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19/06/2012

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Per Red Hat il cloud computing è open, oppure non si può parlare di cloud

Il vendor ha rilasciato CloudForms, la componente di governance della sua offerta. Opportunità interessanti anche in Italia.

 

 

Il vendor ha rilasciato CloudForms, la componente di governance

della sua offerta. Opportunità interessanti anche in Italia


Con il rilascio CloudForms, il vendor protagonista del mercato open source è pronto a portare la filosofia di questo mondo anche nell’arena del cloud computing.
CloudForms è infatti quell’elemento che nell’offerta dell’azienda oltre a provvedere alla componente Infrastructure as a service integra delle funzionalità di gestione essenziali per gli ambienti cloud ibridi.


In questa tipologia di architettura, infatti, il passaggio delle risorse IT dall’ambiente on-premise alla nuvola deve risultare il più flessibile possibile per cogliere in tempi rapidi le opportunità più utili alla realtà aziendale disponibili nei due ambienti.

 

 

Un’offerta completa ma ‘pluggabile’

 

 

Ma la flessibilità è il principio guida che secondo Red Hat deve portare le aziende a scegliere l’opzione open source anche nel cloud computing. Spiega infatti Scott Crenshaw, general manager business unit cloud e virtualization di Red Hat: “Il cloud computing deve essere prima di tutto flessibile e questa garanzia oggi è data esclusivamente dall’open source. Le aziende non possono essere vincolate a politiche tecnologiche e di business di specifici vendor che possono chiudere le possibilità di scelta per il futuro: chi adotta un modello cloud open source ne controlla l’implementazione in tutti i diversi aspetti e deve pretendere di ottenere la piena portabilità delle applicazioni e dei dati anche attraverso diverse nuvole, e tra queste e il suo ambiente on-premise quando lo ritiene utile”.


In questa logica quindi CloudForms si innesta all’interno dello stack di Red Hat l’elemento di governance di un ambiente cloud ibrido, e si interfaccia con gli altri elementi che sono: Openshift, quale componente di Platform as a service; il middleware JBoss Enterprise; Red Hat Enterprise Linux; Red Hat Storage, elemento nato dall’acquisizione di Gluster del 2011; e Red Hat Eneterprise Virtualization.


“Red Hat offre tutto lo stack per il cloud ibrido, ma non è necessario prenderlo tutto. Se un’azienda ha già in casa alcuni componenti può tenerli, preservando l’investimento già effettuato, e può aggiungere gli altri tasselli di Red Hat. Ogni elemento del nostro stack è ‘pluggabile’, ovvero può essere tolto e inserito nella proposizione di un altro vendor; al contrario però quest’operazione non funziona”.


Sono molte le opportunità di mercato che Red Hat ha focalizzato in questo particolare momento anche sul mercato italiano; progetti nei quali potrà portare le importanti esperienze fatte nel mondo del cloud pubblico. Tra queste: Salesforce.com, Amazon.com, Telstra, Ntt Communications.


“Un cloud ibrido richiede consistenza a tutti i livelli. Ed è ciò che Red Hat offre. Un ambiente consistente e certificato on-premise e nel cloud, controllato da policy stabilite dall’IT, con applicazioni portabili da un ambiente all’altro, in cui la complessità è inferiore, il controllo è maggiore e la libertà di scelta è massima”.


R.V.

 

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