IoT Conference 2019
Applicazioni - Mercati Verticali
 

19/04/2018

Share    

di Michele Ciceri

Siamo nell'era digitale delle macchine utensili

La contaminazione tra l’industria dei sistemi di produzione e l’ICT è tra i motivi che spingono le adesioni alla BI.MU 2018 di ottobre, dove ci saranno spazi tematici dedicati alle tecnologie abilitanti e alla consulenza.

Automazione

Oltre 600 aziende hanno già aderito alla 31ma edizione di BI-MU, la fiera internazionale di riferimento in Italia per il settore della macchina utensile che, in scena a Fiera Milano Rho da martedì 9 a sabato 13 ottobre 2018, documenterà la contaminazione tra industria dei sistemi di produzione e mondo ICT. Parliamo della manifestazione promossa da Ucimu-Sistemi per Produrre e organizzata da Efim-Ente Fiere Italiane Macchine, a cui per la prima volta collabora anche Soiel International nei panni di partner per le tematiche ICT-based. Vale la pena di scriverlo con una certa enfasi perché i numeri della manifestazione sono già notevoli. Tanto per cominciare, la superficie espositiva totale opzionata è tre volte superiore a quella prenotata nel dicembre 2015 per la scorsa edizione della biennale (2016). E anche la superficie media degli stand è di oltre il 10% più ampia rispetto a quella che le aziende avevano prenotato in occasione della precedente edizione della mostra. Completano il quadro le presenze di aziende estere, 250 a inizio anno, in rappresentanza di 16 Paesi, a conferma della propensione internazionale della manifestazione. Ma la cosa nuova, anche la più interessante dal nostro punto di vista, è che alla BI.MU del 2018 non ci saranno solo macchine utensili, a deformazione e asportazione, automazione, robotica, tecnologie ausiliarie, ma vedremo anche digital manufacturing e tecnologie abilitanti perché – sottolineano gli organizzatori – questo è il cuore della nuova BI-MU all’insegna della The digital era of machine tools. “La nuova interpretazione della manifestazione, che rimane in ogni modo fedele alla sua natura di mostra di riferimento per l’intera industria manifatturiera, ha trovato il pieno apprezzamento delle imprese” afferma Alfredo Mariotti, direttore di Ucimu-Sistemi per Produrre. “A inizio anno – aggiunge Mariotti – registriamo infatti un 10% di adesioni da parte di nuove aziende, appartenenti sia ai settori tradizionalmente presenti in fiera sia ai nuovi settori quali quello dell’IoT e della consulenza”.


Alfredo MariottiSpazio alle nuove aree di innovazione
Specchio dei mutamenti e delle trasformazioni che caratterizzano il manifatturiero, la 31.BI-MU metterà in mostra il meglio delle soluzioni riconducibili alla ‘fabbrica del futuro’ e qui si daranno appuntamento gli utilizzatori che in Italia, per l’intero 2018, potranno fruire degli incentivi di super e iperammortamento legati agli investimenti in tecnologie di produzione. “D’altra parte – ha aggiunto Mariotti – anche grazie al corposo pacchetto di incentivi previsto dal Governo, secondo le previsioni elaborate dal Centro Studi UCIMU, nel 2018, il consumo italiano di macchine utensili dovrebbe crescere ancora fino a raggiungere il nuovo valore record di 4,7 miliardi di euro”. All’interno dei sei padiglioni opzionati per l’evento, la 31.BIMU proporrà il meglio della produzione internazionale di macchine utensili ad asportazione e deformazione, robot, automazione, digital manufacturing, tecnologie ausiliarie, tecnologie abilitanti, additive manufacturing, sistemi di potenza fluida, meccatronica, trattamenti di finitura, utensili, componenti, attrezzature e accessori, metrologia e saldatura. Ma anche IoT, big data, analytics, cyber security, cloud computing, realtà aumentata, system integrator, sistemi di vision e software. Le nuove aree di innovazione che arricchiranno l’esposizione tradizionale sono numerose. Si va da Fabbricafutura, dedicata a ospitare sviluppatori di software e di tecnologie per la connettività, per la gestione e la sicurezza dei dati, all’area Robot Planet, patrocinata da SIRI, incentrata su robot industriali e collaborativi, integratori e sistemi di automazione. Box Consulting sarà invece uno spazio interamente dedicato ai servizi legati a conoscenza, competenza e certificazione. Otre che alla consulenza di management, quest’area è stata pensata per favorire la creazione di un linguaggio comune tra costruttori di macchinari e sviluppatori di tecnologie per la connettività e facilitare l’incontro tra domanda e offerta di Industria 4.0. Completa il quadro BI-MU Startupper, area dedicata ai giovani innovatori e alle neo imprese impegnati nello sviluppo di prodotti e progetti legati al mondo dei sistemi di produzione e della lavorazione del metallo. In questo contest, BI-MU potrà trasformarsi in un campo di confronto tra consolidati modelli industriali e nuove visioni di business.
A questi quattro macro-spazi se ne aggiungeranno altri: Club Tecnologie Additive, curato da AITA-Associazione Italiana Tecnologie Additive; Potenza Fluida, che metterà in mostra il meglio dei sistemi e componenti per la trasmissione di potenza meccanica e fluidodinamica; Focus Meccatronica, organizzato in collaborazione con AIdAM e IMVG; Il mondo della finitura delle superfici, dedicato alla più qualificata offerta di macchine e sistemi per la finitura e il trattamento delle superfici (lavaggio, verniciatura, galvanica, processi chimici e elettrochimici, metallizzazione, trattamenti nanotecnologici).
Per la prima volta nella sua lunga tradizione di manifestazione fieristica B2B, la BI-MU del 2018 abbinerà alla dimensione espositiva quella di approfondimento culturale tematico sviluppato non soltanto attraverso il cartellone convegnistico, ma grazie a un ricco programma di eventi collaterali che animerà BI-MUpiù. Quest’ultima è stata pensata come una vera e propria arena allestita in uno dei padiglioni della manifestazione, per proporre iniziative speciali, momenti di approfondimento focalizzati su specifici argomenti legati al mondo della manifattura, appuntamenti ad hoc per favorire la condivisione della conoscenza, il tutto assieme agli eventi di cui saranno protagonisti gli espositori, che avranno così a disposizione un palcoscenico speciale per presentare le proprie novità.

