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Mobile/Wireless
 

23/01/2014

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Strategie di Mobility: parlano le aziende

Uno studio Vanson Bourne commissionato da CA Technologies fa il punto sul tema tra opportunità e sfide

La mobility è uno dei trend che stanno caratterizzando maggiormente il mercato ICT anche sul versante aziendale, con la giornata che ormai viene scandita dall’utilizzo di dispositivi come smartphone e tablet non solo in termini di comunicazione ma anche di informazione e pianificazione. “Se da una parte c’è un utente dall’altra deve però esserci anche una infrastruttura tecnologica a supporto del cerchio di servizi a disposizione”, commenta Luca Rossetti, senior business technology architect di CA Technologies. Quest’ultima ha di recente commissionato uno studio, intitolato TechInsights Report: Enterprise Mobility – It’s All About Apps indagando sia i vantaggi derivanti dall’adozione di strategie di mobility nelle imprese così come le problematiche che la riguardano. “Oggi si parla di una infrastruttura che mette i CIO di fronte a nuove sfide quali l’introduzione di nuovi dispositivi, delle app e gli aspetti di sicurezza. L’obiettivo è trasformare queste sfide in opportunità, sfruttando processi di automazione, anticipando le esigenze dell’utente finale”, sottolinea Luigi Benocci, principal consultant di CA Technologies.
 

Nel dettaglio, lo studio condotto da Vanson Bourne su 1300 responsabili IT di 21 Paesi ha fatto emergere che, guardando all’Italia, sono due i fattori che oggi vengono considerati come il principale ostacolo per una strategia di mobilità: costi di realizzazione e sicurezza. Il primo per via di una ristrettezza del budget (segnalata dal 49% degli intervistati), il secondo per il timore di ripercussioni su sicurezza e privacy (39%), con la parallela necessità di dover ripensare strategie e policy. Il 45% degli intervistati ha dichiarato inoltre di avere già una strategia aziendale per la mobility o l’avrà entro 12 mesi. Proseguendo, se si guarda alle priorità dell’IT, ormai la parte rivolta ai clienti, come la gestione sicura delle app, prevale rispetto a progetti indirizzati sull’utenza interna, come il Bring Your Own Device. “In Italia il 76% degli intervistati ha come principale priorità lo sviluppo di mobile app per i clienti, il dato più alto in Europa, mentre il 25% parla di progetti BYOD interni e gestione dei dispositivi dei dipendenti”, afferma Rossetti. Altri dati emersi riguardano i fattori chiave che portano le aziende a investire in enterprise mobility. In primis (40%) nel nostro Paese si parla della necessità di formalizzare le modalità di accesso dei dipendenti all’infrastruttura tramite dispositivo mobile, seguita da una maggiore domanda proveniente dai clienti che utilizzano dispositivi mobile (33%) e il desiderio di aumentare la sicurezza dell’accesso mobile ai dati e alle applicazioni critiche (29%).
Esistono poi dei problemi che riguardano l’attuazione della strategia giusta relativamente al consolidamento dei progetti di mobility in modo organico e le potenzialità ancora inespresse da queste tecnologie. D’altro canto crescono gli investimenti su questi progetti con un incremento del 50% nei prossimi tre anni da parte dell’IT e del 33% dagli altri reparti.

 

“Cinque sono gli ingredienti sui quali riteniamo che le aziende dovrebbero concentrarsi: strategia, expertise, collaborazione, sicurezza e organizzazione”, sottolinea Rossetti. “Da questo punto di vista – gli fa eco Benocci – noi proponiamo un approccio olistico con tecnologie che intervengono su tre macro aree – gestione dei dispositivi, ciclo di vita delle app e gestione dei contenuti e delle email. Nel mentre teniamo anche conto di elementi nuovi quali ad esempio la configurazione degli smartphone e l’abilitazione all’uso di determinate caratteristiche, la cancellazione dei dati sui device smarriti, e la fase di sviluppo”.

 

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