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27/01/2016

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I primi passi della Rete delle Cose

Un confronto tra operatori per capire come le realtà italiane, imprese e pubbliche amministrazioni, si stanno muovendo sul tema IoT, affrontando anche il complesso nodo delle competenze.

Internet of Things. Nel 2015 è stato il grande tema di innovazione ICT dell’anno, sebbene sia già dibattuto da molto più tempo. Mai però come in questi ultimi dodici mesi l’argomento ha richiamato ampio interesse e curiosità da parte di possibili aziende utenti di queste applicazioni e da quegli operatori del settore che, potendo contare su determinate esperienze specifiche in particolari aree verticali, volevano capire come poteva essere possibile coniugare questo nuovo paradigma tecnologico con il loro business. Dopo dodici mesi quindi di fervente attività da parte dei più diversi promotori dell’Internet of Things, val la pena di capire se lo stato dell’arte ha fatto dei passi realizzativi concreti. Per questo motivo abbiamo quindi deciso di aprire le pagine della nostra rivista a una insieme diversificato di operatori che oggi operano sul mercato italiano con un’offerta orientata alla Rete delle Cose. Dai grandi player tecnologici internazionali ai system integrator che operano a livello nazionale, dalle startup specializzate sul tema a fornitori specializzati in alcune nicchie che hanno deciso di aggiornare le loro soluzioni secondo le logiche IoT. Tutti gli interpellati hanno fornito insieme alle loro opinioni di valore su questo nascente mercato anche un dettagliato posizionamento della loro offerta, che consente al lettore di cogliere immediatamente come l’argomento IoT risulti particolarmente articolato e complesso.
Ma oltre a chiedere una valutazione su come le realtà italiane potenziali clienti dell’Internet of Things, imprese e pubbliche amministrazioni, si stanno muovendo sul tema, abbiamo poi voluto affrontare brevemente il complesso tema delle competenze, nella convinzione che proprio il nodo dell’implementazione dei progetti IoT sia centrale per dare ‘cuore e gambe’ a questa nuova tecnologia e che per fare questo non si potrà che coinvolgere il canale degli operatori ICT esistente e/o pensare di costruirne uno nuovo, non necessariamente alternativo all’altro. E’ questa secondo noi la vera sfida che chiunque proponga oggi l’Internet of Things al mercato italiano dovrà affrontare nel 2016. Qui di seguito quindi le tre domande che abbiamo posto ai nostri interlocutori e nelle pagine successive le risposte cha abbiamo ricevuto. Buona lettura (r.v.)

1. Qual è oggi lo scenario dell’Internet of Things in Italia e a livello europeo/mondiale. Rispetto alla vostra esperienza come giudicate l’interesse dimostrato su questo tema dall’aziende clienti del nostro Paese rispetto a quelle straniere?

2. Nell’ambito di un tema così vasto come quello dell’Internet of Things qual è il posizionamento della vostra offerta, e quali sono le principali partnership tecnologiche che annoverate in questo settore?

3. Rispetto ai tradizionali operatori del canale ICT, il tema Internet of Things che impatto ha sul fronte del profilo di rivenditori/system integrator. E’ sufficiente un aggiornamento delle competenze oppure bisogna allargare lo sguardo coinvolgendo altre tipologie di partner che oggi sono al di fuori del mondo ICT?



Danilo Poccia, technical evangelist di Amazon Web Services


1. Non vediamo particolari differenze per quanto riguarda lo scenario dell’Internet of Things italiano rispetto a quello europeo o mondiale: l’IoT è un concetto ormai assodato sia tra le imprese, che si tratti di organizzazioni strutturate o di startup, sia tra gli stessi utenti finali, indipendentemente dal Paese di provenienza. Nel primo caso possiamo quindi parlare di ‘Industrial Internet of Things’ e indicare, tra i principali esempi, quello di Philips CityTouch, un sistema di gestione intelligente dell’illuminazione stradale per aumentare o diminuire la luminosità di aree definite in presenza di particolari condizioni di frequentazione o sicurezza. Nel settore estrattivo, Shell utilizza invece il cloud per gestire e raccogliere dati su ambienti spesso pericolosi, per ottimizzare la ricerca di petrolio e gas. Dall’altra parte abbiamo startup come la siciliana Park Smart, che utilizza le tecnologie cloud di AWS per favorire la ricerca di un parcheggio, o la romana Decisyon, la cui piattaforma impiega un’ampia gamma di soluzioni Internet of Things (o Internet of Everything, come preferisce specificare l’azienda) basate sul cloud di AWS per offrire ai propri clienti un’analisi approfondita dei dati a disposizione, strutturati o meno, sui quali poi prendere le decisioni migliori per il proprio business.

2. AWS dispone di una piattaforma specifica dedicata all’Internet of Things -chiamata AWS IoT - che semplifica le fasi più importanti nell’implementazione di una piattaforma IoT, dalla registrazione sicura alla gestione di tutti i dispositivi connessi, fino all’elaborazione dei dati che questi dispositivi si scambiano tra loro. E’ infatti molto importante poter contare su una piattaforma in grado di distinguere i ‘rumori’ dai dati effettivamente utili, soprattutto in presenza di enormi volumi di informazioni da analizzare. Per quanto riguarda le partnership tecnologiche, la collaborazione con realtà come Intel e Broadcom ha permesso di realizzare soluzioni hardware che possono essere utilizzate, attraverso la piattaforma AWS, per sviluppare nuovi prodotti IoT anche a livello industriale. Per migliorare la sperimentazione e la creazione di nuovi prodotti, AWS ha infatti creato degli Starter Kit per permettere a tutti di realizzare prototipi e di implementarli. La piattaforma AWS IoT è inoltre strutturata in modo da non richiedere particolari interventi nel passaggio dalla fase di prototipo, in cui possono essere connessi decine di dispositivi, a quella enterprise, in cui si ragiona invece nell’ordine delle migliaia ma anche oltre, lasciando che sia la piattaforma stessa a occuparsi di scalare automaticamente, senza la necessità di rivedere l’architettura del prototipo.

3. Una delle principali conseguenze legate all’avvento dell’IoT sarà quella relativa allo sviluppo dei prodotti: l’abilitazione all’IoT avrà un grande impatto sul loro ciclo di vita, che diventerà più lungo, perché i prodotti potranno aggiornarsi e aggiungere nuove funzionalità. Sarà inoltre necessario guardare al di fuori del mondo tradizionalmente legato all’ICT, dal momento che la compatibilità con la tecnologia IoT dovrà essere tenuta in considerazione sin dalla fase di progettazione, cercando quindi di coniugarla con le esigenze di design come nel caso dei sistemi audio di Sonos. Sonos utilizza infatti AWS per meglio comprendere come i propri utenti utilizzano i loro dispositivi audio, in modo da capire quali funzionalità sono importanti e dove possono migliorare. Da un punto di vista strettamente industriale, l’avvento dell’IoT favorirà (o meglio, sta già favorendo) un ripensamento dei sistemi e delle metodologie di produzione già in essere. Un esempio è rappresentato da General Electric (GE), uno dei maggiori produttori mondiali di turbine e responsabile della produzione del 30% dell'elettricità mondiale. L'azienda sta approfittando dell’IoT per reinventare se stessa e, più in generale, l’intera economia del settore, utilizzando centinaia di sensori e analisi avanzate per rendere più efficiente la propria flotta di turbine a gas in ogni fase della loro realizzazione. Il vantaggio è evidente: GE ha stimato che, grazie alla vastità dei suoi prodotti, se riuscisse a migliorare la produttività anche ‘solo’ dell'1%, potrebbe risparmiare centinaia di miliardi di dollari.

