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05/02/2014

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Quando il libro diventa digitale

Il nuovo formato si sta affermando come elemento chiave delle politiche editoriali. Ma non solo

Anche i libri cartacei – come tutti i documenti tradizionali - presto scompariranno e cederanno il posto ai libri elettronici, gli ebook. È una previsione forse azzardata e non confortata ancora da dati certi, ma mi sento di farla con certezza. I tempi non sono prevedibili, ma il futuro è questo e per capirlo basta considerare i due trend che oramai sembrano consolidati: il passaggio dal cartaceo al digitale dei contenuti documentali, e la disintermediazione che colpisce un po’ tutti i settori. Sul passaggio carta/digitale non ci fermiamo, ma è una tendenza oramai consolidata e irreversibile. La carta non scomparirà certamente come supporto per l’informazione scritta, ma si ridimensionerà fortemente e questo coinvolgerà anche i libri. Ma anche il tema della disintermediazione è assodato e irreversibile: sempre di più il rapporto tra cliente e venditore si fa diretto e passa per l’online, e nel caso del libro gli svantaggi tipici di una vendita a distanza scompaiono: tutte le informazioni relative al libro sono raggiungibili attraverso la rete, e quindi non ci sono resistenze all’acquisto come in altri settori in cui le informazioni sono legate all’esperienza diretta (dai vestiti agli alimenti). È ovvio che online si possono comprare anche libri di carta, ma non c’è paragone tra ordinare qualcosa e attendere dei giorni per la consegna, e invece, comprare con un clic e trovarsi il testo pronto in pochi secondi sul proprio device, che sia un ereader oppure altro.

 

I dati di mercato
Alla Buchmesse di Francoforte l’Associazione Italiana Editori (AIE) ha presentato il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2013, che illustra i dati del 2012. Il libro come mercato complessivo segna un valore in negativo di -6,3%. Raddoppia invece il mercato dei libri digitali e si stima che gli ebook nel 2012 abbiano raggiunto una quota di mercato compresa tra l’1,8% e il 2%; ma le percentuali AIE potrebbero essere sottostimate, dato che gli store di contenuti non rendono pubblici i dati delle loro vendita. Guardando poi il mercato digitale, cioè gli ebook sommati alle banche dati, si quantifica nel 2012 una quota di mercato del 6,4%. Siamo ancora a percentuali modeste, ma dobbiamo considerare, per comprendere bene il trend, più fattori: i dati in controtendenza (il libro scende, l’ebook sale), la percentuale elevatissima di crescita tra un anno e l’altro, e il rapporto con gli altri Paesi occidentali, rispetto ai quali l’Italia è anche stavolta in ritardo tecnologico, ma che segnano la direzione inesorabile.
Su questo ci aiuta un’altra recente ricerca, curata da AtKearney per Bookrepublic. Nessuno, tra gli analisti, aspettava una crescita così sostanziosa dell’editoria digitale: per esempio, rispetto alle stime di un anno fa, nel Regno Unito la crescita sarà 4 punti percentuali più elevata. Un fenomeno, quello di andare oltre le previsioni di 12 mesi fa, che seppur in modo meno eclatante si verifica anche in Germania (+0,8%) e Spagna (+0,9%), ma anche in Italia le stime possono essere riviste al rialzo, seppure in misura inferiore (+0,5%). Nel 2014, stando l’attuale trend, si potrebbe così raggiungere solo nel nostro Paese il 6% dell’intero settore editoriale. Ma la crescita è, seppur a velocità diverse, caratteristica di tutti i mercati avanzati e con tassi di penetrazione sempre maggiori, che vedono gli Usa davanti a tutti in modo significativo, ma che oramai caratterizzano l’intero Occidente.

L’ebook dunque è già diventato un elemento chiave delle politiche editoriali ed è destinato a crescere come presenza e come importanza nella vita di ognuno, così da prefigurare un futuro in cui sostituirà il libro cartaceo. Questo comporterà un mutamento generale del mercato editoriale, con la presenza di nuovi soggetti, di player che vengono da mondi diversi (informatica innanzi tutto), e di soggetti che operano in altri mercati, ma che con
l’informazione scritta devono fare i conti. Oggi di questo però ancora si parla poco, così come non si ažffrontano argomentazioni più filosofiche e sociologiche (come per esempio: che cosa diventerà la conoscenza in un mondo in cui l’informazione sarà digitale?). In questo articolo affžrontiamo le tematiche più di attualità e visto che abbiamo costruito da subito una contrapposizione tra ebook e libro cartaceo, leggiamo queste tematiche in tema di conflitto duale. Chiave interpretativa che ci aiuta a comprendere alcuni tra i principali trend.

