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Mercati Verticali - Applicazioni
 

15/05/2018

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di Vincenzo Virgilio

La trasformazione digitale, dalle banche ai negozi

Un summit organizzato da Capgemini ha illustrato i cambiamenti che le tecnologie stanno introducendo nei diversi settori, con uno sguardo al futuro.

Capgemini X.0: Xtraordinary Xecutive Xchange Xperience

Gli investimenti in smart factory a livello globale porteranno nei prossimi 5 anni a un aumento del 27% dell’efficienza produttiva, pari a 500 miliardi di dollari, ed entro la fine del 2022 il 21% dei produttori prevede la trasformazione del proprio stabilimento in fabbrica intelligente. Sono alcuni dei dati emersi dallo ‘Smart Factories Report’ elaborato dal Digital Transformation Institute di Capgemini. La ricerca – che ha coinvolto oltre 1.000 dirigenti di grandi aziende manifatturiere di 8 Paesi – è stata presentata a Milano durante ‘Capgemini X.0: Xtraordinary Xecutive Xchange Xperience’, un summit sulle sfide della trasformazione digitale che ha riunito attorno al tema i rappresentanti di alcune maggiori aziende italiane 
dei settori retail, manifatturiero, bancario e assicurativo. “È importante vedere quello che le aziende di diversi ambiti stanno facendo – ha sottolineato Andrea Falleni, amministratore delegato di Capgemini Italia e Eastern Europe. Il fattore differenziante di una reale vision di trasformazione è correlare tre punti: customer experience, rivisitazione delle operation, nuovi modelli di business. Questo è il nostro obiettivo e siamo orgogliosi di trasferire nel futuro i nostri 50 anni di esperienza in tecnologie innovative”.

Impresa 4.0
Della trasformazione digitale, al momento, “abbiamo solo toccato la punta di un iceberg”. È quanto ha assicurato Bianca Granetto, research vice president di Gartner, evidenziando come “oggi la tecnologia sia una delle priorità di business degli amministratori delegati, viene riconosciuta come portatrice di valore strategico, che è dirompente e chiede modelli fiduciari nuovi”. Una presa di consapevolezza che sta investendo anche l’Italia, dove aumentano gli investimenti in tecnologia, anche sulla spinta del Piano Industria 4.0, “che nel 2018 è stato rinominato Impresa 4.0 volendo dare un significato più ampio”, ha spiegato Marco Taisch, professore del Politecnico di Milano e uno dei ‘registi’ del Piano di cui da poco “è stato firmato il decreto attuativo che rende operativo il beneficio fiscale per le imprese che investono in attività di formazione”. Perché al centro della trasformazione digitale ci devono essere le persone, il fulcro di questo “rinascimento digitale”, come lo ha definito Giulio Tremonti, presidente dell’Aspen Institute Italia: “Un cambiamento forte, che sta avvenendo in breve tempo”, che insieme a elementi positivi porta anche a degli squilibri e in cui “la nuova forma strategica della ricchezza, i dati, sono al momento fuori controllo”. 

Settori a confronto
Durante il summit è stato fatto il punto sulla trasformazione digitale in atto. Un processo che sta investendo anche le banche e le assicurazioni, dove – secondo il ‘World Retail Banking Report 2017’ elaborato da Capgemini ed Efma, che ha coinvolto oltre 126 alti dirigenti del settore – il 75,3% delle fintech e il 91,3% degli istituti di credito prevedono un futuro di collaborazione tra questi due attori caratterizzato, da un lato, da un nuovo approccio digitale alla customer experience e, dall’altro, dalla competenza in ambito normativo e l’esperienza nel risk management delle istituzioni tradizionali. Cambiamenti importanti che vengono registrati anche sul fronte assicurativo dove, degli oltre 8.000 clienti intervistati a livello mondiale per l’edizione 2017 del ‘World Insurance Report 2017’ di Capgemini, il 31,4% ha fruito dei servizi offerti da una insurtech evidenziandone il carattere innovativo e il buon rapporto qualità-prezzo. Nel complesso, tuttavia, i fruitori dei servizi non sono ancora pronti per una svolta tech, in quanto ritengono i provider tradizionali più affidabili. 

Il retail
Le tecnologie digitali hanno importanti effetti anche sul mondo retail. Dal report ‘Making the Digital Connection: Why Physical Retail Stores Need a Reboot’, pubblicato dal Digital Transformation Institute di Capgemini, che ha raccolto le voci di 6.000 consumatori e di 500 executive in 9 Paesi, emerge un crescente divario tra retailer e consumatori in merito all'importanza dei negozi fisici: mentre l'81% dei dirigenti d’azienda considera importante il punto vendita, solo il 45% dei consumatori finali condivide la stessa opinione, dichiarandosi deluso dalle esperienze di acquisto. Il 54% dei manager è convinto che i punti vendita reali impieghino troppo tempo nell’intraprendere un percorso di digitalizzazione. Per il 70% degli intervistati però il negozio offline ha ancora un grosso vantaggio: quello di poter provare e toccare con mano i prodotti prima di acquistarli. 

 

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