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Mercati Verticali
 

08/05/2017

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di Giuseppe De Lorenzo

Storie di start-up che ripensano il business

Modelli di commercio e di relazione merchant/cliente innovativi proposti da tre giovani realtà italiane.

Non è solo questione di velocità, certo. Ma conta eccome. I sistemi economici cambiano, il commercio corre sul web, i prezzi ballano e le interazioni tra acquirente e produttore si stringono. Mentre l’orizzonte delle connessioni economiche continua ad allargarsi, il tempo si stringe. Ogni imprenditore, produttore, distributore o rivenditore sa che per essere competitivo deve migliorare costantemente la sua velocità di reazione alle innovazioni, ai prezzi variabili, alle richieste dei clienti e nelle consegne. Ed è su questo campo che alcune startup innovative italiane hanno deciso di scommettere: la rapidità. È il caso di Competitoor, per esempio. Si tratta di un software cloud che permette ad aziende manifatturiere, brand, rivenditori e-commerce e store manager di monitorare in tempo reale la variazione dei prezzi della concorrenza del proprio mercato di riferimento online o della propria rete distributiva. Attiva dalla fine del 2015, Competitoor (nella foto sotto il suo team) nasce dall’idea di Davide Lugli e Maximilian Lanaro, due ingegneri che dopo aver lavorato per 15 anni nello sviluppo di piattaforme e-commerce hanno “trasformato la consulenza in un software - spiega Lugli. Il sistema avvisa ogni qual volta un prezzo cambia, garantendo così all’azienda di reagire immediatamente. È il sistema che trova automaticamente competitori che vendono prodotti concorrenti”.

Competitoor

Il monitoraggio dei competitor

Monitorare i rivali è ormai imprescindibile per chi vuole sopravvivere nel mare dell’e-commerce. L’80% degli acquirenti, infatti, compara i prezzi di prodotti simili in diversi store online per cogliere l’occasione più conveniente. Avere un listino ben calibrato determina l’andamento positivo o meno di una vendita. Non è un caso se il fatturato di chi utilizza prezzi dinamici arriva ad essere il 20% in più rispetto a chi non lo fa. Il segreto sta tutto nella conoscenza approfondita del proprio mercato. “Rivenditori e store manager con Competitoor possono osservare le strategie dei concorrenti, valutarne promozioni e offerte così da adeguare il prezzo al mercato dinamico, il più delle volte alzandolo”, racconta Lugli. Ma il software è indirizzato pure a quei produttori cui interessa “controllare che le regole di pricing imposte alla rete vendita vengano rispettate e capire quanto il prezzo dei prodotti in vendita influenzi la percezione del loro brand”. Questo anche per proteggersi da chi “sminuisce i prezzi di un prodotto solo per acquisire visibilità e clienti”. Senza contare che tutti i dati storici vengono salvati in modo da garantire un’analisi di lungo periodo con cui valutare se e in che modo modificare la propria strategia di vendita.
“Attualmente la startup vanta 12,5 milioni di prezzi regolati che fanno rifierimento a qualcosa come 5.000 siti di e-commerce. La nostra tecnologia è stata validata da un numero crescente di aziende che hanno abbassato i propri costi dedicati al monitoraggio, risparmiando soldi da utilizzare in altre attività più strategiche”. I settori interessati sono tutti, dalla cosmesi all’elettronica, dai servizi alla componentistica. “Siamo i soli in Italia che offrono la possibilità di monitorare l’intero mercato di riferimento senza basarsi unicamente su maketplace come Amazon, Ebay o comparatori prezzi che coprono solo il 40% del mercato online”.
Dopo un periodo di incubazione in H-Farm, ora investitore della startup, Competitoor è sbarcata in Europa. “Per il futuro - conclude Lugli abbiamo invece in cantiere una serie di nuove funzionalità in grado di muovere i prezzi in base alle azioni dei competitor senza che il rivenditore debba farlo manualmente, come il dynamic pricing e il dynamic bidding per le offerte pubblicitarie”. Ecco, il futuro. Spesso l’avvenire tecnologico è più una questione di spazio che di tempo. Soprattutto per l’Italia, dove innovazioni già radicate negli Stati Uniti stentano a carburare. Il dropshipping, per esempio, oltreoceano compie quasi dieci anni di vita ma non ha ancora trovato pieno sviluppo nel Belpaese, nonostante permetta di ridurre i costi nelle negoziazioni tra distributori (grossisti, produttori, magazzini) e rivenditori (e-commerce, web shop, PMI). Accorciando i tempi di vendita e distribuzione della merce.