Paolo Bergamini, EU South engineering director di Avaya

1. L’estensione di Internet al mondo degli oggetti ha dato il via a un fenomeno che ha grande rilevanza sul business delle aziende e delle PA in tutto il mondo. Si tratta di una tecnologia che ha impatto sul mondo reale ed è percepita come un valore dalle diverse comunità perchè risolve problemi molto sentiti come il risparmio energetico, la riduzione dell’impatto ambientale, la sicurezza, l’efficacia e l’efficienza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro. È assolutamente necessario l’impulso dato dai governi delle varie nazioni allo sviluppo delle infrastrutture per il colloquio machine-to-machine e per il finanziamento delle startup del settore. In Italia il piano banda ultra larga e la creazione della task force sulle smart city ha mandato sicuramente dei messaggi positivi ai player del mercato dell’IoT. All’interno della gamma di servizi e di applicazioni IoT, Avaya sta rilevando un grande interesse nel mondo e in Italia per quel che riguarda l’intelligent environment, lo smart workplace e lo smart building, tutte componenti del più generale approccio verso la smart city. La smart city è in effetti uno degli ambiti in cui specialmente in Italia si percepisce il divario fra le enormi potenzialità dell’IoT, in molti casi difficili perfino da immaginare oggi, e la difficoltà dell’attuazione.

2. Avaya si pone come ‘application enabler’, come abilitatore e integratore delle applicazioni con il mondo delle comunicazioni multimediali e multicanale garantendo elevati livelli di sicurezza. Costituisce di fatto lo strato di abilitazione alle funzioni di comunicazione che si pone tra lo ‘user environment’ e il ‘physical environment’, fra il mondo degli utilizzatori e quello dei fornitori delle applicazioni. Questa capacità hanno portato Avaya a essere un player riconosciuto nel mondo complesso dell’IoT e in particolare nel mondo smart city/work place ed intelligent environment dove il physical environment è costituito proprio dall’insieme delle applicazioni per il building management solutions, lo smart workplace, gli in-room control, la crowd analytics & movement management, il WiFi tagging/RFID. Ovvero specifici ambienti applicativi all’interno dei quali Avaya ha stabilito e sta ancora definendo partnership tecnologiche (Eutech, Capita, CrowdVision). La considerazione di base è quella che l’automazione di servizi all'interno di uno spazio in cui individui, sistemi e dispositivi intelligenti anche in movimento siano coinvolti è realizzabile nel mondo reale solo se i meccanismi di integrazione fra le varie componenti di queste comunità sono garantiti e se le infrastrutture di registrazione, di gestione e di colloquio sono supportati da strumenti in linea con le soluzioni di prossima generazione: data center software designed e software defined networking.

3. IoT nella sua accezione generale costituisce una vera e propria rivoluzione industriale e necessita per la sua realizzazione di un ecosistema di partner con specializzazioni diverse. Basti pensare che anche aziende di design come Frog Design collaborano per ridefinire la user experience negli ambienti in cui, per esempio, sono messe in campo soluzioni evolute per l’intelligent environment. Le soluzioni IoT del resto sono multiformi e dedicate ad ambienti molto diversi fra loro, dalla gestione e sorveglianza dei luoghi pubblici attraverso tecnologie video per la rilevazione delle immagini e tecnologie di elaborazione intelligente delle immagini rilevate per il telecontrollo, l’antintrusione e il telecontrollo degli impianti di climatizzazione e riscaldamento, alla gestione intelligente della mobilità grazie alle smart car che diverranno sempre di più ‘connesse’ anche in fase di progettazione e realizzazione da parte delle aziende costruttrici. Le stesse interfacce verso le applicazioni IoT prevedono delle competenze specifiche tipiche delle piccole startup di nicchia: l’interfaccia preferita dagli utenti è l’app, a dimostrazione di come smartphone e tablet abbiano un ruolo chiave nell'avvicinare il consumatore alla tecnologia e sono importanti inoltre le potenziali sinergie con il mondo dei wearable considerando che molti utenti vorrebbero in futuro poter monitorare e gestire gli oggetti intelligenti presenti in casa tramite dispositivi indossabili. Rimane però fondamentale in questo ecosistema il ruolo di player in grado realizzare concretamente tali scenari applicativi supportandoli con infrastrutture di comunicazione e di integrazione in linea con soluzioni di nuova generazione.

Alberto Degradi, architecture infrastructure leader di Cisco Italia

1. Si tratta di un settore in forte sviluppo, in Italia, come nel resto del mondo. Tutti i più grandi analisti e le più grandi imprese, non solo del settore IT, concordano sul fatto che si tratta di un’evoluzione tecnologica che avrà un effetto dirompente sui più diversi settori: dal manifatturiero all’energia, dal retail ai servizi. Cisco in particolare inquadra l’Internet of Things in un concetto più ampio, che definiamo Internet of Everything. La grande opportunità è data dal connettere non soltanto alla rete sempre più ‘cose’, ma di connettere le cose, le persone, i dati e i processi, dentro e fuori la realtà aziendale. Oggi soltanto l’1% delle ‘cose’ di questo mondo sono connesse alla rete, ma la percentuale cresce rapidamente e in Italia siamo arrivati al momento della consapevolezza, in tutti i settori, dalle imprese alla pubblica amministrazione. Questo avviene perché il valore dell’Internet of Everything è evidente e sta generando nuovi progetti, startup e servizi che già sono entrati nella nostra vita quotidiana: nelle auto interconnesse al web, nelle app che ci consentono di gestire mondi fisici come gli impianti delle nostre case dallo smartphone, nei ‘braccialetti’ che ci consentono di ‘misurare’ noi stessi, come dormiamo, come ci muoviamo.

2. Esattamente, un tema così vasto necessita di un modello di collaborazione allargata, di ecosistemi che coinvolgano diverse tipologie di partner. Possiamo dire che l’IoE trova la sua massima potenzialità, in termini di vantaggi offerti e di creazione di opportunità, dove il territorio è più reattivo e aperto all’innovazione e soprattutto quando può contare su attori diversi e motivati. Uno scenario in cui la tecnologia si colloca come strumento abilitante per le strategie di innovazione. Cosa che rende l’IoE un’opportunità per tutti, dalle grandi imprese tecnologiche, alla pubblica amministrazione, ma anche per le realtà più piccole come le startup e le giovani imprese. Secondo Gartner entro il 2017 il 50% delle funzioni IoT arriverà da aziende nuovissime, che negli anni scorsi molto probabilmente non esistevano ancora. A riprova del fatto che l’IoE non solo è un’opportunità per chi è già sul mercato, ma lo è anche per tutte quelle imprese che stanno nascendo oggi e che si trovano a svilupparsi in questo periodo di pieno fermento dell’IoE. Per aiutare ad affrontare con successo questa transizione, Cisco propone quattro Digital Solutions, recentemente annunciate, che sono rivolte alle aziende del settore manifatturiero, trasporti, utility e oil&gas e che consentono di connettere macchine e altri asset, di abbattere i silos informativi e di digitalizzare i dati provenienti dalle diverse linee di business in modo integrato, oltre a una soluzione focalizzata sulla sicurezza IoT.

