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16/07/2018

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Lorenzo Campese

Prepararsi al Futuro

Il tempo è accelerato, le variabili si sono moltiplicate, la realtà è più complessa e noi non sappiamo ancora come affrontare tutto questo... E le aziende sono un sistema vivente.

Ingranaggi - © Fotolia - adrian_ilie825

Mi occupo di formazione, coaching e facilitazione del cambiamento da circa vent’anni. Il mio lavoro, nell’essenza, è generare evoluzione nei sistemi organizzativi e nelle persone. Il mio focus è ben rappresentato nel pay off della mia azienda (ONE): “Consulenza Evolutiva”. Il tema dell’evoluzione dovrebbe essere oggi guardato con maggiore attenzione. Vediamo, per esempio, che molte organizzazioni di questi tempi non sono in grado di evolvere, ovvero di rispondere efficacemente ai cambiamenti accelerati del loro contesto. In quanto non evolutive chiudono i battenti. Le organizzazioni sono sistemi viventi e come tutti i sistemi viventi viaggiano su un crinale che sta tra l’evoluzione, che vuol dire stare al passo con i cambiamenti che avvengono nel contesto in cui operiamo, e l’estinzione, causata dall’incapacità di rispondere efficacemente a tali cambiamenti. Non facciamo eccezione, siamo come le altre specie viventi sulla terra. Quindi la nostra sfida - individualmente e come organizzazioni - è imparare a evolvere e a rimanere in uno stato evolutivo costante.

Cambiamenti sempre in divenire
La ragione per cui, in questo tempo, è così importante parlare di questi temi è evidente: i cambiamenti che la realtà ci sta proponendo accelerano fino a raggiungere tassi mai registrati in precedenza. In altre parole, il cambiamento è cambiato. Viaggia a ritmi esponenziali che un tempo non conoscevamo, né immaginavamo. Le generazioni precedenti alla nostra erano abituate a orientarsi in una realtà di cambiamento di tipo lineare, non esponenziale. Immagina che in una stanza entri una persona poi due, poi tre, poi quattro… Questo è il cambiamento lineare, è facile da concepire. Ora immagina che dopo la seconda persona, ne entrino 4, e poi 16, e poi 256. e 65.536, ecc. Oggi gli esperti dicono che ci sono tanti fattori che cambiano a ritmo esponenziale, tra cui il numero delle connessioni a internet e l’aumento dell’anidride carbonica. Oggi abbiamo quindi bisogno di integrare in noi stessi e nelle organizzazioni in cui operiamo competenze sempre nuove per essere capaci di danzare con questo cambiamento sempre più accelerato. Noi consulenti, formatori e facilitatori siamo chiamati a promuovere modalità nuove per sostenere le organizzazioni nel loro processo evolutivo, il che significa renderle più resilienti, più fluide e più intelligenti collettivamente.

Serve intelligenza collettiva
Serve intelligenza collettiva, fatta da persone che pensano, sentono e creano insieme. Quell’intelligenza che, se ben orientata, può condurre a soluzioni inimmaginabili. Superiore a qualsiasi ricetta che qualsiasi esperto possa dare.
Il paradosso del nostro tempo è che è finita l’epoca dei Guru, di quelli che avevano una ricetta per ogni problema. Oggi affrontiamo problematiche di tale portata le cui soluzioni verranno da un cambiamento collettivo. Ci sono cambiamenti e innovazioni che possiamo generare solo insieme, solo attraverso l’intelligenza collettiva.

Quanto siamo Innamorati del futuro?
Quanto siamo innamorati del futuro? Quando siamo innamorati viviamo uno stato del tutto particolare caratterizzato da grande apertura. I nostri sensi sono tutto accesi e aperti verso il mondo. Inoltre ci prendiamo molto cura di ciò che amiamo con molta dedizione e attenzione. Diventa per noi un punto di attenzione costante, presente nei nostri pensieri in ogni momento. Da qui nasce una domanda. Quanto amiamo il futuro? Quanto ce ne prendiamo cura? Quanto nelle organizzazioni ci prendiamo il tempo per pensarlo, immaginarlo, suscitarlo, determinarlo?

