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21/11/2018

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di Paolo Morati

Un ponte per cambiare

L’evoluzione che porta a migliorare i processi aziendali passa attraverso un’applicazione intelligente e diffusa della tecnologia sui diversi aspetti infrastrutturali e applicativi in gioco. Così la strategia di VMware risponde a questa esigenza.

Raffaele Gigantino

Il settore ICT sta vivendo un momento storico in cui l’emergere di alcuni trend va nella direzione di modificare con decisione il modo in cui le aziende sono destinate a condurre la propria attività in futuro. Alcune ci sono già arrivate, altre sono in fase di evoluzione, altre sono ancora in attesa alla finestra, mentre i rispettivi settori assumono nuove forme, rischiando di non riuscire poi a recuperare più il terreno perso. In tale contesto VMware, che venti anni fa, quando ancora il tema della trasformazione digitale era ‘lontano’ dalle cronache, iniziò a proporre le sue tecnologie di virtualizzazione che si inserirono poi con forza, e insieme ad altre, nel cambiamento delle strutture informatiche di business. Modificando sostanzialmente meccanismi e processi operativi prima legati a un universo monolitico e scarsamente ottimizzato. “Oggi per noi la virtualizzazione è una delle componenti di una realtà che vede sostanzialmente emergere quattro pilastri fondamentali per il cambiamento in atto: cloud computing, mobile, intelligenza artificiale e machine learning, Edge/IoT, ossia internet delle cose”, spiega Raffaele Gigantino, di recente nominato Country Manager di VMware Italia. “Di fatto la trasformazione digitale sta cambiando i paradigmi tradizionali, e in alcuni settori, dall’alberghiero ai trasporti al bancario, lo sta facendo in modo estremamente dirompente. Tutto quanto mentre nascono modelli di business completamente nuovi che rivoluzionano da un lato la conduzione di impresa e dall’altro le aspettative degli utenti finali, che chiedono sempre più semplicità e immediatezza”.

Pensando a chi usa
Quella descritta è una trasformazione che comprende un utente finale che non è solo consumer ma anche business, con modifiche dell’intera filiera applicativa che deve diventare qualcosa di uniforme e agile, mantenendosi nel contempo sicura e stabile. “Sul fronte dell’innovazione VMware è sempre stata una realtà che è andata incontro alle mutazioni necessarie, promuovendole in modo proattivo e semplificandole, costruendo un ponte tra i diversi silos aziendali. Partendo dalla virtualizzazione e dalla gestione dei device multipiattaforma ha sostanzialmente gettato le basi per sviluppare e utilizzare applicazioni fruibili in modo semplice da tutti gli utenti su qualsiasi dispositivo. E oggi l’opportunità cresce ulteriormente considerato che, anche in ambito italiano, i quattro trend identificati in precedenza sono quelli sui quali si sta assistendo a una confluenza degli investimenti. Ecco che noi siamo ancora una volta pronti ad affiancare le aziende sul percorso per loro più promettente”.

Opportunità da cogliere
Un primo punto evidenziato da Gigantino riguarda quindi la modernizzazione del data center, per la quale proprio le soluzioni di virtualizzazione hanno offerto il loro contributo (e continuano a farlo), mentre sempre di più i rispettivi paradigmi vengono spostati sul cloud computing nelle sue varie accezioni. Che diventa successivamente multicloud con tutte le opportunità ma anche le criticità del caso quando si tratta di passare da un fornitore all’altro di servizi e/o applicazioni. Nel contempo anche la rete, quella che trasporta comunicazioni e dati, si sta trasformando e richiede nuovi approcci di gestione e sicurezza secondo le regole software-defined. Il tutto servendo ambienti di lavoro che sposano le logiche del digital workspace. “Si tratta di aspetti sui quali VMware sta investendo costantemente da anni, ricordandoci che le aziende necessitano comunque di un time-to-market breve, per fornire servizi agli utenti in modo veloce e garantendo una customer experience adeguata, con l’automazione che gioca un ruolo decisivo sia nella trasformazione del data center dal quale poi aderiva tutto il resto sia in quello degli strumenti operativi e di interazione. Ecco che con le nostre soluzioni permettiamo di usufruire di servizi da qualsiasi fonte essi provengano, su cloud pubblico o privato, permettendo di avere una visione globale frutto anche della recente acquisizione di CloudHealth. E con infine il trattamento e la gestione efficiente dei dati che provengono dalle infrastrutture IoT”, prosegue Gigantino entrando poi ulteriormente nel dettaglio dell’approccio che il vendor americano porta avanti. “Sul tema sicurezza e trasformazione del network introduciamo anche qui uno strato di virtualizzazione per rendere la rete indipendente rispetto ai diversi vendor scelti per la sua realizzazione. A tutto questo si aggiunge che, se prima si poteva parlare di una sicurezza reattiva e si lavorava a livello perimetrale oggi è intrinseca proprio nell’infrastruttura, dovendo anche essere proattiva, e tiene ad esempio conto di anomalie comportamentali che possono eventualmente essere rilevate nelle applicazioni. E ancora, quando parliamo di digital workspace partiamo dalla piattaforma Workspace ONE progettata per fornire una gestione unificata degli endpoint e, nel contempo, un’esperienza di massimo livello agli utenti nell’accesso ad applicazioni e su dispositivi di qualsiasi genere in qualsiasi ambito organizzativo. Mantenendole indipendenti dal device in uso, proprio mentre la componente di mobilità deve restare la più efficiente possibile. Infatti, oggi con così tanti ambienti operativi a disposizione tutto questo ha assunto ancora più importanza”.

