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06/09/2018

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Lorenzo Campese

Prepararsi al futuro (parte 2)

Approfondiamo alcune parole chiave che meglio ci aiutano a capire cosa sta accadendo e che ci possono aiutare a capire come generare futuro nelle organizzazioni.

© Fotolia - cyano66

Mi occupo di formazione, coaching e facilitazione del cambiamento da circa vent’anni. Il mio lavoro, nell’essenza, è generare evoluzione nei sistemi organizzativi e nelle persone. Il mio focus è ben rappresentato nel pay off della mia azienda (One) che è: ‘Consulenza Evolutiva’. Il tema dell’evoluzione dovrebbe essere oggi guardato con maggiore attenzione. Le organizzazioni sono sistemi viventi e come tutti i sistemi viventi viaggiano su un crinale che sta tra l’evoluzione, che vuol dire stare al passo con i cambiamenti che il contesto ci manda incontro, e l’estinzione, causata dall’incapacità di rispondere efficacemente a tali cambiamenti. Non facciamo eccezione, siamo come altre specie viventi sulla terra. Quindi la nostra sfida - individualmente e come organizzazioni - è imparare a evolvere e a rimanere in uno stato evolutivo costante.

Nella prima parte dell’articolo (clicca qui per leggerla) abbiamo visto come stanno evolvendo le organizzazione e cosa devono fare per stare al passo con un cambiamento esponenziale come quello attuale. Abbiamo inoltre iniziato ad approfondire alcune parole chiave che meglio ci aiutano a capire cosa sta accadendo e che ci possono aiutare a capire come generare futuro nelle organizzazioni. La prima era Incertezza, vediamo ora le altre.

Resilienza
La nostra sfida è creare organizzazioni sempre più resilienti, sempre più in grado di gestire cambiamenti accelerati. Il tema non è desiderare che qualcosa cambi là fuori, perché non cambierà. Il tema è trovare la modalità per essere noi resilienti a un clima di cambiamento accelerato. Il termine ‘resilienza’ sembra essere sempre più presente nella vita personale e professionale delle persone. La possiamo definire la capacità di affrontare e superare efficacemente prove difficili ed eventi stressanti. La nostra resilienza è paragonabile agli argini di un fiume: tutto ciò che si colloca entro gli argini rientra nella nostra zona di resilienza, quanto invece si colloca al di fuori degli argini genera risposte del nostro sistema nervoso che possono portare a livelli elevati di stress. Anche le organizzazioni hanno argini di resilienza al di fuori dei quali si creano situazioni di difficoltà e inefficienza. Quando gli argini sono poco spaziosi il sistema entra facilmente in crisi. La buona notizia è che la resilienza può essere allenata e oggi più che mai è consuetudine anche nelle organizzazioni utilizzare tecniche che, come la mindfulness, permettono di agire efficacemente in questo senso.

Intelligenza collettiva
Le organizzazioni hanno bisogno di stimolare i principi auto-organizzativi presenti al proprio interno perché in essi si cela un enorme potenziale che è impiegato in minima parte. Le cosiddette ‘tecnologie sociali’ che One impiega per stimolare l’intelligenza collettiva nelle organizzazioni vanno nella direzione di potenziare le loro capacità di autorganizzazione, di resilienza e di essere evolutive.

Da sostenibili a rigenerativi
Noi parliamo di sostenibilità e ci sentiamo a posto con la nostra coscienza quando facciamo la raccolta differenziata. La brutta notizia è che questo non basta più. Noi, come umanità, consumiamo una volta e mezzo le risorse che il pianeta è in grado di rigenerare. Non si tratta più di essere sostenibili, occorre che le organizzazioni diventino rigenerative. Non basta più non abbattere altri alberi, ne dobbiamo piantare. Non possiamo più fare finta che i disastri ambientali non ci riguardino, lasciare fuori dalla porta le problematiche che investono la nostra civiltà, i nostri nipoti e il futuro di questo pianeta. Nelle riflessioni che un ‘future manager’ deve fare, serve partire dalla fine. Non possiamo più partire dal mio orticello e da quello che mi fa stare bene oggi. Devo proiettarmi da qui ai prossimi 50 anni almeno e cogliere lo scenario. Le competenze su cui focalizzarci non sono quelle di oggi, ma quelle che consentono di creare un buon futuro, quelle che genereranno e saranno al servizio di organizzazioni capaci di creare quel futuro.

