, costruiti come si è detto in configurazione tripla-attiva, e otto cassettoni di dischi, ciascuno dei quali ne contiene 60 di dimensioni variabili da 3TB a 8TB, Infinidat sta suscitando un interesse crescente in tutte quelle realtà che operano sulla base di workload eterogenei, con trend di crescita importanti, e che richiedono grande flessibilità. Un interesse che si basa anche sul modello commerciale adottato. “Sappiamo che oggi le aziende devono fare sempre di più mantenendo inalterati (e se possibile diminuendo) i costi - commenta Donato Ceccomancini, sales manager Italy della società. Per questo abbiamo deciso di non richiedere, a chi decide di adottare la nostra piattaforma, gravosi investimenti up front. Di fatto il cliente pianifica la sua crescita, sia in termini di protocolli che di workload, per i 3 anni successivi, e gli viene consegnato il sistema con la capacità massima prevista (che può arrivare anche a 2,8 PB di spazio utile non compresso), ma - e questa è la novità - ogni trimestre gli verrà addebitato solo quanto utilizzato. Questo permette di pagare solo lo spazio necessario ‘al tempo 0’, potendo però attivare nuovo spazio in pochi minuti in base alle esigenze effettive del business, avendo a disposizione tutta la capacità della macchina. In pratica un vero modello di capacity-on-demand simile a quello dell’energia elettrica. Il sistema è già pronto a gestire qualsiasi tipo di workload, superando il concetto di tiering, e solo ogni fine trimestre si effettua la rendicontazione di quanto utilizzato. Un modello che segue il business dei clienti, senza forzare investimenti non necessari inizialmente, che si porta con sé, grazie all’architettura adottata e all’uso intelligente dei componenti, consumi estremamente ridotti, inferiori a 8 Kw per un box da oltre 5 PB. Questo consente tipicamente un ‘saving del TCO’ nell’ordine delle tre cifre nell’arco di tre anni, senza contare i risparmi dovuti all’estrema semplicità di gestione del sistema da parte degli utenti, dal momento che la complessità di gestione è automatizzata e demandata in back end agli innovativi algoritmi di machine learning”.
Ulteriore fattore differenziante è che tutte le licenze sono incluse nel prezzo – senza costo aggiuntivo anche per quelle in roadmap per i prossimi anni - nonché il supporto di manutenzione a assistenza tecnica 7x24x365, con tempi di risposta garantiti in 4 ore. In pratica un modello ibrido Capex/Opex che viene incontro alle esigenze di un numero crescente di organizzazioni, dai cloud provider, che devono rendere operativo un nuovo cliente e/o servizio nel più breve tempo possibile, alle industrie manifatturiere o alle società di telecomunicazioni, dalle pubbliche amministrazioni al retail fino alle banche, solo per citare alcuni dei segmenti di mercato più interessati alle soluzioni Infinidat.

Più di 2.000 PB venduti nel mondo
In poco più di tre anni, da quando, nel 2014, è stata lanciata ufficialmente sul mercato, Infinidat ha superato i 2.000 petabyte di dati gestiti a livello globale. Daniela Miranda ha avviato le attività in Italia l’anno successivo, coadiuvata da Riccardo Facciotti e, successivamente, da Donato Ceccomancini e un gruppo di Technical Advisor supportata inoltre dal distributore paneuropeo Tech Data e, ad oggi, da una dozzina di business partner qualificati, interessati e diversificarsi su un mercato in continua evoluzione. “Il mercato italiano si è dimostrato estremamente ricettivo - assicura Miranda. Ad oggi sono circa 30 i sistemi installati nel nostro Paese presso aziende del calibro, ad esempio, di Cedacri, e le organizzazioni che stanno dimostrando interesse sono molte di più. Di fatto in Italia stiamo crescendo con tassi a 3 digit trimestre su trimestre, consolidando rapidamente il nostro posizionamento. Nel 2016 siamo stati premiati come ‘Fast Growing Country’, quest’anno pensiamo di incrementare il fatturato di oltre il 70% rispetto all’anno precedente, e per il 2018 prevediamo di raddoppiare ulteriormente i ricavi e le risorse”. Numeri che hanno convinto l’azienda ad affidare a Daniela Miranda e Riccardo Facciotti anche la responsabilità dei Paesi del Sud Europa, che si stanno dimostrando altrettanto ricettivi. Anche gli analisti riconoscono il valore di Infinidat, visto che Gartner l’ha recentemente inserita, per il terzo anno consecutivo, tra i ‘Visionari’ nel suo Magic Quadrant for General Purpose Disk Arrays, e che anche IDC, in un suo recente White Paper, evidenzia come un’architettura di storage di nuova generazione come quella sviluppata da Infinidat può aiutare le organizzazioni a consolidare i loro ambienti e a ottenere forti miglioramenti in termini di performance, disponibilità, affidabilità, scalabilità e TCO.

