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18/01/2017

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di Michele Ciceri

Smart City e ICT: misure e diagnosi

Prendono forma i primi progetti di smart city. New economy e Green economy si incontrano attorno all’efficienza: le tecnologie ICT non sono l’unico fattore abilitante ma restano al centro; soprattutto quando si parla di misurazione e di diagnosi.

Che cos’è una smart city? Più dei ragionamenti vale un esempio ed eccone uno: Livorno. A ottobre 2016, il comune toscano e l’Enea hanno firmato un accordo quadro per lo sviluppo dell’efficienza energetica nei servizi pubblici locali e nell’utilizzo del territorio finalizzato a fare di Livorno una vera e propria ‘smart city’. Tale accordo, che sostiene le linee programmatiche già varate dall’amministrazione, prevede la trasformazione del contesto urbano in una ‘città intelligente’ con l’attuazione di una serie di iniziative: gestione centralizzata dei dati energetici ed ambientali, sviluppo di progetti pilota per la diffusione di tecnologie per l’efficienza energetica negli edifici comunali grazie anche a finanziamenti innovativi (EPC: Energy Performance Contract) e raccolte di fondi privati, la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica sia dal punto di vista energetico che gestionale, il trasferimento delle tecnologie innovative alle imprese del territorio per favorirne la competitività.

A corollario, l’Enea attiverà stage di formazione del personale tecnico del comune e contribuirà alla realizzazione dell’Urban Control Center di Livorno per favorire la comunicazione tra comune e cittadini. Si leggono in controluce quelli che evidentemente sono i punti di riferimento di una smart city: tecnologie ICT come fattore abilitante, mobilità come fattore di sviluppo, risorse naturali, capitale umano e sociale, qualità della vita e partecipazione politica. Dove smart non sta per ‘intelligente’, ma piuttosto significa efficiente, capace, moderno, inclusivo, sostenibile. Dice Federico Toni, coordinatore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che “la smart city è un punto di arrivo di un percorso decennale che unisce idealmente la new economy di fine secolo con la Green economy di oggi. Le tecnologie ICT, che furono il core business della new economy di fine secolo, continuano a svilupparsi nella green economy di oggi al di là dell’obiettivo fallito di essere loro sole la spina dorsale del rilancio dell’economia. Il punto di caduta di questo percorso è il modello di una società nella quale le città sono i nodi intelligenti e propulsivi ma l’obiettivo è quello dello sviluppo sostenibile perseguito attraverso una pluralità di politiche e di strategie messe in campo per una transizione da un sistema fortemente dissipativo in termini di risorse naturali verso un sistema diverso, molto più dinamico, efficiente, circolare, ricco di conoscenza e di nuove articolazioni, capace di perseguire lo sviluppo e il benessere dei cittadini in una nuova accezione smart al di là dei consumi, al di là del PIL, investendo in capacitazione e relazioni sociali”.

