Estate 2020
Case History & Inchieste
 

04/07/2013

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Tanti sogni ma pochi risultati… per ora

Il tema sembra che sia stato congelato dalla crisi delle finanze pubbliche centrali e locali, ma le ragioni che frenano lo sviluppo delle città intelligenti sono anche altre

A che punto siamo in Italia sul tema delle Smart City? A oggi la sensazione è che ancora poco si sia mosso, nonostante dall’anno scorso siano stati stanziati anche dei finanziamenti dall’allora governo Monti. Sicuramente oggi tagli lineari, patti di stabilità interni e spending review distolgono l’attenzione degli enti locali italiani da un argomento che parla di progettualità e sviluppo, mentre attualmente i nostri sindaci risultano più concentrati sul come fare i conti con le ristrettezze di bilancio e la necessità di continuare a offrire gli attuali standard nei servizi essenziali che vengono erogati verso cittadini e imprese… Ma c’è solo questo? La sensazione è che dietro la frase ‘Le Smart City sono un lusso’, per la verità finora mai espressa in modo così esplicito, si nasconda però anche dell’altro. Ovvero: l’incapacità di dare una priorità agli argomenti da affrontare (dalla mobilità al risparmio energetico, alla partecipazione attiva dei cittadini i temi certo non mancano); le vecchie logiche di campanile che impediscono concetti fondamentali quali la replicabilità dei progetti e la mancanza di una visione sistemica... Questi sono alcune delle negatività che ci hanno segnalato i vendor intervistati in questa inchiesta. Ma questo vuol dire che l’Italia sta perdendo anche questo treno? Non è il caso di essere così pessimisti, anche perché le esperienze di valore nel nostro Paese non mancano, e certo c’è grande attesa per quello che rappresenterà come Smart City tutta l’esperienza che si sta costruendo intorno all’Expo 2015 di Milano. In questo articolo abbiamo raccolto le opinioni e le considerazioni sulla situazione italiana, in confronto anche con quelle di altri Paesi, di alcuni dei principali fornitori ICT che oggi si muovono sul tema Smart City.

 

 

Dall’idea alla realizzazione... C’è di mezzo il mare
 

La prima domanda rivolta ai nostri interlocutori è quindi stata: Qual è la vostra percezione in merito alla conoscenza e consapevolezza degli enti pubblici locali italiani sul tema Smart City, e in che modo si riesce a passare dalla fase di ideazione a quelle di progettazione e realizzazione concreta?
 

“La consapevolezza sui benefici e sui ritorni dalle tecnologie applicate alle città intelligenti è ancora in una fase embrionale, soprattutto nell’area della riduzione dei consumi e nella gestione dell’impatto ambientale – è l’opinione di Gabriele Provinciali, senior principal solution architect di CA Technologies. Il catalizzatore che permette di formalizzare un’idea e di valutarne gli aspetti relativi ai rischi, le opportunità e la conformità alle normative per le successive fasi di progettazione è l’insieme dei processi di ecoGovernance. Le Smart City hanno più direttrici, che includono la gestione intelligente dell’energia e dei consumi associata a canali di comunicazioni adeguati e la mobilità. Il governo dei progetti in queste aree può essere sottoposto a forte automazione ai fini della sostenibilità. Per esempio, lo screening dei fornitori, l’automazione e l’analisi dei dati raccolti dalle città intelligenti, la continua verifica di conformità, e la rilevazione in tempo reale delle prestazioni di ogni singolo elemento attraverso visori specializzati rappresentano fattori di accelerazione significativi”.
 

“Le amministrazioni locali dimostrano una grande attenzione al tema e ne sono a conoscenza; si sta sviluppando nel tempo anche una maggiore consapevolezza rispetto alle potenzialità reali e alle implicazioni su più larga scala dell’implementazione di progetti di questo tipo; facendo però sempre i conti con le difficoltà nel recuperare risorse da investire – racconta Fabio Florio, manager of business devolopment ed Expo 2015 leader di Cisco Italia. Il passaggio chiave per trasformare le idee in esperienze concrete in questo momento è legato all’accesso a risorse economiche e materiali – per esempio tramite i bandi Smart City – e alla capacità di coinvolgere soggetti diversi – privati, aziende, cittadini – nelle iniziative”.
 