3. È in atto una sperimentazione a tutti i livelli delle potenzialità dell’Internet of Everythings e non è un caso che molte delle imprese innovative che oggi si stanno affermando nel settore IT operino in questa area. Ci sono però certamente alcuni settori in cui questi sviluppi tecnologici stanno già trovando una applicazione più diffusa e che possiamo candidare a essere i primi, in futuro, a dare concretezza a tutte le potenzialità dell’IoE. Pensiamo al settore dei trasporti, per le auto connesse, la gestione integrata del trasporto e della logistica, e anche a quello dell’energia. Sono sempre di più le aziende ICT nostre partner che si stanno specializzando nelle tecnologie per l’Internet of Everything, e parallelamente sono molte anche le startup che stanno puntando molto sull’IoE: c’è chi sviluppa soluzioni tecnologiche in questi campi, e c’è chi usa il potenziale di interconnessione oggi possibile per creare nuovi prodotti e servizi, nuove comunità.


Cristina Bonino, amministratore delegato di Consoft Sistemi S.p.a.

1. Parlare in generale di Internet of Things, vuol dire parlare di settori e applicazioni molto diversi tra loro, con scenari presenti e futuri a loro volta diversi sia in Italia che all’estero. L’Internet of Things è applicabile a tematiche come smart home, smart city, smart energy & metering gas, smart building, smart factory, smart manufactoring, smart logistic, smart asset management, e-health e altre. Per quanto riguarda la nostra esperienza che ci vede molto più focalizzati su temi di smart city, smart home, e-health e smart factory purtroppo possiamo affermare che l’interesse del mercato italiano è alto in termini di convegni, seminari, incontri, ma ancora molto basso in termini di business. Le applicazioni concrete dell’IoT sono ancora molto ridotte, spesso ‘chiuse’ all’interno di soluzioni proprietarie, in assenza di standard internazionali che rendano veramente attuabili le integrazioni, in termini anche di condivisioni di azioni e di elaborazioni, di oggetti diversi. Negli altri Paesi europei, almeno a livello di pubblica amministrazione, ci sono più applicazioni concrete di IoT. Rileviamo come segnale positivo che gli ultimi programmi di finanziamento regionali vedano l’IoT come un ambito strategico su cui indirizzare gli investimenti industriali. Dobbiamo sfruttare gli investimenti che l’Europa ha previsto sul tema IoT applicato ai diversi settori prima citati, in particolare con il programma H2020, per provare a diminuire questo gap.

2. Come ho accennato ci siamo focalizzati su alcuni settori per noi strategici, sfruttando gli investimenti in Ricerca e Sviluppo attuati, sul tema IoT, fin dal 2006. In quegli anni abbiamo iniziato a realizzare un prodotto di smart home, ma il mercato non era pronto, e a mio parere non lo è ancora, per una soluzione così innovativa dal punto di vista tecnologico e funzionale. Tutte le ricerche fatte le abbiamo quindi indirizzate alla progettazione e produzione di una soluzione di teleassistenza e di telemonitoraggio per soggetti fragili, come gli anziani, denominata ADAMO che oggi proponiamo sul mercato e per cui, grazie alla tecnologia estremamente innovativa, siamo parte del primo progetto europeo di studio della ‘Fragilità’. Il prodotto, basato su un orologio, consente di monitorare il soggetto, attivando autonomamente emergenze in caso di cadute e/o immobilità sospette, interagendo con sensori ambientali e determinando la qualità di vita dell’anziano. La stessa soluzione, ampliata con ulteriori sensori ambientali e con una piattaforma per la gestione di ‘big data’, la stiamo proponendo in formato prototipale nell’area della sicurezza del lavoro, in particolare per quello ‘isolato’. I dati raccolti dalla piattaforma, messi a disposizione, secondo un’ottica ‘open data’, consentono di eseguire analisi e studi su un tema, come quello della sicurezza del lavoro, di estrema importanza e strategicità.

3. Ovviamente nel settore ICT l’aggiornamento delle competenze è un tema sempre presente, data la velocità con cui le tecnologie evolvono e le innovazioni ‘disruptive’ che frequentemente impattano sul mercato e sul business. L’IoT non è quindi un’eccezione da questo punto di vista puramente tecnologico, ma in aggiunta richiede ai system integrator di stressare ulteriormente i temi di integrazione sia  tecnologici che funzionali. L’IoT infatti impatta con temi quali interoperabilità e standard, privacy, sicurezza dei dati, big data, nuovi modelli di business, nuovi servizi, regolamentazione e su tutti questi c’è ancora molto da studiare, definire, progettare e realizzare. 
Per fare un esempio concreto, è stato pubblicato. solo pochi mesi fa, dal Garante della Privacy un avviso di avvio della consultazione pubblica in materia di IoT. Il valore del dato, infatti, è uno dei temi più aperti e stimolanti, anche in termini di business dell’IoT, su cui le aziende sicuramente si confronteranno a breve-medio termine.
Confermo inoltre che l’IoT richiede di allargare lo sguardo verso altri partner, perché l’IoT esiste, se esistono ‘oggetti intelligenti’ che acquistano una loro identità nel mondo digitale (auto, biciclette, contatori, semafori, elettrodomestici, lampioni, imballaggi…) e quindi conseguentemente diventano partner strategici tutti i produttori sia di questi oggetti, sia dei componenti che danno intelligenza a questi oggetti. Una rete intelligente ancora molto in costruzione.

Raphael Vallazza, CEO di Endian

1. L’Italia risponde con curiosità alle nuove sfide poste dall’Internet of Things. L’interesse non manca, ma ancora si fa fatica a tradurlo concretamente nella realtà aziendale. Probabilmente una risposta maggiore sta arrivando in ambito consumer, dove l’adozione di tecnologie nuove è un processo più immediato e soprattutto non è caratterizzato dalla complessità di cui invece si caratterizza l’ambito aziendale. Sviluppo più rapido e una spinta maggiore, anche a livello istituzionale, li riscontriamo sicuramente nei Paesi di lingua tedesca (D-A-CH), prima la Germania. Proprio qui il programma governativo di finanziamento per l’Industria 4.0 ha sicuramente rappresentato un forte incentivo per la realizzazione di progetti IoT.

