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10/12/2012

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Le aree di business che interessano i Big Data

Terza puntata della Tavola Rotonda con i CIO di aziende italiane

 

Quali sono i fattori che abilitano la creazione di nuovo valore per il business utilizzando i Big Data. Non è solo un problema di infrastrutture, ma anche di nuove competenze da introdurre in azienda e che devono essere disponibili presso i fornitori. Per le PMI invece è indispensabile che nasca un ricca offerta di servizi in grado di rispondere alle esigenze specifiche di ogni singola azienda.

 

 

In quali aree di business e per raggiungere quali obiettivi immaginate che i Big Data possano essere utili alla creazione di valore della vostra realtà?
Vi siete fatti un’idea su come si deve impostare un progetto di Big Data?

 

 

Mario Martinelli, Sisal - Secondo noi è essenzialmente un problema di conoscenza. Vi sono aree su cui investiamo da tempo, perché per chi opera nel nostro mercato, soprattutto quando si parla di scommesse a quota fissa su canale fisico (agenzie) e on-line, avere analisi statistiche e predittive in tempo reale è fondamentale: dobbiamo essere pronti a cambiare le quote pressoché in tempo reale, effettuando analisi del rischio correlata agli eventi in palinsesto, alle azioni molto puntuali dei competitor e alle dinamiche di raccolta sui canali fisico e on line.

 

Sull’analisi dei dati strutturati, quindi, lavoriamo da tempo, la sfida per il futuro è integrare nella nostra intelligence anche i dati non strutturati provenienti dal mondo esterno (blog, chat, social ecc.) per conoscere sempre meglio i nostri clienti e la percezione che hanno della nostra offerta. La vera sfida, quindi, è oggi quella della correlazione e modellazione dei Big Data – intesi appunto come insieme di dati strutturati e non - per trarne informazioni realmente rilevanti, utili all’incremento del business.

 

È la costruzione di questi modelli di analisi la vera complessità di questi progetti perché il tema della raccolta e della gestione dei volumi di dati, vista la costante decrescita dei costi delle infrastrutture, non spaventa più. Non va dimenticato poi il tema della salvaguardia degli investimenti già effettuati: è a partire da questa base che i progetti di Big Data devono essere costruiti.

 

 

Alessandra Banfi, Pirelli - I Big Data contribuiscono certamente a creare valore per le aziende a patto però che si sviluppino competenze specifiche in grado di leggere e interpretare i dati che vengono raccolti nei vari processi.

 

Senza queste competenze difficilmente si potranno introdurre cambiamenti e miglioramenti significativi.
 

Perché l’investimento dell’azienda sia efficace, quindi, è necessario individuare sia fornitori di infrastruttura sia figure professionali capaci di elaborare i dati che emergono da queste infrastrutture.

 

 

Massimo Messina, UniCredit Business Integrated Solutions – Il tema dei dati rilevanti è fondamentale: bisogna fare quello che gli americani definiscono ‘what have sense’ per riuscire ad evidenziare quello che fino ad oggi è riuscito a sfuggire anche al più attento degli analisti. Per quanto riguarda il tema delle tecnologie a supporto, però, non sono del tutto d’accordo.
 

Secondo me in questo momento si fronteggiano due mondi: quello dei player tradizionali, che hanno fatto ingenti investimenti per acquisire società di software che gravitano intorno al tema della business intelligence, un mercato che ingolosisce tutti, visto che è stimato intorno ai 100 miliardi di dollari, e che quindi desiderano un ritorno da tali investimenti; e un mondo che ha radici ben diverse, di ‘distruptive thinking’ e di attori nuovi: un esempio per tutti è Hadoop, core technology di Big Data che è un figlio teorico di Google e implementativo di Yahoo… Anche nel mondo dei database ci sono delle novità, con i database tradizionali incalzati da altre tecnologie, basti pensare all’in-memory.

 

I responsabili IT, quindi, oggi devono fare delle scelte, anche di fronte a interrogativi non ancora risolti. Scelte che portano con sé strategie ben precise, e che quindi andranno fatte con grande oculatezza, velocità e capacità di adattamento ai cambiamenti che sicuramente ancora avverranno.

 

 

Italo Candusso, Bomi Group - Certo, dal punto di vista tecnologico la situazione è fluida, in divenire: non è detto, però, che emergerà un’unica strada condivisa da tutti.

 

Probabilmente in futuro nasceranno nuove offerte, e anche nuovi player, in grado di venire incontro alle esigenze di singoli segmenti di mercato: l’importante, quindi, è seguire con attenzione l’evoluzione tecnologica, tenendo ben presente che qualsiasi nuova tecnologia deve comunque integrarsi in maniera il più trasparente possibile con l’esistente, e che quindi il tema della salvaguardia degli investimenti e dell’interoperabilità resta prioritario. In questo contesto il cloud può avere un ruolo significativo, almeno per quanto riguarda determinati servizi.

 

D’altro canto le tecnologie, da sole, non sono sufficienti: è l’azienda che deve investire risorse per costruire un modello in grado di rispondere alle sue specifiche esigenze, perché solo l’azienda e le persone che in essa operano sanno quali sono i suoi fattori differenzianti, tenendo sempre ben presente il rapporto costi/benefici, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui gli investimenti devono garantire ritorni in tempi rapidi.
 


Claudio Nasti, Chantecler - Gli strumenti informatici per gestire una mole di dati sempre più elevata ci saranno sicuramente. Da sempre ci si dimensiona nei due sensi: è l’evoluzione tecnologica che genera il bisogno e il bisogno incoraggia poi la tecnologia a mettere in campo nuove idee e nuove soluzioni.

 

Il punto cruciale, in base alla mia esperienza, è trovare chi è capace di fare la domanda giusta. In altre parole, c’è bisogno di figure in grado di fare le domande giuste, figure nuove, che abbiano nozioni di marketing, IT, statistica e conoscano bene il business dell’azienda in cui operano. Per noi, ad esempio, il tema del real time non è prioritario, perché il ciclo di vita di un gioiello deve essere il più lungo possibile, mentre è di grande importanza sapere interpretare correttamente, e se possibile anticipare, le nuove tendenze, su tutti i mercati in cui operiamo.

 

Il punto, quindi, è rispondere alle esigenze specifiche di ogni singola azienda, non tanto la quantità di dati che si andranno a gestire. Le tecnologie a supporto sono certo che verranno sviluppate. Già oggi, del resto, alcuni vendor stanno integrando la BI con la collaboration.
 

 
TAG: Big Data

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