È l’IoT che abilita il business digitale
Secondo una survey realizzata da Fujitsu nel 2017 (The Digital Transformation, Pact), un buon 27% di aziende italiane ha annullato progetti di trasformazione digitale dopo averli avviati. Con una perdita economica media di 456.000 euro, anche se il 21% dei progetti fallisce con una perdita media di addirittura 560.000 euro. La causa dell’insuccesso è sempre nell’aver investito in tecnologie senza prima introdurre strategie di innovazione per attuarle. Insomma, si comprano macchine e software senza sapere bene cosa farne. Acquisti decisi perché così fan tutti oppure per cercare di sfruttare gli incentivi fiscali. Ciò che a molte aziende sfugge è che portarsi a casa l’iperammortamento legato a nuovi macchinari significa portarsi a casa un debito per chi non dispone di connettività adeguata o di strumenti di sicurezza. Da una parte ci sono i venditori di macchine digitalizzate, dall’altra acquirenti che poi vanno inseriti in un contorno tecnologico di cui ancora non dispongono.
L’Internet of Things abilita il business digitale. Secondo Gartner, il numero delle connessioni IoT complessive nel mondo è destinato a raggiungere la cifra di un trilione nel 2050. Di queste connessioni, solo l’1% sarà tra persone, mentre il 99% sarà tra oggetti, a differenza dell’attuale dato che, a fronte dei 13 miliardi di connessioni nel 2016, ne registra il 56% tra le persone e il 44% tra gli oggetti. Entro il 2023, sono attese 103 miliardi di connessioni (92% tra oggetti) e, indipendentemente dall’orizzonte temporale in cui ci si colloca, i dati in tempo reale sono e saranno in rapida ascesa.
La convergenza tra Information Technology e Operational Technology (IT/OT) porta con sé nuove sfide per i team IT delle aziende già in parte digitalizzate, e sfide ancora più grandi per quelle che lo sono poco o non lo sono affatto. Per implementare programmi IoT di successo e introdurre macchine 4.0 servono le idee chiare su quale deve essere il contesto di partenza. Serve poi un’integrazione sofisticata di dispositivi, processi e dati eterogenei, costruendo un sistema end-to-end. Per questa ragione l’architettura è critica, da essa dipendono integrazione complessa e orchestrazione dei dispositivi connessi. Prototipazione rapida e ricorso a una piattaforma sono un passo cruciale per dare forma a un’iniziativa IoT.

