Sicurezza ICT 2019
Sicurezza
 

06/06/2016

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di Raffaela Citterio

In primo piano convergenza e continuità del servizio

La diffusione dei sistemi di videosorveglianza IP based consente di realizzare soluzioni sempre più intelligenti e integrabili all’interno dell’infrastruttura aziendale. La sfida è dimensionare correttamente gli impianti.

Sarà il credito d’imposta previsto per chi installa un sistema di videosorveglianza inserito nella Legge di Stabilità 2016, saranno i terribili eventi che hanno scosso l’Europa negli ultimi mesi, sta di fatto che il mercato della sicurezza, e della videosorveglianza in particolare, continua a registrare un trend di crescita costante, forse non ai livelli record registrati nel recente passato, ma sicuramente molto interessante. I vendor continuano a investire per rendere le proprie soluzioni sempre più intelligenti, efficaci e performanti, lavorando insieme ai distributori e agli operatori di canale per dimensionarle correttamente in base alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente. A livello tecnico le innovazioni non mancano: la migrazione dai sistemi analogici a quelli digitali, un trend ormai irreversibile, la convergenza tra i diversi sistemi di sicurezza (videosorveglianza, controllo accessi, sistemi anti-incendio ecc.), la continuità del servizio, l’integrazione con le reti aziendali, l’analisi intelligente dei dati rilevati... e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Per fare il punto della situazione Office Automation ha organizzato una tavola rotonda a cui hanno partecipato importanti attori di tutta la catena del valore vendor, distributori e carrier da cui sono emersi spunti interessanti.

Avere una visione globale
Tutti i partecipanti alla tavola rotonda si sono trovati d’accordo innanzitutto sul fatto che, con la diffusione delle soluzioni IP based, i sistemi di videosorveglianza non possono e non devono più essere considerati delle ‘isole’ avulse dagli altri sistemi di sicurezza e, più in generale, dalle infrastrutture aziendali. Bosch Security System, la società del Gruppo Bosch che si occupa di Safety & Security rendendo disponibili un vasto portafoglio di soluzioni che comprendono sistemi anti-intrusione, controllo accessi, rilevazione incendio, audio evacuazione e, naturalmente, videosorveglianza, è nella posizione ideale per confermare questo trend. “Desideriamo parlare di ‘Tecnologia per la vita’, come recita il nostro claim, piuttosto che di caratteristiche tecniche specifiche di prodotto conferma Stefano Riboli, marketing manager Video Systems di Bosch Security Systems Italia. Una dichiarazione di intenti che trasformiamo in realtà investendo circa il 10% del fatturato in ricerca e sviluppo, consolidando così la credibilità di un brand da sempre sinonimo di qualità e affidabilità. In tema di videosorveglianza un trend inarrestabile è la crescente diffusione delle telecamere IP, in termini numerici si parla di + 20% anno su anno almeno fino al 2020, accompagnato da un aumento della risoluzione e, di conseguenza, delle necessità di storage, tutti fattori che aumentano i fattori di rischio, e che quindi vanno di pari passo con l’esigenza di garantire livelli di sicurezza adeguati a una mole di dati in costante crescita. Bisogna fare in modo che tutti gli elementi che compongono un sistema di videosorveglianza siano sicuri e attendibili, integrando moduli TPM (Trusted Platform Module) all’interno delle telecamere IP e degli storage così da garantire la sicurezza tra gli apparti di rete del sistema. Parliamo quindi di telecamere IP in grado di distribuire l’intelligenza del sistema non solo tramite l’analisi video a bordo camera ma anche mediante tecnologie in grado di sfruttare al meglio la banda. Mi piace ricordare, a questo proposito, la nostra tecnologia di transcodifica che consente di adattare dinamicamente il video alla banda disponibile. Non dimentichiamo poi che stiamo andando verso un mondo di oggetti interconnessi, che vedrà protagoniste le telecamere, un mondo in cui l’interscambio di dati tra un numero crescente di apparati consentirà di costruire applicazioni in grado di dare un contributo prezioso al business, ad esempio in ambito statistico o marketing, andando ben oltre il semplice controllo di un’area. Come azienda, tramite il cloud Bosch, stiamo già operando in questo senso. Naturalmente non bisogna sottovalutare le complessità che questi nuovi scenari comportano e la prima è quella di non suscitare false aspettative. Inoltre è necessario incrementare le sinergie tra tutti gli distributori e system integrator perché il successo di un progetto dipende sempre più dalla collaborazione fattiva di tutti. Sarebbe opportuno, infine, lavorare tutti insieme per rendere il settore più oggettivo e trasparente, uniformando linguaggi e tecnicismi al fine di dare al mercato precisi punti di riferimento ed evitare confusioni”.