Raffaele GigantinoModelli ma anche ruoli che cambiano
Se quindi i modelli e i processi aziendali stanno cambiando, anche grazie all’adozione delle tecnologie digitali, lo stesso avviene per i ruoli che tradizionalmente si occupano di sistemi informativi. Ma non solo. “Un tempo il Cio era quasi sempre a riporto del Cfo, che vedeva l’IT come un centro di costo. Oggi, mentre stanno cambiando i paradigmi ed emergono anche altri ruoli quali Chief Innovation Officer, Chief Digital Officer, e così via, chi ha in carico i sistemi informativi si siede attorno allo stesso tavolo delle decisioni condividendo gli obiettivi di business, e supportandoli sostenendo i diversi dipartimenti. Noi, avendo un portafoglio molto ampio, rispondiamo alle esigenze del Cio ma anche a quelle degli altri C-level, comprese le Risorse Umane quando parliamo di digital workspace e delle opportunità di efficienza che questo offre. E quando andiamo a lavorare con le aziende dobbiamo mettere al centro sempre le loro necessità, aiutati anche da un ecosistema di partner in grado di trasferire quel valore che la trasformazione digitale da noi abilitata può generare sui diversi livelli e dipartimenti”. Non sempre un’organizzazione è di fatto disposta a intraprendere un percorso di trasformazione, per varie ragioni che possono essere di competenze così come economiche. Ma la criticità maggiore resta quella legata alla paura del cambiamento. “Sulla carta un progetto di questo tipo può apparire bellissimo ma quando si passa dalle parole ai fatti si devono anche convincere le persone abituate a determinati processi ad accettare il cambiamento e questo richiede sforzi enormi dal punto di vista manageriale. La visione va estesa a tutti i livelli aziendali e necessita del contributo di ogni strato per far sì che quei processi ormai diventati inefficienti possano cambiare. Perché se da un lato la parte tecnologica è abilitante, si deve comunque sempre partire dal modello organizzativo del quale sarà supporto. VMware offre in tal senso anche alcuni servizi di digital advisory che vanno in questa direzione, in collaborazione anche con system integrator globali specializzati nel diffondere le potenzialità delle nostre tecnologie e costruire dei piani ad hoc per le esigenze di ciascuno”, spiega Gigantino. Una strategia che in uno scenario come quello italiano deve fare i conti con la variegata natura del territorio e delle aziende che esso ospita, coperto con una rete di circa 1.800 partner che devono essere a valore e non semplicemente commerciali: “Si tratta di un aspetto estremamente importante mentre si rende indispensabile affiancare aziende che operano nella globalizzazione e devono lavorare secondo economie di scala, con l’attesa di un ritorno degli investimenti molto più breve rispetto al passato”.

La sfida del pubblico
Ma il cambiamento non riguarda solo le aziende private di ogni dimensione, ma anche la Pubblica Amministrazione che oggi si trova a vivere il Piano Triennale per l’Informatica 2017-2019 partito lo scorso anno. “Il suo rilascio è qualcosa di positivo tenendo conto però che la PA necessita di continuità, per cui non si deve parlare solo di tre anni ma di almeno dieci anni di impegno, anche se sono comunque già stati compiuti passi importanti. La sfida che ogni player tecnologico, ma anche i singoli cittadini, devono accogliere è da un lato quella di favorire e dall’altro di accettare il cambiamento in atto. Le basi ci sono e come VMware siamo aperti al confronto con rappresentanti del governo, con AgID e il Team Digitale, per far luce sulle soluzioni migliori da adottare per continuare a portare avanti e sviluppare il piano già definito sulla carta. A partire dalla razionalizzazione dei data center”, sottolinea Gigantino. Il pensiero, in generale, è che non si tratta tanto di definire un’idea di trasformazione, bensì di identificare quali siano le soluzioni più adatte ad abilitarla, e a rispondere a esigenze e aspettative che ancora una volta sono via via cresciute da parte dei cittadini. In special modo quelle delle nuove generazioni, con i nativi digitali abituati all’uso dei dispositivi mobili in modo costante per svolgere le attività più disparate. E che si aspettano di poter usare i servizi offerti dalle amministrazioni centrali e locali allo stesso modo. Un tema che si porta poi dietro anche il loro inserimento nel mondo del lavoro. “Qui – conclude Gigantino – non si può negare che un ruolo importante devono giocarlo le scuole e le università, in un contesto in cui l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi quando parliamo di digitalizzazione. Quella della formazione è in generale una sfida fondamentale che affrontiamo quotidianamente anche al nostro interno, dove cerchiamo di favorire uno sviluppo continuo delle competenze”.

 

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