2. Endian nasce come produttore di sistemi di sicurezza UTM. Dieci anni di esperienza nel settore hanno fatto sì che l’approccio all’Internet of Things avvenisse sotto quel profilo specifico. La nostra convinzione è che interconnettere oggetti che tradizionalmente non comunicano tra di loro sia un’opportunità incredibile, che però può trasformarsi in un incubo se manca una corretta gestione dei processi. Endian propone una suite di connettività remota sicura composta da tre tipi di firewall industriali, nati per soddisfare le esigenze dei più diversi settori economici, coordinati da connect switchboard, l’intelligenza centrale che abilita il tunnel VPN e amministra i permessi di accesso agli endpoint in campo. Endian collabora da anni con realtà multinazionali di grande rilievo, quali Instrumentation Laboratory, Caterpillar e Liebherr, dimostrando una grande versatilità nell’interpretare le esigenze di industrie verticali così diverse tra loro. Importante per Endian anche il segmento OEM, dove l’azienda mette la propria tecnologia al servizio di brand terzi che la integrano con altre componenti, per poi inserirla all’interno dei propri prodotti.

3. Endian ha continuato a veicolare la propria offerta estesa all’Internet of Things tramite i propri tradizionali business partner, inserendo solo un distributore più prettamente specializzato in ambito di automazione industriale. L’aggiornamento delle competenze è senza dubbio necessario, visto il coinvolgimento di utenti finali – e di figure professionali nelle realtà interlocutrici - che si discostano nettamente dalle categorie cui siamo abituati. Innanzitutto la proposta di Internet of Things cade ancora in una ‘terra di nessuno’ a metà tra l’ IT e l’automazione, e spesso gli operatori ai quali ci rivolgiamo parlano un linguaggio diverso dal nostro. Non ultimo, i tempi di adozione delle soluzioni sono senz’altro più lunghi di quelli a cui siamo abituati. Tutti elementi che richiedono ai system integrator una flessibilità di pensiero maggiore, ma che in cambio potrebbero offrire degli spunti interessanti per rinvigorire un mercato come quello della security che, riflettendo le dinamiche economiche internazionali, dà a tratti segni di stanchezza.

Roberto Missana, senior channel and global alliances sales manager di Huawei Enterprise Business Group

1. L’internet delle cose è il nuovo paradigma che sta cambiando profondamente e ancor di più cambierà in positivo la vita delle persone e i processi aziendali. La sinergia tra mobile, cloud e IoT costituisce un’incredibile occasione per creare nuove opportunità di business a costo contenuto. Le ricadute dell’IoT a livello di business non saranno inferiori a quelle che promettono di avere nella vita di tutti i giorni. Le aziende italiane rischiano di rimanere indietro su un terreno sul quale si gioca una parte rilevante del loro rilancio economico. Però qualcosa si sta già facendo. A livello europeo e mondiale i progetti di smart city che utilizzano soluzioni IoT sono veramente molti; le opportunità spaziano dalla gestione delle priorità semaforiche sulla base del reale stato del traffico, all’illuminazione stradale basata sul livello di luminosità, dal monitoraggio dei parametri ambientali alla raccolta intelligente dei rifiuti, dalla sicurezza del territorio all’offerta di nuovi servizi a cittadini e turisti. Per quanto riguarda le smart city, in Italia siamo ancora a uno stadio sperimentale, continuano purtroppo a incidere negativamente gli effetti della crisi economica, in particolar modo sulla capacità di spesa delle pubbliche amministrazioni.

2. Grazie agli oltre 76.000 dipendenti dedicati alla ricerca e sviluppo a livello globale, Huawei ha tutte le carte in regola per posizionarsi come vendor protagonista anche in questo settore in grande crescita, portando sul mercato soluzioni architetturali innovative. Huawei è all’avanguardia nella realizzazione di smartphone di ultima generazione con connnettività LTE e nel campo della gestione di situazioni critiche e di emergenza ha implementato tecnologie che garantiscono flessibilità di rete, assicurando comunicazioni stabili. Tra le tante iniziative in ambito smart city, segnaliamo che, a margine del recente Global Mobile Broadband Forum di Shanghai, Huawei ha annunciato la collaborazione sulla connessione 5G avviata con diversi costruttori del settore automobilistico e sta disegnando l’architettura di comunicazione per l’auto del futuro a guida autonoma.

3. L'Internet delle cose riguarda molti produttori, coinvolge più settori e differisce significativamente per scenari applicativi ed esigenze degli utenti. La standardizzazione è stata finora lenta e la concorrenza tra i diversi tipi di dispositivi influenza la qualità complessiva delle applicazioni. Le aziende stanno cominciando a dare priorità alla standardizzazione e l’UE ha esortato i Paesi membri a sviluppare gli standard internazionali per realizzare uno sviluppo armonico dell’Internet delle cose. Sicuramente soluzioni end-to-end guideranno il processo verso l’Internet delle cose e sarà fondamentale coinvolgere altre tipologie di partnership che oggi sono al di fuori del mondo ICT.


Luca Ferraris, IoT marketing manager di Italtel

1. Internet of Things è il trend tecnologico del momento. Si tratta della connessione in rete di miliardi di oggetti intelligenti e degli scenari che ne derivano in termini di servizi erogati ai cittadini, aumento del business delle imprese, benefici diretti e indiretti per tutta la comunità. Le stime del numero di connessioni IoT fatte dai diversi analisti sono molto eterogenee, ma tutte concordano nel prevedere una crescita imponente nel futuro prossimo.
Nei più avanzati Paesi occidentali si muovono anche le istituzioni: la Commissione Europea proporrà gli IoT Large Scale Pilots, che saranno finanziati dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020. In Germania e nel Regno Unito, i governi supportano le tecnologie IoT e stanno lavorando per permettere agli stakeholder di sviluppare un ecosistema. Il livello di attenzione sta salendo rapidamente anche in Italia, anche se dobbiamo confessare un certo ritardo, prima di tutto culturale. In generale, le grandi imprese con respiro internazionale sono più sensibili al tema e l’Italia sconta il fatto di avere un ricco tessuto di piccole-medie imprese, senz’altro dinamiche, ma a volte non sufficientemente capitalizzate per poter finanziare l’innovazione.

2. A grandi linee, i principi architetturali di una soluzione IoT possono essere riassunti in uno schema esemplare che include tre livelli: sensori che generano dati; rete di trasporto; piattaforma che abilita la conservazione e il trattamento dei dati. Nella visione di Italtel il paradigma del cloud computing ben si sposa con le necessità funzionali dell’IoT; Italtel ha sviluppato una piattaforma IoT dedicata alla raccolta ed elaborazione dei dati per monitoraggi energetici, infrastrutturali e ambientali. Tale piattaforma è utilizzata per erogare in cloud servizi a supporto dell’efficienza operativa delle aziende, e per scopi di pubblica sicurezza nei confronti delle municipalità. In caso di gestione dei dati e dei processi interni alle aziende, è utile riferirsi a modelli di cloud privato, per i quali sono richiesti i massimi livelli di sicurezza e privacy. L’esperienza maturata negli anni da Italtel sulla tecnologia del suo partner di riferimento, Cisco, leader mondiale sulle reti IP, viene portata a valore per costruire infrastrutture di rete in grado di integrare tutte le informazioni provenienti dal campo. Tipiche aree di applicabilità sono: smart grid, manufacturing, transportation.

