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06/11/2017

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di Raffaela Citterio

Personalizzare la trasformazione digitale

Mai come oggi è determinante il ruolo del system integrator, chiamato a supportare i propri clienti in un percorso evolutivo che deve trovare il giusto equilibrio tra innovazione e salvaguardia di processi consolidati.



L’era digitale è entrata nel vivo. Non si tratta più di sporadici progetti sperimentati da qualche early adopter particolarmente coraggioso: sono sempre di più le imprese, delle dimensioni più svariate e attive nei segmenti di mercato più diversi, che vedono nei servizi digitali un asset fondamentale per fare evolvere processi, prodotti e servizi in un’ottica sempre più customer centrica. Una simile accelerazione impatta da vicino tutto l’ecosistema degli operatori ICT, chiamato a sua volta ad affrontare sfide significative. Office Automation ha organizzato una tavola rotonda con alcuni importanti system integrator, da sempre i principali ‘mediatori’ tra tecnologie ed esigenze di business, che hanno evidenziato le caratteristiche che deve avere chi opera in prima linea se vuole essere un vero digital enabler per i propri clienti.


Christian TufarielloChristian Tufariello, Business Application Division Manager, Cegeka
Per rimanere rilevanti sul proprio mercato di riferimento qualsiasi azienda è chiamata ad affrontare sfide che passano necessariamente attraverso un cambio dei modelli di business tradizionali, con un baricentro sempre più spostato verso i servizi. Questo richiede innanzitutto una capacità di azione e reazione molto più rapida che in passato, ed è per questo che secondo noi, dal punto di vista tecnico, l’automazione delle infrastrutture è uno dei fattori critici di successo. Nella maggior parte dei casi i CIO oggi sono chiamati a modernizzare sistemi e infrastrutture che sono andati stratificandosi nel corso del tempo, andando verso infrastrutture più agili, facilmente configurabili, automatizzate, in grado di adottare le best practice più innovative, come il DevOps e lo sviluppo Agile. Non si tratta solo di adottare tecnologie di ultima generazione, cogliendo anche le opportunità offerte dal cloud, ma di orchestrarle e governarle in maniera efficace, per estrarne un reale valore. Il nostro compito è quello di aiutare le aziende a vincere questa sfida, partendo dalle reali esigenze di ogni singolo cliente. Cegeka ha una propria offerta di servizi cloud, erogata attraverso 5 data center, ma collaboriamo anche con i principali cloud pubblici cercando sempre di dare risposte mirate ai clienti, perché ciascuno deve mantenere inalterati i propri tratti distintivi, pur standardizzando e automatizzando al massimo le attività ripetitive. Riteniamo che la user experience, che coinvolge tutte le persone che a qualsiasi titolo entrano in contatto con un’organizzazione, sia la chiave di ogni trasformazione digitale, di qualsiasi nuovo servizio, e il nostro compito è quello di far si che rispecchi pienamene la filosofia dei nostri clienti, suggerendo volta per volta, in maniera totalmente indipendente, le soluzioni più adatte.