Un mercato ampio e variegato
Aziende che rappresentano anelli diversi di una stessa catena del valore vedono uno stesso mercato da angolazioni diverse, come si è potuto constatare anche nel corso della tavola rotonda. Secondo Emilio Cattaneo, key account manager di Compass Distribution, distributore a valore specializzato in soluzioni di networking, security e telecom, presente sul mercato da oltre 20 anni, “la tecnologia ha ancora un ruolo importante”. Avendo a portafoglio diversi brand, siamo nella condizione ideale per seguire da vicino l’evoluzione del settore, e posso dire che la corsa serrata verso i multi mega pixel a cui stiamo assistendo trova riscontro sul mercato. Ci sono vendor che hanno già sviluppato telecamere con risoluzioni superiori ai 4k che stanno avendo un buon successo con questi prodotti. Un’altra tecnologia interessante è la termografia: anche le telecamere termiche, in grado di acquisire immagini a infrarosso, si stanno infatti diffondendo rapidamente, grazie anche a costi sempre più sostenibili, visto che il prezzo medio di questi prodotti negli ultimi 12 mesi si è quasi dimezzato. Qualità dell’immagine sempre migliore e capacità di visione notturna vengono incontro alla vera esigenza del mercato: non è più sufficiente che un sistema di videosorveglianza registri cosa accade in un’area per vedere cosa è successo a posteriori, dopo che c’è stato un problema. La vera sfida è la prevenzione, istituti di vigilanza e forze dell’ordine vogliono e devono cercare di prevenire gli eventi anomali, potenzialmente pericolosi, grazie a telecamere sempre più performanti e strumenti di analisi adeguati. Non dimentichiamo poi che, per quanto i sistemi IP siano in forte crescita, c’è ancora una vasta base installata di sistemi di videosorveglianza su cavo coassiale, che utilizzano le tradizionali telecamere analogiche. Si tratta di un mercato tutt’altro che trascurabile, che vuole evolvere verso l’IP gradualmente, e non a caso alcuni vendor continuano a investire anche in questa direzione, incrementando la qualità dell’immagine anche delle telecamere analogiche e/o ibride portandole a risoluzioni megapixel. Si tratta, insomma, di un mercato vasto e articolato, che copre installazioni di tutte le dimensioni, dalle più piccole alle più grandi. Il nostro compito, in qualità di distributore a valore, è duplice: oltre a una continua e attenta attività di scouting siamo fortemente impegnati a fornire agli operatori di canale tutto il supporto necessario, soprattutto in fase di pre vendita, affinché i progetti vadano a buon fine. Questo significa investire in maniera consistente in attività di formazione e informazione, in collaborazione con i vendor che rappresentiamo, sino ad una vera e propria consulenza, per fornire a chi opera sul campo tutti gli strumenti necessari per dimensionare correttamente ogni singolo progetto”.

Garantire uniformità
L’acquisizione delle immagini è necessaria, ma non sufficiente. Lo spiega bene Massimo Mazzaccara, business development manager di D-Link, azienda taiwanese che proprio quest’anno festeggia i 30 anni di attività, presente sul mercato con una vasta gamma di soluzioni globali, che comprendono telecamere, storage e tutto quello che serve a livello infrastrutturale (switch, router ecc.) per far funzionare correttamente un impianto. “La tecnologia IP è nel nostro DNA, tanto che amiamo definirci ‘portatori sani di IP’. Continuiamo a investire per rendere disponibili una gamma di soluzioni sempre più ampia e articolata, in grado di venire incontro a tutte le esigenze. Abbiamo infatti soluzioni adatte al mondo consumer, sempre più sensibile al tema della sicurezza, che vuole sperisperimentare soluzioni quasi fai da te, al mondo dei professionisti e delle piccole e medie imprese, che in genere si rivolgono ai propri installatori di fiducia per essere supportati anche per quanto riguarda la videosorveglianza, sino ad arrivare alle soluzioni indirizzate alle imprese più grandi e distribuite, che necessitano di un supporto progettuale più articolato. Le nostre soluzioni, insomma, caratterizzate da un ottimo rapporto prezzo/prestazioni, coprono il 90% dei progetti con problematiche standard, sempre al passo con le ultime evoluzioni tecnologiche, a cominciare da livelli di definizione sempre più elevati. Secondo noi l’aspetto più delicato, in questo momento, riguarda però l’infrastruttura di rete, che non deve rappresentare un collo di bottiglia in fase di trasmissione delle immagini dai punti di ripresa alla centrale di controllo, ormai quasi sempre centralizzata. Sia che le immagini catturate servano esclusivamente a fini di sorveglianza (l’applicazione ancora più diffusa) che per fare analisi di business, l’informazione deve ‘viaggiare’ in maniera fluida, senza trovare ostacoli, qualunque sia il tipo di rete utilizzata, perché un altro aspetto importante è quello di salvaguardare gli investimenti effettuati dalle aziende nel corso del tempo. Non a caso tutti i nostri investimenti legati al networking tengono presente questo scenario: siamo passati ad esempio dai primi switch un-managed a quelli managed, da cui è possibile controllare quanto avviene sul campo tramite la rete, che può essere smart Ethernet, in fibra ottica a 10 Gb, o anche in rame a 10 Gb. Siamo convinti che in questo momento il tema della rete sia centrale, anche perché all’orizzonte si vedono già ulteriori evoluzioni, su cui anche i nostri laboratori stanno lavorando. Mi riferisco, ad esempio, a nuove telecamere in grado di catturare immagini tridimensionali, o alla possibilità di effettuare inquadrature sulla lunga distanza utilizzando tecnologia GPS. In ogni caso dobbiamo concentrarci affinché le promesse della videosorveglianza, in qualunque contesto venga inserita e qualunque sia il suo utilizzo, vengano mantenute. Questo significa investire in maniera consistente in attività formative e informative sia verso gli utenti finali, affinché abbiano le giuste aspettative, che verso gli operatori di canale, soprattutto quelli più tradizionalisti, affinché non si lascino spaventare dai nuovi paradigmi e capiscano che, se veicolati correttamente, aprono importanti opportunità di business.

