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29/01/2014

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Rittal, pionieri del futuro

Con RiMatrix S la società ribadisce ancora una volta la sua vocazione all’innovazione

"Dopo le rivoluzioni seguite all'introduzione delle macchine a vapore, dell'elettricità e dell'elettronica, oggi stiamo assistendo alla convergenza tra mondo reale e virtuale, fra IT e automazione industriale, entrando di fatto in un'era che ci piace definire Industry 4.0". A parlare così è Alessio Nava, responsabile della divisione IT e Telecomunicazioni di Rittal Italia, multinazionale da 2,2 miliardi di euro di fatturato che ha festeggiato il ventennale della sua presenza nel nostro Paese.
Attiva da sempre nel settore dell'automazione industriale e delle infrastrutture IT, la società è nella posizione ideale per aiutare le aziende a varcare senza paura questa nuova frontiera. Ricerca, sviluppo e innovazione, infatti, sono nel DNA di Rittal, che non ha mai avuto paura di introdurre sul mercato nuovi paradigmi, guardati inizialmente con sospetto, ma, una volta metabolizzati dal mercato, diventati di fatto quasi standard di settore.
"Una grande solidità finanziaria e una linea di comando estremamente snella ci consentono di operare con una visione di medio-lungo periodo, un approccio che, soprattutto in un contesto macroeconomico turbolento come l'attuale, è decisamente in controtendenza, come in controtendenza è l'andamento del nostro business, che si mantiene costante a fronte di una flessione generalizzata del settore", prosegue Nava.

 

Dove porta l'Internet of Things

Le competenze maturate in ambito automazione industriale e IT danno a Rittal un vantaggio competitivo, perché, come sottolinea Nava, "in futuro l'industria produrrà più dati del terziario nel suo insieme. Si tratta di un trend evidenziato anche dai principali analisti, ormai sotto gli occhi di tutti: basti pensare alla tracciabilità dei dati nelle filiere industriali, o ai chip che vengono inseriti nei capi di abbigliamento o negli elettrodomestici… Se alla metà del secolo scorso c'era un computer per molti utenti (il famoso mainframe) e alla fine del secolo un computer per ogni utente, oggi ciascuno di noi dispone di un numero imprecisato di device in grado di inviare e ricevere una mole di dati praticamente illimitata che devono essere processati nella maniera più efficace ed efficiente possibile, evitando inutili sprechi sotto tutti i punti di vista: di energia, di costi e di spazio".

 

Ripensare il data center
Il luogo deputato a processore i dati, da qualunque fonte vengano generati, è il data center. Nell'era Industry 4.0, però, anche il data center subisce una metamorfosi: da ambiente asettico spesso nato e cresciuto senza seguire criteri precisi, oggi entra in contesti ben definiti: può servire, per esempio, all'interno di un acquedotto, o in prossimità di un evento destinato a raccogliere migliaia di persone per un tempo limitato… Deve insomma essere più flessibile e richiedere tempi di progettazione e implementazione certi e a costi determinati e sostenibili. Ecco perché, soprattutto negli USA, stanno registrando un successo crescente i PODS, 'isole' prefabbricate di diverse dimensioni destinate agli usi più vari, incluso quello di processare dati (data center, appunto), e non a caso uno dei principali fautori e utilizzatori di data center PODS è Google. Da queste premesse nasce la novità più interessante sviluppata da Rittal in ambito data center: RiMatrix S, una soluzione standardizzata (la S significa proprio standard) che apre le porte a prospettive totalmente inedite.

 

Un'intuizione che viene da lontano
L'idea di puntare sulla standardizzazione è sicuramente una novità nel mondo dei data center, ma, per quanto riguarda Rittal, viene da lontano. Nel 1961, infatti, l'ingegner Friedhelm Loh, fondatore della società, cominciò a chiedere ai vari artigiani che realizzavano armadi metallici per uso industriale quali fossero le misure dei rack più richieste, scoprendo che la gran parte degli ordini riguardava una gamma limitata di misure. Decise quindi di puntare su quelle, producendone una elevata quantità e mettendole a magazzino. Ben presto il vantaggio di poter disporre di un rack già pronto all'uso, che non aveva bisogno di essere progettato e realizzato ad hoc, conquistò il mercato, dando vita a una storia di successo che continua ancor oggi.
"Rispetto ai data center 'su misura', che sino ad oggi hanno rappresentato il nostro fiore all'occhiello, e che continueremo naturalmente a proporre, RiMatrix S integra in un'unica soluzione tutto ciò che serve in un data center, dalla climatizzazione alla distribuzione di corrente, dal monitoraggio alla sicurezza, garantendo un'efficienza energetica di livello superiore in un'ottica di reale cost saving, particolarmente apprezzabile nell'attuale contesto socio economico", spiega Nava.

