Sicurezza ICT 2019
Applicazioni
 

25/10/2018

Share    

di Raffaela Citterio

Red Hat: il mondo è sempre più aperto

Il paradigma Open Source nel mondo IT è ormai diventato pervasivo. Ora l’obiettivo è estendere questo modello, basato su condivisione e grandi numeri, ai concetti di ‘open economy’, ‘open organization’ e ‘open innovation’.

Gianni Anguilletti

Un software ‘Open Source’, spiega l’Enciclopedia Treccani, è un software di cui l’utente finale, che può liberamente accedere al codice sorgente, è in grado di modificarne a suo piacimento il funzionamento, correggere eventuali errori e ridistribuire a sua volta la versione da lui elaborata, rinunciando alla relativa proprietà intellettuale. L’esempio più noto è il sistema operativo Linux, nato all’inizio degli anni ‘90, ma col tempo il software open source ha travalicato i confini del sistema operativo e oggi esistono migliaia di iniziative basate sul concetto di condivisione e apertura, sostenute da altrettante comunità.
Il paradigma Open Source nel mondo IT è ormai diventato pervasivo. Ora l’obiettivo è estendere questo modello, basato su condivisione e grandi numeri, ai concetti di ‘open economy’, ‘open organization’ e ‘open innovation’. Per essere adottate in maniera consistente in ambito aziendale le tecnologie open source sviluppate dalle diverse community devono però essere verificate a intervalli regolari con attività di tipo ingegneristico, mentre servono soggetti in grado di fornire quei servizi ad alto valore aggiunto che consentano di adattarle alle esigenze specifiche di ciascuna organizzazione, sempre diverse e sempre in evoluzione. È questo il ruolo di Red Hat, sin dagli esordi tra i protagonisti più dinamici del settore, il cui successo è andato di pari passo con la diffusione di questo paradigma. Nel mondo dell’Information Technology, però, bisogna guardare sempre avanti, avere ben chiari obiettivi e strategie, ed è quello che continua a fare l’azienda del ‘berretto rosso’, che - per inciso - anche nel primo trimestre del 2019 (marzo-maggio 2018) ha registrato una crescita di fatturato del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, come spiega Gianni Anguilletti, Regional Director Red Hat Italia, Turchia, Israele e Grecia in questa intervista.

Come valutate il grado di maturità del mercato – a livello globale e locale – verso l’Open Source?
L’Open Source si è ormai definitivamente affermato come potenziale fonte di tecnologie adottate dalle aziende che fanno un utilizzo intensivo di infrastrutture informatiche per sostenere le proprie iniziative, soprattutto in seguito alle crescenti complessità che ne caratterizzano gli ambiti operativi e che le vedono dover perseguire obbiettivi molto spesso contrastanti, come ad esempio ridurre i costi e, al tempo stesso, rilasciare prodotti o servizi ad alto contenuto di innovazione che invece per natura richiedono grandi investimenti in ricerca e sviluppo Questa tendenza è confermata anche dal fatto che nella maggior parte delle progettualità che, in ambito IT, stanno attirando il maggiore interesse e relativi investimenti troviamo proprio una serie di tecnologie sviluppate secondo il modello Open Source. Mi riferisco, ad esempio, a OpenStack per il cloud computing, Hadoop per i big data, Linux e Kubernates per i containers, Maven, Jenkins, Ansible e OpenShift per il DevOps, Apache Camel, Active – MQ e Jboss Fuse per l’integrazione applicativa, Android per il mobile....

Quali sono i principali fattori che fanno dell’Open Source un modello vincente?
Direi la ‘potenza della collaborazione’ e la ‘forza dei grandi numeri’, che trovano nel modello Open Source la loro massima espressione nell’ambito dello sviluppo tecnologico. Infatti la sinergia tra le centinaia di migliaia di sviluppatori che costituiscono le comunità Open Source fa sì che vengano rilasciate in tempi straordinariamente contenuti tecnologie che garantiscono innovazione, qualità e sicurezza, mentre la loro sostenibilità economica è assicurata dal fatto che i costi di realizzazione sono suddivisi tra un numero enorme di entità, rappresentate sia da singoli professionisti sia da intere società.

