Sicurezza ICT 2019
Mercati Verticali
 

15/01/2018

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di Michele Ciceri

Reti veloci e IoT cambiano la fabbrica

Infrastrutture IT immateriali sempre più potenti e sistemi IoT anche molto economici aprono le porte all’immaginazione. Perché si possono condividere grandi banche dati e utilizzare potenza di calcolo residente ‘altrove’ rispetto alle macchine.

Linea completamente automatica di produzione per componenti in metallo (Prima Power SGe con Night Train (FMS)

I possibili utilizzi dell’Internet of Things spaziano dalla trasformazione delle operazioni di business alla generazione di nuove entrate. E stanno avendo un effetto dirompente sulle aziende in fase di evoluzione verso il business digitale. Mentre l’impatto della tecnologia sulle organizzazioni è ancora allo stato embrionale, vantaggi e risultati dei progetti IoT interni ed esterni sono sempre più evidenti. In un’indagine svolta nel 2016 da Gartner nelle zone geografiche più industrializzate del mondo (Cina, Germania, India, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) si è riscontrato che le principali iniziative IoT interne rispondevano a temi di ottimizzazione operativa, quali ad esempio la gestione del workflow, la supply chain e la gestione dell’inventory. Le principali iniziative IoT esterne si focalizzavano invece sulla creazione di prodotti connessi per consentire alle aziende di raccogliere dati relativi ai clienti. Niente fa pensare che in Italia la situazione sia diversa e che l’IoT, tra le tecnologie abilitanti Industria 4.0 (e la sua evoluzione Impresa 4.0), non stia avendo lo stesso impatto. In ambiente fabbrica una delle trasformazioni più importanti riguarda la manutenzione predittiva dei centri di lavoro robotizzati che porta ad abbandonare il paradigma della manutenzione ‘a guasto’ (quando la macchina si rompe) e della manutenzione ‘preventiva’ (secondo cicli di manutenzione programmati nel tempo indipendentemente dallo stato della macchina). Intervenire solo un poco prima che la macchina si fermi o perda significativamente di efficienza permette di risparmiare ore lavoro e fermi macchina che in una grande fabbrica possono avere la dimensione di milioni di euro. Di cosa sta avvenendo nelle fabbriche italiane dal punto di vista di un produttore utilizzatore di macchine abbiamo parlato con Domenico Appendino, vice presidente di Prima Industrie, presidente dell’Associazione Italiana di Robotica e Automazione (SIRI) e consigliere UCIMU, associazione dei produttori di macchine utensili.

Domenico AppendinoL’Italia è un punto di riferimento nella produzione di macchine utensili, quali sono secondo lei gli ingredienti di questo primato?
L’Italia è la seconda nazione produttrice di macchine utensili e di robot in Europa dopo la Germania: nel nostro Paese esiste un tessuto industriale profondo e diffuso da molti anni che si è generato e alimentato grazie all’inventività, all’intelligenza e alla flessibilità caratteristiche tipiche della cultura italiana. Anche in questi ultimi anni in cui c’è stata un’ascesa molto grande dell’Asia in questo settore e molte aziende di macchine utensili in Italia sono scomparse o sono state acquistate da gruppi asiatici, nel nostro Paese continua a esistere un gruppo di aziende fortemente esportatrici che continuano a fornire soluzioni nuove e flessibili al mercato, differenziandosi e primeggiando per queste caratteristiche.