Dall’organizzazione-macchina all’organizzazione-sistema vivente
Vorrei semplicemente suggerire alcuni concetti chiave. Le organizzazioni non possono più permettersi di pensare con una minoranza di teste presenti in un’azienda. Nell’epoca della rivoluzione industriale, del management scientifico, del taylorismo, si diceva agli operai: “Voi non dovete pensare, perché qualcuno è pagato per farlo”. La leadership era deputata al pensiero, e gli altri dovevano eseguire. Erano i tempi in cui Taylor sviluppava il concetto di catena di montaggio e di organizzazione scientifica del lavoro che hanno portato a descrivere l’organizzazione secondo una metafora meccanicistica. Si pensava che l’organizzazione fosse fondamentalmente una macchina e che le persone fossero ingranaggi che dovevano essere combinati in una modalità funzionale per generare un dato output. Ma le persone non sono ingranaggi, perché un ingranaggio non ha talento, né fantasia, né passione, creatività o emozioni: in altre parole, non ha tutto ciò che è più specificamente umano. Ma non va fatta una colpa a Frederick Taylor in quanto inventore della catena di montaggio e del management scientifico. Alla sua epoca era necessario: si trattava di guidare persone che venivano dal mondo delle campagne, delle botteghe artigiane e trasformarle in semi-robot umani che dovevano semplicemente fare movimenti ripetitivi per gestire una macchina, divenendo macchine a loro volta. Questo modello ci ha influenzato profondamente: ha creato una metafora, una narrazione. Quindi noi abbiamo pensato per tanto tempo che le aziende fossero meccanismi e che fosse giusto considerare le persone al proprio interno degli ingranaggi. Oggi fortunatamente stiamo sostituendo questa metafora con un’altra, certamente più adeguata alla realtà: l’azienda è un sistema vivente. Approfondiamo alcune parole chiave di questo tempo. Ecco la prima.

Incertezza
Il cambiamento è cambiato, significa che il cambiamento ha a che fare con una maggiore fluidità, variabilità o, in altre parole, liquidità. Il grande sociologo Zygmunt Bauman ha scritto molti libri sulla modernità liquida.

Riprendiamo il suo concetto per dire che tutto ciò che un tempo consideravamo solido, stabile, come valori, istituzioni, relazioni, oggi è in movimento, e tutto è molto più fluido. E questa fluidità procede a ritmi accelerati. Come accennavamo in apertura, se osserviamo le statistiche, quello che consideriamo è che siamo tra le prime generazioni ad affrontare tassi di cambiamento che procedono non in senso lineare, ma esponenziale. Questo fa paura. Ci impone sfide completamente nuove. Ci porta in una zona di incertezza dove è più scomodo stare. Il tempo è accelerato, le variabili si sono moltiplicate, la realtà è più complessa e noi non sappiamo ancora come affrontare tutto questo. Solo una cosa sappiamo per certo: tutto quello che abbiamo fatto e che ci ha portato fino a qui non funzionerà domani. E quindi è necessario ripensarsi. Ripensare alla modalità di gestire le persone, di essere leader all’interno di un’organizzazione, ripensare alle strutture organizzative. Uno dei consulenti più innovativi e geniali nel mondo dell’organizzazione, Gary Hamel, a capo di un movimento che si chiama ‘Management Innovation Exchange’, si pone come proposito quello di rinnovare il management. Secondo Hamel, il management, come lo conosciamo oggi e come ancora sopravvive nelle nostre organizzazioni, è un’invenzione dei primi del novecento, sviluppata da pensatori che sono nati nell‘800 che hanno scritto libri che influenzano ancora oggi il nostro modo di fare management. Gary Hamel identifica, propone, illustra modalità nuove di fare organizzazione. Quello che ci ha guidato fin qui non necessariamente ci porterà più lontano di così.

Le prime parole chiave che ci aiutano a capire meglio questo periodo storico sono dunque ‘realtà liquida’ e ‘cambiamento esponenziale’. Parole e concetti che ci aiutano a capire come generare futuro nelle nostre organizzazioni.

Nel prossimo articolo proseguiremo con l’analisi di altre parole chiave, in modo da avere un quadro più completo dell’evoluzione che stiamo affrontando.

 

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