Luciano BrunoLuciano Bruno, Sales Director Dedagroup Business Technology & Data
Ritengo utile sottolineare la differenza che, ancora oggi, intercorre tra il ‘cosa’ e il ‘come’, ossia cosa debba fare un’azienda e come possa raggiungere gli obiettivi prefissati. Tradizionalmente il compito dell’IT è quello di occuparsi del ‘come’, lasciando al top management il ‘cosa’, che dipende da molteplici variabili, a cominciare dal mercato di riferimento. Occuparsi del ‘come’ significa saper distinguere, nell’ambito di un panorama tecnologico sempre più vasto e complesso, quali sono le soluzioni - o meglio il giusto mix di soluzioni - in grado realmente di rispondere alle esigenze di un’azienda. Non a caso la system integration, data spesso per superata, sta vivendo una seconda giovinezza, perché servono competenze tutt’altro che scontate per riconoscere i prodotti e i modelli di sourcing più adatti in un determinato contesto. Il cloud ne è un esempio evidente: molte aziende pretendono, ad esempio, di trovare nel cloud gli stessi SLA garantiti per i sistemi on-premise a costi molto inferiori, cosa evidentemente non possibile, Oppure pensano di potersi spostare sul cloud senza avere virtualizzato e standardizzato tutti i propri sistemi, senza rendersi conto che la nuvola si basa su questi due paradigmi. È una situazione con cui ci confrontiamo spesso, ma è proprio qui che il system integrator può giocare un ruolo fondamentale, adattando, attraverso personalizzazioni mirate, i sistemi esistenti ai nuovi modelli IT. Tradizionalmente, del resto, le aziende italiane hanno preferito il make al buy e ora hanno l’esigenza, da un lato, di fare innovazione, ma dall’altro di salvaguardare gli investimenti effettuati nel corso del tempo. Nel system integrator cercano un partner che possa portare esperienze concrete, sperimentate e replicabili in modo semplice e veloce. Assistiamo anche a un cambio generazionale all’interno delle aziende, dove troviamo manager sempre più pragmatici. È evidente che per dare al mercato le risposte che cerca bisogna essere sempre aggiornati sulle evoluzioni tecnologiche e disporre di adeguati skill, ed è in questa direzione che Dedagroup indirizza i propri investimenti, con un occhio di riguardo ai temi di maggiore attualità come gli analytics, la cyber security e il cognitive computing.

Emanuele BergamoEmanuele Bergamo, Senior Business Technology Consultant, Dimension Data
Per essere in grado di interpretare correttamente, e se possibile anticipare, le esigenze del mercato, Dimension Data, che ha un respiro internazionale, realizza periodicamente analisi e report da cui emergono spunti interessanti, che, insieme all’esperienza sul campo fatta ogni giorno, ci aiutano a ottimizzare costantemente la nostra proposizione. Per esempio stiamo vedendo che segmenti IT che sembravano diventati commodity, come le tecnologie di unified communication, stanno tornando a essere rilevanti, per efficientare le interazioni con tutti gli stakeholder. Abbiamo messo a punto strumenti e metodologie mirati per aiutare le organizzazioni a identificare specifiche road map al fine di trarre un reale valore dalle tecnologie oggi disponibili. Un acceleratore è sicuramente rappresentato dal cloud, in cui crediamo da tempo, visto che siamo un cloud provider internazionale con 18 data center attivi in diverse geografie. Anche in questo caso, però, bisogna partire dalle esigenze reali dei clienti, perché non esiste un’unica soluzione valida per tutti. Per supportare i clienti nei loro processi decisionali in ambito cloud abbiamo messo a punto alcune practice (Application Placement e Cloud Readiness Assessment) che analizzano i progetti da tutti i punti di vista - economico, di governance, conformità, sicurezza e, naturalmente, tecnologico - al fine di fornire raccomandazioni mirate e motivate. Dal nostro osservatorio vediamo che l’adozione del cloud, sia privato che ibrido, è in crescita, con servizi quali disaster recovery e back up particolarmente apprezzati. Notiamo che oltre a flessibilità e scalabilità, un altro vantaggio particolarmente apprezzato di questo paradigma è la possibilità di geolocalizzare i dati in diverse geografie, sia per adeguarsi a normative specifiche sia per incrementare efficienza e performance. Per dare al mercato le risposte che cerca Dimension Data continua a investire nelle aree Consulting e Professional Services, specializzandosi sui temi di maggiore attualità - cloud automation, software defined storage e networking, software catalog, sicurezza, sensoristica, per indirizzare le problematiche IoT e Industry 4.0… - approcciandoli non solo da un punto di vista tecnologico ma anche, e soprattutto, di impatto sul business, al fine di ampliare la discussione, coinvolgendo non solo i CIO ma anche le linee di business e il top management.