Il termine videosorveglianza è riduttivo
Per le soluzioni presenti oggi sul mercato il termine videosorveglianza è decisamente riduttivo. “Oggi le telecamere di sorveglianza sono sensori sempre più intelligenti che trasferiscono valore attraverso i dati che raccolgono e inviano ai sistemi centralizzati”, evidenzia Francesco Paradiso, business development manager di Hanwha Techwin Europe Ltd. “La nostra visione va esattamente in questa direzione incrementando costantemente le performance dei sistemi affinché possano abilitare servizi innovativi prosegue. Per quanto riguarda le telecamere il focus è su chipset sempre più potenti, capaci di lavorare su algoritmi complessi dal punto di vista del calcolo computazionale che permettono alle telecamere di ospitare soluzioni avanzate di video analisi rafforzando il concetto di Open Platform. La mole crescente di informazioni raccolte necessita poi di piattaforme software in grado di gestire dati provenienti da oggetti diversi che utilizzano formati diversi, adattandosi alle applicazioni implementate dai fornitori di servizi. In questo scenario il cloud, inteso come infrastructure as a service, può giocare un ruolo importante. Il nostro piano a medio termine prevede investimenti mirati a rendere i nostri sistemi sempre più performanti e in grado di operare con successo su qualsiasi infrastruttura di rete. L’ideale naturalmente è poggiarsi su reti di ultima generazione, ma alcuni protocolli di compressione consentono di utilizzare anche infrastrutture tradizionali. Bisognerebbe sempre attenersi agli standard di riferimento, perché solo così è possibile garantire l’interoperabilità dei sistemi, lasciando liberi i clienti di scegliere e, volendo, anche di cambiare. L’importante, in ogni caso, è rendere semplice e immediato l’utilizzo di applicazioni evolute, come abbiamo fatto, per esempio, in occasione delle ultime soluzioni proposte per la sorveglianza cittadina, il trasporto pubblico ed il retail. Le nostre soluzioni hanno permesso, per esempio, di rilevare il comportamento dei visitatori, fornendo informazioni preziose per la definizione del layout dei punti vendita. Si sta andando, insomma, verso un mondo in cui la telecamera diventerà anche parte integrante dell’IoT. Questo è sicuramente il futuro, ma non dobbiamo rincorrerlo dimenticandoci dell’oggi. Le nuove possibilità abilitate dalla tecnologia non sono ancora capite da tutti, vi sono aziende pronte a sperimentare nuove idee e altre che temono di non essere attrezzate. Il nostro compito è quello di dare a ciascuno le risposte che cerca, segmentando correttamente sia il mercato che i partner di canale, ed è proprio questa una delle priorità di Hanwha per il prossimo futuro”.

È il momento della convergenza
Nata nel 2001 in Cina, Hikvision è presente direttamente in Italia dal 2012, con sede centrale a Vittorio Veneto (Treviso) e filiali a Roma e Milano (Cinisello Balsamo). “L’azienda è nata per operare specificamente sul mercato della videosorveglianza, progetta e sviluppa in casa le proprie tecnologie all’avanguardia per la ripresa video. Oggi il concetto di sicurezza include molti aspetti, per cui secondo me la sfida principale che abbiamo davanti è puntare alla completa convergenza tra sistemi fino a ieri distinti, dalla videosorveglianza all’anti intrusione e al controllo accessi evidenzia Marco Pili, sales director key accounts & vertical markets di Hikvision Italia. Per centrare questo obiettivo Hikvision sta lavorando su più fronti, perché l’utente di un sistema di videosorveglianza oggi può essere chiunque. Da un lato guardiamo con molto interesse al mondo consumer, poiché i sistemi di videosorveglianza e le applicazioni correlate stanno diventando sempre più semplici e alla portata di tutti, dall’altro rendiamo disponibili sistemi evoluti per il mercato professionale, per il quale sviluppiamo soluzioni convergenti verticalizzate (retail, trasporti ecc.) con funzionalità avanzate di analytics e business intelligence. I clienti, infatti, oggi sono interessati non solo alle immagini registrate a livello statico, ma a quello che avviene in tempo reale. Noi siamo già in grado di integrare in un unico sistema telecamere fisse, sistemi mobili e dispositivi indossabili, non escludo che in un prossimo futuro vengano integrati dispositivi telecomandati come i droni per applicazioni di sicurezza in situazioni più critiche. Convergenza, come è stato detto, significa anche integrazione tra le tante tecnologie che entrano in gioco. Per quanto ci riguarda questo non è una criticità, perché sviluppiamo direttamente tutte le componenti di un sistema, garantendo elevati standard prestazionali a tutti i livelli, dalla risoluzione della telecamera, andando già oltre il 4k, alla rete di trasporto sino ad arrivare al sistema di registrazione e archiviazione. Naturalmente non tutti sono già pronti per impianti convergenti e funzionali con prestazioni di questo tipo, poiché richiedono investimenti continui e un know how importante, ma la nostra azienda può contare su un reparto R&D di 5.200 ingegneri totalmente focalizzati. Il nostro obiettivo, in qualità di produttori, è venire incontro alle esigenze di tutti, per cui vogliamo che ciascuno possa fare evolvere i propri sistemi in base alle proprie reali esigenze. Per questo continuiamo a investire anche sulla tecnologia analogica, o per meglio dire ibrida: quest’anno infatti vedremo un’evoluzione delle telecamere e videoregistratori analogici ad alta risoluzione, soluzioni in grado di accettare segnali analogici con risoluzione standard e HD già predisposte per l’IP e, cosa ancora più importante, reversibili, vale a dire in grado di passare dall’uno all’altro in maniera trasparente. Alcune installazioni importanti testimoniano la solidità della nostra tecnologia e, cosa ancora più importante, le potenzialità di una visione convergente della videosorveglianza. In una media provincia cinese (circa 13 milioni di abitanti), per esempio, abbiamo realizzato un impianto record, con circa 200.000 dispositivi di ripresa, tutti sotto la stessa rete, che integra, oltre alla videoripresa, anti intrusione, controllo accessi e interazione tra dispositivi fissi e mobili; il progetto è stato realizzato in tre anni in collaborazione con un operatore locale di telecomunicazioni e altri partner che hanno sviluppato una serie di servizi accessori. È solo un esempio di dove possono portare le tecnologie che si stanno sviluppando, e che non bisogna temere. Secondo me, anche se è vero che ci possono essere alcune sacche di resistenza, vedo soprattutto delle grandi opportunità per tutta l’industria del settore, dai vendor ai distributori sino ad arrivare agli operatori di canale. Il mercato chiede semplicità, una user experience simile a quella a cui si è abituati utilizzando gli smartphone, vale a dire applicazioni user friendly da installare e disinstallare a piacere con un semplice click. A patto, naturalmente, che tutto funzioni a dovere”.