3. Il compito di un system integrator che si ponga l’obiettivo di operare in ambito IoT è spesso complicato da difficoltà di comunicazione tra i diversi enti coinvolti, come per esempio accade nel mondo industriale fra information technology e operation technology. C’è un problema legato all’esistenza di linguaggi specialistici diversi; ma soprattutto talvolta rischia di mancare un processo di governance unificato, che favorisca lo sviluppo di una sensibilità congiunta. Tale mancanza può inibire la corretta comprensione del rapporto tra costi e benefici. Per garantire una visione end-to-end delle soluzioni IoT proposte e abilitare così una migliore percezione del valore per tutti gli enti coinvolti, Italtel si pone nel ruolo di system integrator di riferimento per tutte le tecnologie coinvolte, definendo caso per caso le necessarie relazioni con partner che siano parte della catena del valore, per esempio negli ambiti: di automazione e controllo industriale, di business process analysis, di gestione e integrazione di sistemi specialistici per un settore verticale, di operatori di reti low-power, che consentano di connettere a costo limitato oggetti a basso consumo energetico dispersi anche nei luoghi più impervi.

Andrea Cardillo, direttore della divisione cloud & enterprise di Microsoft Italia

1. Tutte le analisi di mercato, e la nostra esperienza diretta sul campo, ci dicono che il mercato dell’IoT sta crescendo a ritmi molto elevati. Si parla di almeno 50 miliardi di dispositivi connessi per il 2020, ed effettivamente Microsoft sta vedendo un interesse per queste soluzioni sempre crescente. Il nostro Paese si sta dimostrando molto maturo e concreto rispetto a questa tendenza. Le piccole e medie imprese, sia nel mondo industriale che nel retail, stanno valutando con attenzione gli aspetti tecnologici ed economici di questa rivoluzione e stanno trovando il loro modo di trarne vantaggio e in questo Microsoft di dimostra un partner ideale per la ricchezza e l’economicità della sua soluzione: Azure IoT Suite. I recenti annunci di partnership con ST Microelectronics, di soluzioni con Combali, Minerva Group, Coop e in ultimo con Camozzi sono una dimostrazione concreta di questo fervore e della efficacia e flessibilità della soluzione di Microsoft.

2. Microsoft offre un insieme di servizi per realizzare soluzioni end-to-end, dal provisioning dei dispositivi, alla ricezione e memorizzazione dei dati, dall’analisi batch e real-time alla visualizzazione tramite dashboard o integrazione con sistemi di business. Per i dispositivi Microsoft mette a disposizione, gratuitamente, Windows 10 IoT Core e un insieme di librerie open source per gli altri sistemi operativi e Rtos (real time operating system). Oltre a poter accedere a questi servizi singolarmente, c’è Azure IoT Suite in cui questi servizi sono integrati e configurati per realizzare delle soluzioni pre-configurate di telemetria e una di predictive maintenance, le due richieste più frequenti che riceviamo, attivabili nel giro di 20 minuti dal sito www.internetofyourthings.com. Tutto può essere ovviamente personalizzato per realizzare la soluzione giusta per il cliente partendo da una soluzione di base perfettamente funzionante, su un’architettura comprovata e di cui il cliente dispone di tutte le configurazioni e i sorgenti da poter riutilizzare. Per quello che riguarda le partnership oltre a quelle internazionali in Italia abbiamo degli accordi, collaborazioni dirette e progetti con ST Microelectronics, Solair, Plat.ONE ed Eurotech.

3. Le soluzioni IoT necessitano di un’ampia gamma di tecnologie e indirizzano diverse esigenze di business; questo sta premiando quindi le aziende in grado di fare sistema e di attirare intorno a sé un insieme vasto ed eterogeneo di partner. Microsoft, consapevole di questa caratteristica peculiare dell’IoT, e forte della sua tradizionale apertura verso i partner, ha focalizzato la sua attenzione a forti relazioni sul territorio. Microsoft ha avviato con ST Microelectronics una partnership per abbattere le barriere di adozione della tecnologia attraverso un hardware in grado di raccogliere informazioni dalle cose e trasferirle direttamente sul cloud Microsoft grazie a una tecnologia sensor-to-cloud. Un altro esempio di sinergia è la collaborazione con l’Istituto Superiore Mario Boella di Torino dove è stato creato un luogo fisico dove poter toccare con mano la tecnologia e le applicazioni e dove è possibile sperimentare le ‘IoT immersion’, iniziative che in una giornata consentono di realizzare insieme agli esperti Microsoft il primo progetto IoT partendo dal dispositivo al sistema di business che gestisce e valorizza i dati prodotti dagli oggetti a disposizione. Per trasferire queste esperienze nel mondo delle aziende una ricca rete di partner completa l’offerta di Microsoft. tra cui Accenture, CapGemini, Plat.ONE, Solair, Tempestive e Wi-Next.

Martina Casani, marketing director di Solair

1. “Welcome to the jungle” come direbbero i Guns&Roses. Solair ha base in Italia ma già opera in Giappone e in Centro Europa e sta esplorando il mercato USA. Nella nostra esperienza, avvertiamo che da un lato c’è un sostanziale ritardo del Giappone, proprio a livello di sistema Paese, soprattutto in confronto con la Germania, che similarmente ha una tradizionale vocazione per il manufacturing, ma a livello istituzionale si è adoperata molto di più per favorire l’IoT. Dall’altra parte, constatiamo che negli Stati Uniti la curiosità per Internet of Things si è già tradotta in consapevolezza : “Bisogna fare qualcosa di IoT” è ormai il diktat di molte realtà. In pratica, tuttavia, rileviamo ancora molta incertezza sulle possibili applicazioni IoT (a cosa mi serve/che vantaggi mi porta) e grande confusione sull’offerta a oggi disponibile sul mercato (a chi chiedo un progetto? Vado da un vendor, da una software house, da un system integrator…). Un’altra considerazione riguarda l’approccio all’IoT: frequentando gli eventi di settore, notiamo che le aziende partono dall’hardware (che sensori devo utilizzare?). Invece la vera sfida dello IoT sta nella parte software, nel modo in cui i dati raccolti possono essere utilizzati a fini strategici, nell’integrazione delle informazioni ricavate dai prodotti connessi con i processi delle aziende. Questa è appunto la nostra visione: “A thing without application is nothing”.