 

Sempre un passo avanti
Per consentire all'interno di RiMatrix S una maggiore densità di componenti di rete e di server, Rittal ha sviluppato una climatizzazione innovativa completamente integrata nel pavimento flottante: gli scambiatori di calore aria/acqua, infatti, sono installati direttamente sotto le strutture rack. I relativi ventilatori soffiano l'aria raffreddata attraverso un fondo perforato direttamente davanti al piano d'installazione dei server, mentre le zone di aria calda e fredda restano naturalmente separate. La soluzione, che pone al centro la continuità di business, è particolarmente innovativa anche per quanto riguarda la distribuzione di energia elettrica. Il sistema di approvvigionamento energetico e la distribuzione di RiMatrix S sono preconfigurati in modo tale da consentire l'utilizzo degli UPS del cliente, eventualmente già disponibili in loco, o l'installazione di nuovi UPS. L'alimentazione di RiMatrix S è concepita sui percorsi ridondanti A e B, dove il percorso B è protetto da un gruppo di continuità UPS. L'UPS è modulare e funziona secondo il principio della ridondanza n+1.
Se ingegnerizzare l'infrastruttura è importante, ancora di più è dotarla di una intelligenza in grado di registrare i comportamenti di ogni singolo componente e interpretarli correttamente, al fine di garantire la continuità operativa. Rittal ha quindi corredato il RiMatrix S del proprio sistema DCIM (datacenter infrastrucutre management) dotato di una vera e propria intelligenza artificiale: non si limita infatti a rilevare i parametri ambientali attraverso sensori e a processare i dati per effettuare notifiche e/o registrare log ma è in grado di dialogare in maniera puntuale e contingente con tutte le apparecchiature attive all'interno del data center. Questo significa essere in grado di impostare e modificare in tempo reale configurazioni e impostazioni, vuoi per motivi di policy aziendale, vuoi per il variare delle condizioni in essere. "Un esempio è rappresentato dal free cooling, vale a dire l'utilizzo dell'aria fredda esterna ai fini del raffreddamento del data center: oggi è possibile spostare automaticamente servizi running da un data center a un altro dove si rilevano le condizioni climatiche più favorevoli", esemplifica Nava.

 

Misurare e certificare i risultati: un PUE pari a 1,15
Per convincere il mercato della validità di una nuova idea, però, oggi non bastano le descrizioni tecniche, per quanto accurate: servono fatti concreti, in grado di dimostrare il ritorno di un investimento sotto tutti i punti di vista, incluso quello energetico, un fattore che sta suscitando sempre maggiore interesse. "In tema di efficienza energetica dei data center vi sono diversi parametri - spiega Nava. Vi è ad esempio lo standard DCP (data center productivity) che misura la potenza computazionale e la rapporta con l'elettricità utilizzata dal data center. Si tratta però di un parametro che dipende in maniera sostanziale dall'ambiente ICT che si va a implementare. Noi ci riferiamo a un parametro più essenziale, il PUE (power usage effectiveness), ovvero l'energia elettrica in ingresso in una facility rapportata all'energia complessiva utilizzata dalla stessa: tanto più questo valore si avvicina a 1, tanto più l'insieme dei processi risulta essere efficiente".
Nel nostro Paese la media PUE dei data center, secondo le più recenti statistiche, è però pari a 2,2: vale a dire che per ogni watt in ingresso ne vengono utilizzati 1,2 (dovuti essenzialmente al raffreddamento, alla dispersione ecc.). Oggi i data center 'su misura' realizzati da Rittal vantano un PUE dell'1,3 - 1,4 di media, un ottimo risultato, visto che, come chiarisce Nava, "ridurre di 3 punti decimali il PUE di un data center da 100 kW vuol dire risparmiare in 10 anni più di 100.000 euro, un risultato tutt'altro che banale, tenuto conto anche dei costi particolarmente elevati dell'energia nel nostro Paese. Con il RiMatrix S siamo riusciti a fare anche meglio, raggiungendo un PUE pari a 1,15, un risultato certificato dal TÜV, uno dei più prestigiosi enti certificatori indipendenti europei".

