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29/08/2013

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Quanto è critico il content management

Le funzionalità emergenti, i criteri di scelta in uno studio rilasciato da Ovum

Quando si tratta di Enterprise Content Management (ECM) grande non vuol dire essere anche la scelta migliore; sono infatti altri i fattori di cui gli utenti dovrebbero tenere conto. A partire dalla quota di mercato passando per la profittabilità e capacità di supportare le implementazioni nonché le esigenze di business per tutto il ciclo di vita. E’ questa l’opinione di Ovum che ha rilasciato il suo ultimo Decision Matrix, report focalizzato sulla selezione delle soluzioni di enterprise content management.


In particolare l’idea è che le funzionalità di sincronizzazione e condivisione stiano diventando il nuovo requisito primario con le organizzazioni che stanno richiedendo strade sicure per la condivisione di informazioni esternamente al firewall e gli utenti finali che vogliono maggiore ‘potenza’ attraverso l’utilizzo dei social media in un contesto di business, oltre a un supporto maggiore su più piattaforme mobili.


Ovum spiega che il mercato per le grandi imprese è oggi dominato, tenendo conto del posizionamento, da nomi quali EMC, IBM e OpenText, con Oracle e Autonomy che di recente stanno ponendo una sfida significativa. Tra le società che stanno invece fornendo un'alternativa percorribile ai grossi nomi ci sono Hyland Software, che propone importanti capacità di case management, Microsoft, che vanta una significativa brand awareness per SharePoint, Alfresco, con il suo sofisticato messaggio open source.


Per Sue Clarke, senior analyst di Ovum, “poiché buona parte delle funzionalità oggi sono diventate una commodity e, nel contempo, il settore ha attraversato un periodo di consolidamento che ha ridotto il numero di piattaforme disponibili, sta diventando sempre più difficile per un CIO selezionare la soluzione più appropriata”.


Ovum ritiene poi che un altro differenziatore chiave tra vendor risieda nel supporto associato alla migrazione. “Le implementazioni ECM - sottolinea Clarke - possono risultare difficili e complesse e richiedono in genere servizi per tutto tranne che le installazioni più semplici. Anche la migrazione da una piattaforma a un’altra o da una versione a quella successiva non è esente da difficoltà”.


In tal senso l’Ovum Decision Matrix mette l’accento sul fatto che la maggior parte dei vendor propone un insieme di strumenti per aiutare la migrazione ma nella maggior parte dei casi potrebbe essere richiesto un supporto aggiuntivo. Inoltre in termini di tempi di implementazione un progetto ridotto con pochi utenti può essere realizzato rapidamente mentre implementazioni complesse possono richiedere mesi, indipendentemente dalla piattaforma prescelta. Per Clarke in definitiva l’imperativo è selezionare il partner giusto per l’implementazione: “Questo che si tratti di servizi professionali offerti dal vendor stesso o da un partner dotato di competenze sul mercato verticale proprio dell’organizzazione”.
 

 

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