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29/06/2017

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di Michele Ciceri

Quanto costa l'energia e come si risparmia

Le imprese italiane pagano l’energia molto più cara dei competitor europei e questo le penalizza sul mercato. Per giunta la forbice si allarga a danno soprattutto delle utenze medio-basse. L’efficienza energetica diventa un fattore di sopravvivenza.

Energy - © vchalup - fotolia.com

La bolletta energetica pesa, e non poco, sulla competitività del sistema produttivo. Nel primo trimestre del 2017, rileva l’ENEA, il prezzo dell’energia elettrica pagato dalle imprese italiane con consumi medio-bassi resta di circa 4 centesimi di euro a kWh maggiore della media UE, vale a dire il 30% in più (al netto delle imposte detraibili). Se poi si guarda indietro di qualche anno, si nota che la voce prezzo dell’energia ha mostrato un andamento ambivalente negli anni 2010-2015, con un progressivo allontanamento dei prezzi italiani da quelli medi europei.

Quanto pagano l’energia le imprese?
Nel 2016, secondo l’analisi di ENEA realizzata ad aprile 2017, il prezzo dell’energia elettrica per l’industria italiana ha avuto un andamento altalenante, ma nell’ultimo trimestre del 2016 e nel primo del 2017 i prezzi hanno ripreso a scendere. In media d’anno si registrano da un biennio prezzi in discesa per tutte le utenze non domestiche, dai consumi più bassi a quelli più alti, tanto che nel 2016 i prezzi sono tornati sui livelli del 2011. Dopo il calo di inizio anno gli oneri di sistema sono rimasti stabili lungo tutto il 2016. Sul fronte del prezzo del gasolio si è registrato nel 2016 un prezzo medio annuo inferiore rispetto all’anno precedente e in continuo calo dal 2012. Nella seconda metà del 2016 si è evidenziata però una tendenza all’aumento dei prezzi. Nel 2016 i prezzi medi netti del gas per le imprese italiane hanno continuato a seguire la tendenza decrescente dei prezzi spot, iniziata nel 2013. I tassi di riduzione sono stati però in Italia meno elevati che negli altri principali Paesi europei, determinando nel 2016 un peggioramento della posizione relativa dell’Italia, soprattutto per le piccole e grandi utenze industriali. A livello nazionale, il divario di prezzo tra piccola e grande utenza rimane molto elevato, con la piccola utenza che paga prezzi quasi doppi rispetto alla grande utenza.

Consumi poco? Paghi di più... 
Dal 2008 l’aumento maggiore ha riguardato le piccole imprese, intese come le meno energivore. Chi consuma di meno paga di più l’energia. Guardando alla variazione media annua dei prezzi dell’energia elettrica pagati in Italia nell’intervallo temporale 2008-2016, si registra per tutte le tipologie d’impresa un incremento dei prezzi. Ma la cosa più interessante è osservare che l’aumento maggiore, in termini percentuali, ha riguardato le imprese con consumi nella fascia più bassa (la distinzione tra piccola, media e grande impresa è basata esclusivamente sul volume annuo dei consumi di energia). Nella fascia fino a 500 MWh, infatti, l’aumento del prezzo pagato dalle utenze non domestiche nel 2016 rispetto a quello del 2008 è stato del 14%. Nella fascia di consumo fino a 2.000 MWh, invece, l’incremento registrato nel 2016 rispetto al prezzo medio annuo del 2008 è stato pari all’8,8%, mentre per le imprese con i consumi più elevati (fino a 20.000 MWh) l’incremento è stato pari al 4,5%, ossia circa un terzo di quello registrato dalle imprese nella fascia più bassa di consumi.

Poi ci sono le imposte 
Nel 2016, mediamente, tasse e imposte non recuperabili sono arrivate a pesare in Italia per quasi il 45% del prezzo finale dell’energia elettrica pagato dalle imprese, registrando dal 2011 una tendenza ad aumentare, in linea con quanto avvenuto in media nei vari paesi dell’UE. L’Italia risulta il secondo paese nell’UE, dopo la Germania, per incidenza di tasse e imposte non recuperabili sul prezzo al netto di IVA e imposte recuperabili. Per tutte e tre le fasce di consumo viste sopra, tale scostamento rispetto alla media UE ha avuto un andamento altalenante simile nel corso degli anni, raggiungendo un massimo nel 2012 e un minimo nel 2014. Nel 2016 lo scostamento della percentuale di tasse e imposte non recuperabili sul prezzo finale dell’energia elettrica (al netto di IVA e imposte recuperabili) dell’Italia rispetto alla media UE è stato compreso tra +1,59 e +1,66 punti percentuale. 