Massimo CarbonieroVolano gli ordini di macchine utensili
L’attenzione verso la BI.MU va di pari passo con l’aumento degli ordini di macchine utensili registrato dall’osservatorio di UCIMU nel 2017 dopo il varo del piano di incentivi Industria 4.0. Massimo Carboniero, presidente UCIMU, sottolinea che “I dati degli ordini del 2017 dimostrano la validità delle misure del piano Industria 4.0 varate dal governo. Super e iperammortamento, nuova Legge Sabatini e detrazione fiscale per spese in Ricerca e Sviluppo hanno spinto gli investimenti in Italia. Ora occorre forzare la formazione 4.0, indispensabile per guidare l’innovazione delle nostre fabbriche”. Nel quarto trimestre 2017, l’indice UCIMU degli ordini ha registrato un incremento del 21,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In valore assoluto l’indice si è attestato a 162 (base 100 nel 2010). Il risultato complessivo è stato determinato sia dal positivo riscontro degli ordinativi esteri, ma principalmente dall’ottimo risultato raccolto dai costruttori italiani sul mercato interno. In particolare, gli ordini esteri sono cresciuti del 6,2% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2016. Il valore assoluto dell’indice si è attestato a 138,4. Sul fronte interno, i costruttori italiani di macchine utensili hanno registrato un incremento della raccolta ordini dell’86,2% rispetto al quarto trimestre del 2016. Il valore assoluto dell’indice si è attestato a 285,4. Su base annua, l’indice totale ha registrato un incremento del 13,7% rispetto al 2016. Contemporaneamente gli ordini esteri sono cresciuti del 4,7%, a totale recupero dell’arretramento registrato l’anno precedente. “L’andamento della raccolta ordini del 2017 – dice Carboniero – documenta due fenomeni decisamente positivi per il manifatturiero: da una parte, l’indice rileva la ripresa delle commesse oltre confine il cui risultato, nel 2016, era stato invece deludente; dall’altra registra l’ottima performance degli investimenti in sistemi di produzione nel nostro Paese ove gli utilizzatori, con un ritmo crescente nel corso del 2017, hanno acquisito tecnologia di ultima generazione per le proprie aziende. Con riferimento al mercato interno – continua il presidente di UCIMU – è evidente l’impatto che i provvedimenti contenuti nel piano Industria 4.0, e in particolare Super e Iper ammortamento, hanno avuto sull’andamento delle vendite e sulla raccolta degli ordinativi. Nel caso poi dell’ultima rilevazione (relativa al periodo ottobre-dicembre 2017) gli ordinativi raccolti avranno riflesso diretto sul PIL del 2018 che, anche grazie alle nuove misure previste dalle autorità di governo, si annuncia come un anno decisamente positivo. La conferma dei due incentivi principe del programma governativo Industria 4.0, super e iperammortamento, anche nel piano Impresa 4.0, inserito nella Legge di Bilancio 2018, sebbene con quel piccolo ritocco al super (il cui coefficiente di incentivo passa dal 140% al 130%), è la testimonianza che le autorità di governo hanno ben valutato la portata dell’azione avviata da un anno, comprendendo con ciò che la brusca e repentina interruzione sarebbe stata decisamente deleteria per tutto il sistema”.

La digitalizzazione è soltanto all’inizio
Secondo UCIMU, il processo di svecchiamento degli impianti e di aggiornamento in chiave digitale è solo all’inizio e non può prescindere dal ruolo attivo e centrale che avranno le persone nella prossima fase di utilizzo in modo diffuso e capillare delle tecnologie digitali e interconnesse all’interno delle fabbriche. “La formazione dei giovani in chiave industria 4.0, anche attraverso percorsi scolastici alternativi all’università, come per esempio attraverso gli istituti tecnici superiori (ITS), così come la formazione continua di chi è già impiegato in azienda sono oggi elementi imprescindibili per assicurare futuro alle imprese, che hanno bisogno di personale capace di programmare e gestire le macchine 4.0 e i processi digitalizzati, anche nell’ottica dell’aumento dell’occupazione giovanile”, afferma il presidente Carboniero. “Per questa ragione, la decisione delle nostre autorità di prevedere un intervento specifico in materia di formazione è, senza ogni dubbio, la risposta più puntuale e adatta che potesse essere prevista a completamento degli incentivi di super, iper e Nuova Legge Sabatini”, afferma Carboniero. “Occorre però rilevare – prosegue – che il provvedimento relativo alla formazione e all’aggiornamento del personale in chiave Industria 4.0, così come previsto, rischia di risultare non pienamente efficace per due ragioni di ordine differente. Da una parte, perché subordinato all’attivazione attraverso contratti collettivi nazionali o territoriali, procedimento che potrebbe risultare di ostacolo a quelle PMI che non hanno una rappresentanza sindacale all’interno della loro organizzazione. Dall’altra, perché il credito di imposta previsto per le spese sostenute dalle imprese che investono in formazione 4.0 è applicabile alle sole ore di lavoro del personale coinvolto nell’attività. È pertanto esclusa tutta la parte relativa al costo, chiaramente rilevante, dei docenti esterni con il rischio che la scelta dei formatori possa essere condizionata più dal prezzo che dal valore del servizio offerto”.

Una ricetta per lo sviluppo globale
“Sul fronte estero – rileva Massimo Carboniero - sulla scorta di quanto già fatto in passato dal Ministero degli Esteri con UCIMU, per sostenere la ripresa degli ordinativi già avviata nel 2017 - sarebbe utile incentivare lo sviluppo di centri tecnologici dotati di macchinari italiani nelle aree del mondo considerate in via di sviluppo. I centri tecnologici funzionerebbero come punti di formazione della popolazione locale che apprenderebbe una o più professioni grazie ai corsi svolti con macchine e tecnologia italiana. Nel medio periodo i centri diverrebbero poi veri e propri show room della produzione made in Italy di settore e la popolazione sarebbe la migliore testimonial della nostra offerta per eventuali investimenti futuri. Si tratta di piani di medio-lungo periodo che però danno risultati concreti fin dal loro avvio e soprattutto assicurano, in linea con il principio sotteso agli interventi di cooperazione, il reale sviluppo dei territori ospitanti”.

 

TORNA INDIETRO >>