Garantire il ritorno dell’investimento
Il mercato bancario e quello retail sono stati tra i primi a capire le potenzialità di business legate ai dati raccolti dai sistemi di videosorveglianza, come conferma Stefano Torri, European sales director di March Networks, società canadese indipendente che dal 2000 propone soluzioni intelligenti di video basate su IP e vanta una presenza capillare proprio in questi settori. “Lavoriamo con 450 banche a livello mondiale coprendo oltre 26.000 filiali e con più di 10.000 negozi sorvegliando 37 milioni di metri quadrati, ed è proprio ascoltando le esigenze dei nostri clienti, in questo e in altri settori, che abbiamo capito che i dati raccolti da un sistema di videosorveglianza possono e devono essere utilizzati in tanti modi. Le soluzioni tecnologiche, del resto, oggi, devono dimostrare di aggiungere valore al business per giustificare l’investimento, e la videosorveglianza non sfugge a questa regola. Per questo i nostri laboratori di ricerca e sviluppo, incluso quello presente nel nostro Paese che ha il compito di sviluppare soluzioni adatte ai mercati europei, lavorano per garantire una integrazione sempre più trasparente tra i dati rilevati dai sistemi di videosorveglianza e quelli che risiedono sugli altri sistemi presenti in azienda. Per esempio nelle banche integrare le transazioni di un ATM con le relative immagini video consente di fare ricerche mirate su transazioni sospette, individuando rapidamente, ad esempio, le attività di skimming (una truffa molto diffusa per clonare le carte di credito, n.d.r.). Nel retail, altro settore molto dinamico, è utile integrare i dati del sistema di videosorveglianza con quelli del POS, ad esempio per valutare quali sono i tempi di attesa alle casse. E sono solo alcuni esempi. I fattori abilitanti per questo tipo di progetti sono da un lato sistemi di videosorveglianza sempre più intelligenti, e dall’altro il fatto che ormai i sistemi IT delle aziende sono quasi tutti centralizzati. I sistemi di videosorveglianza, insomma, devono e sempre più dovranno essere parte integrante di un’unica infrastruttura IT, e questo andrà a beneficio di tutta l’industria ICT, come sta avvenendo in altri Paesi. Avendo non solo la responsabilità del mercato italiano ma anche di quello europeo, che viene seguito proprio dall’Italia, ho una visione diretta di quanto sta avvenendo nel resto d’Europa; sempre per restare in ambito banking, soprattutto nei Paesi del Nord Europa le filiali sono state ridotte drasticamente e la sfida oggi è tutta giocata sui servizi. L’Italia è, come spesso avviene, un po’ in ritardo, ma sono convinto che presto si allineerà con gli altri Paesi avanzati, e chi avrà saputo cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie digitali potrà contare su un vantaggio competitivo significativo. Riconosco che il nostro Paese è un po’ troppo tradizionalista e che ci sono ostacoli di tipo burocratico e normativo che rallentano il processo, ma la tecnologia non aspetta, per cui spetta a tutto l’ecosistema, inclusi i vendor, convincere il mercato che i benefici generati dai sistemi intelligenti e integrati giustificano ampiamente gli sforzi e gli investimenti non solo di tipo economico ma anche, e soprattutto, organizzativi e culturali”.