Il tema della misura
In questa condivisibile visione delle cose, le tecnologie ICT non sono l’unico e solo abilitatore ma restano un cardine della smart city. Soprattutto nel ruolo di parte integrante degli strumenti che aiutano a superare gli ostacoli alla diffusione dell’efficienza. In una qualsiasi azienda, per fare efficienza in maniera seria è necessario che tutte le lavorazioni e i processi aziendali siano monitorati e tenuti sotto controllo tramite misuratori. Questo però ha un costo e rappresenta una barriera soprattutto nelle piccole e medie imprese, dove c’è da sempre meno attenzione all’energy management e anche meno soldi da investire. Gli strumenti ICT-based della energy intelligence affrontano il difficile capitolo della ‘misura’ e aiutano a trovare un punto di incontro tra la necessità di tenere sotto controllo i consumi energetici e il costo che tale attenzione comporta. Aiutano anche a fare le diagnosi energetiche, in cui una corretta misura dei consumi rappresenta il fattore validante. L’Enea riferisce che, con oltre 15.000 diagnosi energetiche effettuate da oltre 8.000 imprese, l’Italia si colloca al top della classifica UE dei Paesi più virtuosi nell’attuazione della direttiva europea sull’efficienza energetica per i check-up nelle aziende. In tutto il resto d’Europa, infatti, ne sono state inviate circa 13.000, di cui 7.000 sono dichiarazioni di avvenuta diagnosi. Il dato riguarda le imprese energivore e di grandi dimensioni tenute a effettuare l’audit energetico. Alla scadenza di legge del dicembre 2015 le diagnosi inviate erano 14.342 da parte di 7.516 imprese, salite poi a 8.461 con 15.685 diagnosi a fine giugno 2016. Alle origini del successo del ‘modello Italia’ ci sono alcune best practice che Bruxelles sembra intenzionata a indicare nella prossima revisione della Direttiva sull’efficienza; fra queste, in particolare, l’istituzione di tavoli tecnici permanenti come momento di confronto e analisi per individuare proceprocedure operative condivise con i soggetti interessati, per l’attuazione degli aspetti più complessi della direttiva. Il lavoro dei Tavoli si è poi concretizzato in circolari attuative del MiSE. Sono risultate misure efficaci anche la realizzazione di modelli di rendicontazione standardizzati per gli operatori e per elaborare i dati delle diagnosi, la predisposizione di Linee guida settoriali per dare alle aziende indicazioni utili per adempiere all’obbligo legislativo e la messa a punto di una procedura specifica per le aziende multisito.

“Queste iniziative, condivise con Confindustria e con gli altri soggetti interessati, proseguiranno assieme alle attività che Enea sta portando avanti a supporto del MiSE per favorire sempre più il confronto con i soggetti interessati, attraverso iniziative di informazione, formazione, convegni e seminari, elaborazione di documentazione tecnica e studi settoriali con le associazioni di categoria”, ha affermato Roberto Moneta, responsabile dell’Unità Tecnica Efficienza Energetica dell’Enea. Tra i convegni citati c’è la Energy Management Conference di Soiel International, con cui Enea collabora da tre anni.

La barriera culturale
Alla diffusione dell’efficienza energetica tra cittadini e imprese contribuiscono i seminari e i convegni organizzati da diversi attori pubblici e privati. E altrettanto contribuiscono le iniziative dall’alto come il ‘Mese dell’Efficienza Energetica’ lanciato a novembre 2016 dall’Enea. Si è trattato di una campagna di sensibilizzazione sull’uso più consapevole e razionale dell’energia realizzata in collaborazione con il Ministero per lo Sviluppo Economico che ha messo assieme circa 50.000 contatti, 400 adesioni e 260 fra progetti e iniziative presentati da scuole, imprese, istituzioni e associazioni. Tra le aziende, spiccano i contributi di Enel, con eventi sul territorio e messaggi sull’efficienza nelle bollette, di Italo-Ntv e Vodafone Italia, con annunci vocali e campagne ad hoc su social e magazine aziendale, mentre Schneider Electric, Energy Team e 3M Italia hanno puntato su campagne di comunicazione sia interne che esterne. Iniziative rivolte a studenti e cittadini anche dal Politecnico di Torino e Milano, dalle Università di Camerino e Bari e da Kyoto Club, Federesco, Assoesco, FIRE, Rete Irene e Rotary Club.

Tra le attività di formazione e informazione sull’uso razionale dell’energia rivolte al personale si sono distinte quelle di Policlinico Gemelli, dei Ministeri della Difesa e dei Beni Culturali, di ANCI e del Gruppo WEDO. Sul fronte scuole, 10 e lode agli studenti dell’Istituto Copernico di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) per il progetto ‘L’illuminotecnica in una scuola ecosostenibile’ per ridurre di un terzo i consumi energetici sostituendo le lampadine a fluorescenza con quelle a LED. Il massimo dei voti anche all’Agenzia Napoletana Energia e Ambiente (ANEA) che ha promosso il mese dell’efficienza nell’ambito del Progetto DOMINO che vedrà sfidarsi ‘a colpi di risparmio energetico’ migliaia di famiglie di Napoli, Berlino e Bruxelles da gennaio 2017 a marzo 2018.