 

Ereader vs tablet (e smartphone)
Gli ebook devono avere un supporto specifico per essere letti e questo comporta una novità rispetto al libro tradizionale. Il testo si adatta al supporto, per cui ogni ebook è diverso a seconda di qual è il device su cui avviene la lettura. Il file è liquido, si adegua allo strumento di lettura, si può allargare o restringere, essere letto in verticale o in orizzontale. Questo comporta una dižfferenza sostanziale innanzitutto per chi lo progetta, che non può lavorare sulla grafica come su di un testo solido, non può prevedere in che modo chi legge guarderà il testo, lo fruirà. Non può realizzare delle illustrazioni che si troveranno lì dove sono state immaginate, non può lavorare su tabelle e grafici che saranno di imprevedibile rappresentazione. In compenso lo strumento di lettura può essere dotato di ausili vari: dal vocabolario incorporato, alla possibilità di sottolineare, di evidenziare, di inserire delle note. Qui c’è la grande dižfferenza tra strumenti concepiti per la lettura – esclusivamente o prevalentemente – come gli ereader, e i tablet, che sono concepiti per altro (fondamentalmente la navigazione) e che possono fungere da lettori di ebook. Amazon, con la sua linea di Kindle, e Kobo, sono i leader di mercato nell’ambito degli ereader, con linee di prodotto che consentono il collegamento alla rete per scaricare i file di testo, e specialmente con la possibilità di collegarsi direttamente agli store, così da consentire facile e immediato l’acquisto. I tablet hanno il vantaggio di essere strumenti più multifunzionali, aperti in modo molto più spinto alla rete in mobilità, ma presentano gli svantaggi di una soluzione più rigida per la lettura. In questo momento il mercato sembra premiare questi ultimi strumenti, appunto perché la loro dižusione per il lavoro e il divertimento li rende flessibili. Possiamo dire che per un forte lettore, il device specializzato è ancora più adatto, anche per la facilità di lettura (non c’è retroilluminazione negli schermi e la pagina appare come una pagina cartacea) e la durata delle batterie; per un lettore occasionale invece il tablet è preferibile. Ma la tendenza è a un’integrazione delle funzioni all’interno dei tablet, che diventano sempre più leggeri e potenti. E questo è evidente anche nell’ožfferta degli specialisti, che rendono gli ereader sempre più aperti alla rete, alla posta elettronica, alla multimedialità, così da rendere difficile individuare le diffžerenze.

 

Epub vs Mobi
I file di lettura devono essere scritti in formati leggibili dalle piattaforme degli ereader. All’inizio - storia nota a tutti i veterani dell’ICT - ogni piattaforma prevedeva il suo formato, poi si è andato affžermando uno standard, che sta garantendo la crescita del mercato. Il formato Epub è quello che si sta imponendo come standard per la lettura degli
ebook. È un formato ‘fluido’, si adatta a ogni schermo (ereader, tablet, smartphone, personal computer tradizionale) e consente di ingrandire o ridurre il carattere a piacimento. Al monopolio dell’Epub si oppone Amazon, che per il suo lettore Kindle ha una versione proprietaria del formato Mobi. Il punto è che Amazon è di gran lunga il principale protagonista di mercato nel settore degli ebook, e anche nel commercio elettronico mondiale è tra i principali operatori. Quindi, pur con tutti i limiti che contraddistinguono questo formato, e che fanno orrore ai puristi dell’informatica, il Mobi continua ad avere un presente e, molto probabilmente, un futuro. I due formati sono convertibili senza problemi, ma è facilmente prevedibile che la loro convivenza durerà a lungo e quindi ogni operatore che vuole essere presente sul mercato dovrà prevedere la pubblicazione in tutti e due le modalità. Come chi vuole sviluppare un software e non può fare a meno di prevedere una versione per Windows e una per il mondo Apple. Resiste ancora, anche in ambito ebook, il formato PDF, consigliato per la lettura a schermo e per chi volesse stampare il libro acquistato, ma il futuro di Acrobat non è certo legato agli ebook.

 

Amazon vs Kobo
Per vendere ebook servono store specializzati. Chi riesce a integrare la vendita di device con la proposta di libri e servizi in un unico store vince, ed è quello che ha fatto Amazon, e che sta facendo Kobo, che si configura a livello mondiale come l’unico vero e grande competitor specializzato di Amazon. Poi c’è Apple, ovviamente, con il suo Itunes, ma qui torniamo al problema, già ažffrontato dei venditori specializzati e di quelli generici, che offžrono tablet e non lettori dedicati. I due grandi del mondo ebook ožffrono una gamma 
di prodotti hardware sempre più raffinati, nell’inseguimento di innovazione che è tipico del mondo ICT. Quindi non proviamo nemmeno a individuare le caratteristiche distintive e le qualità dei rispettivi prodotti, sicuri di essere in ritardo mentre scriviamo. Resta un approccio simile: avere un catalogo prodotti sempre più ampio, aperto non solo ai testi ma a tutta la multimedialità, prodotti acquistabili in modo semplice e rapido, spazio per lo storage diviso tra dispositivo e cloud, servizi di informazione e promozione verso i clienti con una profilatura sempre più precisa.

