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08/04/2015

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Più efficienza e sostenibilità

I processi del sistema creato dal Comitato di Gestione degli Pfu per il riciclo degli pneumatici sul territorio nazionale recuperando materia

Il polverino di gomma è una materia prodotta dal riciclo degli pneumatici fuori uso (Pfu) che può essere utilizzata in diversi ambiti: dai sottofondi stradali alle pavimentazioni sportive, dai pannelli fonoassorbenti all’arredo urbano, fino a essere mescolato ad asfalti e cementi al fine di migliorarne le proprietà meccaniche e quindi la resistenza dei manti stradali di fronte a eventuali deformazioni e all’usura conseguente all’impatto degli agenti atmosferici, garantendo quindi un maggiore drenaggio, tenuta e sicurezza nonché un minore inquinamento acustico. Il Comitato di Gestione degli Pfu (Pneumatici fuori uso, www.pneumaticifuoriuso.it), costituito presso l’Automobile Club d’Italia dal Ministero dell’Ambiente con Decreto Ministeriale 82/2011 e composto da produttori e importatori di veicoli, autodemolitori, produttori e importatori di pneumatici e associazioni di consumatori – ha scelto di avviare il 100% degli pneumatici fuori uso proprio al recupero di materie come il polverino non prendendo in considerazione opzioni ritenute comunque meno sostenibili dal punto di vista ambientale quali l’utilizzo della gomma come combustibile per cementifici oppure la sua termovalorizzazione, stimando ad oggi in circa 39.000 tonnellate la quantità di anidride carbonica non immessa di conseguenza nell’atmosfera ogni anno. Il tutto è reso possibile grazie a una piattaforma che descriviamo in queste pagine e che può essere approfondita ulteriormente guardando il video all‘indirizzo www.youtube.com/watch?v=AtKJjAZYcHo.


Un’iniziativa all’avanguardia
“L’iniziativa – spiega Vincenzo Pensa, Presidente Comi-tato Pneumatici Fuori Uso e Direttore Centrale Innovazione e Sviluppo e Cio di ACI (Automobile Club d’Italia) – si configura come un felice connubio tra pubblico e privato, un’eccellenza a livello europeo che posiziona il nostro Paese all’avanguardia avendo riunito le competenze di organizzazioni diverse operative nel settore, tenendo conto delle varie esigenze espresse da ciascuna di esse così come del quadro normativo di riferimento, arrivando a produrre degli ottimi risultati anche grazie a un sistema IT integrato”. Nel dettaglio, quanto sviluppato copre l’intero ciclo di vita degli pneumatici dal momento in cui il consumatore acquista un veicolo nuovo e paga anche il contributo ambientale (una voce aggiuntiva indicata all’interno della fattura e soggetta a IVA) determinato annualmente dal Comitato. Contributo relativo ai costi di ritiro, trattamento e avvio a corretto recupero degli Pfu (per una quota del 92%) nonché della gestione del sistema informatico e amministrazione del Fondo per la Gestione degli Pfu (8%). E i numeri comunicati di recente relativi all’utilizzo della piattaforma e dei processi da essa presi in carico parlano per il 2014 di 19.453 tonnellate di pneumatici raccolte in Italia (+15,9% anno su anno) e del 100% che, successivamente alla demolizione, sono stati destinati al riciclo. Sono invece state 3.231 (+19%) le operazioni di ritiro effettuate nei 1.365 autodemolitori dai 29 operatori abilitati. Merita considerazione anche il fatto che il Comitato sia riuscito finora a ridurre progressivamente, di anno in anno, l’ammontare del contributo ambientale a carico del consumatore, risultato particolarmente apprezzabile in un paese come l’Italia, in cui la pressione fiscale è tra le più alte in Europa.