Consapevolezza
Consapevolezza è anche osservare la realtà da punti di vista diversi, intendo la propria consapevolezza personale e la consapevolezza organizzativa, la capacità di guardare il mondo con occhi nuovi, di guardare negli interstizi, perché il futuro accade prima negli interstizi, ai margini della realtà. Non a caso gli stilisti vanno a curiosare nei mercatini per cogliere le nuove tendenze. Consapevolezza è la capacità di metterci nei panni dei nostri stakeholder e di immedesimarci, entrando in risonanza... Ma non solo quelli di oggi, anche di quelli del futuro! Se non mi immedesimo, non entro nei panni dei miei nipoti e delle loro generazioni, come faccio a creare futuro? Come facciamo a cogliere l’irresponsabilità che vi è nel continuare a spolpare questo pianeta senza trovare nuove vie di sostenibilità? Dobbiamo fare questo esercizio a livello personale e organizzativo. A proposito di consapevolezza, non è un caso che oggi nelle organizzazioni si pratichi sempre più frequentemente mindfulness, ovvero una tecnica di meditazione che ha migliaia di anni e che oggi è validata scientificamente. C’è un medico, Jon Kabat-Zinn, che ha creato un centro di ricerca su questo tema, ne ha fatto un protocollo, che applica negli ospedali come protocollo terapeutico e nelle organizzazioni come protocollo per ridurre lo stress. La mindfulness è una tecnica semplicissima: è meditazione, portare attenzione consapevole al proprio respiro. Sempre più organizzazioni oggi usano pratiche di questo tipo. Ci sarà una ragione! Abbiamo bisogno di consapevolezza, di resilienza. Queste pratiche sono le uniche che generano resilienza negli esseri umani. Sono tecnologie umane ed è bello che anche all’interno di una rivista come Office Automation ci sia questo binario, dove da un lato ci sono gli argomenti tecnologici, ma dall’altro ci accorgiamo che non basta più. La tecnologia ci sta ponendo sfide assolutamente inedite e difficili per certi versi. Il punto di singolarità è quel punto in cui le macchine che abbiamo creato diventeranno più intelligenti del loro creatore. Una volta questi temi erano trattati dagli esperti di futurologia o dagli scrittori di fantascienza, oggi ci avviciniamo al punto in cui l’intelligenza artificiale che creiamo, le macchine e le tecnologie che creeremo andranno oltre a quanto noi siamo in grado di prevedere e controllare. Questo è un punto di cui tenere conto. Ecco perché ritorniamo a principi morali, etici, abbiamo bisogno di riscoprire la nostra umanità, altrimenti la tecnologia ci potrebbe divorare. Se osserviamo i fatti c’è di cui essere preoccupati. Consapevolezza, ovvero risveglio: occorre che ci svegliamo e che comprendiamo che il mondo di ieri e le ricette che abbiamo usato per gestire il mondo di ieri non saranno valide domani e quindi dobbiamo mettere in atto dei pensieri nuovi.

L’amore
Cosa c’entra con le aziende? Anche solo pronunciare la parola amore è difficilissimo, perché mai una parola è stato tanto impiegata maldestramente e abusata. Perché dovremmo usarla in azienda quindi? Perché ce n’è bisogno. Se noi con amore intendiamo predisporre il bene che prima non c’era, orientarci al bene, a un bene che non sia il mio bene, ma un bene collettivo, che ci include tutti, abbiamo bisogno di questo. Quando parliamo di occuparci delle generazioni che verranno, di avere cura del pianeta, di fare azienda in una modalità che includa l’essere umano nella sua ricchezza e nella sua vulnerabilità. L’essere umano è straordinariamente potente e vulnerabile insieme. Di questo dobbiamo renderci conto. Siamo tutto questo, questa magnificenza, possiamo guardare a quello che abbiamo saputo fare, le opere d’arte, le ricerche scientifiche... Siamo tutto questo, ma siamo anche solo questo, anche estremamente vulnerabili, su un piccolo pianeta che è come un’astronave che viaggia nello spazio. E questa astronave è sempre più piccola, ha sempre meno risorse. Abbiamo bisogno di orientarci al bene, a un bene che non sia solo il mio bene, ma un bene più ampio, superiore, collettivo.

Il potere
L’amore è cosa vuota se non ci aggiungiamo il nostro potere. Un’altra parola scomoda. Quanto è stata usata male! Quando pensiamo al potere pensiamo al pre-potere, alla prepotenza, all’abuso di potere. Io intendo, per potere, la capacità di generare o di inibire il cambiamento. Non abbiamo bisogno solo di amore, ma anche di potere. L’uno e l’altro devono andare insieme.

 

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