La vera dižfferenza tra le due ožfferte Amazon e Kobo è quella che abbiamo esaminato di sistema proprietario contro sistema aperto, il resto sarà segnato dalle capacità di marketing che i due operatori – ed eventuali new comer – sapranno mettere in campo.
Chi rischia di restare escluso dalla partita è il mondo tradizionale dell’editoria, che percepisce questi cambiamenti come minacce e non opportunità. Ma di questo parleremo approfonditamente nella seconda parte dell’inchiesta. Ora ci rimane da esaminare l’ultima contrapposizione, quella che ci pare la meno visibile, ma, a mio avviso, è la più importante
per l’impatto che avrà.

 

Testo vs ipertesto
L’ebook è un libro elettronico, ma è ancora un vero e proprio ‘testo’ e non va confuso con un ‘ipertesto’. La lettura elettronica e la diffžusione del web hanno imposto una lettura ipertestuale, che sta diventando la modalità più importante di trasmissione delle
informazioni. Questo modifica profondamente lo stesso nostro modo di conoscere: così come il passaggio dall’oralità alla scrittura o dal manoscritto alla stampa hanno cambiato la civiltà, così il passaggio dalla carta all’elettronica segnerà il nostro futuro in modo straordinario.
Il problema più importante, da questo punto di vista, non è la volatilità elettronica, la consistenza fatta di bit o di atomi, ma la presenza di link e quindi la logica di lettura. In un testo la logica è quella dell’autore, una logica gerarchica, strutturata, oggettiva, in un ipertesto la logica è del lettore, che naviga tra le tante possibilità di collegamento secondo
un processo personale e soggettivo. Un ebook è un testo, e quindi è un documento elettronico, con tutti i vantaggi e i problemi di un file, ma è strutturato, gerarchico, autoriale. Esistono anche ebook, cosiddetti “arricchiti”, che hanno al loro interno dei
collegamenti alla rete o comunque all’interno del testo, tali che consentono – o impongono? – una lettura soggettiva, personalizzata. Ma l’ebook vero e proprio conserverà questa caratteristica d’autore, e aiuterà a conservare la civiltà del libro, mantenendo un ponte con la conoscenza affidabile, verificabile, con fonti certe che è tipica della modernità che stiamo superando. Per ottenere questo risultato e non cedere alla straordinaria e affžascinante superficialità dell’ipertesto, occorre conservare la qualità dei testi, ma occorre innovare. Perché oggi gli ebook sono quasi sempre più brutti dei corrispondenti di carta, di cui sono delle banali versioni digitalizzate. Servono dunque capacità innovative e capacità di preservare la logica testuale. Servono editori che sappiano considerare positivamente la novità dell’elettronica. Di questo parleremo nella seconda puntata dell’inchiesta, attraverso contributi degli operatori del settore, che ci aiuteranno a capire non solo il presente, ma specialmente il futuro del libro e della sua civiltà.

 

B2B: l’ereader oltre l’ebook?
E’ possibile immaginare che l’affžermazione dell’e-book porti a una fruizione di questo modello per altri impieghi che non sia unicamente la lettura di un libro digitale? E’ possibile che in questa espansione, se mai si verificherà, l’ebook/ereader di oggi arrivi
anche in contesti B2B? A oggi non siamo certi che si possa dare una risposta in un verso o nell’altro a queste domande, ma certo aumentando il tasso di dematerializzazione dei documenti aziendali, non è detto che questi in futuro debbano essere fruiti solo dai pc, dai tablet e dagli smartphone di oggi. L’abbiamo detto, gli ereader sono strumenti meno ricchi, meno ‘pesanti’, e anche meno costosi, degli altri device mobili e forse proprio i loro limiti in certi ambiti B2B possono rappresentare invece dei vantaggi. Si pensi per esempio a un’azienda che intende dotare il proprio personale di manualistica in formato elettronico ebook e che non sia però contenta di distribuirlo in file pdf perché magari questi sono più facilmente trasferibili via mail a persone non gradite al di fuori del suo contesto. Per soddisfare un’esigenza di questo tipo l’ereader potrebbe rilevarsi addirittura migliore di tablet e smartphone…

 

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