“Anche in Italia, come nel resto del mondo, si parla da tempo di Smart City come elemento chiave per il rilancio del rapporto tra pubblico e cittadino a livello locale, facendo leva su un uso intelligente, e quindi ‘smart’ delle tecnologie informatiche – dichiara Marco Giletta, Emea consulting director, public sector di Hewlett Packard. Se guardiamo però a quello che è stato fatto nel concreto nel nostro Paese troviamo, a eccezione di casi particolari, una situazione frammentata, che stenta a decollare rispetto a una fase primaria puramente prototipale. A mio avviso ciò che manca in Italia è un modello comune, condiviso, interoperabile, aperto e standardizzato che, partendo dalle peculiarità delle nostre città, consenta di governare il processo di ammodernamento, indirizzare le priorità verso una strategia comune, evitare di replicare gli sforzi, fare sinergia e ‘sistema’. Tutto questo ovviamente nel pieno rispetto delle autonomie locali e delle scelte delle singole amministrazioni. Oltre che sulle Smart City, bisognerebbe iniziare a lavorare su una Smart Governance”.


 

“È chiaro che le scelte e le eventuali risorse delle nostre città non sono sufficienti, occorre che il nuovo Governo aiuti, consolidi e sviluppi i progetti Smarter Cities – dichiara Valerio Imperatori, Smarter Cities Leader IBM Italia. Può esssere anche di buon auspicio la presenza tra i ministri del presidente dell’Anci Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, città sensibile ai temi dell’innovazione e con la quale abbiamo avviato un progetto di accertamento di evasione fiscale. Perché oggi più che mai andrebbero quanto meno rivisti i vincoli troppo stretti del patto di stabilità, quelli che limitano le capacità di indebitamento delle Amministrazioni locali. Sono molti i Comuni virtuosi che oggi pur disponendo di risorse non possono utilizzarle. Ma allo stesso tempo, l’assenza di risorse economiche non può e non deve essere un alibi per rinunciare a politiche d’innovazione. IBM ha per esempio individuato nella pubblica illuminazione uno dei settori di risparmio per le casse comunali che potrebbero abbattere i loro costi energetici e di manutenzione anche del 50%. Insomma, anche se un forte inibitore sono gli investimenti iniziali, il Project Financing anche per il digitale e la definizione di programmi auto sostenibili da un punto di vista economico attraverso le maggiori entrate come contrasto elusione ed evasione, valorizzazione patrimonio e riduzioni costi, come cicli di manutenzione beni e razionalizzazione dei servizi, possono essere la soluzione per passare dalla progettazione alla realizzazione concreta”.
 

“Le città del nuovo millennio devono affrontare sfide senza precedenti relativamente a temi quali la mobilità, i trasporti, il lavoro, l’ambiente e la qualità della vita e quella delle Smart City è una grande opportunità che non deve essere sprecata – spiega Rita Tenan, direttore della divisione public sector di Microsoft Italia. Sebbene tra gli enti pubblici inizi a farsi strada una crescente consapevolezza dell’importanza di creare città a misura d’uomo, c’è ancora molto da fare per diffondere un’opportuna cultura dell’innovazione che permei anche la pianificazione territoriale per ottimizzare il servizio al cittadino grazie alle potenzialità delle nuove tecnologie. In Microsoft Italia riteniamo sia proprio la ‘digitalizzazione’ dei servizi della città a poter accelerare la digitalizzazione del nostro Paese”.


Risolto però questo fattore abilitante, rimangono comunque ancora molte altre cose da prendere in considerazione: “Esistono già progetti di successo, ma di fatto si tratta ancora di casi troppo isolati, mentre è fondamentale che le amministrazioni aprano spazi di collaborazione pubblico/privato coinvolgendo grandi vendor, piccoli partner e start up per affrontare le questioni organizzative, tecnologiche e di business alla base delle Smart City – spiega Rita Tenan di Microsoft. Inoltre secondo la nostra prospettiva non è sufficiente ideare progetti d’innovazione, ma occorrono anche architetture solide e sostenibili, che facciano leva sulle tecnologie di cloud computing e sul modello open data, mettendo a disposizione di tutti opportune soluzioni di collaborazione e tool di sviluppo”.