Infinidat

Uno sguardo al futuro
La roadmap della società è ricca di novità che nascono anche, e soprattutto, dalle esigenze che esprimono i clienti, ascoltati sempre molto attentamente. Alcuni mesi fa, ad esempio, è stato organizzato un grande evento a Barcellona, ‘Infinidat Beyond’, a cui hanno partecipato i principali clienti europei, per capire quali erano i loro bisogni, e, su queste basi, indirizzare gli investimenti tecnologici per i prossimi anni. Tipicamente la società rilascia una/due major release all’anno. Questo mese arriverà quindi sul mercato la versione 4.0 che comprende, oltre a numerose ottimizzazioni, nuove funzionalità di replica sincrona e Quality of Service, sempre con un livello di affidabilità del 99,99999%, anch’esse approcciate in modo innovativo. Nel 2018 poi, verranno rilasciate funzionalità di replica active-active, tri-data center, cache scaling, data mobility e molto altro, che consentiranno di eliminare ulteriori layer di virtualizzazione presenti oggi nelle infrastrutture tradizionali, il tutto a costo zero per i clienti esistenti. La società non sottovaluta neppure un altro trend in forte crescita, che vede molte aziende spostare su cloud pubblici determinati applicativi. Per questo nei prossimi mesi sarà resa disponibile anche in Europa – e successivamente in Italia - una nuova soluzione che consentirà di collegare le piattaforme Infinidat con i principali cloud pubblici, anche in questo caso riducendo in maniera consistente i tempi di latenza, che ad oggi rappresentano un vero e proprio collo di bottiglia. Ma le ambizioni della società non si fermano qui: la società, infatti, vuole espandersi anche in aree limitrofe allo storage primario enterprise e ha da poco lanciato sul mercato una soluzione altamente innovativa di Backup Appliance caratterizzata da tutti i punti di forza che contraddistinguono InfiniBox: elevati livelli di performance, affidabilità, sicurezza e convenienza, unitamente a deduplica, VTL e funzionalità tipiche degli appliance di backup, con performance di backup e restore incredibili. “Per dimostrare le capacità della nostra tecnologia - conclude Miranda - la cosa migliore è testarla sul campo. Dobbiamo quasi sempre superare un certo scetticismo, perché la nostra soluzione stravolge completamente i paradigmi su cui si è basato il mondo dello storage per moltissimi anni e garantisce benefici talmente straordinari da essere quasi di difficile comprensione. Per questo costruiamo dei proof-of-concept mirati, basati sulle specifiche esigenze del singolo cliente. Una volta toccate con mano la validità e il valore che siamo in grado di offrire, però, cadono rapidamente tutte le barriere. Non solo. Nella maggior parte dei casi, dopo avere sperimentato la soluzione, trimestre dopo trimestre i clienti decidono di acquistare nuova capacità e nuovi sistemi, diffondendo a macchia d’olio Infinidat all’interno dell’organizzazione”.

 

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