Siamo solo all’inizio
“In realtà siamo solo all’inizio: il fatto che, grazie alla rete IP, i dati provenienti da fonti eterogenee, inclusi i sistemi di videosorveglianza, possano convergere verso reti e piattaforme unificate aprono prospettive pressoché illimitate in tutti i campi”. A parlare così è Alberto Vasta, business development manager di Mobotix, azienda tedesca che sin dagli esordi, 15 anni fa, decise di integrare la tecnologia IP direttamente a bordo delle telecamere, intuendone subito le potenzialità. “In realtà il nostro tratto distintivo, da sempre, è più legato allo sviluppo software che all’hardware. Il nostro obiettivo è cercare di venire incontro alle esigenze dei clienti sviluppando nuove applicazioni da integrare nel nostro software. Naturalmente, per farlo, dobbiamo essere sempre allineati con i trend tecnologici, che nel nostro caso si chiamano megapixel, tecnologia termica, capacità di storage e robustezza della rete. Declinate correttamente, tutte queste tecnologie possono portare reali benefici in ogni settore. Grazie alle telecamere termiche, per esempio, stiamo avendo grandi soddisfazioni in aziende che si occupano di allevamento, energia, building automation… È vero che la tecnologia evolve molto rapidamente, e a volte questa velocità lascia disorientati, ma è anche vero che gli utenti finali evolvono molto più rapidamente che in passato. Complice l›enorme diffusione dei dispositivi digitali personali ormai la tecnologia incute meno timore, anzi consumatori finali e aziende si aspettano di trovare in qualsiasi dispositivo IP l›immediatezza e la semplicità di utilizzo a cui ormai sono abituati. Anche questa, però, è un›arma a doppio taglio, perché il fatto che si punti a migliorare costantemente la user experience nasconde, ma non elimina, le complessità. Sta agli operatori del settore vendor, distributori e system integrator convincere gli utenti a dimensionare correttamente gli impianti impianti, partendo dal presupposto che non sempre gli interlocutori sono competenti in materia di infrastrutture IT. Qui entra in gioco la serietà e la professionalità degli operatori del settore, soprattutto di chi opera in prima linea, ed è per questo che una delle nostre priorità è quella di qualificare sempre meglio il nostro canale. In qualità di vendor, infatti, vogliamo che i nostri prodotti siano veicolati da operatori competenti al fine di garantire un funzionamento ottimale dell’impianto sia in fase di installazione che di manutenzione”.

Dare al cliente la massima libertà di scelta
Nel cuore dei sistemi di videosorveglianza IP non può mancare un sistema NVR (network video recorder), “un componente che resta dietro le quinte ma è fondamentale per il buon funzionamento di qualsiasi impianto di videosorveglianza”, sottolinea Alvise Sinigaglia, Italy business development manager di QNAP Systems, azienda taiwanese presente in Italia dal 2006 specializzata nella produzione di NAS (network attach storage) che ha una business unit dedicata specificamente al settore della videosorveglianza. “È un mercato in cui crediamo da sempre prosegue e siamo convinti che le nostre soluzioni basate su tecnologia Linux, quindi aperte per definizione, possano rappresentare un valore aggiunto grazie alla loro flessibilità e alla semplicità con cui possono essere personalizzate. Il mercato sembra darci ragione, visto che in Italia abbiamo un market share del 40% circa nel mercato delle piccole e medie imprese e che anche nel mercato di fascia alta abbiamo una presenza significativa, basti pensare a Milano Expo 2015, dove siamo stati scelti per fornire tutta la componente di registrazione e archiviazione dei sistemi per la videosorveglianza. Anche secondo noi, oggi, il fattore differenziante per i sistemi di videosorveglianza più che nell’hardware sta nel kernel e nel software che viene integrato nei sistemi. Per questo investiamo costantemente sull’interoperabilità delle nostre soluzioni, che possono interagire con la quasi totalità dei prodotti presenti sul mercato. L’obiettivo è dare ai clienti la massima libertà di scelta, perché non è detto che le soluzioni di un unico produttore soddisfino tutte le sue esigenze. Magari per l’esterno è più adatto un brand, per l’interno un altro, in determinate circostante un terzo… l’importante è poter centralizzare in un unico sistema tutto il flusso dei dati e poterli gestire in modo univoco. Tematiche quali il full HD, i flussi, la velocità di trasmissione e la connettività devono trovare un punto comune di contatto, per cui secondo noi la priorità è costruire sistemi fluidi ed efficienti grazie all’integrazione di tutte queste componenti. Senza dimenticare quello che, secondo noi, è il vero fattore critico di successo, vale a dire la business continuity, senza la quale un sistema di videosorveglianza non può dirsi realmente tale. Per garantirla tutta la filiera di riferimento vendor, distributori e system integrator deve trasformarsi da semplice fornitore di prodotto a consulente, perché il disegno di un impianto di videosorveglianza, qualsiasi sia la sua dimensione, non è banale. Sintetizzerei in tre concetti formazione, competenza e supporto la ricetta per raggiungere questo obiettivo e fare in modo che il cliente finale possa dotarsi di un sistema reattivo e proattivo, adeguato alle sue esigenze attuali e già predisposto per ospitare eventuali nuovi servizi”.