Massimo NiniMassimo Nini, Business Development Manager Innovation Lab - Application Management, Exprivia
Molte aziende, negli Usa, stanno eliminando scaffali, armadi e scrivanie per togliere fisicamente spazio alla carta. È solo un esempio di come si stia diffondendo velocemente il trend della trasformazione digitale e di come non sia più possibile ignorarlo. È evidente che si tratta di un cambiamento che impatta profondamente sulla cultura aziendale e sui modelli organizzativi, qualunque sia il punto di partenza e l’obiettivo da raggiungere. In Italia purtroppo molte aziende rinviano ancora gli interventi necessari per rendere le aziende più agili ed efficienti, rimanendo concentrate sull’operatività quotidiana, , spesso per paura del cambiamento o per un atteggiamento conservativo abbastanza diffuso. C’è poi un ostacolo oggettivo, che in parte è legato alla presenza ancora massiccia dei sistemi legacy nelle aziende italiane e in parte è dovuto alla difficoltà di reperire risorse volte a gestire la transizione. Ogni azienda deve trovare la propria strada verso la trasformazione digitale ed è qui che entra in gioco l’esperienza del system integrator e la sua capacità di individuare sul mercato le soluzioni più adatte. Il cloud può essere una risorsa preziosa, ma anch’esso deve essere declinato correttamente. Dal nostro osservatorio constatiamo che il Piano Industry 4.0 sta stimolando progetti cloud di filiera, con il data center d’appoggio che a volte risiede presso l’azienda capofila e a volte presso un cloud provider. Del resto, nessuna azienda può oggi pensare di fare tutto da sola in termini ICT, come avveniva in passato, perché le complessità tecniche e normative richiedono competenze sempre più specializzate. È vero che si va verso la standardizzazione, ma non dimentichiamo che gli enti di standardizzazione ufficiali sono decine, tutti in evoluzione, e che quindi siamo lontani da una normalizzazione definitiva. Exprivia, dal canto suo, continua a seguire da vicino tutte le tematiche di maggiore attualità, con un focus particolare su cloud, big data e analytics , facendo significative esperienze sul campo. Negli ultimi due anni, per esempio, abbiamo seguito un importante progetto in ambito open data applicati alle smart cities, toccando con mano tutte le opportunità che si possono aprire, per noi e per i nostri clienti, grazie a una gestione mirata e intelligente della mole di dati generata ogni giorno nelle nostre città.

Claudio GirlandaClaudio Girlanda, Application Solutions and Consulting BU Manager, Maticmind
Il mercato oggi non è più technology driven: le aziende cercano degli enabler, persone e strutture in grado di affiancarle nella scelta delle soluzioni più idonee per affrontare con successo la trasformazione digitale in atto, capendo esattamente le esigenze dell’interlocutore, sia che si tratti di CIO o di responsabili di funzione, tutti alle prese con una mole di dati in crescita esponenziale, estremamente difficili da ordinare e catalogare in maniera intelligente e produttiva.
L’Information Technology è in una fase di profonda trasformazione lungo tutta la catena del valore, e chi vuole restare competitivo deve accettare queste nuove sfide, favorendo anche un ricambio generazionale, perché le nuove leve hanno un approccio decisamente più disinvolto. Il discorso naturalmente vale anche per i system integrator, che devono sapersi rinnovare mettendo nel contempo in campo tutta la loro esperienza e le loro competenze per dare ai clienti le risposte che cercano, con la massima sincerità e trasparenza. Non è raro, infatti, che un’azienda o un manager siano tentati di imitare progetti visti altrove, magari all’estero, senza tenere conto delle complessità che questo comporta. Bisogna avere la capacità di trovare il giusto equilibrio tra innovazione e salvaguardia degli investimenti effettuati in passato, e in questo il rapporto di fiducia costruito nel tempo consente di avere un dialogo aperto e costruttivo. Oggi il cloud rappresenta un alleato prezioso, perché abilita nuovi sviluppi - architetturali e applicativi - basati su metodologie di ultima generazione quali DevOps, Agile e machine learning, offrendo livelli di sicurezza e compliance adeguati.
Anche per noi il cloud si sta rivelando un alleato prezioso, perché stiamo avendo soddisfazioni importanti da un modello di business che vede crescere la collaborazione con alcuni cloud provider sia nazionali che internazionali a cui deleghiamo, in base ad adeguati SLA, parte dell’operatività. In questo modo possiamo svolgere al meglio il nostro compito di cloud enabler, anche nei confronti della pubblica amministrazione, dove stiamo realizzando progetti interessanti. Una volta sperimentati i vantaggi di questo paradigma è difficile tornare indietro, e anche questa è una novità rispetto al passato: a volte, per mille motivi, nasce l’esigenza di riportare in house determinati servizi IT dopo averli spostati sul cloud, e questo può esporre a malintesi sia nei confronti del cloud provider che del cliente finale.