Energy - © drik - fotolia.comLa Bolletta 2.0 non basta 
Un po’ di cose nell’ultimo periodo sono andate nel verso giusto, ma non abbastanza da far dimenticare che il ritardo rispetto agli altri aumenta anziché diminuire. Nel primo trimestre del 2017 il prezzo dell’energia elettrica pagato dal piccolo consumatore non domestico è arrivato a 17,5 centesimi di euro/kWh IVA esclusa, registrando un leggero calo (-2,3%) rispetto al trimestre precedente. Se si confronta invece questo valore con quello del primo trimestre 2016, la differenza è di 1 centesimo di euro in meno ad inizio 2017 (-5,6%), mentre rispetto al picco registrato nel quarto trimestre del 2014, il calo è di oltre il 16%, quasi 3 centesimi di euro/kWh in meno.
Per quanto riguarda la componente ‘materia energia’, si registra un incremento attorno all’1% rispetto all’ultimo trimestre del 2016, che dipende anche dalle “...recenti tensioni sui mercati spot d’oltralpe innescate dalla riduzione della produzione nucleare francese...” (come ha scritto AEGGSI nel comunicato stampa del 29/12/2016). Rispetto al primo trimestre 2016, quando è entrato in vigore il nuovo sistema di fatturazione della bolletta elettrica (Bolletta 2.0), la riduzione della componente ‘materia energia’ è invece pari all’8,7%. Per quanto attiene alla componente ‘Trasporto e gestione del contatore’, a inizio 2017 si registra una riduzione superiore al 9% rispetto all’ultimo trimestre del 2016, e una riduzione del 4,7% se confrontata con il valore relativo al primo trimestre dell’anno passato. Anche gli oneri di sistema hanno subito un calo significativo a inizio 2016, a seguito dell’entrata in vigore del nuovo sistema di fatturazione della bolletta elettrica che ha spostato le componenti UC3 e UC6 dagli oneri di sistema sotto la voce ‘Spesa per il trasporto e la gestione del contatore’. Nel corso del 2016 gli oneri di sistema sono poi rimasti stabili, e sono tornati a diminuire a inizio 2017.
In particolare nel primo trimestre del 2017 si evidenzia, per la piccola impresa in bassa tensione con potenza disponibile oltre 15,5 kW, una diminuzione di oltre il 6% rispetto al trimestre precedente, del 5,6% rispetto a un anno prima e di quasi il 15% rispetto al picco degli oneri che si è avuto nell’ultimo trimestre del 2014.. La componente A3 della bolletta registra nel primo trimestre del 2017 un calo di quasi il 10% dopo essere rimasta costante dall’ultimo trimestre del 2015. Anche per le imprese in media e in alta tensione gli oneri di sistema hanno subito una riduzione nell’ultimo trimestre pari rispettivamente al 6,5 e 6,6% rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso. La componente A3 ha subito, anche per queste altre due tipologie d’impresa, una forte diminuzione dall’ultimo trimestre del 2015, in entrambi i casi superiore al 9%.