Industria 4.0 e ora la nuova fase di Impresa 4.0 vi vedono protagonisti dell’innovazione verso i vostri clienti e contemporaneamente destinatari-utenti delle nuove tecnologie che abilitano il cambiamento: come cambiano i prodotti che vendete e gli strumenti che usate?
Prima Industrie è sempre stata un’azienda innovatrice fin dalle sue origini e si può considerare una protagonista ante litteram nel settore che oggi è chiamato Industria 4.0. Concependo e producendo robot e meccatronica che già alla fine degli anni Settanta dotava di sensori con la funzione di adattare i programmi di lavoro alle reali condizioni operative, Prima Industrie da allora ha una linea di prodotto che è intrinsecamente 4.0. Appena tecnicamente possibile sono stati da noi realizzati e implementati nei nostri robot e nelle nostre macchine sistemi di controllo aperti e in grado di dialogare con altri dispositivi elettronici, ne è un esempio la teleassistenza che, anche se con scopi non specificatamente 4.0, è presente nelle nostre soluzioni da più di 20 anni. Ovviamente anche ora continuiamo a innovare operando in questa direzione e utilizzando tecnologie sempre più nuove e avanzate per fornire ai nostri clienti soluzioni innovative e sempre proiettate verso il futuro; dal 1999, data della quotazione di Prima Industrie, l’azienda ha sempre investito in Ricerca e Sviluppo il 7% del proprio fatturato in modo continuo, indipendentemente dalle grandi crisi che hanno attraversato quest’ultimo ventennio.  Oggi un cliente trova in Prima Industrie macchine e robot di lavorazione lamiera che utilizzano tecnologie laser, punzonatura, tranciatura e/o piegatura fornite di sensori che ottimizzano il processo in funzione delle reali condizioni di lavoro e dei materiali da lavorare, dotate di controlli numerici in grado di collegarsi a reti locali o remote (IoT), quindi di per sè assolutamente rispondenti alle caratteristiche dell’Industria 4.0. I nostri clienti possono quindi utilizzare senza problemi gli incentivi disponibili in Italia per l’Industria 4.0 ma soprattutto possono a loro volta innovare in modo significativo il loro processo produttivo. Inoltre possiamo integrare i nostri robot e macchine di lavorazione lamiera con sistemi di carico/scarico e altre automazioni o dispositivi aperti, per cui si tratta di vere e proprie celle flessibili di produzione (FMC-Flexible Manufacturing Cell) oppure fornire sistemi più complessi in cui le macchine sono collegate tra loro, creando dei sistemi flessibili di produzione (FMS-Flexible Manufacturing System) che consentono la produzione automatica di parti complete in lamiera. Ne sono uno esempio le nostre soluzioni ‘Night Train’, sistemi complessi costituiti da macchine di lavorazione lamiera con relativi collegamenti robotizzati e magazzini lamiera da cui vengono presi i fogli con dimensioni e materiale corretti per alimentare le vari stazioni di lavoro (cesoiatura, punzonatura, laser e/o piegatura) per realizzare i prodotti programmati nella sequenza e quantità richiesta dal cliente.

Qual’è a suo avviso l’importanza dell’ IT-TLC nella quarta rivoluzione industriale?
Le tecnologie informatiche sono state un importante motore dell’evoluzione tecnologica nell’Industria e lo sono anche ora nell’Industria 4.0 insieme alla grande evoluzione dell’hardware che ha consentito di raggiungere costi sempre più competitivi dell’elettronica. L’evoluzione del software in termini di potenza di calcolo, capacità di memoria e velocità operativa sono sotto gli occhi di tutti, basta prendere in mano il proprio smartphone per rendersene conto. La grande diffusione dell’elettronica di massa accanto a quella industriale ha consentito una riduzione di costi importanti nell’hardware che ha aperto possibilità nuove ed impensabili solo 5 o 10 anni fa. Inoltre la presenza di reti immateriali sempre più veloci e potenti, unita a sistemi anche molto economici di collegamento in rete (IoT) offre delle opportunità di collegamento che consentono l’immaginazione e quindi la realizzazione di soluzioni potentissime grazie alla condivisione di grandi banche dati e all’utilizzo di potenza di calcolo non residenti nella macchina stessa. Tutto questo ci consente di pensare e realizzare scenari nuovi con soluzioni totalmente diverse e impensabili nel passato.

La sicurezza è una sfida cruciale
La sicurezza è considerata da tutti una sfida cruciale per l’Internet of Things. Come sottolinea Gartner in una delle sue analisti, i sistemi IoT funzionano per mezzo dell’Internet pubblica, sono implementati all’esterno delle capacità di controllo fisico dell’organizzazione, possono rimanere integrati all’interno di sistemi critici per tempi variabili da 10 a 20 anni e possono controllare l’infrastruttura primaria o essere in grado di coordinare attacchi diretti ad altri sistemi. Inoltre, gli sviluppatori IoT si concentrano su questioni di business e quindi possono non avere una prospettiva chiara dei problemi legati alla sicurezza. I dispositivi stessi possono non disporre delle funzionalità hardware critiche necessarie a garantire la sicurezza delle operazioni da possibili attacchi. La sicurezza dell’IoT è complessa perché richiede il mantenimento di un difficile equilibrio tra protezione da possibili aggressioni devastanti e accelerazione della creazione del valore.

Ingegner Appendino, la sicurezza è un tema per chi produce e utilizza macchinari? Un problema? Cambia qualcosa nel vostro modo di lavorare?
Certamente la sicurezza dei dati è un tema molto importante non solo per aspetti legati alla proprietà dei dati stessi o alla riservatezza di alcune informazioni ma anche per problemi di sicurezza nell’ambiente di lavoro. Il poter comandare un macchinario presente in un’azienda da remoto, cosa per noi normale da molti anni tramite la teleassistenza, è un esempio chiaro di come un inserimento hacker nella rete potrebbe creare seri problemi di sicurezza in uno stabilimento produttivo. Prima Industrie come produttore di macchine si preoccupa della sicurezza del suo prodotto in tutto quanto possibile a livello locale, mentre il problema della sicurezza della rete, tema importantissimo e vitale nell’ottica dello sviluppo esistente nel collegamento tramite rete di vari sistemi, è ovviamente nelle mani di chi si occupa delle reti e dei sistemi di comunicazione, non certamente dei costruttori di macchine o robot.

 

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