Youdroop

Il dropshipping ideato per le aziende italiane

Il ritardo non è sempre questione di sviluppo tecnologico, a volte manca solo lo spunto giusto. Lo ha capito Simone Ricucci, 27enne piemontese con un passato da assistente alle vendite eBay, quando ha fondato YouDroop (sopra, il suo team), il primo marketplace a livello europeo rivolto alle aziende che utilizzano il modello di vendita del dropshipping. “YouDroop funziona così - spiega Ricucci -: Il fornitore pubblica i prodotti sulla nostra piattaforma rendendo disponibile il proprio magazzino, mentre il rivenditore sceglie quali prodotti mettere in vendita e li mostra nella propria vetrina online applicando liberamente il ricarico. Quando un consumatore acquista il prodotto, il rivenditore inoltra l’ordine al produttore e lo paga. Sarà poi il fornitore a spedire la merce direttamente al cliente finale”. Semplice, veloce e innovativo. Un vantaggio per entrambi i protagonisti della vendita.
“I rivenditori possono scegliere tra migliaia di prodotti registrati e piazzarli online senza dover investire migliaia di euro per la creazione di un magazzino. Con noi riescono ad ampliare i propri canali di vendita, a ridurre il rischio di merce invenduta e ad abbattere gli investimenti di marketing. Senza contare che possono cambiare fornitori con un click, seguendo così gli andamenti del mercato”. I produttori, invece, “abbattono i costi di marketing e promozione e internazionalizzano il prodotto più rapidamente”. Su ogni transazione YouDroop applica al produttore una tariffa proporzionale al volume della vendita. I listini vengono caricati manualmente, i pagamenti effettuati con PayPal ed è prevista la possibilità di creare campagne marketing per promuovere il marchio aziendale all’interno della piattaforma YouDroop. La startup, nata nel 2012, è sbarcata sul mercato dopo due anni di complesso lavoro a livello tecnico.
Selezionata da EuStartup tra le 10 startup italiane da ‘tenere d’occhio’ nel 2017, oggi già conta oltre 3.500 aziende iscritte e un team formato da sei persone con un’età media che non supera i 27 anni. Non male. “L’idea di creare YouDroop è arrivata dopo aver lavorato nell’e-commerce ed aver sbattuto contro l’ostacolo dei troppi investimenti iniziali necessari ad aprire un negozio online”. Sugli altri, inoltre, anche i costi dell’assicurazione del magazzino e i problemi di smaltimento dell’invenduto. “A spingerci verso il dropshipping è stata la consapevolezza che questi stessi problemi li avevano anche i nostri fornitori, i quali lamentavano eccessivi avanzi in magazzino e difficoltà nell’immettere i prodotti sul mercato”. Il punto di svolta, come per tante altre startup, è stato riuscire a entrare nella rete degli incubatori. “L’apporto di I3P è stato fondamentale sotto diversi punti di vista: dal network logistico di sostegno al business plan e per la vicinanza al Politecnico di Torino dove abbiamo trovato tecnici preparati”.
YouDroop vanta investimenti da parte di Intesa San Paolo, Club Italia Investimenti 2 e diversi business angel. “Guardiamo a quasi tutti i settori del mercato e attualmente forniamo una versione beta del servizio completamente gratuita”. In questi giorni è previsto il lancio della nuova versione in lingua inglese, spagnola e italiana. Mentre a breve partirà una campagna di crowdfunding per l’espansione internazionale. “Il nostro segreto - conclude Ricucci - è quello di aiutare rivenditori e fornitori a incrementare i fatturati accelerando i passaggi logistici dei prodotti che devono arrivare al consumatore finale”. 

