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30/08/2017

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Smart Working, tanti lo vogliono, pochi lo offrono

Secondo i dati raccolti nella Hays Salary Guide 2017, l’82% dei professionisti italiani sarebbe felice di lavorare da remoto, ma meno di 4 aziende su 10 offrono questa modalità di lavoro

© Redpixel - Fotolia.com

Dallo smart working al social recruitment, dai trend di selezione alle politiche retributive, fino alle previsioni sulle tendenze occupazionali dei prossimi mesi. Questi i temi affrontati nell’edizione 2017 della Hays Salary Guide, l’indagine annuale sull’andamento del mercato del lavoro in Italia, condotta da Hays – uno dei leader nel recruitment specializzato – coinvolgendo un campione di 250 aziende e 1.400 professionisti.
Con la nuova edizione il gruppo ha approfondito il tema dello smart working. 

Dall’indagine emerge che ben 8 professionisti su 10 (82%) sarebbero felici di lavorare da casa, tuttavia solo il 35% delle imprese afferma di offrire ai dipendenti la possibilità di lavorare “da remoto”. In ogni caso, è certo che il fenomeno ha risvolti positivi sia per le aziende – che nel 67% dei casi hanno registrato un incremento nella produttività, oltre a una diminuzione dei costi fissi per la gestione degli uffici tradizionali (21%) – sia per i professionisti. Questi ultimi annoverano fra i vantaggi la maggiore autonomia organizzativa (33%), la riduzione dei tempi e costi sul tragitto casa-lavoro (28%), oltre a un migliore equilibrio fra lavoro e vita privata (25%).
Fra le aziende italiane che consentono lo smart working, il 91% fornisce gli strumenti tecnologici necessari per il lavoro smart: a livello di device, PC e smartphone sono tra i più gettonati, rispettivamente con il 93% e 82% delle preferenze. 
Ma quali sono le tecnologie utilizzate dai professionisti quando lavorano in mobilità? Il 43% del campione dichiara di utilizzare App di Instant Messaging (in primis, WhatsApp e Skype), il 28% la tecnologia Cloud e il 14% i Social Media Aziendali, come ad esempio Yammer.
Analizzando i dati relativamente al livello professionale, si evince come sia il middle management a optare maggiormente per il “lavoro agile” (42%); percentuali nettamente inferiori per junior e top management (rispettivamente al 20% e 14%).

Previsioni per il 2017
Nonostante la crescita economica prosegua in maniera contenuta, un quarto delle aziende intervistate da Hays dichiara che quest'anno si chiuderà com un aumento del livello di investimenti in HR. Si parla di una ricerca di personale focalizzata su profili tecnici o di middle management (75%), professionisti con una breve esperienza professionale (47%), oltre a tirocinanti e apprendisti (42%). Di contro il 64% del campione non ha pianificato nuovi ingressi in organico per l’anno in corso. Dal canto suo il 62% del campione di professionisti italiani vorrebbe cambiare lavoro nei prossimi mesi. Tra le motivazioni, una maggiore soddisfazione professionale (69%), una migliore prospettiva di crescita (67%) e un aumento retributivo (57%).

Il social recruitment
I dati dell’indagine Hays sembrano confermare una tendenza già in atto da un paio d'anni: sempre più aziende (56%) eseguono in fase di selezione uno screening dei profili social del candidato. I motivi sono molteplici: si va dall’esigenza di avere una visione più completa del professionista (93%) alla possibilità di accertare eventuali attitudini professionali attraverso la partecipazione a community (33%), dall’individuazione di possibili incongruenze nelle esperienze di lavoro dichiarate (32%) all’opportunità di informarsi sulla rete dei contatti professionali del candidato (30%). 
Tra i Social Media più utilizzati nell’attività di recruiting, il 99% delle aziende campione impiega LinkedIn, il 60% consulta Facebook, il 19% Instagram, mentre un altro 19% controlla se il candidato ha un proprio blog. Occorre evidenziare che le informazioni reperibili dai profili social del professionista non fungono da discriminante: l’81% del campione afferma infatti di non avere mai escluso un candidato dall’iter di selezione per questa motivazione. 
E tra i professionisti? Più della metà del campione (51%) si affida ai Social Network professionali per individuare nuove opportunità di lavoro. Non solo, il 57% degli intervistati ritiene che sia giusto che le aziende eseguano uno screening delle informazioni contenute sui profili Social dei candidati, sempre che si tratti di pagine professionali. Solo il 28%, invece, considera legittimo uno screening a 360 gradi di tutti i Social.

L’identikit del candidato ideale
In fase di selezione, l’83% delle aziende mette al primo posto una solida esperienza maturata sul campo, seguita da ottime referenze (12%) e dal titolo di studio (5%). Per l’80% delle imprese, il candidato ideale deve possedere forti competenze linguistiche. Oltre all’imprescindibile inglese,  particolare interesse per i candidati che dimostrano di saper parlare francese (56%), tedesco (53%), spagnolo (37%), oltre al cinese (17%).
Per sbaragliare la concorrenza nel processo di selezione, i professionisti italiani puntano sulla formazione per arricchire il curriculum. Il 54% cerca di sviluppare le proprie competenze trasversali, mentre il 51% si dedica allo studio delle lingue straniere. Oltre all’inglese, gli intervistati optano per tedesco (28%), francese (28%), spagnolo (24%) e cinese (9%).

Politiche retributive e benefit
Per assicurarsi le risorse migliori e la retention delle risorse attuali, il 94% delle imprese intervistate offre benefit di natura economica. Inoltre, il 96% delle imprese offre benefit di natura non economica come l’assicurazione sanitaria (90%), la macchina aziendale (78%), il telefono aziendale (68%) e i rimborsi spese (54%). 
La quasi totalità dei professionisti (95%) dichiara di valutarne la presenza nelle offerte di lavoro: tra i più ambiti, l’auto aziendale (83%), l’assicurazione sanitaria (79%) e il rimborso spese (51%).

La nuova edizione della Hays Salary Guide è disponibile: Hays.it

 

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