E se a risparmiare fosse la PA... 
Se a risparmiare sulla bolletta energetica fosse la Pubblica Amministrazione sarebbe un vantaggio per tutti. Anche perché il potenziale di risparmio è molto alto. Il 70% dei consumi energetici dell’intera PA nel 2016 è da ripartirsi in quattro ambiti: PA centrale, enti locali, istruzione e sanità. Secondo i dati SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici), nel 2016 la PA centrale ha speso per elettricità, riscaldamento e trasporto circa 117 milioni di euro, di cui 35% per l’energia elettrica, 4% per il gas e il 61% per gasolio, benzina e altri carburanti fossili.
A livello di PA periferica, la spesa dei Comuni si attesta intorno a 1,85 miliardi, con una spesa del 70% per l’energia elettrica, 20% per il gas, 10% per combustibili e carburanti. Le provincie, che gestiscono gran parte dell’edilizia scolastica, hanno speso 220 milioni di euro nel 2016, con un sostanziale equilibrio fra spesa per utenze elettriche e gas (rispettivamente 47% e 43%) e il 10% destinato a combustibili e carburanti. Infine, le strutture sanitarie si sono attestate su una spesa di circa 1,13 miliardi di euro (52% per l’elettricità e il 42% per il gas). La bolletta energetica della Pubblica Amministrazione è in gran parte imputabile al grande e variegato patrimonio edilizio. In Italia gli edifici della PA sono oltre 13mila e consumano 4,3 TWh di energia l’anno per una bolletta complessiva di circa 650 milioni di euro. Quelli più energivori sono circa il 20% del totale, con un consumo pari a 1,2 TWh e una spesa di 177 milioni di euro. Per rendere efficienti energeticamente gli edifici più energivori della PA – come ha affermato Federico Testa, presidente dell’ENEA, nel corso di un convegno – servirebbe investire circa un miliardo di euro. In questo modo si riuscirebbero a tagliare i consumi mediamente del 40%, risparmiando ogni anno circa 75 milioni di euro sulla bolletta. Inoltre, questa operazione permetterebbe di creare oltre 13 mila nuovi posti di lavoro e tagliare 130 mila tonnellate di emissioni di CO2. L’efficienza energetica ha infatti già dimostrato, e non solo nella PA, di poter giocare un ruolo determinante per l’economia, generando filiere industriali Made in Italy e nuova occupazione.

Come si taglia la bolletta? 
La parola chiave è efficienza energetica. Mettendola in pratica un’azienda può risparmiare molti soldi senza rinunciare alle prestazioni, anzi. Fare efficienza energetica significa eliminare gli sprechi e di conseguenza abbassare i costi, liberando risorse da investire nel business. Significa anche ridurre l’impatto ambientale, cosa che i consumatori apprezzano molto e può diventare un’ottima leva di marketing.
Per fare efficienza si può agire sui consumi con tecnologie e sistemi che consentono di tagliare la bolletta e si può anche intervenire sul prezzo di acquisto dei vettori energetici, per esempio sostituendoli o integrandoli con energia ‘prodotta in casa’ da fonti rinnovabili tipo eolico o fotovoltaico. La diffusione dell’efficienza energetica è accelerata dalla diffusione di tecnologie IoT al servizio del monitoraggio, controllo e supervisione delle utenze energetiche. Nel contempo l’Internet delle Cose facilita l’integrazione dei sistemi esistenti con le fonti energetiche rinnovabili.

Energy - © Daniel Krasoń - fotolia.comSecondo le analisi del Politecnico di Milano, sommando i risparmi teorici conseguibili a seguito dell’adozione delle soluzioni e tecnologie per l’efficienza energetica, e tenendo conto del possibile effetto sostituzione tra le tecnologie stesse, la riduzione potenziale dei consumi energetici al 2020 in Italia è stimabile in 297 TWh all’anno, di cui circa 44 TWh elettrici e 253 termici. Rispetto a questi valori, l’obiettivo che si ritiene possa essere raggiunto in Italia nello stesso lasso di tempo è nell’ordine dei 96 TWh, ossia un terzo di quanto teoricamente a disposizione, a sua volta ripartito tra 21 TWh elettrici (pari a circa il 6% del consumo registrato nel 2011) e circa 75 TWh termici (pari a circa l’11% del consumo registrato nello stesso anno).

Guardando ai diversi settori, emerge che quello a cui è associato il maggior potenziale di risparmio atteso al 2020 è il settore residenziale, con circa 51 TWh all’anno (54% del potenziale globale), mentre le tecnologie a cui è associato il maggior potenziale di risparmio energetico atteso sono la cogenerazione (6,24 TWh all’anno) e l’illuminazione (6,17 TWh all’anno) in ambito industriale, pompe di calore (36,7 TWh all’anno) e superfici opache (29,6 TWh all’anno) nel settore residenziale, cogenerazione (4,9 TWh all’anno) e pompe di calore (4,4 TWh all’anno) negli altri settori. Il raggiungimento del mercato potenziale darebbe luogo a un giro d’affari medio annuo da qui al 2020 stimabile in oltre 7 miliardi di euro, di cui circa 2 miliardi di euro riferibili a interventi per l’efficientamento dei consumi termici. Il settore residenziale, con circa 4,3 miliardi di investimenti attesi, è anche il settore a cui è associato il maggiore risparmio atteso (58% del giro d’affari complessivo), seguito dal settore industriale con un potenziale di 2,4 miliardi di euro (pari al 33% del potenziale globale).

 
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