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16/07/2012

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Con Suse le applicazioni diventano appliance e lo sviluppo è più agile

La società propone un approccio innovativo per rendere agili le fasi di sviluppo e deployment secondo necessità e richieste

 

 

 

La società propone un approccio innovativo per rendere agili le fasi di sviluppo

e deployment secondo necessità e richieste

 

 

Portare agilità nello sviluppo applicativo è sempre stato un obiettivo di chi si occupa di programmazione e scrittura di codice. Oggi Suse, propone un approccio innovativo alla tematica, proponendo a ISV e dipartimenti IT la possibilità di utilizzare un approccio basato sulle software appliance.

 

“Un’economia in sofferenza sollecita le aziende a reagire e adattarsi a mercati sempre più nervosi: le linee di business chiedono ai dipartimenti ICT di rispondere in tempi stretti, con livelli qualitativi più elevati; questo richiede l’adozione di un innovativo approccio allo sviluppo applicativo”, spiega Gianni Sambiasi, sales manager di Suse Italia. Ma per il manager, anche i produttori di software devono fare i conti con questo scenario senza poter abbassare gli obiettivi di vendita; per questo motivo lo sviluppo software deve quindi essere approcciato con modelli diversi da quelli finora adottati. I paradigmi del passato sono inoltre messi in discussione anche dal ‘cloud computing’ che richiede di ripensare in modo innovativo alle applicazioni nella loro stessa struttura più tradizionale, rimasta in diverse aree immutabile per decenni, come per esempio nelle modalità e nei meccanismi del loro avvio in esercizio.

 

 

Ridurre costi e complessità

 


“Una software appliance è una combinazione di applicazioni, middleware e sistema operativo, integrata in una singola immagine e realizzata su misura per essere eseguita su hardware a basso costo”. Questo elemento sta rivoluzionando il modo in cui il software è confezionato e distribuito, e tutto ciò apre anche la strada a nuove opportunità per quei produttori di software che cercano di avvantaggiarsi dal trend del ‘cloud computing’. Le appliance, infatti, permettono di realizzare, applicazioni flessibili, pronte per le cloud sia private che pubbliche, in tempi molto stretti: “Guardando da un differente punto di vista, è il modo migliore di portare valore a chi dovrà poi garantire l’esercizio di un’applicazione, perchè sarà alleggerito dal peso di gestire l’intera pila di strati software”.


Nella visione di Suse, chi produce software deve diventare un ‘maestro’ nella gestione di progetti con pianificazioni aggressive, gruppi di lavoro distribuiti e molteplici ambienti da indirizzare per l’avvio in esercizio, spaziando su diverse piattaforme hardware, software e ‘cloud’. L’esigenza deve essere inoltre quella di ridurre la complessità, poiché oggi le procedure di installazione e configurazione risultano ancora così articolate, che gli stessi produttori software stimano che il 50% delle chiamate al supporto tecnico fatte dai clienti siano oggi originate da errori di installazione e configurazione dei software adottati. “Tutto ciò vale, in modo speculare, anche per Ie aziende che sviluppano ‘in casa’ le applicazioni nel loro dipartimento IT”.


Le appliance possono essere realizzate mediante uno strumento come Suse Studio, che supporta gli sviluppatori nell’assemblare rapidamente applicazioni specifiche partendo da un set di componenti predefiniti: “Una volta fatto il ‘log in’, si possono passare in rassegna la lista dei componenti prefabbricati e letteralmente selezionare solo quelli necessari per i progetti in corso, con pochi clic. Scelti i componenti, con altri pochi clic si lancia il ‘build’ dell’appliance per finalizzarla e successivamente metterla subito alla prova con la funzione ‘test drive’ per assicurarsi che rispetti le specifiche tecniche e funzionali prima di rilasciarla in modo definitivo”.

 

R.V.
 

 

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