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Sicurezza
 

16/04/2014

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Sicurezza IT: Europa e USA a confronto

Serve maggiore attenzione verso le risorse, le persone e i processi delle aziende, insieme a soluzioni di intelligence di rete e di sicurezza che consentano di tenere sotto controllo i rischi

In seguito all’enorme diffusione dei dispositivi utilizzati e dei nuovi modelli di fruizione dell’IT che si stanno affermando, a cominciare da cloud e mobility, il rischio di attacchi e utilizzi impropri si moltiplicano giorno dopo giorno, esponendo le aziende a minacce esterne e interne sempre più insidiose, vuoi intenzionali, vuoi accidentali. Per capire qual è il livello di consapevolezza delle aziende europee e americane BT ha commissionato una ricerca da cui sono emerse luci e ombre. “La ricerca, volta a sondare l’atteggiamento nei confronti della sicurezza informatica e la capacità di intervento dei responsabili IT, mette innanzitutto in evidenza la minor sensibilità delle europee rispetto a quelle statunitensi in molti ambiti cruciali”, commenta Gianluca Cimini, amministratore delegato e country manager di BT in Italia.


Livelli di consapevolezza diversi
Innanzitutto, solo poco più della metà delle aziende europee (58%) è in grado di calcolare il ritorno di investimento (ROI) derivante dalle misure di sicurezza IT, a fronte del 90% delle aziende USA. Ma non è tutto: negli Stati Uniti l’86% di chi ha la responsabilità in materia partecipa a corsi di aggiornamento e formazione, mentre nel Vecchio Continente il dato si ferma al 44%. A livello globale, oltre la metà (59%) dei responsabili IT ha affermato che i vertici della propria azienda sottovalutano l’importanza del tema. Considerando gli USA si osserva un picco del 74%, mentre in Europa il dato scende al 50%. I diversi livelli di prontezza operativa dipendono dall’atteggiamento adottato verso le minacce. Su scala mondiale, le minacce interne non intenzionali (per esempio perdita accidentale di dati) sono ciò che preoccupa di più: rappresentano una minaccia grave per il 65% dei responsabili IT. In Europa, la percentuale cala al 56%, seguita da minacce interne intenzionali (53%), hacktivism (48%), criminalità organizzata (38%) e pirateria informatica con intenti di attivismo politico (31%).


Negli Stati Uniti, i responsabili IT che considerano le minacce interne accidentali un grave pericolo sono addirittura l’85%; a seguire troviamo minacce interne intenzionali (79%), hacktivism (77%), criminalità organizzata (75%), terrorismo (72%) e attivismo politico (70%). A livello globale, oltre la metà dei responsabili IT ritiene che l’hacktivism (54%) e le minacce interne intenzionali (53%) costituiranno i principali fattori di rischio nei prossimi 12 mesi. Negli Stati Uniti, il dato sale rispettivamente al 73% e 74%, a fronte del 39% e 38% rilevati in Europa. In tutto il mondo, invece, il terrorismo è visto come il fattore di rischio meno probabile nei prossimi dodici mesi.


Serve un approccio globale
“L’impegno profuso dalle aziende statunitensi nei confronti della sicurezza informatica è lodevole - dice Cimini. I rischi a cui sono esposte le aziende aumentano sempre più in fretta, e un approccio alla sicurezza puramente reattivo non è più sufficiente. Oltretutto è importante capire che la questione non riguarda soltanto l’IT”. Di fronte alle crescenti minacce informatiche, tre quarti (75%) dei responsabili IT di tutto il mondo hanno espresso il desiderio di riorganizzare l’intera infrastruttura per renderla intrinsecamente più sicura; il 74% vorrebbe far partecipare tutto il personale a corsi di formazione sulle best practice di sicurezza. Inoltre, più della metà (54%) degli intervistati si è detta favorevole alla collaborazione con un vendor esterno per monitorare il sistema e prevenire gli attacchi. Cimini aggiunge: “In risposta ai continui cambiamenti sul fronte delle minacce, occorre che CEO e top management investano sulla cyber security, offrendo opportuni strumenti di formazione ai dipendenti non solo dell’area IT. La posta in gioco è troppo alta, non ci si può permettere di relegare la sicurezza informatica in fondo all’elenco delle priorità”.


Cosa propone BT
Con 70 anni esperienza nel settore, BT Security, grazie a un portafoglio che coniuga servizi di intelligence e consulenza specializzata, è in una posizione privilegiata per aiutare i clienti a individuare e comprendere quali sono i propri asset critici, oltre ai rischi e alle vulnerabilità associate. L’approccio di BT in ambito security prevede un’attenzione particolare verso le risorse, le persone e i processi delle aziende, unita a soluzioni di intelligence di rete e di sicurezza che consentono di tenere sotto controllo i rischi. In pratica vengono rese disponibili soluzioni end-to-end che consentono di dotarsi di elevati livelli di sicurezza in un contesto che vede le organizzazioni impegnate a fare di più con meno risorse in tutti i campi, inclusa la sicurezza IT.

 

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