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Applicazioni
 

04/04/2018

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di Paolo Morati

Ridisegnare i processi

Come l’approccio ‘low code’ di Appian interviene per trasformare i diversi versanti aziendali. Incontro con il CEO e fondatore Matt Calkins.

Matt Calkins

Ogni azienda, di qualsiasi dimensione essa sia, oggi è una software company, o perlomeno dovrebbe esserlo. Se da un lato l'hardware è considerato sostanzialmente uno strumento di supporto, le applicazioni e quanto esse producono sono quanto permettono effettivamente di distinguersi. In tale contesto la fase di sviluppo diventa cruciale perché avere al proprio interno un'applicazione fatta male, insicura e poco performante è come non averla. Anzi produce più danni che altro. Il tutto ancor più se calato in uno scenario in cui i rischi stanno evolvendosi e in un momento storico in cui si deve operare alla velocità della luce per sfruttare al massimo le opportunità del mondo digitale. Ecco dove interviene il concetto di 'low code', portato avanti tra le altre anche dall'americana Appian con la sua piattaforma di Digital Transformation intelligente. Quest’ultima è stata progettata con in mente l’unione della velocità del low-code con un potente motore di Process Management, e fronte sviluppo e ridisegno dei processi vuole quindi andare incontro alle richieste di chi non desidera cedere a compromessi tra rapidità e potenza, per semplificare la collaborazione e quindi l’introduzione di innovazione. 

“L’idea è semplice da spiegare. Quando sviluppi del software in modo tradizionale devi scrivere delle righe di codice, in grande quantità. E questo richiede del tempo, parecchio in alcuni casi. Noi abbiamo pensato, invece, di mettere a disposizione uno strumento che partendo da quanto si vuole effettivamente eseguire in termini di processi permette di disegnare l'applicazione sfruttando dei componenti già pronti e un approccio di modellazione di tipo ‘drag and drop’. Dando vita a risultati molto sofisticati nonostante la semplicità del tutto, offrendo un ambiente estremamente potente e lavorando anche completamente da zero, guadagnando in agilità ed efficienza”, ci ha spiegato Matt Calkins, fondatore e CEO di Appian, che abbiamo incontrato in una sua recente visita presso la sede milanese, storicamente una delle prime aver avuto presenza europea.

La suite Appian – adottata da aziende di svariati settori anche in Italia – può essere utilizzata on premise così come in cloud, e le applicazioni generate possono essere realizzate e veicolate su qualsiasi tipo di device, che sia desktop o mobile, fornendo caratteristiche di collaborazione social. “Questo risolve il problema che in genere vede la maggior parte dei software non essere universali, dovendo essere riscritti a seconda del dispositivo a cui sono destinati”, ha proseguito Calkins citando poi il caso di Pirelli, una delle grandi realtà che si servono di Appian e che in particolare aveva l’obiettivo di far evolvere i propri sistemi IT verso un’architettura guidata dagli eventi, in tempo reale, sposando una logica push delle informazioni verso gli utenti di business. “Sono partiti dalla ‘gestione degli stampi’ con un’applicazione che riceve le richieste dei produttori di veicoli per onviare poi le informazioni relative alle rispettive modifiche, per la loro realizzazione. Successivamente si è proceduto anche a un’integrazione diretta con l’ERP, abilitando la collaborazione tra le diverse parti coinvolte. E legando specifiche e processi”. La tecnologia viene quindi utilizzata anche in relazione a nuovi tipi di pneumatici e tutto quanto è calato in una roadmap che copre i meccanismi commerciali e di progettazione così come quelli di disegno del prodotto, acquisto, gestione dei sistemi, sicurezza e controllo qualità fino all’impatto ambientale. Pirelli è nel frattempo passata ad automatizzare altre aree, quali la gestione delle rotture di linea dei macchinari e la ricerca di materiali innovativi.

Far emergere la personalità
Di fatto la proposta di Appian si offre come abilitatrice di quella trasformazione digitale della quale oggi le aziende, indipendentemente dalla propria tipologia e caratteristica, non possono fare a meno. “Pensiamo che la tecnologia possa essere usata per creare ottime esperienze per i diversi utenti, arrivando da un passato dove i software erano sostanzialmente anonimi. Noi permettiamo di esprimere la propria personalità alle diverse realtà che ci scelgono, il che significa non solo quindi processi più efficienti e capaci di produrre i migliori risultati ma anche far vivere un’esperienza migliore ai loro destinatari”, ha sottolineato Calkins aggiungendo che in ogni caso quando si devono affrontare queste tematiche con i clienti il CIO resta un referente fondamentale, avendo quella visione decisiva per standardizzare e consolidare i processi di un’impresa e costruire rapidamente le applicazioni dedicate. Con la possibilità di un’integrazione superiore delle informazioni e una contestuale sicurezza maggiore. “Anche se poi la trasformazione digitale deve partire anche dagli input degli altri C-level, dalla leadership che deve comprenderne i vantaggi e poi guidare il cambiamento, vincendo inoltre quelle inevitabili resistenze che possono emergere da chi è abituato a lavorare in modo diverso. Tipicamente notiamo realtà che hanno tante applicazioni legacy che mancano di sicurezza ed efficienza ma vengono tutt’ora usate. È lì che va focalizzata per prima l’attenzione, seguendo un processo che nel nostro caso parte da un fase di valutazione e quindi di sviluppo e test per poi entrare in produzione, il tutto in modo integrato. E senza richiedere poi un grado di competenza particolarmente elevato”, ha affermato Calkins, aggiungendo il dato delle migliaia di persone certificate sulla sua suite. E che comprende anche una community che veicola su un AppMarket applicazioni, strumenti ed estensioni già pronte per l’integrazione con i sistemi del cliente, in termini di funzioni e modelli dedicati, finalizzati alla modularità architetturale e a un piano di versatilità.

Un passo in più
Oggi Appian vede diversi settori strategici per la sua attività, dai settori finanziari – banche e assicurazioni – al farmaceutico e la sanità passando per retail, manifatturiero, trasporti e Pubblica Amministrazione. E il suo CEO identifica diversi trend che oggi si sposano appieno con la propria offerta, e i vari tasselli che la compongono. “Se pensiamo a DevOps, da un certo punto di vista possiamo considerarci un passo oltre, ampliando il concetto di comunicazione e di sviluppo agile e agevole, nonché sicuro. Guardando all’intelligenza artificiale invece ritengo che sia un elemento molto importante per fornire suggerimenti su vari livelli e tipologia di obiettivo, dalle azioni di marketing alla manutenzione. Anche qui vogliamo renderla la più semplice possibile da impostare e utilizzare, partendo dai nostri modelli. E ancora, la robotica e l’automazione – dove abbiamo importanti partnership - e l’Internet of Things che significa raccogliere informazioni che possono poi essere elaborate e ‘date in pasto’ ai decisori di business per produrre poi un risultato effettivamente utile sul front-end. E infine certamente anche Blockchain, che richiede grande potenza e scalabilità e che ha senso soprattutto dove sono implicate transazioni importanti”, ha concluso Calkins ribadendo un ultimo punto: “Oggi tutto sta diventando software-defined, e attraverso l’approccio low-code tutto questo diventa più semplice da pensare, realizzare, implementare ed eseguire. Per rispondere al cambiamento e reinventarsi di conseguenza”.

 

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