Estate 2019
Sicurezza
 

30/04/2015

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Quanto vale la nostra privacy?

Uno studio di Symantec mette in luce le credenze e le paure degli utenti (italiani ed europei) in tema di protezione dei dati personali. Sembra di capire che il valore attribuito alla privacy è in aumento e che tra non molto la sicurezza degli acquisti avrà lo stesso valore della qualità dei prodotti.

Quanto valgono i dati personali? Per un italiano su tre lo smarrimento delle informazioni relative alla sfera privata equivale a un danno di circa 10mila euro. In Europa la percentuale di chi la pensa così scende a uno su quattro, ma è tanto lo stesso. Il punto è che i problemi legati alla perdita, al furto e alla custodia dei dati sono sempre più spesso in prima pagina sui giornali e oggi la protezione dei dati personali è una preoccupazione importante per i consumatori. Nato da un’indagine che ha coinvolto 7mila persone in tutta Europa, il report ‘State of Privacy 2015’ di Symantec rivela che il 57% degli europei pensa che i propri dati personali non siano al sicuro, mentre il 59% afferma di aver riscontrato in passato problemi inerenti alla protezione dei dati. Questi numeri, secondo Symantec, suggeriscono che la riluttanza delle persone a condividere i propri dati personali aumenterà e influenzerà soprattutto i comportamenti dei consumatori online.

 

La paura può frenare gli acquisti online
Nonostante sia solo il 20% degli intervistati a fidarsi dei siti di vendita circa la protezione dei loro dati, le azioni dei consumatori non sempre riflettono tale ansia. Prova ne sia che lo shopping online è in crescita costante, solo una persona su quattro legge per intero i termini e le condizioni prima di condividere i propri dati e tre utenti su dieci darebbero il proprio indirizzo e-mail in cambio di vantaggi economici. Per Symantec la riduzione del volume di alcune attività online a causa di preoccupazioni sulla sicurezza è solo una questione di tempo. Anche perché i primi segni di questa tendenza sono già visibili. Il report ha infatti scoperto che il 57% delle persone evita di condividere dati personali online per proteggere la propria privacy, e una persona su tre fornisce dati fasulli per far rimanere private le informazioni reali. Alla luce di questo, Symantec ritiene che la situazione sia a un punto critico: le aziende hanno bisogno di sfruttare la questione della sicurezza dei dati a loro vantaggio, garantendo politiche e procedure robuste, nonché comunicando le proprie iniziative alla clientela per invogliarla a relazionarsi con loro. La sicurezza dei dati personali è ormai una priorità consolidata per i client, prima le aziende lo capiranno e prima potranno trarne dei vantaggi competitivi.


La sicurezza vale quanto la qualità
La ricerca suggerisce un’altra cosa interessante. Ed è che i consumatori stanno iniziando non solo a capire il valore dei propri dati, con il 24% degli intervistati che li valuta oltre i 10mila euro, ma anche a credere che, al momento di scegliere dove fare acquisti, la sicurezza dei dati sia ormai tanto importante quanto l’elevata qualità dei prodotti e dei servizi offerti o un buon servizio di assistenza. Giampiero Nanni, responsabile di Government Affairs per Symantec EMEA, afferma che “le aziende devono essere più trasparenti con i clienti in merito alla protezione dei dati personali dei loro clienti. La sicurezza deve essere parte integrante dei valori dell’azienda e va vista internamente come un elemento necessario per ottenere clienti, non solo come un costo. L’industria informatica – conclude Nanni – ha l’opportunità di assistere i consumatori nelle loro decisioni riguardo la privacy dei propri dati. Il report ‘State of Privacy’ dimostra che molti consumatori prendono in considerazione il valore che i loro dati possono avere per gli altri. Alla luce di questo, le aziende dovrebbero agire per dimostrare la sicurezza dei dati personali in loro possesso, così da permettere una crescita del business basata su una clientela fedele.” Peter Cochrane, tecnologo e futurologo, fa una previsione: “I clienti migreranno sicuramente verso le aziende e i servizi che considerano più sicuri – afferma – e credo che in futuro i consumatori lasceranno l’idea di cercare sempre il miglior prezzo per formare delle tribù d’acquisto facendo leva sulle loro conoscenze per costruire un potere d’acquisto comune da far valere con I vendor di cui si fidano di più”. E cosa possono fare le aziende? Una risposta prova a darla Udo Helmbrecht, executive director della European Union Agency for Network and Information Security (ENISA): “I termini e le condizioni per i prodotti e i servizi online sono spesso nascosti, lunghi da leggere, difficili da comprendere o addirittura fuorvianti. Noi raccomandiamo ad aziende ed enti pubblici di rivedere le loro informative sulla privacy e di usare metodi di comunicazione semplici e più efficaci per trasmetterle ai propri consumatori. Crediamo che i termini e le condizioni debbano essere più concisi, facili da comprendere e che le aziende debbano aiutare i consumatori a mantenere il controllo sui dati”.


Come la pensano gli italiani
Lo spaccato sull’Italia del report ‘State of Privacy’ di Symantec mette in luce che il 51% degli adulti intervistati è preoccupato per la sicurezza delle proprie informazioni personali. Il 46% dello stesso campione però accetta che le aziende condividano i loro dati personali con terze parti. A livello europeo la percentuale è del 14%. Riguardo al valore economico, il 45% degli intervistati valuta i propri dati personali fino a 1.000 euro (57% in Europa) e il 34% pensa valgano oltre 10.000 euro (contro il 24% degli intervistati in Europa). È interessante scoprire che solo il 25% degli europei dichiara di leggere attentamente tutte le informazioni (Terms & Condition) prima di acquistare un prodotto o servizio online, mentre in Italia lo fa il 53% degli intervistati Il 25% degli intervistati dichiara di condividere online informazioni false per proteggere i propri dati personali, il 75% (69% in Europa) degli italiani afferma di aver pensato a una pausa da Internet. Nel complesso, rispetto ai dati europei, dai risultati italiani emerge che viene data grande importanza all’operato di governi (44%) e aziende (33%) nella protezione dei dati personali, mentre gli europei fanno leva in misura maggiore sulle responsabilità individuali (33% contro il 23% degli italiani).

 

Il delitto perfetto esiste
Il delitto perfetto? In teoria esiste, nella pratica un po’ meno. “Nel campo dei reati informatici è certamente possibile che un hacker possa progettare e sferrare un attacco malware rimanendo nell’anonimato e di conseguenza irraggiungibile”. A dirlo è Federico Pereno, sovrintendente della Polizia di Stato in servizio presso la squadra di Polizia Giudiziaria del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C.). “Dipende dall’abilità dell’hacker e dalle tecnologie a disposizione, ma la possibilità di colpire senza essere rintracciati esiste. Nella pratica succede però che gli hacker commettono uno o più errori, a volte marchiani, che rivelano presto a tardi la loro identità. Inoltre la qualità degli strumenti di indagine si è innalzata al punto da restringere il cerchio degli anonimi al livello di una sofisticazione elevatissima. E di chi può contare su protezioni governative, ma questo è un altro discorso”.


 

 
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