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14/11/2012

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Come Panini risolve il paradosso degli assegni di carta

Nicola Aliperti, amministratore delegato Panini, spiega le dinamiche del settore

 

 

Nell’era dell’home banking e delle più svariate modalità di pagamenti elettronici, da Paypal alle tradizionali carte di credito, ogni anno girano nel mondo 70 miliardi di assegni… di carta. Di questi 30 miliardi solo negli USA, ovvero nel Paese principe dell’innovazione ICT, 4 miliardi in Francia, più di 2 miliardi in Brasile, il vero mercato emergente in questo ambito, mentre in Gran Bretagna era stato fissato per legge il 2018 come anno in cui l’assegno cartaceo sarebbe stato definitivamente abolito… termine prorogato di recente a data da definirsi (“Fino a quando non ci sarà una valida alternativa e l’assegno non sarà più utilizzato” come riportano ufficialmente i documenti del Payment Council britannico), succede anche al di fuori del Bel Paese.

 

L’Italia in questo mercato rappresenta una quota ridotta: 315 milioni di assegni all’anno, corrispondenti all’8% (dati 2010) delle transazioni effettuate. Un volume comunque interessante che sempre più, è la richiesta del mercato, deve essere gestito in modo efficiente.

 

 

Un’eccellenza italiana nel mondo
 

 

Della dematerializzazione dei documenti di pagamento, e quindi anche degli assegni, ha fatto la sua missione l’azienda italiana Panini, nata a Torino 1945 come fornitore di macchine da ufficio, un nome storico il cui primo prodotto di lettura elettronica degli assegni risale al 1980.

 

Oggi questa realtà molto agile, solo 100 persone, rappresenta un’entità da 50 milioni di euro di fatturato, secondo i dati del 2011, in crescita del 25% sull’anno precedente, dove il business fatto nel nostro Paese è solo di circa il 5%: “Il 75% del nostro fatturato viene realizzato in USA – racconta Nicola Aliperti, amministratore delegato di Panini – ma siamo presenti anche in molti Paesi del Sud America, del Medio Oriente e dell’Asia con quote di mercato variabili tra il 30% e il 40%. Nel 2010 abbiamo superato il traguardo storico dei 500.000 scanner venduti nel mondo; oltre a Torino abbiamo due sedi a Dayton in Ohio e a San Paolo del Brasile e investiamo l’8% dei ricavi in attività di ricerca e sviluppo”, siamo quindi di fronte a un’eccellenza italiana nel mondo, una multinazionale tascabile, che nell’ambito dell’ICT nazionale è sicuramente una rarità.

 

 

Scansione e riconoscimento di un assegno
 

 

La scansione e il riconoscimento di un assegno è una problematica tecnologica non banale che non può essere risolta dall’utilizzo di scanner ‘normali’: “Il tema è sempre quello di raccogliere le informazioni giuste che rappresentano e garantiscono l’originale – spiega Nicola Aliperti. In questo senso entrano in gioco una molteplicità di tecnologie che nei diversi Paesi sono utilizzate singolarmente, ma più frequentemente in abbinamento tra loro. Si va dalla stampa di informazioni in ultravioletto ai codici bidirezionali e ai dati memorizzati nella banda magnetica degli assegni. Ogni Paese ha le sue peculiari caratteristiche e i nostri sistemi devono quindi essere configurati ad hoc tenendo conto di tutte le specificità”.

 

 

Evoluzione dell’assegno
 

 

Generalmente, tutti gli assegni una volta incassati dai diversi istituti di credito vanno convogliati in ‘clearing house’, ovvero in camere di compensazione dove si regolarizzano i flussi di denaro tra tutte le banche coinvolte nel sistema. È facile intuire come la dematerializzazione degli assegni cartacei comporti un elevato livello di efficienza di questo processo, che altrimenti deve essere gestito praticamente manualmente, senza contare il fatto che gli assegni cartacei devono essere raccolti e trasportati in tutta sicurezza. Questo complesso di attività incide fortemente sui costi dei back office bancari, ma non solo: “Questo mercato è di fronte al paradosso che più cala il numero di assegni da gestire perché subentra nelle abitudini delle persone l’utilizzo di altre forme di pagamento e più i costi di gestione aumentano”. In questo scenario la legge che prevede il troncamento degli assegni basato sullo scambio dell’immagine è molto chiara: è meglio far circolare l’immagine dei titoli piuttosto che la carta.
 