Francesco MeddaLo scontrino nel cloud che fa i big data
In fondo, come diceva Milan Kundera, scrittore ceco ed autore de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, la velocità “è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo”. Sarebbe stata una rivoluzione impensabile se non fosse intervenuta l’onda tumultuosa di internet. Lo sa bene Francesco Medda (nella foto sinistra), trentenne founder e CEO di Scloby, startup da 380 centri di assistenza in tutta Italia, un team di 11 persone di età compresa tra i 25 e i 50 anni e un sogno: “Permettere a piccoli e grandi merchant di usufruire della potenza dei servizi online e garantirgli la facile analisi dei BigData, partendo da un registratore di cassa”. “La mia idea era quella di trovare un modo per connettere negoziante e cliente in un modo mai sperimentato prima” spiega Medda, raccontando la nascita della sua startup incubata da I3P. Nel 2013, dopo alcune esperienze in altre aziende innovative, Medda dà il via a Scloby e nel 2014 riceve il primo grande investimento che gli permette di fare il salto di qualità, di ampliare il numero di collaboratori e infine di sbarcare sul mercato. Oggi Scloby vanta il legame con alcuni grandi marchi, come Maserati, oltre ai numerosi commercianti che “stanno mandando in pensione lo scontrino inviandolo anche via email”. Una volta acquistato il pacchetto di Scloby, l’utente finale si vede recapitare a casa o al negozio un cassetto per il denaro, un stand tablet e una stampante fiscale. Il resto lo fa il software. “Il commerciante deve solo inserire l’indirizzo mail nella scheda cliente e questi riceverà in automatico lo scontrino anche nella sua casella di posta elettronica con tutti i suoi dati: l’intestazione fiscale, il dettaglio del conto, il nome del commesso e la mappa per ricordare la posizione del locale”.
Ma Scloby non è solo un registratore di cassa e non è rivolto esclusivamente a negozi. “Dietro c’è un complesso sistema in cloud, una piattaforma che può sostenere l’utente nella contabilità, nella logistica, nella gestione del magazzino, nell’integrazione con l’ecommerce, nell’amministrazione simultanea di più punti vendita, nell’analisi dei dati di vendita, nell’organizzazione dei prodotti e nella creazione di fidelity program”. Tradotto significa: una interazione più ricca tra il merchant e il suo cliente. Basata non solo sulla fidelizzazione, ma anche sulla rapidità di risposta alle sue esigenze. Scloby infatti permette al negoziante di raccogliere dati per profilare i clienti, di tenere traccia delle loro richieste, di analizzare promozioni realizzate e variabili esterne come, per esempio, le previsioni meteo: “Il sistema è capace di indicare se e in che modo le condizioni meteo influenzano le vendite”.
In futuro Scloby punta ad arrivare all’estero e a rafforzare il legame con gli sviluppatori di altre aziende agganciate al sistema. All’orizzonte anche l’ingresso nel mercato dei punti vendita di un grande operatore telefonico. “Siamo i migliori amici dei rivenditori perché forniamo un servizio veloce, semplice, integrato e capace di ridurre i costi di gestione - conclude Medda. Non potevamo reinventare la ruota, ma abbiamo sfruttato il fatto di essere connessi in internet per migliorarla: perché nessuno al giorno d’oggi può permettersi di essere sconnesso da un mondo che chiede sempre più rapidità di reazione. Altrimenti se ne rimane esclusi”.

 
TAG: Start-Up

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