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13/01/2015

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Cloud, prospettive positive per il 2015

La complessità dell’onpremise è giustificabile solo se questa opzione si dimostra importante per il vantaggio competitivo dell’azienda. In tutti gli altri casi i costi del modello tradizionale non sono più giustificabili e quindi oggi molte aziende buttano il cuore oltre l’ostacolo.

I dati recentemente rilasciati da Assinform relativi ai primi sei mesi del 2014 hanno messo in evidenza una crescita del 35,7% del mercato cloud italiano. Certo le cifre che descrivono il valore di questo segmento sono ancora piccole, ma se nel 2015 verranno confermate le evidenze emerse lo scorso anno è lecito pensare che nel giro dei prossimi due o tre anni ci potremmo trovare di fronte a un fenomeno cloud italiano piuttosto consistente. Cosa è successo in questi mesi quindi per determinare questo scenario positivo e cosa dobbiamo aspettarci per il 2015? Per chiarire questi punti abbiamo interpellato Annamaria Di Ruscio, direttore generale di NetConsulting, la società che cura le ricerche relative al mercato italiano dell’ICT per conto di Assinform.


Le caratteristiche del mercato cloud in Italia
A fine 2013 il mercato cloud italiano rappresentava in valore 753,3 milioni di euro, di questa la componente aggiore era quella del cloud pubblico dove i servizi sono acquistati sia da consumatori sia da aziende (380 milioni di euro), mentre la componente private, che comprende anche ciò che NetConsulting definisce come virtual private e che invece si tende a ricondurre al concetto molto generico di ‘cloud ibrido’, era pari a 373,3 milioni di euro e rappresenta esclusivamente la spesa delle aziende: “Le due aree marciano ancora con ritmi di crescita diversi: quasi il 50% il public, e oltre il 20% quello private”, racconta Di Ruscio. Per quanto riguarda la segmentazione dell’ambito private, questa vedeva come prima voce di investimento il SaaS con il 37,2%, seguito dallo IaaS al 35,8%, mentre il PaaS è attestava al 7,3%: “A queste tre categorie di servizi affianchiamo anche la componente di  Cloud Transformation, che a fine 2013 pesava per il 19,7%, e che rappresenta la spesa, sempre più importante, nei servizi e nelle componenti tecnologiche e software che abilitano la trasformazione dei data center dai modelli tradizionali a quello cloud based. Questi progetti rappresenteranno sempre di più un forte elemento di valorizzazione e velocizzazione del nostro mercato”. Guardando invece agli ambiti in cui il cloud computing è principalmente adottato dalle imprese italiane emerge sempre in modo significativo, e si rafforza ancora, la posta elettronica, seguita dalle componenti siti web/portali, CRM e office automation, mentre tra le aree emergenti si trovano gestione e amministrazione del personale, ERP/gestionali e posta elettronica certificata. “Da questi ultimi elementi emerge il fatto che il cloud è un tema su cui si comincia a vedere la presenza crescente delle PMI, che prima erano più restie per una serie di motivazioni, tra cui anche la mancanza degli skill necessari per approcciare determinati argomenti”.

 

I fattori che hanno ridotto le barriere all’adozione
La crescita registrata nei primi sei mesi del 2014 va a conferma dei trend emersi già nell’anno precedente e quindi si può parlare di un mercato ormai ben avviato e del fatto che ci sia stato un cambiamento rispetto agli atteggiamenti di forte cautela del passato: “La forte diminuzione delle barriere culturali verso il cloud è stata possibile per diversi fattori positivi, ma non c’è dubbio che molte aziende nel 2014 hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, e se questo è stato vero a inizio anno per le grandi aziende ora si inizia a vedere lo stesso atteggiamento anche nelle piccole e medie. Il cloud inizia a essere guardato come un’opportunità”. Ma c’è molto di più: “Alcune grandi e grandissime realtà stanno guardando al cloud come possibilità di dare fuori anche processi importanti e mission critical: vendita, capacità computazionale as a service, business analytics, billing as a service… Le proiezioni che stiamo facendo ci dicono che la mappa 2015 dei principali ambiti di adozione potrà essere molto diversa da quella del 2014… È in corso un processo di accelerazione”. Il fenomeno è dettato da alcuni fattori importanti e prima fra tutti spicca la complessità: “È sempre in crescita ed è sempre più difficile gestire con gli strumenti e i modelli del passato. Oggi le soluzioni onpremise per essere confermate devono generare concretamente un forte vantaggio competitivo, diversamente iniziano a essere viste come un forte vincolo al cambiamento e soprattutto una pesante zavorra in termini di costi operativi”. La riduzione di complessità, costi e tempi inizia ad affascinare molte grandi realtà soprattutto quando si affronta il tema dei processi di application maintenance: “Progetti evolutivi su software comunque farraginosi e complessi da gestire con costi non di poco conto per ogni intervento e variazione, oggi sono sempre meno giustificabili. Si inizia a sentire di grandi aziende che nei prossimi due anni inizieranno a fare migrazioni di portafogli applicativi importanti e mission critical”.
Oltre alla complessità c’è poi anche il tema delle competenze necessarie per gestire un mondo che cambia con una velocità estremamente elevata: “Questo mix di componenti è quello che alla piccola azienda oggi fa scegliere il cloud, preoccupandosi meno rispetto al passato degli aspetti di sicurezza e privacy. Una barriera che si è abbassata anche perché diversi player internazionali e nazionali stanno aprendo, o apriranno a breve, data center in Italia e in Europa, rispettosi delle misure di privacy e sicurezza dei nostri Paesi”. In questo scenario si segnala poi anche la progressiva specializzazione sulle tematiche cloud di alcuni importanti studi legali italiani: “Rispetto a soli dodici mesi fa, oggi la contrattualistica è molto avanzata e questo era un tassello importante che ha dato sicurezza ad aziende grandi per muoversi nel cloud con una prospettiva sia nazionale sia internazionale”.

 

CIO, line of business e fornitori: rapporti più maturi
In tutto questo scenario ha contato molto anche l’evoluzione del rapporto tra CIO e linee di business. Negli anni scorsi in azienda generalmente queste ultime spingevano e il CIO frenava, anche per le sue oggettive responsabilità per esempio sul fronte della privacy, e in diversi casi non sono mancati screzi importanti che partivano da divergenze di
vedute molto lontane: “Oggi le posizioni sono più conciliabili perché la compliance del cloud è assicurata. Non solo, i CIO più accorti per consentire un sempre più veloce allineamento al business hanno messo a disposizione piattaforme cloud testate permettendo alle linee di business di accendere e spegnere i servizi a seconda dei fabbisogni e di scegliere anche la modalità con cui pagare. Sicuramente una situazione più matura rispetto a quella di due anni fa”. Una maturità che deve crescere parallelamente anche tra i fornitori del cloud globali, nazionali o regionali che siano: “Anche questi attori hanno fatto molti passi in avanti, ma in alcuni, per fortuna pochi, rimane la tentazione di fare lock-in sui clienti rendendo difficile, in caso di recesso dal servizio fornito, il recupero dei dati dell’azienda. È una politica sbagliata e superare questa ‘tentazione’ è un passo imprescindibile per lo sviluppo del loro mercato”. In uno scenario generale che sta quindi migliorando, il consiglio rimane però sempre quello di studiare a fondo e completamente i contratti cloud prima di firmare!

 

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