“Come sempre la situazione è a macchia di leopardo; ci sono comuni che hanno colto questa opportunità già da tempo e hanno iniziato a elaborare una propria strategia che sta già producendo risultati, altri che invece sono ancora ad attendere l’imbeccata giusta – afferma Sergio Fiora, business development manager public sector, Oracle Italia. La sensazione è che ormai sia diffusa la conoscenza e la consapevolezza che solo attraverso un uso intelligente della tecnologia si possono realizzare progetti con un rilevante impatto sociale e ambientale. Il problema è tradurre le teoria in progetti concreti a livello di sistema. Qui qualcosa si sta muovendo ma non è abbastanza. Serve una vera politica di investimenti che tra le altre cose darebbero ritorni economici in tempi brevi e che potrebbero mettere in moto un volano importante in questo periodo di grave crisi”.

 

 

Le competenze e il supporto che arriva dai vendor ICT
 

Se la domanda risulta quindi poco organizzata, bisogna però tener conto che il bagaglio di esperienze e competenze che portano i vendor è in grado di dare un sostanzioso supporto a tutti quegli enti locali che cercano di muovere i primi passi sul fronte Smart City.
“Siamo stati fra i pionieri del settore, avviando progetti di partnership pubblico-privata con città di tutto il mondo fin dalla seconda metà degli Anni 2000 – dichiara Florio di Cisco. Abbiamo quindi un’esperienza da portare concretamente nell’applicazione di soluzioni smart, che si unisce a una grande conoscenza delle realtà locali italiane e delle esigenze della PA, che ci permette di affrontare i progetti con il giusto equilibrio fra visione e operatività. Le piattaforme tecnologiche alla base delle soluzioni smart sono il nostro pane quotidiano: dal wireless alle applicazioni di sicurezza, mobilità, infrastrutture di comunicazione e gestione, possiamo individuare i passi da compiere, le priorità e il corretto mix di tecnologie da applicare”.
“HP, azienda mondiale con grande esperienza nella gestione di grandi programmi di trasformazione, può innanzitutto supportare le città nel definire le proprie priorità, ossia nel comprendere cosa significhi per le singole realtà essere smart – spiega Giletta di HP. Successivamente, HP può mettere in campo due componenti ‘trasversali’ per il successo di un programma Smart City. Il primo, che include soluzioni per il governo e la gestione coordinata dei diversi servizi da erogare ai cittadini. Si parla in questo caso di ‘Service Delivery Platform’, intese come strumenti di orchestrazione e di governo delle applicazioni per l’erogazione dei servizi. Il secondo componente include invece soluzioni di information management, intese come strumenti per la raccolta, l’analisi e l’elaborazione della crescente massa di dati ed informazioni, essenziali per rendere veramente smart una città”.
“In questa sfida di innovazione negli ultimi sei anni IBM è stata a fianco di molti amministratori e cittadini e ha realizzato più di 2.000 progetti di Smarter Cities per grandi metropoli e/o città medio piccole – dichiara Valerio Imperatori di IBM Italia. In Italia abbiamo incontrato almeno 170 città, cercando nei limiti delle nostre compentenze e delle normative vigenti, di aiutare i sindaci che a fronte di una volontà di attuare progetti innovativi spesso sono stati costretti a rinunciarvi per mancanza di risorse economiche. Qui è nata l’idea del “costo zero”, in buona sostanza la copertura dell’investimento economico perseguibile con risparmi accertati derivanti dalle soluzioni tecnologiche applicate. Abbiamo così contribuito a delineare nuove forme di partenariato economico pubblico-privato e pubblico-pubblico. I progetti messi in atto hanno tre caratteristiche in comune: fare leva sulle informazioni per prendere decisioni migliori; anticipare e risolvere i problemi proattivamente; e, infine, coordinare risorse per operare in maniera più efficiente”.