Fulvia NanniniFulvia Nannini, Alliances & Operation Manager, Mauden
Per realizzare una trasformazione digitale veramente efficace bisogna partire da una precisa strategia voluta, strutturata e condivisa da tutta l’azienda. È un aspetto che purtroppo viene spesso sottovalutato, della stessa rilevanza di quelli architetturali e tecnologici, che, a loro volta, richiedono infrastrutture molto più fluide che in passato, in grado di dare e togliere risorse dove e quando è utile e necessario. Solo eliminando i silos infrastrutturali, con server, storage e applicativi che si parlano poco e male, è infatti possibile fornire ai clienti quel customer journey efficace e responsivo in grado di aumentare la fidelizzazione. Mauden sta attualmente indirizzando i propri investimenti proprio in questa direzione: i suoi laboratori di ricerca e sviluppo si stanno quindi dedicando a tecnologie innovative, come il cognitive computing e l’intelligenza artificiale, per le quali il cloud rappresenta una risposta efficace in moltissimi casi. Vediamo infatti che questo paradigma è sempre più diffuso, anche se le motivazioni sono molteplici. Per le grandi aziende rappresenta una risorsa preziosa soprattutto per fare innovazione, accelerando progetti e sperimentazioni che altrimenti avrebbero tempi e costi molto maggiori, mentre per le piccole e medie imprese è ancora determinante l’aspetto di ‘cost saving’, che qualche volta viene anche sopravvalutato, a scapito di grandi benefici. Il system integrator ha il compito di affiancare ciascuna azienda in un percorso evolutivo mirato, assumendo un ruolo consulenziale all’interno del quale si inseriscono le scelte tecnologiche: le aziende clienti chiedono loro esperienze e competenze a 360 gradi, che è possibile offrire anche grazie a collaborazione mirate con terze parti attive in settori di nicchia molto specializzati.

Michele LucioniMichele Lucioni, Direzione Tecnica Sviluppo, Reti
Mi piace ripercorrere il processo evolutivo di Reti: nata come azienda attiva in ambito infrastrutturale; ha in seguito ampliato l’offerta con la componente applicativa, per poi andare oltre e investire sulla consulenza. Oggi stiamo facendo un ulteriore salto di qualità, puntando sugli aspetti educativi e formativi, perché riteniamo che sia importante approfondire - al nostro interno e con i nostri clienti - le molteplici tematiche legate alla trasformazione digitale in atto, dalla sicurezza agli analytics, dai big data al machine learning, tutte estremamente interessanti e ricche di potenzialità, ma anche molto complesse. Un percorso che ci ha visto crescere insieme ai nostri clienti, e che riteniamo rappresenti un valido esempio del rapporto di partnership che si può instaurare tra il system integrator e i propri clienti, che in lui possono trovare l’interlocutore in grado di fare una sintesi costruttiva delle diverse esigenze che emergono di volta in volta. Gli aspetti tecnologici e di business, infatti, mai come oggi devono andare di pari passo e trovare un linguaggio comune, molto spesso suggerito e sviluppato proprio dal system integrator. Naturalmente è un work in progress, che non può prescindere dalle scelte tecnologiche. Un esempio viene dal cloud. Se per alcuni servizi rappresenta una scelta sempre più diffusa, pensiamo alla posta elettronica, al back up o al disaster recovery, bisogna valutare bene i pro e i contro quando si prende in considerazione l’ipotesi di migrarvi i sistemi legacy. Dal nostro punto di vista investiamo anche in questa direzione, lavorando con i principali cloud provider internazionali e con alcuni provider italiani, constatando che il modo migliore per accelerare la trasformazione digitale dei nostri clienti è, anche in questo caso, mettere a fattor comune esperienze e know how.

