Eventi 2017 secondo semestre e 2018
Applicazioni
 

26/07/2017

Share    

di Paolo Morati

Trasformazione certificata

Il passaggio ai processi completamente digitali comporta l’adozione di strumenti e servizi allineati alle normative di riferimento, partendo dalla Pec e dalla firma digitale, per poi trattare tematiche più verticali e puntuali.

Danilo Cattaneo

Nell’ambito della trasformazione digitale delle aziende rientra anche l’applicazione delle tecnologie di nuova generazione a tutti quei processi tradizionalmente gestiti in modalità analogica, quindi fisica. I servizi che ricadono sotto il cosiddetto ‘digital trust’ si occupano appunto di offrire l’opportunità di eliminare tutta una serie di procedure cartacee (e non solo) dando valore legale e protezione ai documenti scambiati in forma digitale. “Nati come spin-off di Infocamere, da dieci anni ci occupiamo di digital trust, seguendo un percorso di evoluzione allineato a quello del mercato, a volte anche guidandolo”, spiega Danilo Cattaneo, Direttore Generale e Amministratore Delegato di InfoCert. “Di fatto, questi strumenti si sono diffusi inizialmente per via della necessità di essere conformi alle normative, ad esempio relativamente all’obbligo di possedere una casella Pec (posta elettronica certificata) oppure di firmare i bilanci digitalmente. Nel contempo è emersa anche l’opportunità di risparmiare sui costi e aumentare l’efficienza, grazie ai processi di dematerializzazione. Ecco che, lavorando a stretto contatto con i clienti, siamo stati in grado di individuare quali fossero i processi a cui applicare il cambiamento con profitto. Trovando il giusto compromesso tra sicurezza e semplicità d’uso e arrivando, con le nostre soluzioni e servizi, a un ritorno degli investimenti di 12 mesi, e tempi di gestione impossibili da ottenere quando si operava su carta”. Un primo esempio che si può citare è quello di Findomestic, operatore del credito al consumo che gestiva la contrattualistica inviandola e ricevendola via posta tradizionale con firma autografa. “Oggi oltre il 90% degli accordi in questo settore vengono sottoscritti grazie alla firma digitale, abbattendo non solo i costi di gestione ma anche il rischio che il cliente in una fase successiva possa cambiare idea. Una forte accelerazione si è poi registrata in ambito bancario con il ‘digital onboarding’, da noi gestito in oltre venti istituti grazie alla nostra soluzione brevettata che ha permesso finora l’apertura di oltre un milione di conti, raggiungendo ovunque i clienti potenziali senza che debbano recarsi fisicamente in filiale per dialogare con lo sportello fisico. È il caso di Widiba, la banca online di MPS che, nata nel 2014, opera completamente in modalità digitale. Fin dal primo giorno permette di aprire un conto subito, e ogni suo utente (circa 150.000 clienti) ha la sua Pec e firma digitale integrata. A livello di gruppo, misurati i vantaggi, MPS ha previsto la dotazione degli stessi strumenti a 800.000 clienti. E ancora, sul comparto utility, Enel sta cambiando completamente i processi di interazione con la clientela per svolgere tutto in digitale, abbassando anche qui la possibilità di ripudio. Infine, Barilla gestisce in digitale i processi di acquisto delle materie prime in tutto il mondo, con tracciamento totale della filiera agro alimentare”, spiega Cattaneo.

Servizi comuni a tutti
Il regolamento eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature), operativo dal primo luglio 2016, permette l’utilizzo dei servizi di digital trust forniti dagli operatori europei in tutta l’Unione, al di là del Paese da cui vengono erogati. Ecco che le aziende che investono in realtà come InfoCert, possono avere la garanzia della sicurezza e validità dei servizi digitali in modo omogeneo: “Oggi abbiamo superato il milione e mezzo di clienti attivi, con un migliaio di società di ogni dimensione che si servono di noi. Da sei anni cresciamo a doppia cifra, superando i 50 milioni di euro di fatturato e per quest’anno prevediamo di nuovo un incremento significativo su entrambi i fronti. Grazie al cloud, del resto, si tratta di investimenti iniziali particolarmente bassi e quindi alla portata di ogni azienda”, prosegue Cattaneo, che vede poi nel Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid) la fonte di un’ulteriore stimolo per il passaggio ai servizi in digitale: “Introdotto a marzo 2016, ha avuto un avvio lento, per poi accelerare e superare a fine 2016 quota 1 milione di cittadini. Riteniamo che l’interazione totalmente digitale, anche attraverso i dispositivi mobile, rappresenti un grande valore per le realtà di piccole e medie dimensioni. Se quelle grandi possono aver investito già in tecnologie di strong authentication, chi ha una piccola attività di e-commerce avrebbe bisogno di anni per poter distribuire identità digitali a una platea vasta. Ecco che se Spid, di cui siamo fornitori, verrà adottato da milioni di cittadini, esisterà già una base da cui partire per attivare servizi digitali”.