Garantire standard qualitativi elevati
Oggi bisogna essere in grado di rispondere a ogni tipo di richiesta, dal piccolo negozio alla grande azienda, dal campus universitario ad aereoporti e stazioni: qualsiasi esigenza può essere soddisfatta, ed è quello che fa SIQR, azienda fondata nel 2012 da un team di esperti che vanta una lunga esperienza nel settore della videosorveglianza. “Siamo in grado di proporre soluzioni realmente affidabili e all’avanguardia in ambito sicurezza dichiara Pietro Vacirca, Sales & Marketing Manager della società. Al settore della videosorveglianza, infatti, abbiamo affiancato sistemi di anti intrusione, controllo accessi e anti incendio, perché riteniamo importante che gli utenti possano rivolgersi a un unico interlocutore per tutto quanto concerne il tema della sicurezza, oggi alla ribalta più che mai. Al di là dei trend tecnologici multipixel, infrastruttura di rete, interoperabilità, che sono già stati approfonditi vorrei soffermarmi su altri aspetti che caratterizzano questo settore. Il primo è la velocità: gli utenti finali si aspettano che un sistema di videosorveglianza venga installato in tempi molto rapidi, sottovalutandone spesso le complessità. Il costo dei prodotti in continua diminuzione, del resto, contribuisce a diffondere l’idea che chiunque possa installare un sistema di videosorveglianza, e che non servano competenze specifiche. Il secondo è la manutenzione: dimenticarsi di un impianto subito dopo l’installazione è sbagliato, bisogna assicurarsi periodicamente che sia aggiornato e, naturalmente, acceso. Purtroppo questo è un aspetto molto spesso disatteso, che può causare gravi danni all’utente e getta una cattiva luce su tutto il settore, anche se in genere non sono le tecnologie a creare problemi, ma un utilizzo improprio delle stesse. Il terzo, infine, è legato alla continuità di servizio, che deve essere garantita a prescindere dalla rete utilizzata (IP, ma anche infrastruttura elettrica o cavo coassiale). C’è un unico modo, secondo noi, per affrontare con successo queste criticità: garantire standard qualitativi ai massimi livelli lungo tutto il ciclo di vita del progetto e lungo tutta la supply chain. Per quanto ci riguarda prestiamo la massima attenzione sia ai servizi di pre vendita, ma anche, e soprattutto, a quelli post vendita, articolati in tre livelli di assistenza, perché solo in questo modo è possibile soddisfare le aspettative dei clienti, sempre più attenti ed esigenti”.

Comunicare di più
Sono quasi trent’anni che Trans Audio Video distribuisce e rappresenta in Italia importanti marchi internazionali nel campo della produzione video professionale, broadcast, cinematografica e della TV a circuiti chiuso, affiancando all’attività di vendita un servizio di consulenza, progettazione e assistenza tecnica pre e post vendita ad alto valore aggiunto, sia per i servizi dedicati che per il knowhow e le attrezzature disponibili. “Sono circa 10 anni che seguiamo da vicino il settore della videosorveglianza su IP racconta Francesco Brighel, Sales Director della società. Il nostro ruolo di trait-d’union tra vendor e operatori di canale ci mette in una posizione privilegiata per far si che le tecnologie rese disponibili dai primi vengano declinate nel migliore dei modi dai secondi. Il mercato chiede prodotti sempre più performanti in termini di qualità dell’immagine, fondamentale per consentire analisi accurate, semplicità di implementazione, tempistiche certe e flessibilità dei software di gestione che devono trasformare le informazioni che arrivano dal campo in dati che, aggregati ad altri, forniscano indicazioni utili al business. Riteniamo importante essere sempre allineati con i trend tecnologici più recenti, basti ricordare che 10 anni fa siamo stati i primi a portare in Europa una telecamera da 16 milioni di pixel che generava 100-150 MB di dati, all’epoca un’enormità. Oggi stiamo già lavorando su progetti in cui si parla di 7k e abbiamo recentemente supportato la realizzazione e il collaudo di sistemi complessi su cui insistono dai 2.000 ai 3.000 MB compressi di dati. Un traffico che naturalmente deve essere supportato da sistemi di storage e reti adeguate. Per questo continuiamo a fare scouting, al fine di individuare le soluzioni più innovative non solo in termini prestazionali ma anche di ottimizzazione degli spazi e dei consumi e, quindi, di sostenibilità ambientale. Ottimizzare e razionalizzare il numero di componenti sia sul campo che per quanto riguarda la centrale di controllo, infatti, oggi è fondamentale per il successo di un progetto, soprattutto se di grandi dimensioni. Sono particolarmente interessanti, per esempio, soluzioni che non pongono limiti al carrier in termini di gestione, perché la performance delle reti resta un fattore fondamentale. È inutile progettare sistemi sofisticati se poi non si riesce a ricercare o esportare un dato velocemente. Le soluzioni tecnologiche presenti oggi sul mercato sono in grado di rispondere alle esigenze più disparate, ma metterle a fuoco non è sempre facile. Non tutti sono consapevoli delle potenzialità dei nuovi sistemi intelligenti di videosorveglianza, e sta a tutto l’ecosistema impegnarsi affinché questa consapevolezza aumenti, incrementando le attività di comunicazione a tutti i livelli. Non sempre si trovano interlocutori preparati, per cui non bisogna scoraggiarsi se, prima di cominciare a parlare delle soluzioni disponibili, bisogna spiegare al cliente gli elementi di base su cui poggia un sistema di videosorveglianza.