Che ruolo ha giocato, gioca e giocherà Red Hat nel mondo Open Source?
L’obiettivo di Red Hat è aiutare i propri clienti a migliorare la loro competitività attraverso l’incremento dell’innovazione e l’abbattimento dei costi delle loro infrastrutture IT: agiamo quindi da catalizzatore all’interno di comunità di clienti, sviluppatori e partner al fine di rendere disponibili tecnologia avanzate e sostenibili per mezzo del modello Open Source. In sostanza Red Hat da una parte ‘presta’ alcune migliaia dei suoi dipendenti affinché collaborino, con il resto delle comunità, alla definizione, sviluppo e ottimizzazione di tecnologie software infrastrutturali e, dall’altra, effettua tutta una serie di attività ingegneristiche, di controllo qualità, di certificazione e supporto affinché le tecnologie stesse siano utilizzabili negli ambiti più sofisticati e complessi (i cosiddetti ambiti mission e business critical) con il necessario livello di affidabilità e sicurezza. Queste attività sono svolte secondo tre principali linee guida strategiche.
La prima è rappresentata dalla completezza e mira a garantire che i nostri clienti e partner possano contare su uno stack infrastrutturale/tecnologico che è al contempo il più completo possibile da un punto di vista funzionale e il più sostenibile possibile dal punto di vista economico.
La seconda è rappresentata da apertura, il che significa che vogliamo essere sicuri che i nostri clienti, indipendentemente dalla completezza dello stack che Red Hat mette loro a disposizione, possano essere liberi di utilizzarlo nel suo insieme o solo parzialmente, magari perché desiderano procedere con una implementazione graduale o perché vogliono salvaguardare investimenti fatti nel corso del tempo.
La terza è quello che definiamo flessibilità, che può essere tradotto anche come “qualsiasi applicazione - o meglio qualsiasi container - ovunque, in qualsiasi momento”. Questo significa che, grazie all’attenzione che poniamo alla compatibilità tra gli strumenti che rilasciamo, un’applicazione può essere sviluppata su un certo tipo di piattaforma per poi essere trasferita su un’altra, senza richiedere pesanti processi di revisione. Per esempio un servizio può essere sviluppato su bare metal e quindi messo in esercizio su cloud, sia esso privato, pubblico o ibrido ... e viceversa.

Gianni AnguillettiCloud, iperconvergenza, containers sono alcuni trend che stanno trasformando l’industria IT. Come si sta muovendo Red Hat in questi ambiti?
Per mantenere fede all’obbiettivo di aiutare i propri clienti a migliorare la loro competitività e in linea con l’ultima delle linee di sviluppo strategiche appena citate, Red Hat è fortemente impegnata per fare in modo che le tecnologie distribuite possano fornire valide risposte in tutti questi ambiti. Infatti Red Hat Enterprise Linux funge da base per l’esercizio di carichi di lavoro su qualsiasi tipo di cloud: pubblico, privato, ibrido o multi-cloud, che può essere eventualmente creato, gestito e automatizzato attraverso specifici strumenti come, per esempio, Red Hat OpenStack, Red Hat Cloudforms e Ansible. Red Hat Openshift è la proposizione per l’orchestrazione di containers e l’ottimizzazione dei processi di sviluppo applicativo, anch’essa operante sia on-premise che in cloud. Per quanto riguarda l’iperconvergenza, Red Hat Hyperconverged Infrastructure consente la realizzazione di questo tipo di infrastrutture integrando Red Hat Virtualization e Red Hat Storage, ossia gli strumenti dedicati alla creazione di piattaforme dove virtualizzazione e software-defined storage debbono operare in modo strettamente integrato.

Un altro tema di grande attualità è l’Intelligenza Artificiale (IA): Red Hat come pensa di integrare le tecnologie ad essa correlate (ad esempio machine learning e deep learning) nelle soluzioni che rende disponibili?
Analytics, machine learning e IA rappresentano una trasformazione che sta già maturando in molti settori e Red Hat offre un valore unico ai propri clienti mettendo a disposizione tecnologie e piattaforme ideali per l’esecuzione dei carichi di lavoro computazionale richiesti in questi ambiti. Da una parte ci sono le tecnologie di Red Hat in ambito Cloud: Software-Defined Storage, IaaS, Sistema Operativo e Container Platform permettono di rendere altamente scalabili gli algoritmi e le applicazioni di machine learning e IA. In particolare i containers stanno diventando lo standard de facto per la realizzazione di servizi di IA e Openshift offre una piattaforma completa che accompagna il cliente dalla progettazione all’erogazione in ambiti mission critical. Dall’altra parte i prodotti del portfolio Middleware forniscono un insieme di funzionalità utili allo sviluppo delle applicazioni nell’ambito in questione. Tecnologie quali: Red Hat AMQ (che include adesso anche Apache Kafka) per la raccolta dei dati, alla base della creazione dei sistemi di analytics e machine learning, Red Hat Fuse per la trasformazione e integrazione di dati e servizi, Red Hat Decision Manager e Business Automation per l’analisi e modellazione di regole e processi di business, Red Hat 3Scale che consente l’esposizione via API delle funzionalità sviluppate. Red Hat sta inoltre includendo meccanismi di machine learning all’interno dei propri prodotti e processi, per migliorare i processi di automazione e gestione dei sistemi, per identificare automaticamente potenziali pattern di failure in ambito di sviluppo applicativo di continuous integration e per fornire un migliore livello di supporto predittivo sulle nostre tecnologie.