Danilo CattaneoLe normative che aiutano
Diversi sono gli interlocutori che nelle aziende, pubbliche e private, discutono per scegliere se, quando e come dotarsi di servizi di digital trust. “Se guardiamo i prodotti più tradizionali, come la firma digitale o la conservazione elettronica sostitutiva, in genere si parla inizialmente con la parte amministrativa. L’interesse riguarda però anche le direzioni marketing e le direzioni generali in quanto il tema è di una vera e propria trasformazione dei processi di interazione con i clienti, con ricadute positive sulla loro fidelizzazione verso il brand o servizio. Proseguendo oltre, verso la fatturazione elettronica, oggi obbligatoria solo per i rapporti con la Pubblica Amministrazione, va considerata un’opportunità anche per quelli tra privati. L’adozione su tale versante resta ancora a macchia di leopardo, ad esempio su alcune grandi realtà all’interno della propria filiera, ma prevediamo che gradualmente anche per l’evoluzione della normativa, crescerà traguardando un passaggio interamente digitale”, prevede Cattaneo. Proprio l’evoluzione delle normative esercita quindi una spinta capace di aprire finestre di opportunità per fornitori e utenti. Si parla ad esempio del regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr, general data protection regulation) che, in vigore dal 25 maggio del prossimo anno, rivoluzionerà e allineerà tutte le regole sulla privacy nell’Unione Europea: “Le aziende dovranno trattare i dati personali in modo più professionale, compresi i database che li contengono, che siano digitali o in forma cartacea. Dovranno quindi scegliere dei partner preparati e che veicolino le tecnologie pronte per soddisfare tutta una serie di requisisti, pena sanzioni molto severe. E ancora, parliamo della direttiva sui servizi di pagamento Psd2 che abilita l’innovazione nei servizi di pagamento elettronico, gestibili anche da istituti esterni al sistema bancario, con conseguente abbassamento di costi e diffusione delle identità digitali”, chiarisce Cattaneo che cita quanto già accaduto in India, con la loro assegnazione al conto corrente di ogni cittadino, investendo l’equivalente di 3 miliardi di dollari ma risparmiandone 7, riducendo di molto l’uso del contante e abilitando un tracciamento preciso a fini anti corruzione.

Partire dalla consulenza
Uno dei problemi che possono rallentare l’adozione delle tecnologie di digital trust all’interno delle imprese è quello di una scarsa preparazione delle risorse interne, nonché di una cultura aziendale legata ai processi del passato ritenuti intoccabili. Da questo punto di vista, il percorso proposto da InfoCert parte da un gruppo consulenziale interno preparato su normative e processi, che si posiziona in prima linea in fase di definizione di un progetto. Più spesso, la società si relaziona con system integrator che operano direttamente presso i clienti, rivedono tutti i processi in corso e verificano la compliance con le normative. Infine è presente una rete di partner sul territorio con cui lavora, tenendo anche conto della modularità della piattaforma offerta per erogare i propri servizi, declinabili in forma cloud. “In generale, il confronto fin dall’inizio con il cliente è molto importante anche quando si tratta di sviluppare dei prototipi mirati su esigenze puntuali di particolari realtà e settori per poi lanciare sul mercato nuove soluzioni brevettate. È il caso, ad esempio, di quanto accaduto con la nostra implementazione di Spid che nasce da un progetto realizzato già un paio di anni prima, permettendone il rilascio con contatto via webcam. O ancora, per alcune verticalizzazioni nel settore sanitario con applicazioni di interfaccia diretta verso i sistemi medicali per produrre un output digitale di referti e diagnostica. O in tema di ospitalità, con le registrazioni nell’alberghiero”. Tra gli altri brevetti nati proprio da un progetto realizzato con un cliente c’è quello della Firma Digitale Georeferenziata, per sapere chi ha modificato un documento, e quando e dove è stato firmato, facendo leva sui dati Gps. “Casi d‘uso sono in tal senso quelli dei collaudi in uno specifico luogo remoto, o la fornitura di assistenza post ospedaliera a domicilio e ancora l’infortunistica stradale, nel comparto assicurativo. Eliminando il rischio di frode. E poi il servizio GoSign, che consente di firmare e richiedere la firma digitale di contratti e documenti direttamente online. Attraverso lo smartphone o il tablet”, spiega Cattaneo. 

Investire per crescere
In definitiva in questi anni InfoCert è andata incontro alle esigenze di un’evoluzione composta da soluzioni di digital trust pensate per rispondere a requisiti di sicurezza e semplificazione dei processi documentali, e non solo. “È importante far parte di un gruppo come Tecnoinvestimenti, cresciuto negli anni attraverso l’acquisizione di aziende specializzate, e oggi quotato nel segmento STAR di MTA, registrando una crescita notevole a dimostrazione che chi continua a investire in innovazione viene premiato. Come InfoCert di recente abbiamo infine acquisito la maggioranza di Sixtema, oggi controllata da noi all’80%, che ci permette di coprire in modo ancora più integrato le Pmi con servizi e tecnologie di riferimento e integrate pienamente. Ad oggi siamo la più grande Certification Authority europea e vogliamo continuare su questa strada, con grande decisione, anche in futuro”, conclude Cattaneo.

 

TORNA INDIETRO >>