Semplificare le normative
La convergenza a livello di hardware e sensoristica nel mondo della security è ormai una realtà. Lo conferma Andrea Natale, marketing manager di Tyco Fire e Security Italia: “Abbiamo telecamere che sono in grado di agire come rilevatori anti intrusione, rilevatori anti intrusione in grado di trasferire video e audio, lettori di controllo accessi che funzionano come citofoni e postazioni interattive touch, diffusori audio bidirezionali con telecamere integrate, sensori anti incendio con telecamere a bordo, e molto altro, tutte soluzioni certificate secondo i più elevati standard di qualità dei rispettivi settori”. Tyco è la più grande multinazionale attiva nel mercato Fire & Security, con circa 70.000 dipendenti, oltre 3 milioni di clienti nel mondo e un portafoglio articolato su 3 principali aree di applicazione: security, quindi videosorveglianza, controllo accessi, anti intrusione, anti taccheggio, sistemi di localizzazione; safety, quindi rivelazione e spegnimento incendi, evacuazione di emergenza, e, ultima in ordine di tempo, business intelligence. Per quanto riguarda specificamente la videosorveglianza, Tyco è presente sul mercato con i marchi American Dynamics e ExacqVision, entrata nel processo di crescita della società tramite recente acquisizione, in grado di coprire tutte le applicazioni analogiche, IP e ibride, così come ogni dispositivo, come telecamere, encoder, monitor, server e vms. “Ormai il nostro settore segue i trend dell’Information Technology, per cui più aumenta la capacità di calcolo dei processori e diminuisce la dimensione dei sensori più riusciamo ad aggiungere intelligenza ai nostri device prosegue Natale. La convergenza a livello software, poi, va di pari passo con quella hardware, perché sempre meno si vedranno sale regia differenti per sistemi differenti, la tendenza è andare verso un’unica centrale di controllo in grado di sovrintendere a tutti gli aspetti legati alla sicurezza da un’unica interfaccia utente. Il tutto accelerato da soluzioni sempre più semplici da utilizzare, perché anche il mercato sta cambiando. Se a livello enterprise i tassi di crescita non sono più quelli di una volta (le ultime proiezioni parlano di una crescita aggregata dell’1,6% per la videosorveglianza a fronte di un +9-10% registrato nel recente passato), a livello consumer e di piccole e medie imprese stiamo assistendo a una forte accelerazione, e questo si ripercuote anche sul canale, oggi ancora più articolato perché ai tradizionali operatori specializzati si affiancano realtà con un background differente, cui le tecnologie informatiche sono diventate preponderanti, è importante investire in maniera consistente per aumentare il livello di conoscenza di tutti, dalle risorse umane dei vendor agli operatori di canale sino ad arrivare agli utenti finali. Questo significa trovare sinergie e fare sistema, anche per cercare, tutti insieme, di abbattere alcune barriere che in Italia frenano ancora la diffusione dei sistemi di sicurezza più evoluti. Mi riferisco ad alcune normative e provvedimenti come ad esempio quella sulla privacy: il fatto di dover cancellare le immagini registrate dopo 24 ore, limite spesso disatteso, ad esempio, è limitativo. Negli ultimi anni si sono fatti alcuni passi avanti, e la nuova normativa approvata di recente dall’Unione Europea dovrebbe farne fare altri, ma si potrebbe fare di più. Così come c’è molto da fare, in Italia, per uniformare su tutto il territorio nazionale e basare su evidenze oggettive regolamenti e normative. Il fatto che i requisiti degli impianti cambino da regione a regione, e spesso da provincia a provincia, e che gli enti preposti ai controlli, in particolare ispettorati del lavoro e finanza, interpretino in maniera soggettiva l’utilizzo di un impianto rappresentano ostacoli reali. Senza contare che a fronte di inadempienze a volte non si rischiano solo sanzioni amministrative ma anche penali. Semplificare, fare chiarezza e trovare standard condivisi sono insomma le reali priorità affinché le soluzioni intelligenti presenti oggi sul mercato possano scaricare a valle tutte le loro potenzialità”.