Collaborazione tra operatori
Dal punto di vista procedurale si parte con l’avvenuta riscossione del contributo in fase di acquisto del veicolo e che viene comunicata al Comitato dai 6.484 rivenditori presenti in Italia appoggiandosi al sistema informatizzato di ACI, contestualmente alla comunicazione dell’importo al Fondo. I demolitori accreditati da ACI si occupano quindi degli stoccaggi degli Pfu non ritenuti più utilizzabili e, accumulata almeno 1 tonnellata e mezzo, fanno richiesta di ritiro gratuito agli operatori abilitati, elencati sul portale del Comitato stesso. Questi a loro volta prelevano gli Pfu e si occupano delle operazioni di deposito, separazione e stoccaggio temporaneo oltre che del trasporto degli pneumatici alle aziende preposte al trattamento e al recupero di materia. Un circolo virtuoso, insomma, che necessita però di sistemi informativi ben integrati per rendere la gestione dei vari processi coinvolti la più efficace ed efficiente possibile. “Da questo punto di vista – sottolinea Pensa – il sistema è fondamentalmente basato sulle infrastrutture informatiche di ACI e altre da essa gestite come il Pubblico Registro Automobilistico (Pra) all’interno del quale viene tenuta traccia dell’intero ciclo di vita di un veicolo, andando dalla sua ‘nascita’ (l’immatricolazione) alla sua ‘morte’ (la radiazione). Quindi è previsto un collegamento telematico con tutti i concessionari e la relativa rete, mentre il prelievo degli importi dovuti avviene in automatico tramite Rid, con effettuazione dei riscontri tra veicoli venduti e contributi effettivamente versati”.
Come abbiamo visto non sono però solo i concessionari ad essere coinvolti nel processo che porta poi alla produzione di materia riutilizzabile in diversi ambiti applicativi. “Andando maggiormente nel dettaglio ci sono anche i demolitori che, inseriti in una rete di circa 1500 soggetti, sono proprio quelle figure che smontano effettivamente gli pneumatici dai veicoli da distruggere e che hanno tutto l’interesse a risultare conformi a quanto richiesto dalle normative di riferimento. Attraverso la piattaforma Web si possono effettuare prenotazioni anche per aree remote sul territorio grazie a una rete di aziende estremamente capillare. Il sistema dal canto suo verifica la congruità tra richieste di smaltimento e numero di veicoli presenti presso quel demolitore, lavorando su stime relative al peso dei componenti. È a quel punto che si scatena effettivamente l’ordine verso la filiera con operatori privati specializzati, anche costituiti ex novo, che provvedono al ritiro del materiale, il tutto prendendo gli appuntamenti sempre attraverso la nostra piattaforma, per procedere infine al riciclo e alla trasformazione della gomma in polverino, nonché al recupero di metalli e fibre. Comunicando infine i dati al sistema centrale che viene costantemente aggiornato in tempo reale”.


Controlli precisi
Entrato a regime da un paio di anni il sistema permette dunque ai diversi operatori in gioco nel riciclo dei Pfu di utilizzare tutti la stessa piattaforma studiata per garantire un accesso il più semplice possibile e rivelatasi già come uno strumento di lavoro unico e mirato all’efficienza ma anche all’effettuazione dei controlli più severi per evitare eventuali frodi. “Da questo punto di vista abbiamo previsto una serie di certificazioni compiute da terze parti al di là di quelle automatiche operate dal sistema. Parliamo, innanzitutto, di controlli sulla documentazione prodotta anche perché, essendo la materia del trattamento dei rifiuti estremamente delicata e rilevante per la società nel suo complesso, è necessario procedere con tutte le cautele del caso e verificare nel modo più certo possibile le varie autorizzazioni e le concordanze con le descrizioni prodotte dagli operatori coinvolti. Inoltre, proprio a partire dall’anno 2014 si è ritenuto opportuno affiancare ai controlli di natura documentale anche verifiche sul campo di natura operativa, per garantire un sistematico ed efficace presidio degli operatori abilitati e delle rispettive filiere di fornitori ed avere, in tal modo, certezza della conformità del loro operato alle esigenze ed agli obiettivi del sistema ”, conclude Pensa.

 

 

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