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06/12/2012

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Le valutazioni dei CIO sul tema Big Data (seconda puntata)

Tavola Rotonda: come i Big Data sono diventati un tema di interesse per le aziende

 

Dai primi interventi dei CIO intervenuti alla nostra Tavola Rotonda Big Data emerge con forza come l’argomento sia al centro dell’interesse di diverse tipologie di aziende e che non sia invece confinato solo nelle grandi realtà che operano nel mercato dei servizi. Semmai le distinzioni riguardano tempi e modalità di adozione di soluzioni e servizi abilitanti alla gestione dei Big Data.

 

 

Come siete arrivati a interessarvi al tema dei Big Data e quali valutazioni avete fatto in merito a questo argomento come responsabili IT della vostra azienda, ma anche come persone che vivono l’Information Technology in generale?
C’è stato un intervento propositivo da parte del top management e/o avete coinvolto i vostri ‘capi’ nelle vostre riflessioni?

 

 

Mario Martinelli, Sisal - L’argomento fa ormai parte della letteratura, per cui è quasi impossibile non aver fatto riflessioni al riguardo. È un tema che ha un raggio d’azione vastissimo e che influenza fortemente, in termini di dinamiche di analisi su volumi enormi di dati destrutturati, anche eventi di grande attualità come la recente campagna presidenziale negli Usa.
 

Per quanto ci riguarda, già nel 2006 abbiamo sviluppato un data warehouse significativo sia in termini infrastrutturali che di contenuti che rappresenta oggi uno strumento di supporto alle decisioni molto importante. Finora ci siamo occupati prevalentemente dei dati strutturati, ma da circa un anno abbiamo cominciato a guardare con attenzione anche a quelli non strutturati, provenienti dalla rete (blog, forum, chat, social…), che possono fornire informazioni preziose.

 

Per ora siamo in una fase esplorativa, cerchiamo di capire, insieme al business, quali possono essere le informazioni in grado realmente di aiutarci ad aggiungere valore alla nostra proposizione. La sentiment analysis è sicuramente importante per capire gli orientamenti del mercato, ma vogliamo capire bene quali esigenze vale la pena di soddisfare, prima di effettuare investimenti di un certo spessore. Per ora, quindi, adottiamo soluzioni che potremmo definire ‘tattiche’, impegnandoci nel contempo in un confronto al nostro interno e con il mercato per mettere a punto la strategia del futuro.

 

Queste prime iniziative tattiche riguardanti i Big Data, per noi, sono legate soprattutto ai giochi on-line, un mercato in forte crescita e fortemente concorrenziale dove, solo in Italia, operano circa 50 player. Sicuramente è un tema che potenzialmente potrà interessare sempre di più tutti i business e la relativa ‘customer base’.

 

 

Alessandra Banfi, Pirelli - Sono diverse le ragioni che hanno portato Pirelli a guardare con interesse il fenomeno dei Big Data e le soluzioni tecniche attualmente disponibili sul mercato.
 

In primo luogo, la necessità di condurre una brand sentiment analysis completa e approfondita sul web e, in particolare, sui social media.
 

Un secondo ambito di interesse è il progetto Cyber Tyer, il pneumatico ‘intelligente’ – attualmente in fase di testing – in grado di comunicare con gli altri dispositivi del veicolo, fornendo al conducente informazioni importanti per una guida sicura.
 

Il terzo ambito, infine, è quello della raccolta dei dati relativi alla supply chain, dati che permettono di elaborare importanti previsioni e simulazioni.

 

 

Claudio Nasti, Chantecler – Anche la mia azienda, che ha fatto dell’innovazione uno dei suoi punti di forza, ha la necessità di reagire molto in fretta alle esigenze che esprime il mercato, proponendo prodotti sempre nuovi e aderenti alle diverse culture in cui opera, penso ad esempio a quella orientale.

 

Cerchiamo quindi di rendere disponibili al top management sistemi di supporto alle decisioni sempre allo stato dell’arte, per dare un contributo concreto all’espansione del business.

