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Mobile/Wireless - Sicurezza
 

20/09/2012

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Symantec: “Il Byod è un fenomeno precedente a smartphone e tablet”

L’abitudine a utilizzare dati aziendali su dispositivi personali è in voga da tempo... E fino adesso le aziende hanno lasciato correre

 

 

 

L’abitudine a utilizzare dati aziendali su dispositivi personali è in voga

da tempo... E fino adesso le aziende hanno lasciato correre

 

 

L’utilizzo di dispositivi personali per lavorare con dati e servizi aziendali è un fenomeno molto diffuso nelle aziende italiane, ben prima dell’invasione di smartphone e tablet. È questo quanto emerge dalla ‘Ricerca sulla sicurezza mobile in Italia’, indagine condotta da AstraRicerche per Symantec Italia e realizzata intervistando un campione di 1.062 dipendenti e collaboratori di realtà italiane con un numero di impiegati tra 100 e 2.500 unità. “E le sorprese purtroppo non sono positive”, dichiara Marco Bavazzano, director security strategist, Southern Region di Symantec.

 

 

 

I dati più significativi

 


I dispositivi personali sono spesso utilizzati per accedere a servizi dall’azienda, così come i dispositivi aziendali sono sfruttati anche per scopi personali: un caso significativo è rappresentato dall’e-mail personale a cui si accede nel 59,3% dei casi con dispositivi aziendali e quindi non solo dal pc o dal portatile di proprietà del dipendente, ma anche dai laptop aziendali (56,2%) e dai cellulari aziendali (40,8%). Viceversa, l’accesso alla posta elettronica aziendale tramite browser Internet avviene anche attraverso dispositivi personali, quali il computer portatile personale nel 52,1% dei casi e il tablet di propria proprietà nel 45,6% dei casi. Allo stesso modo è rilevante notare come l’accesso via Internet a cartelle personali (come Dropbox e similari), avvenga con una percentuale maggiore per i dispositivi aziendali (37,7%) rispetto a quelli personali (32,5%): il 36% dei rispondenti utilizza il laptop aziendale per sincronizzare cartelle personali nel cloud.


L’installazione di app sui dispositivi mobili è decisamente uno standard: l’81% ha installato applicazioni sui dispositivi personali e l’89,4% su quelli aziendali. È interessante però scoprire le fonti utilizzate per installare le applicazioni: gli store ufficiali sono utilizzati sia per i dispositivi personali (66,9%) che per i device aziendali (66%), mentre sorprende il dato relativo all’installazione di applicazioni dopo aver rotto i sistemi di protezione degli smartphone (fenomeno del jailbreack, ndr). In questo caso, la percentuale più elevata si rileva proprio per i dispositivi aziendali, il 16%, contro l’11,9% dei dispositivi personali, con un evidente rischio per i dati sensibili e le informazioni aziendali.

 

 

Regole aziendali poco restrittive

 


Le aziende mettono a disposizione dispositivi mobili senza aver pre-installato applicazioni e lasciando dunque spazio alle scelte degli utenti: solo il 26.6% di coloro che utilizzano un cellulare o un tablet aziendale dichiara di aver trovato una o più applicazioni già installate dall’azienda. In aggiunta, se da una parte il 15% dichiara di non poter aggiungere e configurare applicazioni perché il dispositivo non lo consente, e il 18,1% non può farlo perché il regolamento dell’azienda lo vieta, dall’altra il 56,7% dei rispondenti può configurare alcune applicazioni o addirittura non ha limiti nella scelta delle app da aggiungere al dispositivo, favorendo così il download di applicazioni non sicure e comunque fuori controllo. La conclusione di Bavazzano è quindi molto semplice: “Le aziende devono implementare regole di sicurezza più stringenti se non vogliono andare incontro a spiacevoli sorprese”.

 

R.V.
 

 

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