“Nella nostra visione le Smart City devono far leva su sviluppo sociale, crescita economica e sostenibilità ambientale – afferma Tenan di Microsoft. La strategia Smart City deve supportare la proposta di valore della città e cogliere le opportunità legate ai nuovi paradigmi tecnologici. In questa logica Microsoft rappresenta un Partner a 360° in quanto offriamo tecnologie per la PA, per il consumatore e per gli sviluppatori, utili ad avviare progetti in grado di migliorare la trasparenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita nelle città. Forniamo soluzioni che possono fare la differenza in ambito cloud computing, comunicazione integrata, big data, IT consumerization/mobility e open data. Un esempio è l’utilizzo della nostra tecnologia basata su Windows 8, cloud ibrido e mobility apps per offrire servizi in materia di telemedicina e di comunicazione semplificata tra il cittadino e il proprio comune”.
“Oracle è impegnata nello stimolare nuovi percorsi di innovazione attraverso collaborazioni che da un lato coinvolgono le istituzioni pubbliche, principalmente enti locali e Università, e dall’altro i partner di Oracle sul territorio italiano – racconta Fiora di Oracle. Oracle in questi anni ha partecipato, grazie alle proprie tecnologie, a diverse iniziative volte a realizzare i nuovi paradigmi Smart City, in particolare sui temi di trasparenza e partecipazione della popolazione nelle decisioni della ‘cosa pubblica’, con l’obiettivo di fornire agli amministratori strumenti ‘smart’ di ascolto e analisi delle opinioni della cittadinanza. A livello internazionale molti sono i progetti di supporto alle PA locali per l’introduzione di nuove tecnologie che aiutino a migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso l’erogazione di un ‘single point of contact’ e di ‘shared services’, per esempio in grandi realtà urbane come New York, Bangkok e Hong Kong. Particolarmente significativo è il progetto della città di San Francisco, che ha di recente adottato una piattaforma per la gestione centralizzata e da remoto di sistemi di smart lighting, smart metering, smart security e smart grid, nonché per i sistemi di trasporto intelligente e per quelli adibiti alla ricarica delle batterie per i veicoli elettrici. Il sistema si avvale di una rete wireless di sensori sparsi per tutta la città, che alimenta le tecnologie di business intelligence integrate nella piattaforma con un costante flusso di dati utili a prendere decisioni rapide ed efficaci”.
“CA Technologies mette a disposizione tre aree per le istituzioni che intendono affrontare progetti di città intelligente – dichiara Provinciali della società. I temi della governance sono affrontati con un programma specifico affiancato da sottosistemi di rilevazione dei consumi energetici (CA EcoGovernance e CA EcoMeter), ideati per analizzare, gestire ed eseguire il reporting dei risparmi energetici. La mobilità di applicazioni e il consumo di contenuti e dati da parte degli utilizzatori e degli amministratori della città digitale è gestita attraverso le soluzioni di Mobile Device Management, Mobile Application Management e Mobile Content Management. I meccanismi di attuazione delle attività che rappresentano il collante tra le tecnologie e l’implementazione su campo sono rappresentati dalle soluzioni CA di automazione dei processi e dei servizi basati su cloud, che consentono un impegno di risorse IT pregiate solo quando necessarie”.