2. Solair si posiziona come un software vendor che ha il ruolo di ‘facilitatore’, per quanto riguarda lo sviluppo di applicazioni sia B2B che, sempre di più, B2B2C. Facilitatore perché la nostra soluzione consente di modellare e gestire un’applicazione IoT end-to-end, dalla raccolta del dato all’integrazione con i sistemi aziendali. Facilitatore perché grazie alla nostra tecnologia i tempi di sviluppo ma anche di estensione di un’applicazione (nuovi oggetti connessi, nuove funzionalità) sono drasticamente ridotti. Facilitatore perché propone tre linee di offerta, differenziate a seconda di quello che serve al cliente: una software suite composta da 7 moduli già pronti per diventare in pochi giorni applicazioni finite, una piattaforma, anche in modalità white label, e un gateway nato per supportare applicazioni IoT. Proprio in funzione di questo approccio end-to-end, abbiamo aggregato intorno a Solair un ecosistema di partner molto eterogeneo, che comprende sia partner di livello enterprise (esempio Microsoft, per la parte infrastrutturale) sia piccole aziende emergenti specializzate in aspetti particolari dello stack IoT (Stream Technologies, specializzata in connettività per IoT), sia comunità open-source (Eclipse).

3. Sicuramente il tema delle competenze è cruciale. E i system integrator hanno un ruolo importante, sia di ‘acceleratore’ rispetto all’introduzione di una cultura IoT in azienda, sia di ‘change agent’ rispetto alla possibilità di promuovere e alla responsabilità di introdurre applicazioni nuove, che spesso mettono in discussione i modelli aziendali. Noi stessi abbiamo stretto alcuni accordi con i principali player, anche per poterci concentrare sul nostro core business, il software, e poter demandare ad altri attori la parte di lavoro che riguarda in senso stretto l’hardware e l’innesto dell’applicazione nei sistemi enterprise. Vorremmo però invitare a una riflessione opposta: lo sguardo va tenuto largo non solo ai partner, ma anche all’interno delle aziende che approcciano l’IoT. Generalmente infatti si pensa che sia un ‘problema dell’IT’. Ma mai come in questo caso, molto di più di quanto sia già accaduto con le tecnologie cloud, siamo di fronte a un problema/opportunità di business. Le applicazioni IoT di smart maintenance, per esempio, servono ad avere prodotti più affidabili ma anche a vendere nuovi servizi, a evidenziare i problemi strutturali dei prodotti perché l’R&D riesca a risolverli, a differenziarsi dalla concorrenza. Quindi IoT serve al reparto manutenzione, alla ricerca, ai product manager, al customer service.

Luigi Zabatta, responsabile Internet of Things Services di Telecom Italia Digital Solutions

1. Assistiamo giorno dopo giorno alla costante trasformazione dei prodotti ‘classici’ in prodotti smart. Questo rappresenta per le aziende manifatturiere uno strumento importante per la competitività e la differenziazione sul mercato, purché l’oggetto integri funzionalità per le quali il cliente esprima una ‘willingness to pay’. L’interesse verso questi nuovi smart object è forte da parte di aziende e clienti; la difficoltà di adozione è legata alla molteplicità di tecnologie coinvolte e all’impatto pervasivo sui processi di business che necessariamente dovranno evolversi verso modelli nuovi, più efficienti e performanti. L’impatto dell’IoT sui processi aziendali è da un lato il vero elemento innovativo, ma dall’altro rappresenta un elemento che non consente una rapida adozione. In altre parole l’IoT non è una semplice tecnologia ma una strategia ben precisa da perseguire nel tempo. Un’attenta politica industriale del Paese può certamente accelerare questo processo. L’interesse del mercato delle aziende italiane è alto, come quello delle aziende straniere, ma è ancora difficile indirizzare le esigenze per la mancanza di modelli consolidati, se non in alcuni ambiti specifici come lo smart metering, dove l’adozione è richiesta dal legislatore.

2. La strategia di Telecom Italia Digital Solutions è fondata sulla conoscenza della varietà di esigenze che caratterizzano il mondo dell’IoT ed è impostata su tre linee guida: (1) adottare una piattaforma trasversale indipendente dai singoli settori verticali; questa piattaforma rende immediata l’integrazione di nuovi sensori e permette di disaccoppiare le applicazioni dai sensori. (2) Adottare una piattaforma open che permetta ai software developer di terze parti di sviluppare una propria soluzione IoT in maniera autonoma e proporla ai propri clienti. (3) Adottare, in alcuni casi specifici, un approccio End2End offrendo piattaforme, servizi e supporto a 360 gradi, avvalendosi comunque di partner specializzati. L’implementazione di queste linee guida ha richiesto, a livello infrastrutturale, l’integrazione delle migliori piattaforme presenti sul mercato in una struttura cloud based efficiente e scalabile. Alla base dell’infrastruttura ci sono i device di campo, quali sensori o gateway, di qualsiasi fornitore. Garantiamo l’integrabilità dei diversi protocolli esistenti sulle proprie piattaforme che vengono affiancate da altre, selezionate tra le più avanzate sul mercato, per gestire la connettività machine to machine, o altre specifiche tecnologie di comunicazione come le capillary network.

3. L’IoT, per le aziende che si occupano di ICT, è un mondo di per sé abbastanza semplice; è molto più complesso, invece, per questi soggetti, comprendere quale sia l’uso che dell’IoT vorrà farne il cliente. Si pensi alla possibilità di sviluppo dell’IoT nell’agricoltura: quanti operatori dell’ICT conoscono le problematiche tipiche della viticoltura, per esempio? Per rispondere alle esigenze del mercato è infatti indispensabile studiare e conoscere i diversi settori verticali e comprenderne a fondo gli specifici modelli di business, al fine di progettare soluzioni che rispondano alle vere esigenze dei clienti. E’ importante intervistare clienti, parlare con fornitori, promuovere e supportare trial di sperimentazione, trovare partner che siano in grado di esprimere un valore sul singolo verticale di mercato. Si tratta quindi di un mondo che non si affronta da soli ma, grazie a una serie di partner specializzati nei vari settori e nelle diverse tecnologie.


Enrico Galimberti, responsabile dei servizi professionali di Teradata Italia

1. Contrariamente a quanto avvenuto con i prodotti B2C dove l'Italia non ha adottato velocemente le nuove tecnologie che hanno reso gli oggetti smart, credo che l'Europa e l'Italia abbiano grandi opportunità con l’IoT che ora si applica al B2B con soluzioni specifiche per l'industria. L'Italia ha una grande tradizione manifatturiera e con l’IoT che rivoluzionerà ogni aspetto della produzione industriale c'è davvero la possibilità di trarne enormi benefici. Ci sono dei settori che sono più avanti di altri, come l’automotive, le assicurazioni e le aziende che si occupano di manutenzione che stanno iniziando a utilizzare realmente i dati che arrivano dai componenti e dai sensori. Perché il vero punto su cui riflettere è che meno dell'1% dei dati disponibili viene utilizzata per il processo decisionale. E questo perché non ci si pone la domanda fondamentale: quali sfide di business sto cercando di risolvere? Già anni fa, prima dell'IoT e della diffusione dei sensori, c’erano aziende che lo avevano capito: Volvo utilizzava tecnologie Teradata per prelevare i dati direttamente dalle centraline utilizzate per fare i tagliandi alle auto e in questo modo riusciva a ottenere un ‘early warning’, la possibilità cioè di predire la rottura di un componente prima che questo accadesse realmente. La differenza con quello che succede oggi con l’IoT è fondamentale: l'IoT permette di fare queste operazioni in tempo reale e di sottoporre i dati, sempre in tempo reale, agli analytics aprendo di fatto potenzialità molto maggiori di prima.

