Eventi 2017 secondo semestre e 2018
 

28/07/2017

Share    

Lorenzo Campese

Perché abbiamo bisogno di EvoLeadership

L'accesso alla dimensione intuitiva approfondendo la Teoria U di Otto Scharmer. E alcuni dei nuovi strumenti a disposizione dell'EvoLeader (seconda parte).

© Brian Jackson - Fotolia.com

Nella puntata precedente dedicata al tema della EvoLeadership abbiamo visto che le organizzazioni necessitano di sviluppare una cultura aperta a una maggiore plasticità e a un orientamento al futuro mediante lo sviluppo di creatività e intuizione. La condivisione di questo obiettivo ci porta però a prendere in considerazione il fatto che, visto la premessa, ora abbiamo bisogno di un modello di leadership che orienti in tal senso l’organizzazione e che utilizzi forme di leadership adatte allo scopo. La Teoria U di Otto Scharmer - docente del MIT di Boston ed esperto di temi quali il cambiamento e l’apprendimento organizzativo del nostro tempo e autore del libro ‘Theory U’ del 2016 - è la perfetta sintesi di nuove metodologie utili per una nuova classe di leader emergenti. Essa propone un modello che integra le qualità squisitamente umane che sono necessarie a guidare le organizzazioni verso il loro migliore futuro. Scharmer propone una metodologia adatta alla nuova leadership emergente che ha bisogno di fluire nel cambiamento e nell’innovazione costante. È un modello che capovolge il paradigma tradizionale secondo cui l’apprendimento procede fondamentalmente attraverso cicli di azione, riflessione, correzione. Sulla base di esperienze passate, quindi, avranno origine nuove azioni possibilmente più efficaci di quelle passate, ma che da esse traggono origine. Accanto a tale modalità, si fanno strada nuove teorie, indicate da Scharmer e da altri, tra cui l’economista Brian W. Arthur grande esperto di complessità, che suggeriscono un apprendimento non dal passato, ma dal futuro. La Teoria U parla proprio di questa possibilità di accedere a una più sofisticata forma di apprendimento che nasce dall’accesso a uno spazio intuitivo più profondo mediante una metodologia operativa concreta ed efficace.

Apprendere dal... futuro
Scharmer con la sua Teoria U propone un approccio efficace e concreto orientato a rendere fruibile a un pubblico più vasto l’accesso alla dimensione intuitiva, nonché a una forma evoluta di leadership di cui esplora le dinamiche profonde. In estrema sintesi, l’approccio di Scharmer si fonda su tre strumenti che tutti abbiamo naturalmente a nostra disposizione. Tali strumenti – normalmente latenti e poco coltivati – possono essere sviluppati sia nella vita individuale che organizzativa, mediante le opportune pratiche e contraddistinguono alcune delle qualità essenziali di ciò che chiamiamo EvoLeadership.

Essi sono:
1. Open Mind: corrisponde all’abilità di sospendere il giudizio per osservare la realtà con occhi nuovi e freschi, rinunciando ai modelli mentali del passato per percepire la realtà in maniera aperta e senza pre-giudizi. Per usare parole tipiche della tradizione Zen: occorre recuperare la ‘mente da principiante’. Sul piano neurologico, significa mettere in stand by le cosiddette ‘rappresentazioni invarianti’ dall’alto al basso, quei filtri percettivi attraverso cui non solo percepiamo in maniera limitata la realtà, ma addirittura la ricostruiamo continuamente nella nostra mente sulla base di tali filtri. Come la neurobiologia ben sa, noi non vediamo con gli occhi, ma con il cervello. In altre parole, ricostruiamo continuamente una rappresentazione del mondo che corrisponde fedelmente non a ciò che il mondo realmente è, ma al modo in cui abbiamo imparato a vederlo. Aprire la nostra mente non è un invito astratto e teorico. Charles Darwin - durante le sue osservazioni - era noto per portare sempre con se un taccuino nel quale annotava tutto ciò che disconfermava le sue ipotesi, teorie e riflessioni. Tale approccio è l’opposto di quanto spontaneamente attuiamo nella quotidianità; infatti, i nostri automatismi ci portano a ricercare nel mondo la conferma a quanto già sappiamo, piuttosto che accettare il discomfort di mettere in discussione le nostre rappresentazioni del mondo. Per un’organizzazione, ciò significa rimanere agganciata a visioni spesso obsolete che spingono l’organizzazione non verso l’evoluzione ma verso l’estinzione. Esistono pratiche efficaci e concrete per aiutare le organizzazioni a ‘vedere’ la realtà, cogliere le discrepanze e le opportunità che stanno negli spazi interstiziali. Tra queste, le pratiche di consapevolezza ‘mindfulness’ di cui oggi tanto si parla nelle organizzazioni (vedi più sotto La consapevolezza mindfulness).

