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17/01/2020

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di Raffaela Citterio

Smart working per aumentare la soddisfazione dei dipendenti e ridurre i costi

L’Assintel Report 2020 analizza la diffusione dello smart working in Italia, un modello che comincia a diffondersi soprattutto nelle grandi aziende.

 

Lo scorso ottobre, in occasione di Smau Milano 2019, è stato presentato l’Assintel Report 2020, il tradizionale studio annuale sul mercato ICT e digitale in Italia realizzato da Assintel, Associazione Nazionale delle Imprese ICT e Digitali, con CFMT (Centro di Formazione Management del Terziario), insieme a IDC Italia. Nonostante un contesto macroeconomico sempre incerto, il report segnala una crescita del mercato ICT in Italia, nel suo complesso, del 2,3%, e una proiezione di segno positivo anche per il prossimo futuro. Secondo il Report la spesa è trainata dai progetti di trasformazione digitale, e tra le tecnologie emergenti spiccano l’IoT (+24%) e l’intelligenza artificiale (+39.1%), mentre continua la spesa nei servizi di public cloud (+26,1%) e di big data e analytics (+7,6%). All’interno del Report trova spazio uno spaccato dedicato specificamente allo smart working visto che la digitalizzazione consente di accedere a risorse e documenti aziendali anche da remoto, modificando profondamente i modelli organizzativi tradizionali. Come evidenzia il Report, per rispondere a questi cambiamenti in Italia da alcuni anni è stata emanata una legge che regola il lavoro agile, focalizzata sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti e sull’adozione di soluzioni tecnologiche innovative.

Le prime a sperimentare sono le grandi aziende
Le aziende italiane stanno intraprendendo o promuovendo alcune iniziative di lavoro agile e di trasformazione degli spazi e delle postazioni di lavoro, anche se, in base ai dati della ricerca, sono principalmente le grandi imprese ad avere implementato delle strategie di questo tipo: ben il 52%, ossia una azienda su due. Le iniziative di lavoro agile trovano quindi un terreno più fertile nelle realtà di maggiori dimensioni, che spesso hanno approcciato il tema attraverso progetti pilota che hanno coinvolto un numero ridotto di dipendenti, per poi estendere progressivamente il modello. La cultura del top management in queste realtà sembra essere maggiormente focalizzata sugli obiettivi del singolo dipendente e sull’agilità del business. I benefici riscontrati si riflettono su una maggiore soddisfazione dei dipendenti, che trovano un migliore equilibrio tra vita privata e lavorativa, ma anche una riduzione dei costi legata al ridisegno degli spazi lavorativi: sono diverse le realtà italiane che hanno riprogettato le proprie sedi proprio in una logica di smart working, riducendo le postazioni di lavoro e adottando strumenti tecnologici avanzati, che spesso integrano tecnologie di IA. Nelle realtà di minori dimensioni invece lo studio rileva una minore propensione nei confronti del lavoro agile, anche se nelle medie imprese vi è una quota rilevante (22%) che ne prevede l’introduzione nei prossimi anni.

Cosa si sta facendo
La principale iniziativa di lavoro agile implementata dalle aziende si riferisce, nella maggioranza dei casi (oltre il 60%), alla possibilità fornita ai dipendenti di svolgere le attività da remoto, Questa particolare forma di flessibilità ‘fisica’ è oggi possibile grazie a device per la produttività personale sempre più potenti e intelligenti, anche in questo caso arricchiti da tecnologie di intelligenza artificiale, che consentono di innalzarne le performance e i livelli di sicurezza, e al cloud, anch’esso pervaso in maniera sempre più capillare da tecnologie di IA, che rendono possibile una reale collaborazione ‘anytime, anywhere, anydevice’.
Le iniziative indirizzate alla flessibilità oraria sono invece state fino ad ora intraprese da una percentuale molto minore di aziende (circa il 20%), e ancora meno sono le aziende che hanno riprogettato gli spazi lavorativi e introdotto nuovi strumenti e tecnologie per la collaborazione.

I settori più dinamici
I settori che, secondo il Report, più di altri si sono orientati verso l’introduzione di iniziative di lavoro agile sono la Pubblica Amministrazione (inclusa sanità e istruzione), seguita dal mondo finanziario e dei servizi. L’adozione di strategie di innovazione e agilità del lavoro sta spingendo le aziende italiane a orientarsi verso l’introduzione di ulteriori servizi e soluzioni tecnologiche tra cui spiccano soluzioni di automazione e di IT Service Management, Unified Endpoint Management e di piattaforme accessibili in modalità cloud as-a-service, sistemi che ormai non possono prescindere dagli elevati livelli di automazione abilitati dalle tecnologie di intelligenza artificiale.

Le resistenze non mancano
Rimangono sicuramente ancora numerose complessità nell’ambito del lavoro agile che frenano le aziende dall’intraprendere questa strada, spesso a causa di una poca conoscenza o di una scarsa condivisione da parte della proprietà o del top management delle politiche legate alla flessibilità lavorativa, oppure a causa di una carenza di competenze digitali, che renderebbe costoso sia dotarsi della strumentazione adatta sia formare i dipendenti sull’utilizzo della stessa. In molti casi, inoltre, la presenza di sistemi IT obsoleti, rigidi e scarsamente integrati tra loro, unita alle preoccupazioni legate alla sicurezza e alla privacy dei dati, enfatizzati dall’entrata in vigore di normative sempre più stringenti, basti pensare al GDPR, contribuiscono a frenare una diffusione più ampia e generalizzata dello smart working all’interno delle organizzazioni pubbliche e private. Da qui l’orizzonte si estende all’insieme di stakeholder, pubblici e privati, verso i quali si fa promotrice di politiche, strategie e azioni volte allo sviluppo del Sistema Paese.

 

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