Per fine anno Panini prevede il rilascio di nuovi prodotti a livello mondiale e in modo specifico quelli per il mercato italiano che non punteranno solo a rendere più efficienti i processi attraverso la dematerializzazione, ma saranno pronti a rispondere alla normativa che prevede la compensazione elettronica tra banche degli assegni versati.
 

Oltre all’esigenza di portare efficienza nei processi di back office, il driver di questo mercato è spinto anche da ragioni di compliance. Negli USA con l’entrata in vigore del Check Clearing for the 21st Century Act (noto anche come Check 21), circa il 99% della circolazione di documenti interbancari avviene oggi attraverso immagini.

 

“Il Decreto Sviluppo del Governo italiano emanato nell’estate scorsa presuppone lo scambio digitale dell’immagine dell’assegno tra banche per l’incasso del titolo che non viene quindi più portato in stanza di compensazione. Il mercato bancario italiano, che negli ultimi due anni si è dimostrato come molto ricettivo alle tematiche legate al problema dell’efficienza, sarà ancora più stimolato ad andare in questa direzione”.
 

I vantaggi per istituti di credito e aziende, legati alla trasformazione digitale di assegni e documenti di pagamento sono numerosi. Si va dal fatto che i fogli di carta prodotti e conservati dal settore bancario italiano ogni anno sono circa 5,7 miliardi, una superficie pari a quattro volte la città di Parigi, con costi associati per oltre 130 milioni di euro. Inoltre, come in tutti i processi di automazione si elimina le possibilità di errore legate alla gestione manuale del processo; la lettura e la trasmissione elettronica dei dati consente una piena sicurezza nelle attività di raccolta, archiviazione e conservazione; e, infine, come già detto l’efficienza e la rapidità operativa che porta notevoli benefici sui costi.

 

 

Non solo per banche
 

 

Pensare che la tematica della dematerializzazione degli assegni sia un tema d’interesse confinato soltanto alle aziende del mercato bancario è però un errore: “Anche nel mercato italiano nei prossimi tempi le aziende clienti delle banche dimostreranno interesse su questi temi, come è oggi negli Stati Uniti – dichiara Aliperti. Oltreoceano gran parte degli istituti bancari vende ormai ai loro clienti il servizio di Remote Deposit Capture, che consente la dematerializzazione direttamente in azienda, così da poter, da un lato, trasmettere alla banca in fase di deposito l’immagine degli assegni, dall’altro, migliorare i propri processi interni”. Le aziende che usufruiscono del servizio infatti riducono quasi a zero i tempi del processo di riconciliazione tra pagamenti e fatture: “Non si tratta soltanto di eliminare il fatto di dover andare in filiale, perché accelerando i tempi di deposito si incide anche sui tempi di valuta e quindi si ha un accesso più rapido al cash”. In questo senso l’offerta di Panini si articola con scanner che si differenziano per velocità di acquisizione, e quindi il servizio è accessibile non solo alle grandi aziende, ma anche alle PMI.


“Come detto però, il mercato italiano non ha ancora costruito un’offerta di servizi analoga a quella degli USA, dal canto nostro però stiamo lavorando con alcune banche per promuovere il concetto. Banca Popolare di Milano ci ha scelti per realizzare un’esperienza pilota di Remote Deposit Capture – dichiara Aliperti. Il servizio ha coinvolto un campione di 1.000 aziende appartenenti a diverse categorie merceologiche accomunate da una transazione giornaliera media di assegni. Se i clienti di BPM hanno beneficiato di un rapido accredito sul conto corrente di quanto incassato e risparmiato code allo sportello, la banca invece ha registrato dei tangibili vantaggi sul fronte della fidelizzazione: Il 50% dei clienti che già abitualmente versavano assegni presso BPM, dopo la sperimentazione hanno aumentato di circa il 25% il volume dei documenti depositati”.

 

 

 

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