2. Teradata annovera fra i propri partner tutti i principali produttori di tecnologia IoT. In questo boom di dati - decine di miliardi di dispositivi saranno connessi a Internet entro i prossimi 4/5 anni - proponiamo la nostra Unified Data Architecture e la stiamo costruendo in modo che tutte le sue parti siano interoperabili. UDA infatti prevede al suo interno soluzioni su piattaforme open che permettono di memorizzare a basso costo i dati che arrivano dai sensori, ma con la capacità di fare analytics in tempi molto rapidi attraverso la piattaforma di discovery Teradata Aster che mette a disposizione pacchetti di funzioni analitiche che devono essere solo parametrizzate. I dati devono essere segmentati: quelli che hanno un valore minore possono essere conservati con tecnologie anche open source, mentre quelli che hanno un valore strategico vanno conservati con tecnologie di storage più avanzate e costose ma ad alte prestazioni. Inoltre da pochissimo abbiamo presentato Teradata Listener, una soluzione software scalabile in modalità cloud che permette alle aziende che vogliono adottare l'Internet of Things di avere una piattaforma in cloud che gestisce in streaming tutti i dati che arrivano dai vari sensori, e in modalità scalabile è in grado poi di posizionarli sui vari sistemi di analytics. Questo è l’aspetto distintivo di Teradata, il passaggio dall’Internet of Things all’Analytics of Things: fornire capacità analitiche ogni volta che questi dati arrivano dai vari sensori, in modo praticamente istantaneo. Abbiamo creato oltre un centinaio di algoritmi di apprendimento automatico che permettono ad Aster Analytics su Hadoop di identificare in tempo reale modelli caratteristici in rapido movimento nello streaming dei dati.

3. Il mercato è in evoluzione: oltre afornitori di tecnologia e system integrator, quel che più conta è che chi poi deve concretamente fare i progetti deve riuscire a estrarre valore dai dati. Ci vuole competenza analitica unita a competenza di data discovery, ma imprescindibile è la conoscenza del contesto in cui si opera. L’IoT è un grande facilitatore, e se vogliamo che questo rivoluzioni un’azienda, non possiamo considerarlo un qualcosa a se stante. È necessario combinarlo con i dati di tutta l’organizzazione: lo storico dei clienti, i tassi di utilizzo, le informazioni finanziarie e logistiche della supply chain. È nel momento in cui avremo la capacità di analizzare tutti i dati in modo continuativo attraverso tutti i processi in tempo reale, che saremo in grado di affrontare con sicurezza sfide di business complesse.
Visto che oggi tanti progetti sono sperimentali questo dà la possibilità di fare pilot in modo rapido, il che equivale a riuscire a ‘fare innovazione sbagliando’: chi fa innovazione va per tentativi e deve poter sbagliare utilizzando degli strumenti che gli permettano di lavorare molto velocemente, analizzando tanto gli schemi quanto le eccezioni presenti all’interno dei dati raccolti… Con quell’approccio che in Teradata chiamiamo Analytics of Things.

Mario Ciofalo presidente di Tiesse

1. L’interesse delle aziende italiane, che abbiamo sperimentato, riflette il trend che emerge dalle analisi di mercato e i dati riportati annualmente dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, a cui la nostra azienda contribuisce ogni anno. In particolare notiamo una crescita nel settore utility con soluzioni di smart metering e smart grid. Soprattutto per quanto riguarda il settore energia e smart grid nel 2015 si è assistito al passaggio da progetti sperimentali riservati a piccole aree geografiche al primo progetto italiano su scala regionale denominato “Puglia Active Network”. Anche nei mercati esteri, con diverse articolazioni a seconda dei Paesi, grande è l’interesse nei segmenti di mercato del gas e dell’energia, con particolare enfasi nel settore smart grid. Sempre all’estero, inoltre, le grandi corporation multinazionali stanno investendo sempre più in ‘soluzioni custom’ finalizzate a dotare le loro apparecchiature di un dispositivo provvisto delle principali connettività (LTE e Vdls in primis), per le quali si avvalgono di aziende di networking come Tiesse, capaci di fornire nel tempo una connettività ‘up to date’ che funzioni in tutto il mondo, unitamente alla affidabilità di chi in questo mercato è presente in modo organico e competitivo.

2. Tiesse progetta e produce interamente in Italia router e dispositivi M2M con connettività tradizionale wired e radio mobile cellulare. Investiamo risorse e mezzi per lo sviluppo e la ricerca e siamo pronti alle nuove sfide delle tecnologie di rete, fattore abilitante e imprescindibile degli scenari IoT. I nostri prodotti rispondono alle esigenze di bassa latenza, basso consumo, sicurezza, affidabilità trasmissioni in tempo reale priorità del traffico critico e funzionalità specifiche a seconda della soluzione applicativa. Collaboriamo attivamente con tutti i leader di chipset per reti cellulari LTE per mettere a punto la migliore soluzione possibile aumentando la competitività economica, i nostri prodotti prima del rilascio sul mercato sono testati e validati dai laboratori degli operatori Telco e dai laboratori accreditati di collaudo e certificazione di componenti e apparati. I prodotti a catalogo di Tiesse, per quanto sopra espresso, sono di elevata qualità, utilizzabili in tutto il mondo e molto competitivi. Grazie a queste caratteristiche Tiesse, forte delle prestigiose forniture conseguite sul mercato domestico, ha avviato un progetto di internazionalizzazione, con priorità negli USA, Cina e Giappone, per la distribuzione dei prodotti a catalogo, e intensificato il focus sui progetti e soluzioni ‘custom’, dove sono già in fase di rollout alcuni grossi progetti internazionali.

3. L’Internet of Things coinvolge oggi un mercato in costante aumento sia in termini economici che in termini di volumi di dati e sono sempre più le aziende a vocazione non ICT che si strutturano con divisioni interne dedicate all’IoT. Scenari in cui il ruolo di aggregatore di servizi e soluzioni acquista sempre maggiore importanza.
Si delinea un canale in cui i ruoli dei diversi attori - distributori, rivenditori, system integrator e vendor - è maggiormente integrato, e in cui le competenze e la capacità di aggregare saranno fattori di successo.
Diverso è il discorso per le ‘soluzioni custom’ per le quali, come da sempre avviene per la componentistica, come per esempio nell’automotive, le grandi corporation ricercano un rapporto diretto e soggetto a totale riservatezza con società di networking grandi abbastanza da garantire la piena competenza delle tecnologie associate, derivanti da un consolidato ‘installed base’ presso clienti con grandi reti mission critical, e piccole abbastanza per essere interessate e affidabili nel garantire un rapporto di medio/lungo termine.