 

 

Il confronto con le esperienze internazionali
 

In conclusione, non può mancare un confronto con quanto in altri Paesi si sta sviluppando su questo fronte.
“L’Economist ha recentemente pubblicato uno studio di benchmark sul livello di competitività di 120 città nel mondo, misurato attraverso diversi driver, quali per esempio la disponibilità di infrastrutture fisiche e umane o l’ecosistema politico ed economico all’interno del quale la città opera – dichiara Giletta di HP. Milano e Roma si posizionano rispettivamente al 47° e 50° posto, precedute dalle principali capitali europee. Questo a mio avviso è il punto di partenza per ogni tipo di considerazione. Nello specifico, ciò che credo sia fortemente differenziante in Italia è il forte campanilismo, la fatica a fare sistema, la mancanza di una strategia condivisa tra le città. Come contropartita, il nostro Paese spicca per la creatività nell’ideazione di soluzioni smart che purtroppo però stentano a decollare dalla fase pilota”.
“Questa sfida può essere vinta solo con soluzioni innovative da tutti i punti di vista: tecnico, organizzativo ed economico – afferma Imperatori di IBM Italia. E soprattutto, grazie anche allo sviluppo delle tecnologie e dei supporti mobile, smartphone, tablet, le sfide si vincono con il diretto coinvolgimento della popolazione e delle sue organizzazioni attive sul territorio. In questo senso la rete e la possibilità d’accesso ad essa deve divenire un diritto per tutti, tanto quanto il diritto all’istruzione. In Italia registriamo qui un ritardo. L’assenza di infrastrutture di rete per tutto il territorio nazionale è infatti uno dei primi obiettivi dell’Agenzia per l’Italia Digitale”.
“L’Italia può vantare delle punte di eccellenza in materia di Smart City, ma purtroppo i progetti italiani non presentano quella diffusione omogenea che si osserva soprattutto nel nord Europa, una diffusione resa possibile grazie ad una maggiore capacità d’investimento anche a livello infrastrutturale – dichiara Tenan di Microsoft. Fortunatamente però, in virtù dell’allineamento tra l’Agenda Digitale Italiana e quella Europea e al programma di finanziamento dell’Unione Europea dedicato alle Città Intelligenti, si stanno facendo strada anche nel nostro Paese esperienze interessanti che ci auguriamo possano ispirare tutta la PA italiana. Fondamentale sia in Italia che all’estero il contributo dell’ecosistema di partner Microsoft, che possono offrire competenza ad hoc rispetto alla realtà territoriale specifica, interfacciandosi anche con i soggetti istituzionali di riferimento. Volendo citare alcune esperienze italiane all’avanguardia anche rispetto allo scenario europeo, sono significativi i progetti sviluppati dal Microsoft Innovation Center: Enercloud, che intende supportare la PA nella gestione dell’energia per ridurre i costi, ottimizzare l’impatto ambientale e migliorare il servizio pubblico, attraverso un software cloud per il monitoraggio; e Golden-Ice, volto a ottimizzare il funzionamento dei mezzi spargisale, grazie a una tecnologia in grado di regolare i parametri dello spargimento a seconda delle necessità per evitare sprechi”.
“Una città non diventa smart dall’oggi al domani o grazie a un singolo progetto, ma è la visione di medio lungo periodo che consente di dar vita a un processo virtuoso i cui beneficiari in prima battuta sono i cittadini, che vivranno in una città meglio organizzata, meno inquinata e con servizi di qualità – è l’opinione di Fiora di Oracle. Un progetto puntuale non è sufficiente, bisogna saper guardare attraverso le generazioni. Questa è la grande differenza e il grande difetto dell’Italia”.
“Il gap tra le prospettive di digitalizzazione delle aree urbane italiane e le soluzioni approntate in ambito europeo è consistente: l’adozione delle soluzioni riguardanti la sostenibilità ambientale, la riduzione dei consumi e l’integrazione con processi di automazione efficaci ed efficienti è nettamente superiore nei Paesi nordici, grazie a normative locali più stringenti e all’utilizzo di meccanismi di incentivazione – spiega Provinciali di CA Technologies. L’esperienza maturata sul campo ci suggerisce di insistere sulla trasparenza dei processi di trasformazione delle aree urbane digitali attraverso politiche e strumenti di governance adeguati e sull’automazione per far diminuire costi, rischi e possibilità di errori dovuti agli interventi manuali”.
“In Europa è forse più diffusa una visione di sistema del valore che possono avere le esperienze di Smart City per un intero territorio – riconosce Florio di Cisco. Vi sono realtà, per esempio penso ad Amsterdam, in cui l’ottica smart investe la gran parte degli aspetti della vita nella città: non solo la vivibilità, la sostenibilità, ma anche l’organizzazione del lavoro, dei tempi, l’efficienza energetica. Questi progetti non sono realizzati tutti con gli stessi partner e non sono tutti dello stesso livello o impatto: sottende a essi una chiara visione di come integrare l’intelligenza nella gestione delle ‘reti’ della città, in una ottica di apertura e coinvolgimento diretto dei cittadini, e la ricerca di una continuità per cui, idealmente, la città intelligente non ‘termina’ al confine amministrativo della città, ma diventa elemento di un territorio, e di un Paese, più smart”.
 

 

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