 

Ho cercato quindi di dimensionare un progetto Big Data all’interno di Chantecler, chiedendomi come sarebbe possibile giustificare al top management un investimento in questo senso, tenuto conto che il budget riservato all’IT è abbastanza limitato. La risposta è una sola: da noi realizzare un progetto Big Data sarebbe impossibile, perché occorrerebbe una potenza di calcolo molto sovradimensionata rispetto alle nostre esigenze.

 

Per me, quindi, sarebbe interessante veder nascere nuove società di servizio – adeguatamente attrezzate dal punto di vista tecnologico - in grado di rispondere a domande specifiche avanzate dalle aziende. Riuscire a capire a priori le potenzialità di un determinato prodotto su uno specifico mercato sarebbe per noi molto importante, ma per farlo serve interagire con una mole di dati che per noi è impossibile reperire e gestire (quote di mercato, trend socio-economici ecc.), ma che saremmo disposti ad acquisire da service esterni.

 

 

Massimo Messina, UniCredit Business Integrated Solutions - Una banca è molto vicina al tema Big Data, pensiamo solo al social marketing o al risk management… Anche se non esiste ancora una definizione univoca, il tema dei Big Data è legato a una grande mole di dati non strutturati e alla capacità di reagire in tempo reale alle evidenze che ne derivano.

 

Da un ambito tecnologico, la questione si sta spostando a uno funzionale, trasferendo l’analisi all’identificazione dei ritorni reali che questi strumenti possono generare, specialmente nella capacità che si ha di interpretare correttamente i dati che queste tecnologie mettono a disposizione.
 

Non a caso, a volte, al tema dei Big Data viene contrapposto quello del Big Judgement, sottolineando l’importanza di una interpretazione intelligente. Ritengo, in realtà, che il fenomeno sia solo all’inizio e che il vero momento di rottura debba ancora arrivare.

 

L’interazione machine-to-machine, ad esempio, aprirà scenari oggi difficili da immaginare, dove nasceranno nuovi modelli di business e nuove professionalità, come ad esempio ‘broker’ capaci di intercettare i comportamenti degli utenti e indirizzarli verso determinati operatori. Le tecnologie Big Data consentono un approfondito dettaglio di analisi trattando le singole transazione su ordini di grandezza uno o due volte superiori agli attuali, ed è su questo presupposto che nasceranno nuovi business.
 

Per chi saprà intercettare, interpretare e gestire correttamente questo nuovo fenomeno si aprono opportunità molto interessanti, perché potrà avvalersi di informazioni ad alto valore aggiunto difficilmente accessibili sia ai singoli sia al grande pubblico.

 

 

Italo Candusso, Bomi Group - Gli argomenti trattati sono di sicuro interesse, ma per una azienda di medie dimensioni come la nostra, che ben rappresenta la tipica PMI italiana, sono forse un po’ troppo avanzati. Bisogna agire in maniera graduale, partendo dalle reali esigenze dell’azienda.

 

A volte, ad esempio, c’è ancora una certa confusione tra la reportistica tradizionale e la BI, per cui si sta ancora lavorando su queste tematiche. Nel nostro caso ci siamo impegnati a fondo in un’attività di omogeneizzazione e standardizzazione dei dati, al fine di realizzare un sistema di business intelligence efficace ed efficiente.

 

Partendo da questa premessa, vorrei porre l’accento su un tema che non è ancora emerso, e che riguarda l’integrazione dei dati, un tema ancora più delicato quando si parla di progetti di Big Data: la normalizzazione dei dati, infatti, risulta ancora più complesso quando si vuole cominciare a integrare in azienda i dati che provengono dall’esterno, generati da sistemi estremamente eterogenei tra loro.

 

L’esigenza di una sempre maggiore interoperabilità con il mondo esterno, che genera quindi volumi di dati sempre maggiori, è un tema sentito, perché può fornire spunti utili per fornire servizi sempre più puntuali ed efficaci: spetta a noi, come responsabili IT, capire in che modo le tecnologie possono supportare queste nuove esigenze, e farcene portavoce nei confronti del top management.

 
TAG: Big Data

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