2. Open Heart: corrisponde all’abilità di accedere alla nostra intelligenza emotiva, sociale e sistemica, alla capacità di entrare in empatia con altri e con noi stessi e di vedere e sentire il mondo con gli occhi del nostro prossimo. È anche la capacità di vedere il mondo quale sistema in cui ogni fenomeno è interconnesso e interdipendente. Come per il primo strumento, anche l’aprirsi all’intelligenza empatica si declina in pratiche concrete, semplici ed efficaci. Per esempio, come rileva ancora Siegel, le pratiche di mindfulness determinano modificazioni celebrali (anche strutturali e non solo funzionali) identiche a quelle che caratterizzano le dinamiche di ‘attaccamento sicuro’ e di sintonizzazione con gli altri. Ciò si traduce inevitabilmente nell’attivazione dei circuiti sociali che facilitano le dinamiche relazionali con il mondo esterno oltre che con se stessi. E’ interessante notare come recenti scoperte scientifiche hanno determinato che il cuore è - nella realtà - un ulteriore cervello. In esso, sono state scoperte reti di neuroni simili a quelle celebrali, che pongono il cuore al centro di numerose attività connesse alla consapevolezza di se e del mondo. Vi sono istituti di ricerca come l’Heartmath Institute che stanno operando in tal senso per approfondire le molteplici funzioni di questo cervello cardiaco.

3. Open Will: corrisponde al livello più profondo, ovvero all’abilità di accedere alla nostra intelligenza intuitiva, quella capace di generare salti di innovazione. Abbiamo accesso a tale dimensione dopo aver conseguito le fasi precedenti e attraverso un forte ed essenziale radicamento nel ‘qui-e-ora’ e un’essenziale liberazione dai modelli del passato. Quando operiamo dalla posizione di Open Will siamo in contatto con la fonte più alta del nostro potenziale, sia a livello individuale che collettivo.



I principi fondanti

La Teoria U (qui appena accennata nelle sue linee più superficiali), la mindfulness, l’approccio sistemico, i nuovi modelli organizzativi di tipo ‘chaordico’ sono alcuni dei nuovi strumenti di cui l’EvoLeader dispone per orientare al futuro l’organizzazione di cui è parte, in questo importante momento di speciazione che le organizzazioni stanno vivendo. L’EvoLeadership è una nuova modalità integrata di intendere la leadership basata su alcuni principi fondanti:

• qualità di presenza, resilienza e consapevolezza di sé;
• capacità di ascolto e connessione empatica;
• sguardo sistemico e olistica alla realtà;
• capacità di accompagnare e generare il cambiamento;
• sviluppo dell’intelligenza collettiva e collaborativa;
• integrazione situazionale dei quattro archetipi della leadership (sovrano, esploratore, maestro, mago);
• capacità di intervenire sulla cultura organizzativa e sul sistema di valori;
• leadership simbolica.

La consapevolezza mindfulness
Il ‘mindfulness’ è una pratica di consapevolezza basata su una forma occidentalizzata di meditazione che ha già trovato diffusione in alcune delle più importanti organizzazioni del mondo. Secondo Daniel Siegel, autorevole neurologo statunitense che ha raccolto da molteplici fonti dati scientifici riguardo l’impatto delle pratiche meditative sul cervello umano, uno degli effetti più evidenti è proprio questo: chi conduce una pratica di mindfulness regolare si libera dalle rappresentazioni invarianti ovvero dai condizionamenti limitanti del passato, ri-acquistando quella plasticità cerebrale che determina i processi di apprendimento, mediante un’accresciuta attività sinaptica. In altre parole, le pratiche di consapevolezza, favoriscono la capacità di rinnovarsi e di ripensarsi, permettono di accedere a uno spazio intuitivo che richiede necessariamente di sperimentare una accresciuta ‘libertà dal conosciuto’. Tutto ciò è oggi quanto mai fondamentale per il leader evolutivo e in generale, per le organizzazioni del nostro tempo.

Clicca qui per leggere la prima parte di Perché abbiamo bisogno di EvoLeadership

 

TORNA INDIETRO >>