 

Modulare e scalabile
RiMatrix S oggi rappresenta quindi la soluzione Rittal per data center di taglia media, da 60 o 90 kW, che rappresentano circa il 50% del mercato italiano, mentre per l'altra metà la divisione IT e Telecomunicazioni della società continua a fornire soluzioni costruite intorno alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente. La variante più piccola di RiMatrix S, la Single 6, è costituita da 6 rack per l'alloggiamento dei server e da un rack aggiuntivo per le tecnologie di rete. La più grande, la Single 9, dispone di 9 rack per server. Un aspetto molto importante è la possibilità di combinare i moduli in unità più grandi: sia la configurazione simmetrica - da cui si generano zone calde e fredde comuni - sia la configurazione di lunghe batterie sono facili e veloci da realizzare. RiMatrix S può essere installato in un data center esistente, in un container oppure in una camera di sicurezza Rittal.

 

Cambiare gli schemi
Ora il compito di Rittal è quello di convincere il mercato della validità del nuovo paradigma che ha creato: il data center standardizzato. Un compito non facile, "che però non ci spaventa, visto la nostra vocazione a innovare", assicura Nava. Oltre ad avere inventato i rack standardizzati nel 1961, infatti, nel 2004 la società è stata la prima a lanciare sul mercato il primo condizionatore a colonna ad acqua (LCP - liquid cooling package). "Ci dicevano che eravamo pazzi a portare acqua vicino ai server - ricorda Nava - ma oggi il 90% dei nuovi progetti data center prevede condizionatori di prossimità. Ci vuole coraggio per guardare al futuro, andando al di là delle soluzioni consolidate, che all'epoca erano rappresentate dal condizionamento perimetrale dei data center. Questa capacità di anticipare il futuro continua ad essere una prerogativa dei nostri laboratori di ricerca e sviluppo, come testimonia, ad esempio, il fatto che abbiamo già cominciato ad applicare le nanotecnologie all'interno delle nostre soluzioni di climatizzazione. RiMatrix S è perfettamente in linea con questa vocazione: ci vorrà tempo per convincere le aziende, in Europa e in Italia, della validità e dei vantaggi che derivano dal dotarsi di un data center standardizzato, ma siamo certi che anche questa volta molto presto il mercato ci darà ragione".

 

Conclusioni
In un momento in cui il fabbisogno di potenza di calcolo cresce a dismisura in ogni contesto, RiMatrix S di Rittal può dunque rappresentare la scelta giusta: senza bisogno di lunghi (e costosi) iter progettuali, in tempi certi (cica 6 settimane) e con un solo ordine viene reso disponibile un data center che garantisce il più elevato standard di produttività, sicurezza ed efficienza energetica oggi disponibile. Naturalmente i nuovi paradigmi devono essere presentati nel modo giusto, facendo toccare con mano i vantaggi che offrono, ed è per questo che Rittal sta investendo in maniera consistente in attività di comunicazione, come testimonia il tour che ha portato RiMatrix S in giro per l'Europa, e che ha fatto tappa anche a Milano, Bologna e Roma. Numerosi operatori del settore e utenti finali hanno così potuto vedere con i propri occhi il data center standardizzato 'pronto all'uso', che abbatte sul nascere molti degli ostacoli che frenano l'adozione di un nuovo data center o l'ammodernamento di uno ormai obsoleto. La soluzione risulta particolarmente adatta ad essere veicolata sul mercato anche da un canale a valore qualificato e motivato, "ed è per questo che continuiamo a investire anche in questa direzione, al fine di avere una presenza sempre più capillare sul territorio", conclude Nava.
 

 

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