Michele Frassini, marketing & sales manager M2M Italy, Vodafone Global M2M

1. Siamo a un punto di svolta. L’Internet of Things ha appena iniziato a svelare le sue opportunità, si tratta sicuramente di uno dei trend più significativi della cosiddetta ‘rivoluzione digitale’, i numeri sugli oggetti già oggi connessi e soprattutto sulle previsioni di crescita si inseguono senza sosta. Basti pensare che in Europa si registra un tasso di crescita di oggetti connessi del 48%, il 27% delle aziende utilizza almeno una soluzione di questo tipo e il 37% ha in programma di farlo nell’arco dei prossimi due anni. In questo senso, un altro dato di conferma è senz’altro il fatto che l’83% degli utilizzatori dichiara di aver ottenuto un forte vantaggio competitivo dall’IoT, ottenendo un ritorno sull’investimento del 54% entro i 12 mesi dal primo impiego (fonte: The M2M Adoption Barometer 2015).
Anche il mercato italiano si dimostra particolarmente ricettivo verso l’innovazione apportata dall’Internet of Things: ci risulta infatti che il 38% delle nostre aziende ha già impiegato queste tecnologie, contro una media mondiale del 27%. Queste tecnologie sono ampiamente riconosciute come una tendenza tecnologica chiave, un’opportunità di business che rende possibili nuove attività e modelli operativi all’interno delle aziende. Anche la nostra esperienza ci conferma questa tendenza, visto che sempre di più le aziende che vogliono intraprendere un processo di trasformazione si rivolgono a noi, partendo dalle loro esigenze di connettività per sviluppare la soluzione più adatta ai loro obiettivi di business.

2. Vodafone Internet of Things è la naturale evoluzione della nostra presenza globale nel mercato della connettività Machine to Machine. Essendo parte di un gruppo globale possiamo disporre di un asset distintivo come la nostra piattaforma Global M2M (Global Data Service Platform, Gdsp) e possiamo dire di essere l’unico operatore di telecomunicazioni in grado di garantire una vera copertura globale su piattaforme sviluppate e gestite internamente. Ma oggi offriamo molto di più, il mondo delle soluzioni Vodafone Internet of Things spazia dalla gestione flotte, che permette rapidamente di efficientare l’utilizzo dei mezzi aziendali (o dei mezzi pubblici nel caso delle aziende di trasporto pubblico locale), al mondo dello smart metering sempre più fondamentale sia per l’evoluzione dei modelli operativi delle diverse utility sia per ridurre gli sprechi e tarare il corretto approvvigionamento di una risorsa preziosa quale è l’energia. In generale in tutti gli ambiti di quella che viene definita ‘offerta per le smart city’ le soluzioni Internet of Things svolgono un ruolo fondamentale. Un capitolo a parte merita la nostra offerta per il mondo automotive, dove siamo da sempre partner delle principali casi automobilistiche e dove oggi, con l’acquisizione nel 2014 di Cobra, ora Vodafone Automotive, l’Italia è diventata il centro di eccellenza del Gruppo Vodafone per tutti i servizi dedicati alle ‘connected car’.
Un altro tema correlato che riveste un ruolo importante nel percorso di innovazione di aziende e pubbliche amministrazioni è quello relativo ai big data analytics. Affidarsi a un partner come Vodafone permette di razionalizzare la mole impressionante di dati che si possono ottenere con gli oggetti connessi, mettendo in sinergia e in relazione dati che solo Vodafone può offrire, come quelli provenienti da rete mobile.

3. Crediamo che nessuna azienda oggi possa trovare le giuste competenze solo al suo interno, oggi è fondamentale sfruttare i partner giusti che garantiscano di poter seguire l’evoluzione del mercato e dei modelli di business con una logica consulenziale e non solo di pura vendita. Su questo Vodafone Internet of Things rappresenta sicuramente una delle migliori soluzioni per chi deve innovare, siamo in grado di portare in dote i nostri asset storici di connettività fissa e mobile, la leadership e le competenze sul mondo M2M, il centro di eccellenza di Vodafone Automotive, una serie di soluzioni di cloud & hosting adattabili a ogni esigenza e sempre con l’impronta globale che ci contraddistingue. Tuttavia, sempre entro un’ottica di integrazione delle competenze, per assicurare il raggiungimento di obiettivi sfidanti e per soddisfare a pieno le esigenze dei nostri clienti, abbiamo una rete di partner tecnologici che si muove con noi.

Stefano Dindo, amministratore di zero12

1. Consideriamo l’Internet of Things uno strumento per far dialogare tra loro web e vita reale. Una vera e propria opportunità per le aziende di tutto il mondo che per ora, in quest’ambito, si limitano a osservare e a muovere i primi passi per arrivare pronte al 2020 anno in cui, secondo recenti studi, l’IoT vedrà il culmine delle sue potenzialità.
Le aziende italiane, rispetto alle aziende estere, sono meno preparate sull’argomento non tanto a livello di competenze, ma piuttosto in termini di capacità nell’immaginare l’evoluzione del modello di business che l’IoT richiede per realizzare un progetto di successo. L’Internet of Things, infatti, richiede di innovare il processo di sviluppo aziendale attraverso una metodologia di lavoro basata su continue revisione di progetto e sperimentazione.
La chiave, per le aziende che vogliono beneficiare di un progetto basato sull’Internet of Things, sta nella capacità di raccogliere e analizzare il maggior numero di dati durante ogni fase per permettere di basare le azioni sullo studio di uno storico e non solo su semplici sensazioni.

2. L’ambito dell’Internet of Things è talmente ampio che le aziende difficilmente riescono ad attraversarlo da sole. Zero12, come boutique tecnologica, integra un insieme di competenze in grado di guidare le aziende nel processo di trasformazione digitale. Tale processo comprende talvolta anche l’IoT, tema che affrontiamo insieme ai clienti disegnando un percorso che generalmente attraversa le seguenti tre fasi: (1) formazione ed innovazione culturale; (2) design di soluzioni cloud per l’Internet of Things; (3) sviluppo software per implementare le logiche operative del progetto IoT (per esempio: sistemi di analisi predittiva sul comportamento degli utenti o sul funzionamento di macchinari per prevenzione dei guasti). Insieme al cliente osserviamo i dati disponibili e sviluppiamo sistemi di analisi delle informazioni per identificare pattern decisionali utili all’evoluzione del progetto. Le nostre partnership chiave sono con Amazon Web Services e MongoDB.

3. Secondo il mio punto di vista l’Internet of Things avrà un impatto importante sulle competenze di rivenditori/system integrator e/o altre figure coinvolte in questo cambiamento. L’IoT, come tutti gli ambiti innovativi, richiede una revisione delle competenze che non si basa semplicemente nell’imparare nuovi protocolli e linguaggi di programmazione. Infatti le competenze fondamentali da acquisire per l’avvio di progetti legati all’IoT sono relative ad analisi statistiche, algoritmiche e matematiche grazie alle quali poter creare modelli per l’analisi dei dati. Dal canto loro rivenditori, system integrator e altre figure coinvolte, dovranno fare proprie logiche di apertura e condivisione per confrontarsi con il mercato e condividere dati all’interno della filosofia open data. Solo dalla condivisione delle informazioni si possono fornire dettagli su evoluzioni inaspettate che le singole parti non potrebbero cogliere.

 

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