Gianluigi CitterioGianluigi Citterio, Presales & Technical Account Manager, Sinergy
L’era del system integrator focalizzato su installazioni e configurazioni è definitivamente tramontata. Oggi bisogna dimostrare competenze multidisciplinari ed essere in grado di supportare le aziende attraverso team specializzati. Sinergy si muove proprio in questa direzione, attraverso servizi strategici quali impact analisys, cloud risk assessment, cloud cost comparation, solo per fare alcuni esempi, che da un lato si basano su metodologie e standard internazionali riconosciuti, dall’altro dialogano con i clienti mettendo a fuoco le loro specifiche esigenze. Attraverso questi servizi è possibile valutare il livello di maturità dell’azienda e indentificare le soluzioni tecnologiche, di processo e organizzative da implementare e, successivamente, governare, garantendo adeguati livelli di sicurezza e compliance lungo tutto il ciclo di vita del progetto. Ci troviamo di fronte alle situazioni più diverse: dalle start up che partono da zero, i cosiddetti green field, che si orientano nativamente sui paradigmi tecnologici più innovativi (dal cloud allo sviluppo Agile e DevOps) alle aziende più strutturate, dove nel corso del tempo si sono stratificati sistemi eterogenei che può valere la pena salvaguardare, con tutte le sfumature intermedie possibili.
Il cloud e le soluzioni software defined hanno un ruolo importante nel disegnare il giusto mix architetturale e di processo, ed è per questo che stiamo investendo anche in questa direzione, rendendo disponibile una gamma sempre più ampia di servizi gestiti e appoggiandoci, se necessario, ad altri cloud provider. Quello che è certo è che la trasformazione digitale in atto presuppone modelli culturali e organizzativi molto più fluidi e trasparenti rispetto al passato, indispensabili per rendere le aziende più attive e reattive di fronte a scenari di mercato che cambiano sempre più rapidamente. Le tecnologie in grado di dare risposte concrete a queste molteplici esigenze non mancano, si tratta di saperle declinare correttamente a tutti i livelli.

Andrea GiulianiAndrea Giuliani, Responsabile Design & Delivery, Vem Sistemi
Da oltre 30 anni cerchiamo di coniugare al meglio innovazione e pragmatismo, seguendo da vicino tutte le evoluzioni tecnologiche di cui apprezziamo il valore, senza sottovalutare però le possibili controindicazioni. Consideriamo, per esempio, il cloud: offre indubbi vantaggi in termini di flessibilità e velocità di esecuzione, ma può presentare anche costi nascosti o difficoltà di integrazione con i sistemi esistenti che bisogna individuare a monte, se non si vogliono avere brutte sorprese, in particolare con i grandi cloud provider internazionali che applicano criteri standard spesso distanti dalle esigenze dell’imprenditoria italiana. Per avviare progetti di trasformazione digitale efficaci ed efficienti, quindi, bisogna avere le idee chiare e gli strumenti giusti, partendo dal presupposto che oggi i dati rappresentano l’asset più prezioso di una azienda, più delle infrastrutture su cui transitano o risiedono. È la gestione del dato - che deve essere classificato, catalogato e identificato in maniera univoca, nel pieno rispetto delle normative e garantendo adeguati livelli di sicurezza - la vera sfida del terzo millennio. Non a caso stanno nascendo nuovi modelli di business che proprio sulla capacità di ‘catturare’ e analizzare in maniera intelligente enormi moli di dati aprono nuove frontiere, ancora tutte da esplorare, su cui anche noi stiamo lavorando attivamente. Dal nostro osservatorio vediamo un mercato ancora a macchia di leopardo, dove vi sono realtà ancora alle prese con una larghezza di banda insufficiente, che limita fortemente la volontà di innovazione, e al tempo stesso aziende che hanno già realizzato progetti Industry 4.0 avanzati, con sensori a bordo macchina in grado di fornire informazioni preziose per ottimizzare produzione, supply chain e servizi. In ogni caso i progetti di maggior successo sono quelli in cui vi è la piena percezione del valore dell’information technology, vista non più come un mero strumento operativo ma come chiave di volta per incrementare efficienza e competitività.

 

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