Guardando al mercato italiano, chi sono i clienti finali che scelgono Red Hat?
Innanzitutto le aziende che fanno un utilizzo massiccio di Information Technology e che considerano i sistemi informativi come una forza motrice sempre più pro-attiva rispetto alle iniziative di business che vanno a implementare, mirate a migliorarne la competitività attraverso l’abbattimento dei costi, lo sviluppo di prodotti e servizi sempre più innovativi e conseguentemente in grado di migliorare la soddisfazione del cliente in senso lato. Otteniamo riscontri particolarmente significativi da organizzazioni che fanno parte dei mercati Finanziari e Assicurativi, Telco & Media, Pubblica Amministrazione, Industria e Retail.

Che ruolo hanno i partner di canale nella strategia complessiva di Red Hat?
Un ruolo estremamente importante, soprattutto per due motivi: soddisfazione del cliente e agilità operativa. Vorrei infatti sottolineare come la collaborazione con tutta una serie di partner, che possono essere rappresentati da hardware e software vendor, system integrator, così come da cloud provider, aziende di hosting e servizi gestiti, permetta ai clienti non solo di potersi affidare ad entità che possano garantire in toto l’implementazione di un sistema ‘chiavi in mano’, ma anche di poter utilizzare diverse piattaforme per l’utilizzo delle tecnologie Red Hat. Attraverso un’efficace strategia distributiva si viene ad amplificare la nostra presenza sul mercato, con conseguente maggior capillarità ed evidenti benefici in termini di efficienza.

Gianni AnguillettiA livello di formazione permanente di risorse interne, partner e clienti, in quali direzioni orientate i vostri investimenti?
Data la profonda convinzione che il successo nell’impiego di una determinata tecnologia è strettamente legato alla preparazione di coloro che sono chiamati ad utilizzarla e a gestirla, Red Hat rende disponibile un vasto assortimento di corsi, differenziati sia per argomento sia per tipologia di utenza, che vengono tenuti in diverse modalità: in aula e via web. Vorrei però sottolineare come ci si sia particolarmente impegnati per realizzare dei percorsi formativi che mirano a condividere con i nostri clienti non solo le nozioni relative a determinati strumenti, ma anche riguardanti metodologie operative che, in ambito IT, sono considerate la base dei più moderni ed efficienti processi di sviluppo applicativo, come per esempio DevOps, containers e micro-servizi. Da notare che, per rendere più efficace possibile l’erogazione di questi ultimi, abbiamo allestito delle aule particolari – denominate Open Innovation Labs – che, all’occorrenza, possono anche essere replicate presso la sede dei clienti, dove i partecipanti hanno la possibilità di mettere in pratica - su casi reali - le tecniche citate.

Quali sono i piani di medio-lungo periodo di Red Hat?
Dal punto di vista degli sviluppi tecnologici continueremo a investire significativamente nelle quattro principali componenti della nostra proposizione al mercato, ovvero strumenti per la realizzazione di architetture cloud ibride, per lo sviluppo di applicazioni cloud-native, per la gestione e l’automazione di infrastrutture e processi e relativi servizi di addestramento e consulenza, il tutto secondo le tre linee strategiche menzionate in precedenza e tenendo sempre nella massima considerazione le esigenze dei nostri clienti e partner, soprattutto in relazione a nuovi trend che potrebbero comparire o consolidarsi, come ad esempio l’Intelligenza Artificiale. A livello organizzativo ci concentreremo sull’implementazione di strutture maggiormente verticalizzate e segmentate, seppur strettamente integrate, che siano quindi in grado di interagire con il mercato in modo più efficiente e rispondente alle esigenze delle aziende che lo costituiscono, esigenze che evidentemente possono variare a seconda della merceologia e della dimensione delle aziende stesse.

 

TORNA INDIETRO >>