La Banca Popolare dell’Emilia Romagna si è distinta per un vademecum e una newsletter per i dipendenti, mentre la Camera di Commercio di Verona si è impegnata nell’organizzazione di un evento sull’efficienza energetica e la sostenibilità in edilizia. “Considerando che si tratta del primo anno dell’iniziativa per noi è un grande successo - ha commentato Moneta - ed è una risposta importante e di qualità da parte di soggetti pubblici e privati”. Questo positivo bilancio segue all’approvazione del pacchetto energia della Commissione europea, che porta dal 27% al 30% il target di efficienza energetica al 2030 e lo rende vincolante per gli Stati membri, a cui si aggiungono i buoni risultati sul fronte diagnosi energetica.

Tempo di rinnovabili e IoT
In prospettiva, due temi sicuramente interessanti sono da una parte le energie rinnovabili e dall’altro l’Internet delle cose. Per restare nel futuro, Enea nel 2016 ha presentato alcune delle sue tecnologie di punta per sfruttare nuove fonti rinnovabili come l’energia dal moto ondoso, per produrre combustibili da fonte solare e per immagazzinare l´energia, nuovi materiali per i moduli fotovoltaici come le celle solari a base di perovskite e kesterite e le architetture innovative a base di silicio. Un focus particolare è sulle attività di ricerca e sviluppo per la progettazione e caratterizzazione di convertitori smart, sulle strategie multi-obiettivo per la gestione ottimizzata di reti e micro reti, anche per favorire la transizione verso le smart grid. Molto importanti anche i passi avanti nelle metodologie per la predicibilità (forecasting) della produzione da fonti rinnovabili, in modo da limitarne la non programmabilità. Timidamente forse, si assiste al ‘cambio di passo’ invocato da assoRinnovabili nella politica energetica per puntare con decisione sulle energie rinnovabili. Quel cambio che in Germania hanno battezzato ‘Energiewende’, transizione energetica, inteso come passaggio dai combustibili fossili e nucleari alle fonti rinnovabili. Dalla ricerca ‘Il Global Cost dell’energia e gli effetti dello sviluppo delle rinnovabili’ condotta da Althesys, emerge come produrre energia utilizzando le fonti fossili costi di più rispetto alla produzione da fonti green, se si considerano le esternalità negative che carbone, petrolio e gas producono in termini di cambiamento climatico e inquinamento atmosferico con gravi danni alla salute. Le rinnovabili invece non rappresentano un costo per il Paese: il saldo attualizzato tra i costi e i benefici del sostegno alle rinnovabili è positivo tra i 30 e i 100 miliardi di euro, si sostiene nella ricerca, senza contare i vantaggi per la salute e per l’ambiente.

Un altro tema che tocca il mondo energy è la diffusione dell’IoT, l’Internet delle cose, per i riflessi nell’energy management e in modo particolare nella misurazione e nel monitoraggio dei consumi energetici, oltre che nell’integrazione delle fonti rinnovabili di cui sopra. Nel campo dell’efficienza energetica, l’Internet of Things è infatti il punto di partenza di sistemi avanzati di monitoraggio che vanno oltre l’analisi dei big data e abilitano decisioni immediate e dinamiche, per arrivare a oggetti in grado di suggerire autonomamente la decisione migliore. In uno scenario di IoT, una diagnosi energetica si trasforma da fotografia statica in lettura attiva dei consumi energetici.

Al convegno sull’Internet of Things dello scorso novembre, Mauro Annunziato, Direttore Divisione Smart Energy dell’Enea e co-coordinatore European Joint Programme Smart Cities, ha evidenziato come lo sviluppo di tecnologie IoT stia abilitando di fatto la diffusione dell’efficienza energetica e l’integrazione con le fonti energetiche rinnovabili; questo grazie alla disponibilità di dati ovunque generati attraverso i sistemi di energy intelligence e la possibilità di interventi dinamici. L’IoT in campo energy aiuta a superare i vincoli di tempo e di spazio che limitano la precisione della scelta decisionale.

 

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