Lavorare sugli standard
Dal 1986 Videotec progetta e realizza prodotti di qualità per il mercato professionale della videosorveglianza. “Nel corso degli anni abbiamo trasformato una piccola azienda che produceva custodie per telecamere, quindi una tipica PMI manifatturiera italiana, in una realtà in grado di competere con le grandi multinazionali del settore puntando su qualità, innovazione e specializzazione ricorda Alessandro Franchini, marketing & communication manager della società. Abbiamo una presenza consolidata soprattutto in ambito oil&gas, marine, on-shore e off-shore, infrastrutture critiche e trasporti, settori diversi che reagiscono in maniera diversa all’innovazione tecnologica, e quindi anche alla diffusione della tecnologia IP nell’ambito della videosorveglianza. Vediamo ad esempio che, probabilmente a causa dell’oscillazione del prezzo del petrolio, il mondo oil & gas è un po’ più lento nell’adozione di soluzioni full HD, a differenza di altri settori in cui la qualità e la definizione dell’immagine, anche in condizioni di scarsa luminosità o di notte, riveste un’importanza crescente. Così come riveste una grande importanza la velocità di trasferimento dei dati, che può rappresentare un collo di bottiglia. Presto lo standard di compressione H264 lascerà il posto all’H265, che avrà margini di compressione quasi doppi, e questo potrà dare ulteriore slancio alla diffusione dei sistemi FULL HD prima e 4K dopo. Proprio la creazione di standard condivisi rappresenta, secondo noi, un fattore critico di successo per tutto il comparto. Videotec è contributing member di Onvif (open network video interface forum), organizzazione composta dai più importanti vendor al mondo del settore video sorveglianza, che lavora sulla standardizzazione dei protocolli di trasmissione per permettere ai clienti di utilizzare telecamere di produttori diversi su un unico sistema. La nostra strategia, parte dalla comprensione delle esigenze del cliente per arrivare alla realizzazione di soluzioni innovative, visto che abbiamo tutte le competenze necessarie lato hardware, software e meccanica. A Tel Aviv, ad esempio, insieme a un partner locale abbiamo realizzato un progetto per l’aeroporto internazionale della città che includeva telecamere full HD long range con sistema PTZ (pan-tilt-zoom) che hanno una portata di 9 km per l’identificazione, sistemi entrati poi nel nostro portafoglio prodotti. Per competere in un mondo sempre più globalizzato, bisogna sempre essere al top dell’innovazione, ed è quello che fa Videotec, che ha saputo ritagliarsi il suo spazio nel mondo e che realizza il 95% del fatturato sui mercati esteri lavorando in nicchie di mercato specifiche e fornendo soluzioni ad alto valore aggiunto. Siamo consapevoli che le complessità legate ai moderni sistemi di videosorveglianza a volte possano disorientare le aziende, ma vediamo questa più come una opportunità che come una criticità. Investendo in attività di comunicazione e formazione riusciamo infatti a trasmettere i messaggi giusti, evidenziando da un lato le potenzialità delle tecnologie IP based e dall’altro l’importanza di posizionarle correttamente, perché l’errore e le eccessive aspettative sono sempre dietro l’angolo.

L’importanza della rete
I carrier possono dare un contributo importante al mercato della videosorveglianza, come ribadisce Sherif Rizkalla, direttore business marketing di Wind, azienda guidata da Maximo Ibarra ed unico operatore di telecomunicazioni presente alla tavola rotonda. “Sono almeno tre gli elementi che possiamo mettere in campo in ambito videosorveglianza. Innanzitutto la rete, perché riteniamo che sia fondamentale una rete come la nostra, composta da più di 22.000 km di broadband in fibra ottica, 5.000 anelli raccolta o reti di accesso sempre in fibra ottica e più di 13.000 stazioni radio che permettono di integrare in maniera trasparente servizi di fonia fissa e mobile, garantendo sempre i massimi livelli di sicurezza. In secondo luogo, i data center Wind di Milano e Roma che lavorano in ottica di disaster recovery ‘sorvegliati’ dal nostro Security Operation Center (SOC); in terzo luogo, infine, la piattaforma cloud di Wind che consente di erogare servizi in modalità as-a-service, un modello che sta suscitando sempre più interesse. Con questi tre fattori crediamo di poter fornire un ‘differenziatore’ ai servizi di videosorveglianza offerti dai partner con cui lavoriamo. I sistemi di videosorveglianza, del resto, dipendono sempre più dalla rete sottostante, che deve essere in grado di rendere ancor più fluido il traffico, fornendo la giusta ampiezza di banda quando e dove serve, garantendo in ogni circostanza l’accesso adatto e aggregando correttamente gli accessi fissi e mobili. Inoltre, sempre più organizzazioni oggi vogliono poter demandare a provider esterni servizi quali la manutenzione, il monitoraggio, la gestione e l’archiviazione dei dati, e in questo caso il cloud rappresenta la scelta migliore. Un esempio concreto di come possano essere declinate queste tecnologie e tale approccio viene dal comune di Eboli (Salerno), uno dei più vasti d’Italia. Nel 2014 Wind ha avviato un progetto di copertura WiFi con 45 hot spot che coprono la maggior parte del territorio, fornendo WiFi libero, il tutto gestito da un portale che offre alla cittadinanza e ai visitatori anche un’ampia gamma di servizi. Alla fine del 2015 è partita la seconda fase del progetto per abilitare su questa rete un servizio di videosorveglianza. È stata quindi avviata l’installazione di una serie di telecamere IP, alcune delle quali full HD, alcune wired e altre wireless, e tutto il traffico attualmente confluisce su una VPN che permette di separare il traffico della videosorveglianza dal resto del traffico internet, consentendo così agli amministratori del sistema di avere tutto sotto controllo. Si tratta di un progetto molto innovativo, che consente di non avere vincoli di banda e di gestire in maniera univoca i flussi che provengono dalla rete fissa e da quella mobile. Non tutti i progetti, naturalmente, sono così avanzati. Gli ambienti tradizionali evolveranno in maniera graduale, ma la strada è tracciata e presto si arriverà all’internet delle cose, che potrebbe coinvolgere 25 miliardi di apparati connessi su rete IPv6, con applicazioni sempre più user friendly. Per dare un contributo concreto a questa trasformazione, Wind ha messo a punto linee guida per il disegno degli impianti di videosorveglianza complessi che rende disponibili ai partner con cui avvia tali progetti. In questo ‘vademecum’ si spiega, tra l’altro, come dimensionare correttamente il flusso del traffico e le modalità per metterlo in sicurezza, si illustrano le differenze tra le diverse modalità di connessione, dalla fibra ottica al rame alla rete mobile, le modalità per disegnare le vie primarie e quelle secondarie di back up differenziate fra di loro, e molto altro”.

 

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